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Eugenio in Via Di Gioia e rovere @ Flowers Festival

Ad un mese dall’uscita dell’ultimo album, gli Eugenio in via di Gioia non hanno perso tempo per tornare sui palchi italiani, ritrovarsi e recuperare la bellezza derivante dallo stare insieme. Il 15 luglio è la volta del Flowers Festival che li ha ospitati, insieme ai rovere, sul palco del Parco della Certosa di Collegno. 

Ad aprire il “doppio” concerto sono stati i Mons, band di Grugliasco, che per l’occasione ha ricevuto una targa di riconoscimento dal sindaco della città. La rock band è in parte conosciuta grazie alla partecipazione al programma RAI “The band”, dove è stata seguita dal cantautore Marco Masini. In pochi secondi i Mons riescono a conquistare anche chi ancora non li conosce e scaldano il pubblico in attesa dell’inizio del concerto. La folla balla e si diverte, rimanendo piacevolmente incuriosita dalla forza espressiva dei cinque giovani sul palco.

I rovere sul palco del Flower Festival (foto di Alessia Sabetta)

Sono le 21:00 quando i rovere salgono sul palco e, dopo i primi accordi di “astronauta” – brano tratto dall’album dalla terra a marte, uscito lo scorso febbraio – arriva Nelson Venceslai, il frontman della band, che con il microfono in mano, un cappellino lilla in testa e un po’ d’ansia in volto, dà “il la” ai fan pronti a cantare con lui. I rovere erano attesi all’Hiroshima Mon Amour (locale torinese ed ente organizzatore del festival) lo scorso marzo, ma a causa della pandemia il concerto è stato posticipato. La band è stata dunque “promossa” a opening act degli Eugenio, all’interno del “tour 2022” della band bolognese.

I rovere provano a coinvolgere i fan con brevi dialoghi che introducono la maggior parte dei brani; il concerto dura un’ora circa e vengono alternati alcuni singoli del nuovo album a brani più vecchi e conosciuti dal pubblico più affezionato.

Foto di Alessia Sabetta

Il gruppo si diverte, nonostante la confessione del cantante di un’iniziale preoccupazione di non essere all’altezza della situazione. Tra una canzone e l’altra, trasformano una gaffe in un momento su cui ridere tutti insieme: per tutta l’attesa prima del concerto (già mentre i fan in fila ascoltavano il sound-check), infatti, si vocifera di un “segreto” non celato, che riguarda Nelson e la sua incapacità di ricordare i testi delle canzoni. Già dal primo brano i più attenti si rendono conto di alcune modifiche estemporanee che vengono sottolineate dai musicisti della band (Lorenzo Stivani alla tastiera, Luca Lambertini alle chitarre) e da Nelson stesso, che urla di aver sbagliato quando se ne rende conto. Il tutto diventa ancora più divertente quando suonano la canzone “looney” in cui un verso recita «Canto una canzone e sbaglio le parole», su cui tutti cominciano a ridere captando la reference. Commovente il momento in cui il palco si svuota e rimangono Nelson e il chitarrista Pietro Posani, che inizia a suonare il brano “crescere” in versione acustica creando un clima molto intimo. Ancora qualche altra canzone e si arriva alla chiusura del concerto, con il brano “peter pan”. Il gruppo si congeda annunciando l’inizio della seconda parte della serata.

Gli Eugenio in Via Di Gioia, come da programma, arrivano sul palco alle 22:30 e aprono la data torinese del tour “Amore e Rivoluzione” con il brano di apertura dell’album omonimo, “Quarta rivoluzione industriale”. Il gruppo si esibisce in casa, nella città che li ha visti crescere negli ultimi dieci anni, durante i quali sono passati dall’essere sconosciuti al distinguersi sul panorama nazionale e internazionale al punto da ricevere addirittura la nomina dal comune di Torino come ambasciatori delle eccellenze. 

Nonostante questo concerto arrivi alla metà del tour, i ragazzi sembrano aver appena iniziato, assaliti da sentimenti di preoccupazione misti ad adrenalina, speranzosi di essere apprezzati ma coscienti di avere di fronte un pubblico pronto a sostenerli. Da subito si appropriano del palco con l’energia che li contraddistingue conquistando il pubblico, piuttosto eterogeneo, composto anche da bambini – in prima fila – e dai loro genitori, con indosso magliette del merchandising.

Eugenio in Via Di Gioia (foto di Alessia Sabetta)

Il concerto prosegue serenamente insieme al gruppo Senza fiato (trombone, tromba, sax e percussioni), che aveva già suonato con la band in altre occasioni. Tra brani del nuovo album e quelli più datati, si presentano sul palco due ospiti: Michelangelo Di Gioia, papà di Paolo Di Gioia (batteria e percussioni), che suona qualche brano alla tastiera e, a sorpresa, Duffy che entra con un tamburello durante la canzone “Plot twist”, di cui è il produttore.  Immancabile il cubo di Rubik gigante lanciato alla folla perché lo scombinasse, in modo da permettere a Eugenio Cesaro (cantante) di risolverlo durante l’esecuzione di “Prima di tutto ho inventato me stesso”.

A un certo punto la band chiede il silenzio e il pubblico, come stregato, si calma, permettendo l’introduzione di “Giovani illuminati”, inno che la band aveva regalato − qualche anno fa − ai millennials totalmente assorbiti nel digitale e «illuminati da una realtà a risparmio energetico», come recita il testo del brano. Spiritosa, invece, la presentazione di “Non vedo l’ora di abbracciarti” che vede Lorenzo Federici (basso) ed Emanuele Via (tastiere e fisarmonica) coinvolti in un siparietto in cui impersonano – grazie ad un effetto sonoro– le due vocine in conflitto nella testa di Eugenio. Lo scambio diverte il pubblico ma anche gli artisti sul palco, che improvvisano le battute a suon di botta e risposta prima di lasciare posto al brano. L’emozione coinvolge anche la band: Eugenio si toglie l’auricolare e rimane affascinato dalle voci del pubblico che sovrastano la musica e, suggerisce ai suoi compagni di fare lo stesso, per poter percepire la magia del momento.

Eugenio mostra il cubo appena risolto mentre canta (Foto di Alessia Sabetta)

Il concerto degli Eugenio in Via di Gioia sembra una serata tra amici (migliaia di amici) che si rincontrano ad una festa e cantano insieme, lasciando da parte tutte le preoccupazioni. Non esistono barriere, il palco non rappresenta un impedimento, non pone distanza con il pubblico. Il rapporto con quest’ultimo, sempre molto sincero, rimane una componente importante del gruppo, che coinvolge i fan in qualsiasi occasione possibile. Una delle ultime è stato il flashmob in piazza San Carlo a Torino, quando un pacifico esercito di fan ha creato insieme alla stessa band la scritta “Ti amo ancora” per il videoclip di “Terra”, brano con cui si conclude il concerto.

Foto di Alessia Sabetta

Alla fine della serata, i fan si dirigono all’uscita ancora affascinati dall’amore e dal desiderio di cambiare il mondo con un’azione collettiva. Consapevoli che l’invito da parte della band ad un cambiamento di rotta ha, in qualche modo, attecchito. Non saranno gli anni delle rivoluzioni e della controcultura hippie, ma la potenza trainante degli Eugenio sembra rappresentare il nuovo orizzonte del cambiamento.

a cura di Alessia Sabetta

Francesca Michielin presenta Il cuore è un organo al #SalTo2022

«Fare pop vuol dire essere se stessi». Le parole di Francesca Michielin durante la presentazione del suo primo romanzo Il cuore è un organo, edito da Mondadori, al Salone del libro di Torino colpiscono per la loro convinzione. La cantautrice, scardinando il luogo comune dell’artista “commerciale”, vede il suo genere di riferimento come una celebrazione della diversità, lontano dalle forzature canoniche di altri generi musicali. É dalla radicalità di questa affermazione che si sviluppa il suo racconto.

L’incontro, moderato dalla giornalista Simonetta Sciandivasci, si è aperto con la performance piano e voce di tre brani: “Io non abito al mare”, “L’amore esiste” e “Nessun grado di separazione”. I fan si sono riversati davanti al palco live del Salone del Libro nonostante il sole battente di mezza giornata, accompagnando Michielin sottovoce e tuttavia con passione. Sciandivasci ha poi esordito rimarcando la somiglianza tra il titolo del romanzo, lo slogan del Salone “Cuori Selvaggi” e l’illustrazione in copertina: una ragazza che tiene in mano il suo stesso cuore.

Francesca Michielin e Simonetta Sciandivasci durante l’incontro (Foto: Ramona Bustiuc)

Il cuore è un organo narra dello scontro tra il razionale e il caso (o “caos”, come vuole sottolineare l’autrice), impersonato dalle due protagoniste: Verde, cantautrice e control freak, e Anna, ragazza scapestrata. Grazie alla natura metatestuale del romanzo e alla sua forte accezione emotiva, durante l’incontro Michielin è riuscita ad approfondire diverse tematiche: una relazione romantica ci fa scoprire chi siamo o ci frammenta? E se ci distrugge, è giusto o sbagliato? Fare musica è qualcosa che si fa per se stessi o per la piacevole attenzione che ne deriva?

«Coraggio deriva da cor, cordis» puntualizza Michielin, rivendicando i suoi anni liceali. L’intera chiave di lettura del suo lavoro (a detta sua più “libero” rispetto alla stesura di un testo per un brano) è quindi la ricerca di un coraggio necessario a vivere in modo più autentico, a seguire il cuore, ad abbandonarsi, ogni tanto, all’irrazionalità: «É nella contraddizione che cresciamo e troviamo un senso alle cose. Cambiare idea è fondamentale per la costruzione della nostra persona, non è da incoerenti».

Durante gli ultimi minuti dell’incontro, lasciati alle domande del pubblico, è intervenuto anche Eugenio Cesaro, voce degli Eugenio in Via Di Gioia, scambiando sguardi e sorrisi d’intesa con Michielin. La band e la cantante hanno infatti sorpreso il pubblico con l’esibizione di “In cima”, brano tratto dal nuovo album Amore e rivoluzione del gruppo torinese. Si è concluso così, tra applausi e sorrisi, l’incontro (con tanto di scherzoso stop alle domande per riuscire a vedere in tempo la Formula 1, di cui Michielin è appassionata).

Michielin e gli Eugenio in Via Di Gioia cantano “In cima” (Foto: Ramona Bustiuc)

Mentre Francesca Michielin si preparava per il firma copie, le sensazioni tra il pubblico erano di grande stima e soddisfazione. Il suo intervento al Salone del Libro 2022 ha confermato la cantautrice bassanese come una voce stimolante, capace di comunicare ansie, ossessioni e passioni dei giovani con grande umiltà e naturalezza.

Immagine in evidenza: Martina Caratozzolo

a cura di Mattia Caporrella