Archivi categoria: Teatro Musicale

NABUCCO AL TEATRO REGIO

Il Teatro Regio di Torino rimette in scena, a ventitre anni di distanza e in collaborazione con il teatro Massimo di Palermo, il Nabucco di Verdi. Rimodellata nella struttura, questa produzione osserva l’opera da una prospettiva nuova. Di seguito qualche dettaglio.

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Violanta di Erich Wolfgang Korngold

Prima nazionale per la regia di Pier Luigi Pizzi

Martedì 21 gennaio si è svolta al Teatro Regio la prima di Violanta, atto unico dell’austriaco Erich Wolfgang Korngold. Dopo il debutto all’Hoftheater di Monaco di Baviera nel 1916, fu la seconda opera del compositore appena diciassettenne su libretto del drammaturgo Hans Müller. Dopo aver riscosso grande successo di pubblico e di critica e aver vantato una lunga storia di rappresentazioni sia in America che nel resto dell’Europa, il titolo arriva al Teatro Regio di Torino in prima nazionale.

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Matrimonio segreto al Regio

Il matrimonio segreto di Domenico Cimarosa in scena al Teatro Regio di Torino lo scorso 15 gennaio.

Il titolo dell’opera – che pure sostituisce Il flauto magico di Mozart- soddisfa le aspettative del pubblico, che riempie la platea e assiste divertito e coinvolto dalla comicità dai toni buffi ed equivocanti su cui lo spettacolo si fonda.    

Il libretto è di Giovanni Bertati e il soggetto tratto dalla commedia The Clandestine Marriage, di George Colmar e David Garrick, i quali a loro volta avevano tratto ispirazione dal ciclo di dipinti e di incisioni Marriage à la mode di William Hogarth, pittore e autore di stampe satiriche settecentesco. Il dramma musicato da Cimarosa, ponendosi a metà fra il genio mozartiano e quello rossiniano, è difatti tutto un gioco – visivo, musicale e teatrale- di fraintendimenti, allusioni (esplicite e non, al mondo borghese), reticenze, che strappano più di un sorriso allo spettatore in sala. Ciò è reso evidente nell’andamento orchestrale -la cui direzione è stata affidata a Nikolas Nägele che, non a caso, potremmo definire giocoso, frizzante e coerente con la drammaturgia. Così introdotti, compaiono sulla scena i due protagonisti, Carolina e Paolino (rispettivamente interpretati dal soprano Carolina Lippo e dal tenore Alasdair Kent), che giocano scherzosamente, affettuosamente.

Per due mesi, gli sposini hanno tenuto nascosta la loro unione, ma è nata ora, imperante, l’esigenza di uscire allo scoperto. Esigenza che è urgente nella protagonista femminile. Carolina teme infatti la reazione alla notizia, tuttavia confida nell’ “ottimo cuore” del padre, Geronimo, nonostante l’austerità esteriore, rigida, della persona (cui dà voce il basso Marco Filippo Romano). Paolino, conoscendo il desiderio di ascesa sociale di Geronimo, spera di entrare nelle sue grazie e poter rivelare con minor timore, combinando un matrimonio d’interesse tra lo squattrinato Conte Robinson, suo amico (Markus Werba,baritono) ed Elisetta, la sorella maggiore di Carolina, altera e capricciosa (Eleonora Bellocci, soprano). Tuttavia, non riuscendo negli intenti, Paolino proporrà la fuga, unica via d’uscita. Ed è sul procrastinare dello scioglimento di questa tensione -motore della vicenda- che gioca lo spettacolo. 

Ma ci sono anche altri elementi di comicità disseminati sul palco, che suscitano la risata del pubblico, ora per la “ingenuità” con la quale sono trattati, ora per l’equivoco, topos della commedia plautina, con cui essi sono declinati. Ad esempio, apice il goffo tentativo del Conte di riconoscere la promessa sposa, in prima battuta scambiata per Carolina, dalla cui bellezza viene sedotto, e poi per zia Fidalma, che è invece la ricca vedova e sorella di Geronimo (interprete il mezzosoprano Monica Bacelli); e ancora, sempre da parte dello stesso, il tentativo di dissuadere proprio la futura sposa dalle nozze, passando in rassegna una vasta gamma di difetti (lunatico, sonnambulo, vizioso giocatore, crapulone e “più strambo di un cavallo”), sui quali insiste nella speranza che, oltre alla ragione del suo evidente disamore, ella desista. Buffo, infine, l’iniziale rifiuto categorico del Conte a sposare Elisetta e la conclusione del dramma, proprio con quel meccanismo dell’agnizione, quel ritorno all’ordine che è il lieto fine, trattato con garbo e ironia. Da notare il fatto che l’opera si svolga senza che vi siano veri e propri momenti di contemplazione lirica: hanno il privilegio i pezzi d’assieme e i duetti, rispetto alle arie. C’è piuttosto un tono lirico reso attraverso le ripetizioni melodiche, che dilatano il tempo e proiettano lo spettatore in una dimensione contemplativa.

L’allestimento scenico è stato meticolosamente curato da Pier Luigi Pizzi, che aveva firmato già nel 1977 la sua prima produzione d’opera al Regio, per Don Giovanni con Ruggero Raimondi; torna nuovamente, dopo una serie di altri spettacoli nello stesso teatro, per occuparsi di scena, costumi e regia del Matrimonio. L’arredamento è complessivamente molto moderno e lo si può evincere dall’ambiente, nel quale dominano il bianco alle pareti e nei mobili, il rosso e il giallo per divano e quadri. È significativa la presenza di riproduzioni di Lucio Fontana, Burri, Castiglioni e Bonalumi, che configura, nella versione di Pizzi, il personaggio di Geronimo come mercante d’arte. Tra le opere di Fontana, si riconosce la famosa serie di tagli monocromatici, Concetto spaziale. Attese, che non solo denota la contemporaneità della rappresentazione, ma mette anche in moto l’ingranaggio di un discorso astratto, che va ben oltre la “semplice” tela, aprendo ad una dimensione ulteriore. Potremmo dire che il gesto di Fontana apra il buio alla luce e la luce al buio: così dai tagli sembra discendere, in effetti, una sorta di “buio luminoso” che investe il palcoscenico.  Domina la legge compositiva dello spazialismo. La scelta suggerisce uno stile dalle linee semplici, ma brillante, e la precisione dei colori vividi cattura l’attenzione dello spettatore in ogni momento. Impossibile distogliere lo sguardo dal palcoscenico, grazie anche al lavoro di luci di Andrea Anfossi. Gli stessi colori tingono i costumi dei personaggi, tra cui l’abito giallo e rosso per Geronimo e il bianco e nero per Paolino, mentre per gli altri variamente blu, rosa e arancio.

  • Musica: Domenico Cimarosa;
  • Libretto: Giovanni Bertati;
  • Interpreti: Carolina Lippo (Carolina); Alasdair Kent (Paolino); Marco Filippo Romano (Geronimo); Markus Werba (Conte Robinson); Monica Bacelli (Fidalma); Eleonora Bellocci (Elisetta);
  • Regia, scene e costumi: Pier Luigi Pizzi;
  • Luci: Andrea Anfossi;
  • Assistente alla regia: Matteo Anselmi;
  • Assistente alle scene: Serena Rocca;
  • Direttore d’allestimento: Pier Giovanni Bormida;
  • Direttore d’orchestra: Nikolas Nägele;
  • Maestro al fortepiano: Carlo Caputo;
  • Orchestra Teatro Regio

Teatro Regio: Carmen di Bizet

Sono state molte le donne frutto del genio poetico che hanno popolato l’immaginario collettivo occidentale. Sicuramente una fra queste è Carmen di Bizet, tratta dalla novella di Prosper Mérimée. Al Teatro Regio di Torino, sotto la direzione di Giacomo Sagripanti, questo personaggio ritorna con la sua intensa drammaticità ad affascinare gli spettatori.

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Opera Off: La Damnation de Carmen

Damnation de Carmen è una rappresentazione teatrale della Tragédie de Carmen, opera-film del regista Peter Brook e del compositore Marius Constant, elaborazione a sua volta cinematografico-musicale della celebre Carmen di Bizet. Questa intricata vicenda di realizzazioni conferma lo spirito intraprendente della direzione artistica dell’Impresa lirica Tamagno, che sceglie come soggetto per il suo quarto appuntamento operistico una diversa prospettiva su una delle donne più famose al mondo.

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I Pescatori di Perle al Teatro Regio

Prima rappresentazione in cartellone della la stagione 2019/2020: il teatro Regio ritorna, dopo sessant’anni esatti dalla sua prima apparizione sul palco torinese, a riallestire la famosa, quanto controversa, opera di Georges Bizet Les pêcheurs de perles, in lingua francese nella versione originale del 1863.

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Opera Off: La traviata

Uno scandaloso amore, quello della Traviata. Opera scritta nel 1853, pensata da Giuseppe Verdi in meno di un anno ebbe una storia travagliata e discussa dagli storici e dai critici. Qui si commenta la versione allestita per il primo appuntamento in calendario della stagione OPERA OFF.

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Porgy and Bess al Teatro Regio

A concludere una stagione operistica caratterizzata da un attento sguardo al classico e al popolare (ne è prova la celebre trilogia verdiana, rappresentata in apertura) è un’opera americana, Porgy and Bess, firmata dai fratelli Ira e George Gershwin. La scelta di portare sul palco del Regio un’opera del repertorio moderno (per sonorità, ambientazione e tematiche) completa così un arco panoramico, destando la curiosità anche del melomane più legato ai classici.

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