Tutti gli articoli di Alessandro Ciffo

Glocal Sound 2025: rivelazioni sonore all’Hiroshima Mon Amour

Quest’anno la collaborazione tra due importanti realtà torinesi, Glocal Sound e Reset Festival, ha portato una ventata di freschezza all’Hiroshima Mon Amour. Tra il 9 e l’11 ottobre il club ha ospitato una serie di progetti musicali davvero interessanti. Particolare merito va al Glocal Sound: è riuscito a riunire sul palco artisti innovativi provenienti da tutta Italia, che con le loro performance hanno piacevolmente stupito il pubblico in sala. L’ultima giornata ha ospitato cinque progetti molto diversi fra loro.

Ad aprire la serata, i Ra di Spina, dalla Campania, con un sound che fonde tradizione popolare e ricerca sonora contemporanea. Le voci di Laura Cuomo e Alexsandra Ida Mauro si intrecciano in armonie originali e suggestive, mentre chitarre ed elettronica costruiscono un tappeto sonoro di grande raffinatezza. La musica mescola antico e moderno in modo sorprendente, dando vita a un’esperienza d’ascolto immersiva e a tratti ipnotica.

La seconda a salire sul palco è Alice Caronna, cantautrice proveniente dal Lazio, che conquista il pubblico con un’esibizione essenziale ma profondamente intensa. Accompagnandosi unicamente con la chitarra, Caronna è interprete di un cantautorato intimo e autentico, capace di alternare momenti di dolcezza a una sorprendente forza espressiva.

Dombre, cantautore vicentino, si presenta invece in duo con un tastierista che gestisce anche drum machine e laptop. La chitarra e la voce si fondono con le seconde voci e i tappeti ambient, creando una commistione affascinante tra cantautorato e sperimentazione elettronica.

L’atmosfera cambia con il quarto progetto della serata: gli Amore Audio. Il duo elettronico piemontese propone basi ritmate e sperimentali, costruite su un mix di diversi generi musicali come techno e jungle, mantenendo però sempre un linguaggio fortemente pop.

A chiudere l’evento (prima del Reset, il festival con cui ha collaborato il Glocal) ci pensano i Morama, duo lombardo composto da voce/violoncello e tastiera. Il loro sound fonde con equilibrio electro-pop e cantautorato italiano. La performance è una vera altalena emotiva in cui le atmosfere da club si intrecciano con la malinconia dei dischi più intimi di Luigi Tenco e Fabrizio De André, dando vita a un finale intenso e sorprendentemente coerente. 

Alessandro Ciffo

Guitar: il ritorno essenziale di Mac DeMarco

Sono trascorsi sette anni dall’ultimo lavoro davvero ‘tradizionale’ di Mac DeMarco. Oggi il cantautore canadese ritorna con un album più compatto e maturo, senza però rinunciare alla sua vena anticonvenzionale: Guitar.

Gli ultimi lavori – in gran parte esperimenti strumentali come Five Easy Hot Dogs e One Wayne G – hanno messo in evidenza il cambiamento nello stile dell’artista, che dall’eccentricità indie dei primi dischi ha scelto di orientarsi verso sonorità più acustiche e distese.

Guitar è esattamente questo: un disco breve e pacato, che riflette una personalità più matura e la decisione definitiva di lasciarsi alle spalle una vita sregolata, raggiunta la metà dei trent’anni. Un netto distacco dal Mac che più di dieci anni fa cantava «Cause oh, honey, I’ll smoke you ‘til I’m dying», celebrando la sua marca di sigarette preferita.

Lo stile è ridotto all’osso: niente sintetizzatori, pochissime chitarre elettriche, solo un essenziale scheletro formato da batteria, basso e chitarra acustica. La voce, dolce e delicata, si intreccia con testi intrisi di malinconia, tra il senso di fallimento e la riflessione sul passato. Tracce come “Sweeter” e “Home” mostrano un uomo adulto che guarda alla sua passata giovinezza con una dolce malinconia e un po’ di rancore.

Con questo disco Mac DeMarco non mostra soltanto la maturità di un artista capace di creare brani interessanti con mezzi essenziali, ma anche un atteggiamento profondamente anarchico che ci permette di considerarlo un moderno Bob Dylan: un musicista arrivato a una tale fama da potersi permettere di seguire esclusivamente la propria visione, ignorando aspettative dei fan e le logiche del mercato.

Nonostante però l’album si distingua per una forte coerenza e maturità sia dal punto di vista produttivo che di scrittura, soffre di un limite evidente: la monotonia. La scelta di mantenere sempre lo stesso registro sonoro, senza variazioni significative di ritmo o atmosfera, finisce per appesantire l’ascolto.

Voto 7/10

Il punk tra libertà e ironia: i Viagra Boys e i Tre Allegri Ragazzi Morti al Flowers Festival

La rassegna torinese, quest’anno, osa con una line-up composta da band dalle attitudini molto diverse, ma sorprendentemente compatibili. Il risultato è una serata intensa e difficile da dimenticare.

La serata si apre con i Circus Punk, un duo chitarra e batteria che fa subito entrare il pubblico nel mood con brani molto grezzi e veloci.

Subito dopo salgono sul palco i Tre Allegri Ragazzi Morti. Molti nel pubblico sono venuti principalmente per loro, come si nota dalle centinaia di maschere a forma di teschio, simbolo della band. Sono rimasto piacevolmente colpito dalla naturalezza di Toffolo sul palco e dal modo quasi colloquiale con cui si interfaccia con il pubblico. Il live scorre con leggerezza e, nonostante le sonorità più soft, si confermano un’ottima scelta come band di appoggio per gli headliner svedesi.

Dopo i TARM, il palco si riempie di tecnici che montano gli strumenti, mentre sul maxischermo appare a caratteri cubitali la scritta endless anxiety e le casse iniziano a suonare musica house e techno ad alto volume, per prepararci a tutto quello che succederà da lì a poco.

Le luci si spengono, uno dopo l’altro i musicisti fanno il loro ingresso. Per ultimo arriva Sebastian, il frontman: a petto nudo e con gli occhiali da sole. Attaccano con “Man Made of Meat”, traccia dall’ultimo album che fa subito impazzire il pubblico, la cui metà è già un enorme pogo.

Il live va avanti così, tra brani vecchi e nuovi che non lasciano un secondo di respiro per la potenza dei suoni e della performance. I “boys” portano uno spettacolo non perfetto ma indimenticabile, anche per la sfacciata ironia che caratterizza i brani e i discorsi del cantante. Un esempio è la performance di uno dei loro pezzi più famosi, “Research chemicals”, suonata con un loop di basso per più di 10 minuti, durante i quali il tastierista e Sebastian si scambiano continuamente diversi strumenti, tra cui una keyboard guitar da band anni 80.

La serata si rivela un successo dimostrando come, anche in Italia, quando un festival viene ben organizzato e ha il coraggio di osare, può dar vita a risultati sorprendenti e di grande valore.

Alessandro Ciffo

Musidams consiglia: i 10 migliori singoli di giugno

Dieci tracce uscite a giugno 2025, tra ritmi coinvolgenti e riff distorti, che ci preparano per un’estate indimenticabile ma con qualche groppo alla gola.

“Denti perfetti” – Giovanni Truppi e Thru Collected

Brano dell’interessantissimo progetto di Giovanni Truppi e del collettivo napoletano Thru Collected, entrambi punte di diamante dell’underground italiano.

Le sonorità sono assolutamente fuori dal comune per gli standard italiani, con una produzione particolarmente curata che unisce svariate sonorità dal folk cantautorale alla breakcore.

Voto 26/30

“Death comes from the sky” – Unknown mortal orchestra

“Death Comes From the sky” è una sorta di ballata psichedelica che sembra uscita da un film horror degli anni Settanta: chitarre liquide, riverberi sparati e una sezione ritmica quasi minacciosa creano un’atmosfera onirica ed inquietante. Gli Unknown mortal orchestra tornano nel mercato con un disco meno sperimentale del precedente, ma che riesce sapientemente a farne evolvere stile.

Voto 29/30

“Irukandji Syndrome” – Tropical Fuck Storm

Il nuovo album della band australiana Fairyland Codex può già essere annoverato come una delle migliori uscite di quest’anno. La traccia di apertura “Irukandji Syndrome” ci porta subito in un universo fatto di ritmiche e riff storti, che ricordano le sonorità dei primi dischi dei Radiohead ma con una sferzata psichedelica in più.

Voto 29/30

“Home” – Mac DeMarco

Il cantautore canadese ritorna con il suo personalissimo stile, che non delude nemmeno questa volta.

Il nuovo singolo, che anticipa l’uscita dell’album Guitar, è una triste ninna-nanna in pieno stile bedroom pop: semplice, orecchiabile e con un testo strappalacrime sul lasciarsi le cose alle spalle. Potremmo chiedere di meglio?

Voto 28/30

“Lion” – Little Simz ft. Obongjayar

Non è un caso che Kendrick Lamar abbia definito Little Simz una delle migliori rapper in circolazione. Con il nuovo album Lotus, l’artista britannica alza ancora l’asticella. “Lion” è un brano potente e introspettivo, costruito su ritmi up-beat, inserti jazzistici e versi affilati, che raccontano di orgoglio con lucidità rara. Una prova d’autore intensa e senza compromessi.

Voto 29/30

“La lingua” –  Generic Animal

Generic Animal ci stupisce con una canzone su un amore non proprio rosa e fiori. Le sonorità sono delicate e minimali, una commistione tra folk e country. Le chitarre, il banjo e il violino si uniscono creando un arrangiamento estremamente commuovente.

Voto 26/30

“Il ricevimento” – Le Schiene Di Schiele

Dalla scena torinese arriva una ventata d’aria fresca: Le Schiene Di Schiele si confermano una delle realtà più interessanti del panorama indipendente con il nuovo album Danze della sfiga.

“Il ricevimento” è un brano che unisce in modo intelligente noise, ritmi ballabili e riff taglientissimi per sei minuti di pura adrenalina.

29/30

“Cutthroat” – Shame

Gli Shame si fanno più ironici ed esplosivi con una sfacciataggine che ricorda i primi Blur ma con la potenza dei gli Stooges.

Il singolo che anticipa il loro prossimo album omonimo è un concentrato di energia con un testo molto divertente, pieno di simpatici riferimenti alla internet-culture contemporanea.

Voto 28/30

“Nettles” – Ethel Cain

Ethel Cain è il nuovo nome del folk americano e questo singolo lo conferma nuovamente. Con “Nettles”, la cantautrice prosegue il suo viaggio nei territori sonori del dolore e della memoria, firmando uno dei suoi brani più oscuri e profondi.

Su una base minimale e dilatata, tra slowcore e folk, la sua voce diventa una preghiera carica di dolore ed autoespiazione. Probabilmente la migliore uscita del mese.

Voto 30/30

“Suzanne” – Mark Ronson e RAYE

Con questo singolo, Mark Ronson sembra voler ritrovare lo stile che aveva reso indimenticabili le sue collaborazioni con Amy Winehouse. Insieme alla bellissima voce di RAYE, dà vita a un perfetto singolo estivo, costruito su un solido impianto RnB e soul-pop.

Voto 27/30

Alessandro Ciffo

Never enough, la metamorfosi pop dei Turnstile

Dopo aver portato l’hardcore punk americano nel mainstream, i Turnstile ci riprovano con questo nuovo album, il successivo dopo Glow on, che ha consacrato il loro successo mondiale nel 2021.

La sperimentazione raggiunge nuovi livelli di complessità per quanto riguarda la ricerca elettronica e l’uso di strumenti non convenzionali per il genere. Le sonorità hardcore sono ancora presenti, ma la voglia di spostarsi sempre più verso il pop è evidente e si respira per tutta la durata dell’LP. Tracce come “I CARE” e “SEEIN’ STAR” sono la quintessenza del brano rock da classifica.

Gran parte di questa svolta si deve anche alla presenza del produttore A.G. Cook (lo stesso di Brat di Charli XCX), il cui tocco si percepisce in diversi momenti chiave: nell’ipnotica sezione ritmica che chiude “LOOK OUT FOR ME”, o nei sintetizzatori della title track, che danno vita a un anthem potente, capace di far cantare e pogare un intero stadio.

Nei testi, Brendan Yates riflette sullo scorrere del tempo e sui cambiamenti che comporta, probabilmente influenzati dal radicale cambiamento di vita dovuto al successo della band. Il titolo dell’album allude a un sogno che, nonostante gli sforzi e il passare degli anni, sembra destinato a non realizzarsi mai del tutto.

Il problema? Manca qualcosa di veramente memorabile. Se nei due dischi precedenti i Turnstile brillavano per potenza e scrittura, qui il tutto suona più “grande”, ma anche più generico, un arena rock che strizza l’occhio alle major e alle radio. Se i momenti interessanti si trovano nelle parti sperimentali, non sono più nei riff o nell’energia grezza della band, che qui suona un po’ stanca e ripetitiva. 

Voto 6.5/10

Alessandro Ciffo