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La Notte della Taranta 2025 – Riflessioni a posteriori: la festa c’è, ma cosa resta davvero?

Il fine stagione salentino è inscritto l’ultimo sabato di agosto, quando il comune di Melpignano ospita la Notte della Taranta. L’evento, atteso tutto l’anno, in questo caso si è tenuto il 23 agosto (eccezionalmente il penultimo sabato del mese), quando circa 160 mila persone si sono radunate nello spazio dell’ex Convento degli Agostiniani per partecipare all’ormai imperdibile appuntamento con il Concertone finale.

Tra scenografie, tamburelli pulsanti e un cielo terso − come risarcimento di un improvviso temporale nel primo pomeriggio − questa 28ª edizione ha confermato, qualora ce ne fosse ancora bisogno, il ruolo centrale dell’evento nel panorama musicale e culturale italiano. David Krakauer, clarinettista di fama mondiale, ha ricoperto il ruolo di Maestro Concertatore, creando un ponte tra pizzica, contaminazioni klezmer (di cui è considerato uno dei massimi interpreti) e sperimentazioni contemporanee.

Sul palco, con lui, l’Orchestra Popolare, il corpo di ballo coreografato da Fredy Franzutti e la rosa di ospiti tra cui: Giuliano Sangiorgi, Ermal Meta, Serena Brancale, Antonio Castrignanò, il Canzoniere Grecanico Salentino, TÄRA, Settembre, Anna Castiglia, in aggiunta a Kathleen Tagg, SarahMK e Yoshie Fruchter, abituali collaboratori di Krakauer.

Nonostante le intenzioni espresse lo scorso anno dal presidente della Fondazione della Notte della Taranta, Massimo Bray, di voler riportare il Concertone a una dimensione più tradizionale e meno spettacolarizzata, l’esito è stato molto più vicino allo scorso anno (tra le edizioni più contestate) di quanto si potesse immaginare.

Le testate mainstream, come spesso accade, si sono concentrate sugli aspetti più televisivi dello show, lodando ad esempio Ema Stokholma e tessendone le lodi riguardo alla capacità di condurre in un contesto complesso come quello della musica tradizionale. Ma, al netto della professionalità, la realtà è un po’ diversa e le modalità di conduzione, i ritmi da palinsesto televisivo ricordavano un evento molto caro a noi italiani: mancava poco che dicesse «Dirige l’orchestra il Maestro David Krakauer, con il codice 01 canta Giuliano Sangiorgi». Che poi, Sangiorgi è stato effettivamente il primo artista a salire sul palco. Oltre al lancio del suo nuovo singolo in dialetto salentino sulla xylella (con tanto di videoclip proiettato), ha fatto quello che si presuppone faccia un artista alla Notte della Taranta: cantare la pizzica. Nel suo caso “Lu rusciu te lu mare” e “Quannu te llai la facce la matina”, conditi con i suoi acutissimi, hanno creato un bel tono malinconico che, tutto sommato, ha bilanciato bene l’atmosfera più festosa della serata.

Dalla diretta del Concertone

Ad alcuni degli altri ospiti è stata data la possibilità di interpretare un brano tradizionale, ma anche di eseguire un inedito del proprio repertorio. Ermal Meta si è interfacciato con “Lule Lule” brano della tradizione arbëreshe, omaggio alle sue radici albanesi, e ha eseguito anche il suo brano “Mediterrano”; Serena Brancale ha interpretato “All’acque all’acque”, brano in dialetto barese, ma anche la sua hit “Anema e Core”; Anna Castiglia ha eseguito prima “Ghali”, con cui si era presentata a X Factor 2023, e poi il “Beddha ci dormi”. Destino diverso è spettato ai due ospiti più giovani che non hanno dovuto cimentarsi con la tradizione: TÄRA ha interpretato “Araba fenice” e Settembre, dopo aver eseguito “Vertebre”, ci ha tenuto a specificare di avere un legame forte con questa terra perché «Vengo sempre in Salento a fare le vacanze».

A farsi carico della dimensione più autentica e tradizionale ci hanno pensato i cantanti dell’Orchestra Popolare − come sempre impeccabili – e anche Antonio Castrignanò con una potentissima “Aria Caddhipulina” (suo marchio di fabbrica), e il Canzoniere Grecanico Salentino (che ha spento 50 candeline di carriera) con “Pizzica Indiavolata” e “Lu Giustacofane”.

Ma cosa resta davvero di questa edizione?

L’amara certezza della direzione che la NdT ha ormai imboccato e che sta proseguendo con il rischio di un frontale diretto con la realtà che sente la mancanza dell’atmosfera popolare.

I tempi televisivi, le attese durante le pubblicità, i continui collegamenti con lo spazio della radio (che ricordano nitidamente i collegamenti di Sanremo con la nave o il Primo Maggio con lo stesso box radio), hanno raffreddato l’esperienza. Le misure di sicurezza con ingressi contingentati, le barriere divisorie, la disposizione data di aspettare poche ore prima dell’inizio per aprire le transenne d’ingresso, hanno spezzato la consuetudine del pomeriggio (se non addirittura la mattina o la notte) in piazza, fatta di suoni, risate e condivisioni pre concerto. A ciò si aggiungono: l’omaggio iniziale a Pippo Baudo un po’ forzato, “Kalinitta” con la scelta di non far salire sul palco tutti gli ospiti − come da tradizione non scritta −, il corpo di ballo ridotto e su cui sono circolate diverse perplessità rispetto all’interpretazione di passi che nel complesso poco avevano a che fare con la tradizione popolare. Eppure, proprio in apertura, una nota positiva c’è stata: la danza delle spade, relegata spesso in secondo piano o omessa, è stata eseguita brevemente, ed è un dettaglio da riconoscere e apprezzare.

Dalla diretta del Concertone

Tutto questo non toglie nulla alla bravura di Krakauer e alla sua capacità di maneggiare con cura le musiche tradizionali, contaminandole con quel q.b. necessario, e su questo non c’è dubbio. Così come è vero che, se l’obiettivo da spettatore è divertirsi, la NdT continua a funzionare: si canta e si balla pur non essendo cultori del genere.

Ma questo, forse, non basta più. O non basta per un progetto a lungo termine.

Un primo passo? Eliminare i brani del repertorio degli ospiti, per esempio. Scelta piccola ma un segnale chiaro: si tratta della Notte della Taranta, non di uno dei tanti eventi promozionali. La speranza è che la scelta del Maestro Concertatore, quasi controcorrente rispetto agli ultimi e lontano dai circuiti mainstream, sia davvero un esperimento per un cambio e non una singola eccezione.

Lo scopriremo il prossimo anno. Intanto continuiamo a sperare che qualcosa si stia muovendo davvero.

 Alessia Sabetta

I Patagarri e la Bandabardò al Flowers Festival, come la ginestra nel deserto

In occasione del decimo compleanno del Flowers Festival il programma – già denso negli scorsi anni – si è infittito con due o addirittura tre concerti nella stessa serata. Uno di questi è quello del 28 giugno quando sono saliti sul palco prima i Patagarri e poi la Bandabardò

Per i meno avvezzi al mondo dello spettacolo, menzionare i Patagarri significa risalire al Primo Maggio di Roma del 2025 e alle numerosissime critiche di cui sono stati investiti per aver suonato “Hava Nagila”, canto tradizionale ebraico, privato del suo testo originale in favore dello slogan «Palestina libera». Come spesso accade in questi casi, l’attenzione dei media si era focalizzata sul gesto politico, da molti ritenuto inopportuno. Per chi, invece, ha più familiarità con il mondo dell’intrattenimento i Patagarri erano tra i membri della squadra di Achille Lauro a XFactor 2024 dove, in finale, si sono aggiudicati il terzo posto.  La band − composta da Francesco Parazzoli (tromba e voce), Jacopo Protti (chitarra), Daniele Corradi (chitarra), Nicholas Guandalini (basso), Giovanni Monaco (clarinetto e percussioni), Arturo Monico (trombone e percussioni) − aveva attirato l’attenzione del pubblico del talent distinguendosi dal panorama musicale canonico: in un mix di gypsy jazz, swing, rock i Patagarri avevano proposto inediti e brani standard e della tradizione, sapientemente riarrangiati. 

foto di Alessia Sabetta

Singolare, per esempio, la scelta di aprire il concerto alla Certosa con “Tutti quanti voglion fare jazz” dal film  Gli Aristogatti, scelta comunque  in linea con la loro personalità frizzante e fuori dagli schemi. La cosa che colpisce non è però soltanto lo stile  controcorrente: i Patagarri sono preparati, colti, sanno stare sul palco. Nonostante la giovane età e nonostante siano appena usciti da un talent.  A differenza di tantissimi artisti che, appena fuori dai format televisivi, appaiono ingessati e privi di esperienza dal vivo, i Patagarri sono estremamente coinvolgenti e si muovono con naturalezza sul palco creando un filo conduttore coerente tra i vari brani, sapientemente introdotti da Frankie, il frontman, l’unico a parlare.  In più, freschi di conservatorio, hanno una solida formazione musicale che si riflette negli arrangiamenti abilmente ricamati e negli assoli dove emergono padronanza tecnica e sensibilità artistica. A queste ultime si aggiunge una scelta musicale non scontata, non banale. A eccezione di “Summertime”, standard jazz «l’unica hit estiva», il repertorio è un viaggio musicale tra le varie tradizioni. Per “Occhi Neri”, per esempio, dicono di aver «rubato melodia e accordi a una vecchissima canzone russa e scritto un testo in italiano, perché le canzoni belle si riciclano»; poi è il turno dell’ispirazione della locomotiva gucciniana grazie alla quale è nato l’inedito “Il camionista”, che parla di un camionista che si scontra contro un giovane in Ferrari perché «non ci sono binari su cui puoi dirottare un camion»; successivamente “Egyptian Ella”, «per ricordarci che non siamo noi il problema, ma chi ci sta attorno»; anche la già citata “Hava Nagila”, poi una suggestiva “Il cielo in una stanza” e “Hit The Road Jack” innestata su “Vengo dalla Luna” di Caparezza. Non mancano gli inediti come “Sogni” e “Caravan” con cui si congedano dal pubblico per lasciare il palco alla Bandabardò.

La band folk rock fiorentina è in tour dopo l’uscita del loro ultimo album Fandango e continua a esibirsi anche dopo la morte di Erriquez, a cui sono dedicate  “Notti di luna e falò”, con la formazione che vede Alessandro Finazzo, Finaz, (voce e chitarra), Andrea Orlandini, Orla, (chitarra), Don Bachi (basso e contrabbasso elettrico), Alessandro Nutini, Nuto, (batteria), Federico Pacini, Pacio, (tastiere) e Jose Ramon Caraballo Armas (percussioni). Quest’ultimo si diletta al microfono con “Caro amico”, brano tratto proprio dall’ultimo album, così come Orla che invece canta “Mojito Football Plan” in memoria dei concerti da giovani in cui ci si ubriacava e si costruivano porte fittizie per giocare a calcio, accroccando vestiti e borsoni. Un omaggio a Rino Gaetano con “Ubriaco canta amore” introdotta da Finaz, citando Vasco Rossi: «Un filosofo contemporaneo vivente qualche anno fa ha detto che le canzoni nascono da sole e vengono già con le parole».  Immancabile il momento di monito sociale con “Lo sciopero del sole” introdotta questa volta da Don Bachi «siamo stati accusati di essere eco terroristi, ma gli effetti del cambiamento climatico oggi si vedono» e “Manifesto”, sempre presente.

foto di Alessia Sabetta

Poi risalgono sul palco i Patagarri per un finale improvvisato, senza prove, sulla scia di quella che Finaz definisce «musica vera fatta sul palco». E quindi «Una mattina, mi son svegliato» urlato a squarciagola dal pubblico mentre l’accompagnamento musicale, in sottofondo, ricorda una festa balkan, che si conclude con le note di “Se mi rilasso collasso”, all’insegna di abbracci, risate e assoli degli strumenti a fiato dei Patagarri.

Due stili musicali, due background, due generazioni. Cosa hanno in comune? Il pubblico ballerino a suon di folk e swing ma soprattutto uno sguardo attento sulla politica e le questioni sociali. Come la ginestra, che resiste e fiorisce anche nei terreni più aridi, dove tutto sembra ostile. 

Alessia Sabetta

Eugenio in Via Di Gioia: il tour l’amore è tutto al Flowers Festival 2025

Si sono fatti attendere e, con un ritardo di mezz’ora sulla tabella di marcia, gli Eugenio in Via Di Gioia sono saliti sul palco del Flowers Festival inaugurando, il 26 giugno, il loro tour estivo “L’amore è tutto”, omonimo del loro ultimo album e proseguimento ideale del giro di concerti di presentazione avvenuto in primavera nei principali club italiani.

Sul proprio sito il gruppo ci invita a immaginare cosa può succedere in un concerto che dura 2 ore. Ma, con assoluta certezza possiamo dire che: Eugenio Cesaro (il frontman), correrà e salterà forsennatamente da una parte all’altra dello stage; Paolo Di Gioia (percussioni) cercherà di riportarlo nel qui e ora, richiamando la sua attenzione e facendo il cantastorie; Emanuele Via (tastiere) tenterà il tutto per tutto con le sue battute sagaci capaci di suscitare risate tardive; Lorenzo Federici (basso) sembrerà sempre capitato lì per caso.  Tutto è confermato anche  questa volta! Il concerto è durato due ore con Eugenio scheggia impazzita, Paolo narratore attento, Emanuele e il suo humor non sempre fulmineo e Lorenzo imperturbabile e inossidabile come «il ferro ternano» ampiamente citato nei momenti più ilari della serata.

Foto di Alessia Sabetta

Proprio Paolo racconta che a volte, nei loro concerti, si chiudono dei cerchi e infatti la data di aprile a Venaria (di cui raccontiamo qui) si era chiusa con “Per ricominciare”, con cui, invece, hanno aperto questa data di Collegno, di nuovo a casa loro.  Il concerto, che ha dato maggiore spazio ai brani dell’ultimo album, è stato anche un tuffo nel passato più o meno lontano: “Giovani illuminati” e “Chiodo Fisso” tra i brani più datati, “Lettera al prossimo” e “Altrove” per Natura viva, “Giornalaio” e “Filastrocca per grandi” per Amore e rivoluzione. Un viaggio tra una carriera decennale celebrata con il brano “Tornano” per ricordare «Le corse al volo con lo zaino che salta le corde rotte, la musica alta, in sei schiacciati sulla stessa Panda». Ad un certo punto il concerto si è tinto di pennellate malinconiche quando Eugenio, visibilmente commosso, si è accorto della presenza tra il pubblico della sua professoressa di italiano del liceo, proprio nel momento della serata più intimo con in scaletta i brani più profondi come “Buio”.  Con grande sorpresa, però, non è arrivato il momento di “Prima di tutto ho inventato me stesso”, Eugenio non ha tirato fuori il suo cubo di Rubik gigante e quello che era il momento topico di ogni loro concerto rimane un ricordo, sostituito da quello che probabilmente diventerà il prossimo tormentone – ovvero Eugenio che fa incursione tra il pubblico su “Sette camicie”

Foto di Alessia Sabetta

La cosa sorprendente degli Eugenio osservati oggi è il modo in cui sta cambiando il loro pubblico,sempre più eterogeneo. Se per la maggiore è composto da giovani (sia coloro che li seguono da tempi immemori e riconoscono le canzoni ancor prima che la band faccia il primo accordo, sia coloro che si sono avvicinati con la crescente influenza sui social), non è difficile notare numerosi bambini e bambine (accompagnati dai genitori) urlanti, ma anche più anziani (che non accompagnavano nessun figlio o nipote) posizionati negli spazi meno affollati della Certosa a godersi il concerto. 

Per i fan di vecchia data, ritornare a un concerto degli Eugenio significa ritrovare l’allegria nascosta e passare una serata in cui non mancano momenti di riflessione sociale (sia per i brani più fortemente connotati, che per i discorsi consapevoli ed efficaci). Chi li vede per la prima volta, invece, è quasi sempre travolto da un turbinio quasi inaspettato. In definitiva, un concerto degli Eugenio in Via Di Gioia è molto più di una semplice esibizione musicale: è un’esperienza collettiva che unisce leggerezza e profondità. Lasciarsi coinvolgere dalla loro energia diventa quasi inevitabile grazie all’entusiasmo che solo una band genuina come loro sa regalare. 

Alessia Sabetta

Musidams consiglia: i 10 migliori singoli di Marzo

Marzo è un buon mese: tanti singoli in vista dell’uscita dei nuovi album e dei tour estivi e primaverili. Ecco la nostra top10.

“L’arte di lasciare andare” – Baustelle

Non c’è molto da dire su questo brano, se non che per fortuna i Baustelle sono tornati a fare i Baustelle rock folk, con un brano dal significato quasi esistenziale. La canzone tratta del difficile processo di imparare a lasciar andare, di abbandonare la frenesia che ci spinge a vivere le giornate sempre di corsa, accettando la nostra mortalità. Il tutto è accompagnato da un ritmo incalzante che richiama i “vecchi” Baustelle di “Charlie fa surf”, con quella miscela unica di introspezione ed energia. Un ritorno alle origini, che sa essere riflessivo e al tempo stesso potente.

Voto: 28/30

“Sigarette” – Lucio Corsi

Se Zeno Cosini fosse vivo, “Sigarette” sarebbe la sua canzone. Lucio Corsi, invece, come un Philippe Delerm contemporaneo, riesce a rendere piccoli momenti quotidiani delle poesie degne di tutta l’attenzione possibile. Infatti, il momento della sigaretta diventa un pretesto per una riflessione esistenziale, dove ogni boccata scandisce il ritmo dei pensieri tra desiderio e nostalgia. La melodia degli archi, delicata e avvolgente, alleggerisce il testo e lascia spazio a una profondità che (come per ogni brano di Corsi) non si può ignorare.

Voto: 29/30

“Buio” – Eugenio in Via Di Gioia

“Buio” è il singolo con cui gli Eugenio hanno lanciato il loro nuovo album, L’amore è tutto. Dopo dieci anni di carriera, la band ha deciso di portare un tema nuovo e inaspettato: l’amore. Sebbene il gruppo sia conosciuto per le canzoni impegnate socialmente, in questo album si affronta l’amore in modo furbo. A primo impatto, infatti, le canzoni potrebbero sembrare semplici ballate romantiche, ma leggendo tra le righe si scoprono temi più profondi. “Buio” ne è un perfetto esempio: sembra una canzone che parla della mancanza della propria metà, ma in realtà racconta di alienazione, solitudine e delle difficoltà nel costruire relazioni profonde. Un giro di pianoforte ad libitum, un quartetto d’archi e un contrappunto vocale rafforzano il pensiero ossessivo e opprimente espresso dal testo, dove la distanza emotiva sembra difficile da colmare.

Voto: 27/30

“Mangia la mela” – Erica Mou e Carolina Bubbico

“Mangia la mela” è la prima collaborazione tra le due artiste ed è dedicata alle loro figlie, ma anche a tutte le donne di oggi e di domani. Il testo parla di empowerment femminile e di disobbedienza delle imposizioni sociali. Invita le donne a mangiare la mela, appunto, come aveva fatto Eva in un atto di autodeterminazione e non di peccato. La produzione, molto fresca, si avvicina a una salsa donando al brano un carattere irriverente e frizzante, che si sposa benissimo con il significato del testo. Un inno alla ribellione e un invito a riscrivere le proprie regole.

Voto 28/30

“scs” – Crookers e okgiorgio

Questo singolo è tutta una presabene e anche se non hai la presabene a forza di muovere la testa a ritmo di elettronica-techno-house, ti viene.

Avvertenze: in un attimo potreste passare dalla leggerezza all’ingorgo interminabile di pensieri aggrovigliati, ma fa parte del gioco, a quanto pare.

Voto: 29/30

“Reptile Strut” – Calibro 35

I Calibro 35 con “Reptile Strut” annunciano il loro nono album in uscita a giugno. La band ha spiegato, in merito,  che «Il ramarro è un sauro dal colore verde acceso, rapidissimo nei movimenti, ha un incedere scattante e cambia spesso il passo. Per questo è difficile catturarlo. Reptile Strut parte da queste premesse». Il brano, in effetti, spazia dal jazz al rock, per passare al funk, ha una continua interazione tra i vari strumenti e un groove di basso che rimane ben piantato nelle orecchie. 

Voto: 25/30

“Picón” – Populous

Populous campiona la ghiaia vulcanica in alcune zone di Lanzarote per trasformarla nella parte percussiva del brano. Il singolo, che preannuncia l’uscita di Isla Diferente, il nuovo album del producer pugliese, vuole far scoprire Lanzarote dal punto di vista sonoro. “Picón” porta con sé un’energia cosmica potentissima, mistica ed esoterica, che riesce a evocare la forza primitiva e quasi sacrale della natura dell’isola.

Voto: 29/30

“Your Name Forever” – MGK

In “Your Name Forever”, MGK rende un emozionante tributo a Dingo, un amico che è venuto a mancare prematuramente. Il brano si distingue per un sound che alterna strofe rappate a ritornelli energici, di chiara ispirazione rock e metal anni 2000. A rendere ancora più potente questa dedica, MGK è affiancato da alcuni amici di Dingo, tra cui M. Shadows e la chitarra di Synyster Gates, entrambi degli Avenged Sevenfold, Oli Sykes dei Bring Me The Horizon, Mod Sun.

Voto: 24/30

“Morto a galla” – Carl Brave

Carl Brave sta ormai a Roma esattamente come il Colosseo, il maritozzo e i sampietrini che definiscono l’identità della città e raccontano la storia della capitale. È  la voce che narra le sue strade, i suoi angoli, le sue luci e ombre. E proprio le ombre di Roma emergono da “Morto a galla”, che racconta di una città ipocrita e immorale. Il contrappunto delle strofe rap e del ritornello ritmato e orecchiabile, cifra stilistica del cantautore, lo riportano in pista, riportando noi che lo ascoltiamo agli anni d’oro dell’indie italiano.

Voto: 26/30

“Sogni” – I Patagarri

La band, con il sound che richiama la Parigi degli anni ’20, in questo brano si chiede quali siano i sogni di chiunque, soprattutto di personalità socialmente controverse, tra cui fascisti, ladri e terroristi. In un pienone di archi, fiati e percussioni sincopate, che accentuano il carattere scanzonato e ironico della band, il brano si trasforma in un’affermazione universale: alla fine, tutti sognano (anche se a volte sembra impossibile ricordare cosa si è sognato al risveglio). I sogni, in questa canzone, diventano l’elemento che annulla le differenze tra buoni e cattivi, tra persone comuni e straordinarie, mettendo in luce l’umanità condivisa che ci accomuna.

Voto: 26/30

Alessia Sabetta

«Ci scusiamo per il ritardo» e il ripasso del regolamento sui marchi: il racconto della quarta conferenza stampa

Anche la serata cover di questa edizione è giunta al termine e ciò significa che siamo alla fine di questa settimana che si preannunciava con alte aspettative, ma che si è rivelata più noiosa del previsto. Nonostante ciò, il Festival di Sanremo 2025 sta continuando a registrare un buon successo, come emerso dalla conferenza stampa di oggi, 15 febbraio, alla quale erano presenti Alessandro Mager (sindaco di Sanremo), Marcello Ciannamea e Claudio Fasulo (dirigenza Rai), Simona Sala (Rai Radio 2), Carlo ContiAlessia Marcuzzi e Alessandro Cattelan (co conduttori di questa serata). Infatti, i numeri lasciano ben sperare con un 70,8% di share e 13,6 milioni di spettatori, con un picco di ascolti all’annuncio delle vincitrici e una media delle prime quattro serate del 65% di share

Carlo Conti ha preso la parola per fare un bilancio della serata, scusandosi per il ritardo di (ben) sei minuti nella scaletta dovuto alla ripetizione dell’esibizione di Bresh a causa dei problemi tecnici. Nonostante questo, ha sottolineato la sua preferenza per un approccio diretto, senza «fronzoli» o «fuffa». Sul palco dell’Ariston, il suo ruolo di direttore artistico è sempre stato chiaro: un Festival di qualità, senza scandali e polemiche in linea con l’obiettivo Rai. Rispondendo alla domanda su cosa fosse più presente a Sanremo tra cicale e formiche, pur non cogliendo la reference della domanda posta di recente al presidente del consiglio, ha detto che il Festival ha bisogno di un equilibrio tra essere “cicale e formiche”: un po’ di leggerezza, ma anche tanto lavoro nonostante i successi. 

Alessia Marcuzzi ha raccontato come, pur non avendo mai sognato di calcare il palco dell’Ariston, oggi stia vivendo l’esperienza come una vera e propria festa che la riempie di felicità e che può considerare la ciliegina sulla torta della sua carriera.

Anche per Alessandro Cattelan, Sanremo non rappresenta l’ambizione per cui si alza ogni mattina e fa il mestiere del conduttore. Ma, nonostante ciò, si dice molto contento di essere al fianco di Conti e della Marcuzzi. Ha sottolineato che l’improvvisazione è ciò che rende l’intrattenimento più efficace, ed è questo l’approccio che ha deciso di seguire nel corso di questa serata, vivendo la sua partecipazione come una “discussione di tesi”, con l’obiettivo di divertirsi e di portare leggerezza. Ha dichiarato, inoltre, di non aver mai pensato a un suo futuro come successore di Carlo Conti nella conduzione. 

Un paio di questioni sono state toccate in maniera veloce, una di queste il regolamento sui marchi, visti i recenti scandali con la collana di Tony Effe. Per questo, Ciannamea ha parlato della visibilità dei marchi sul palco chiarendo che, secondo il regolamento, nessun logo può essere visibile in modo evidente. Se i marchi non sono riconoscibili, possono essere utilizzati, ma senza inquadrature troppo ravvicinate, ma sarà visibile il nome del marchio nei titoli di coda, poiché la presenza è legata all’artista.

Infine, i co-conduttori hanno condiviso la loro visione dell’esperienza. Alessia Marcuzzi ha sottolineato l’importanza della musica come centro dell’evento e ha dichiarato di voler essere ricordata per gli abbracci e l’energia positiva che porta sul palco. Cattelan, invece, ha parlato della difficoltà di portare leggerezza in un contesto così frenetico, ma ha evidenziato che lo spirito di ironia è ciò che rende il Festival speciale, soprattutto quando la macchina si mette in moto a tutta velocità.

A cura di Alessia Sabetta

Sanremo 2025 – Le pagelle della serata cover

Avevamo riposto tutte le nostre aspettative in una serata cover che risollevasse le sorti di questo Festival, invece anche questa serata ci fa sperare che tutto finisca presto.

Rose Villain con Chiello – “Fiori rosa, fiori di pesco” di Lucio Battisti 
Per Chiello l’esibizione non comincia al meglio ma lasciandosi trasportare dal carisma di Rose Villan si scioglie e con il suo stile ci affascina. Che dire di Rose, calorosa e coinvolgente, ci ha dimostrato di essere impeccabile.  

Voto: 27

Modà con Francesco Renga – “Angelo” di Francesco Renga 
A parte qualche errore di attacco di Kekko tutto nella norma, forse troppo. 

Voto: 24 e targa RENGANEK 

Clara con Il Volo – “The sound of silence” di Simon and Garfunkel
Chiaramente Clara ha provato a dare alla canzone un’interpretazione personale, invece, come potevamo aspettarci, Il Volo ha fatto Il Volo. 

Voto: 24 

Noemi e Tony Effe – “Tutto il resto è noia” di Franco Califano
Prima di tutto, dov’era la collana di Tony Effe? 
Parlando di cose serie: si vede l’impegno da parte di entrambi ma per Tony Effe non è abbastanza. Noemi, con la sua tecnica magistrale meriterebbe 27. Tony invece è sufficiente, ma di poco.

Voto: 23, Noemi, si sa che nei progetti di gruppo c’è sempre qualcuno che lavora di più. 

Francesca Michielin e Rkomi – “La nuova stella di Broadway” di Cesare Cremonini
Esibizione che segue due modalità interpretative diverse: quella di Francesca, meravigliosa e coinvolgente, e quella di Rkomi, stanca e spenta. Peccato.

Voto: 24 

Serena Brancale con Alessandra Amoroso – “If I Ain’t Got You” di Alicia Keys
Serena Brancale ha mostrato, con questo brano, un’altra parte di sé. Si è rivelata essere una cantante poliedrica dal talento e dalla tecnica esemplare. Complimenti. 

Voto: 29

Irama con Arisa – “Say Something” di Christina Aguilera 
L’intesa tra i due cantanti è particolare. Il brano struggente però risulta svuotato di tutti i turbamenti della versione originale, non riuscendo a restituire le forti emozioni che sono narrate dal testo. Performance tutto sommato discreta. 

Voto: 24

Gaia con Toquinho – “La voglia, la pazzia”di Ornella Vanoni
Esibizione dai toni allegri e scherzosi. Gaia ha reso la canzone sua donandole una potente interpretazione personale. 

Voto: 27

The Kolors con Sal Da Vinci – “Rossetto e caffè” di Sal Da Vinci 
Forse la canzone più apprezzata dal pubblico dell’Ariston. Stash preso benissimo. Che dire, i The Kolors hanno thekolorsato.

Voto: 25 e targa mainstream.

Marcella Bella con I Twin Violins – “L’emozione non ha voce” di Adriano Celentano 
Interpretazione molto personale che però perde la tenerezza della versione originale. Una versione forse troppo «forte, tosta, indipendente».  

Voto: 18

Rocco Hunt con Clementino – “Yes I know my way” Di Pino Daniele 
Hunt e Clementino super coinvolgenti. Grande omaggio al maestro Pino Daniele, che termina con un finale emozionale in cui la sua stessa voce chiude l’esibizione. 

Voto: 27 e targa commozione 

Francesco Gabbani con Tricarico – “Io sono Francesco” di Tricarico 
Canzone profonda che Gabbani fa sua rendendola più energica e giocosa. La sua interpretazione funziona ed è coerente.

Voto: 26

Sarah Toscano con Ofenbach – “Overdrive” di Ofenbach 
La canzone passa da “Overdrive” a “Be Mine” diventando un medley. Sarah, perfetta e sicura, dona il suo tocco chic all’esibizione, che risulta assolutamente pazzesca.

Voto: 28

A cura di Maria Scaletta

Lucio Corsi con Topo Gigio – “Nel Blu dipinto di Blu” di Domenico Modugno
L’annuncio del duetto con Topo Gigio aveva suscitato una grande curiosità tra il pubblico. Tuttavia, dopo l’esibizione, viene spontaneo chiedersi se si sia trattato di un colpo di genio o di qualcos’altro. Tutto molto dolce e candido, ma è una di quelle cose su cui bisogna riflettere un po’ per afferrarne davvero l’essenza.

Voto: Lucio sei un patato

Giorgia e Annalisa – “Skyfall” di Adele
Quelle brave della classe, ma studiano a memoria. Una buona interrogazione, ma ci siamo già dimenticati le cose che abbiamo studiato. Però si guadagnano la vittoria. 

Voto: 25

Simone Cristicchi con Amara – “La cura” di Franco Battiato
Potrebbe essere stata una scelta astuta e ben pensata (anche perfettamente legata alla canzone in gara), ma alla fine è una comfort zone.

Voto: 23

Coma_Cose con Johnson Righera – “L’estate sta finendo” di Righeira
Fausto e California iniziano con un duetto piano-voce e l’aspettativa di svegliarsi da questo coma sembra svanire. Poi, grazie all’apparizione mistica di Righera con un paio di occhiali veloci (che lo trasformano in un ciclope), l’operazione “alzarsi dalla sedia e ballare” è completata. Grazie Coma_Cose, sapevamo di poterci fidare di voi!

Voto: 26

Joan Thiele con Frah Quintale – “Che cosa” c’è di Gino Paoli
Questa versione downtempo di “Che cosa c’è” non dispiace affatto, anzi, è un ottimo esempio di cover rivisitata che funziona. I due hanno una bella sinergia, le loro voci si intrecciano alla perfezione e si conferma una delle cose più interessanti fino a questo momento.

Voto: 29

Olly con Goran Bregovic – “Un Pescatore” di Fabrizio De André
Bregović e la Wedding & Funeral Band riarrangiano il brano in versione balcanica e Olly è tutto un presabene. Il risultato è buono, ma disturba la lincenza poetica di Olly − ad un certo punto fin troppo preso bene – che urla che se canti lailallala tutto si risolverà (non lo so Olly). 

Voto: 28

Elodie e Achille Lauro – “A mano a mano” di Riccardo Cocciante e “Folle città” di Loredana Bertè
Un duo ben assortito: nessuno dei due ruba la scena all’altra persona anzi, sembrano a loro agio in quella che potrebbe essere l’esibizione di uno dei loro concerti.

Voto: 25

Massimo Ranieri con Neri per caso – “Quando” di Pino Daniele 
Forse bisognerebbe un attimo rivedere alcune scelte. L’idea non è male, ma la realizzazione lascia a desiderare: i due poli non dialogano poi così bene.

Voto: ritenta (ma anche no), sarai più fortunato 

Willie Peyote con Tiromancino e Ditonellapiaga – “Un tempo piccolo” di Franco Califano
A questo punto della serata sembra siano trascorsi secoli dall’inizio della puntata e l’esibizione, pur non essendo poi così male, passa quasi inosservata nel mezzo di tutto ciò che è successo nelle ore precedenti.

Voto: vorrei votare ma non posso

Brunori Sas con Riccardo Senigallia e Dimartino – “L’anno che verrà” di Lucio Dalla
Brunori si porta sul palco Dimartino e Riccardo Senigallia ed è subito “Festa dell’Unità” con un’esibizione che, pur essendo un po’ rischiosa per la scelta del brano, alla fine trasmette quella sensazione di accoglienza familiare e una bella tavolata di pastasciutta.

Voto: 27 e targa Festa dell’unità

Fedez con Marco Masini – “Bella stronza” di Marco Masini
Ne Avevamo davvero bisogno? Rimaniamo (non è vero) in attesa del prossimo scoop.

Voto: /

Bresh con Cristiano De André – “Crueza De Mä” di Frabrizio De André
Una maledizione sembra essersi abbattuta su questa esibizione: prima il microfono di Bresh non funziona, poi Cristiano De André perde il microfono del mandolino e Bresh non riesce a nascondere la risata disperata di chi pensa “che difficoltà questa vita”. Nonostante tutto si portano a casa una bella esibizione!

Voto: 28 e targa Malocchio

Shablo ft. Guè, Joshua, Tormento con Neffa – “Amor de mi vida” dei Sottotono “Aspettando il sole” di Neffa
Dalla regia (la chat di Musidams) dicono che si tratta di un duetto importante per la scena hip hop italiana. 

Voto: 28 sulla fiducia 🙂

A cura di Alessia Sabetta

Sanremo 2025: Share, Televoto e Novità dalla Terza Conferenza Stampa

Ritmi serrati, trofie al pesto servite a notte fonda e nessun momento iconico hanno caratterizzato l’apertura della 75ª edizione del Festival di Sanremo.

Carlo Conti sembra aver sopportato bene il ritmo della serata, tanto da dichiarare oggi, 12 febbraio, durante la terza conferenza stampa, che i suoi ritmi circadiani sono stati sconvolti, considerando che di solito va a letto alle 21:30. In sala stampa con lui, Alessandro Sindoni (Assessore al Turismo del Comune di Sanremo), Marcello Ciannamea e Claudio Fasulo (dirigenza Rai). A seguire, sono arrivati anche Bianca Balti, Cristiano Malgioglio, Nino Frassica e Damiano David (rispettivamente tre co-conduttori della seconda serata e l’ultimo come ospite).

Prima di aprire alle domande dei giornalisti sono stati toccati due temi: gli ascolti e le modalità di voto. La prima serata ha fatto registrare ben 12,6 milioni di spettatori, con uno share del 63,3%. Nonostante la varietà di età del pubblico, l’83% di questi spettatori apparteneva alla fascia 15-24 anni (l’operazione di rinnovamento voluta da Amadeus sta, ancora e forse per poco, dando i suoi frutti). Per quanto riguarda le modalità di voto, (molto più difficili a dirsi che a farsi) la seconda e terza serata vedono la votazione di radio e televoto (con un massimo di tre voti per ciascuna sessione di voto). La somma dei voti ottenuti da ogni artista nel corso delle puntate farà evidenziare i 5 finalisti che si fronteggeranno durante la finale per la vittoria. 

Carlo Conti ha risposto alle diverse domande, tra cui quella sul tipo di accoglienza che si aspettava, sulle motivazioni dietro le modifiche al regolamento delle votazioni e su inviti a Maria De Filippi ed Elon Musk. Il direttore artistico ha spiegato che i cambiamenti correttivi sono finalizzati a ottimizzare il sistema delle votazioni, per renderlo il più efficiente possibile. Ha poi aggiunto che Maria De Filippi è sempre la benvenuta e al contrario Elon Musk non è invitato perché non avrebbe niente di interessante da dire su quel palco, ma soprattutto non è suo amico. In diverse occasioni ha definito Sanremo come un bouquet di fiori dove brani, artisti in gara, scaletta, ospiti e co-conduttori sono stati scelti con cura per ottenere una composizione il più equilibrata possibile. La seconda e terza serata due serate, ha spiegato, sono state pensate per offrire una varietà di momenti di intrattenimento, con co-conduttori provenienti da diversi ambiti dello spettacolo (come la moda e la comicità) come garante di una narrazione sfaccettata e ricca, ma anche più distesa rispetto alla prima e all’ultima.

Bianca Balti, con la sua presenza, ha messo in ombra gli altri due co-conduttori. Le domande su di lei hanno riguardato principalmente la sua malattia, ma la modella ha risposto più volte di essere lì in veste di professionista, non di malata, aggiungendo che la sua partecipazione vuole essere una celebrazione della vitalità, che si riflette anche negli abiti che indosserà durante il programma. Anche Cristiano Malgioglio ha parlato dei suoi abiti, che saranno ispirati alle dive degli anni ’40. Ha chiesto di essere lasciato libero di esprimere al meglio se stesso, portando ironia, gioia e colore, (e speriamo anche qualche meme, vista la carenza della prima serata).

Damiano David, entusiasta di essere a Sanremo, ha parlato della sua presenza in solitaria, sottolineando che il Festival ha aperto ai Maneskin (senza mai nominarli esplicitamente, ma riferendosi a loro come “la band”) le porte per qualcosa di impronosticabile, ma affrontarlo da solo quest’anno è il canale di veicolazione sana delle sue capacità come singolo. 

In conclusione è stato annunciato lo spoiler della presenza dei Duran Duran che giovedì si esibiranno con un medley e riceveranno un premio alla carriera. Mentre stasera la puntata si aprirà con la sfida delle Giovani Proposte e, oltre a Damiano David, come ospiti il cast del film FolleMente e della fiction Belcanto.

La conferenza si è conclusa in modo sobrio, lasciando però sperare che stasera si possa assistere a qualcosa di più frizzante.

a cura di Alessia Sabetta

Anche se tra poche ore presenterai il Festival di Sanremo, la mamma è sempre la mamma!

Non ci sono più scuse: la settimana più attesa dell’anno è finalmente iniziata e da oggi, 11 febbraio, la popolazione si divide tra chi guarda Sanremo e chi, mentendo, dice di non averci nulla a che fare.

Questa mattina, alla conferenza stampa hanno partecipato Carlo Conti, Alessandro Cattelan, Alessandro Mager (sindaco di Sanremo), Marcello Ciannamea (in rappresentanza della dirigenza Rai), Fabrizio Casinelli (capo ufficio stampa Rai) e Simona Sala (direttrice di Rai Radio 2). In collegamento dalla sala stampa Lucio Dalla, c’erano invece Gabriele Corsi, Bianca Guaccero e Mariasole Pollio, che condurranno il Prima Festival.

Tra le prime dichiarazioni di Conti (oltre al malcontento per il risultato della partita Inter – Fiorentina) c’è stato un chiarimento sulla sua posizione antifascista, in risposta a una domanda emersa ieri durante la conferenza stampa, che aveva scatenato uno dei primi polveroni mediatici. Sempre sul tema dei polveroni è stata chiesta a Simona Sala una riflessione sul filtro della radio riguardo ai testi politicamente scorretti: la direttrice ha risposto prontamente, spiegando che si può parlare di filtro ma non di censura, piuttosto di un’attenzione che porta a chiedersi il motivo per cui gli artisti scrivano certe canzoni che spesso riflettono la realtà della società.

A Cattelan è stata posta una domanda sull’AI e ha risposto che siamo abituati a pensare che l’intelligenza artificiale porterà a una rivolta degli elettrodomestici, mentre in realtà potrebbe rivelarsi una risorsa, se ben utilizzata. Un’altra domanda ha riguardato il gossip che ha coinvolto artisti come Fedez negli ultimi giorni. In merito Cattelan ha risposto in modo deciso, affermando che «Per il gossip si incolpa chi lo fa ma, se vende, significa che qualcuno compra. Se ci dà fastidio dovremmo smettere di fruirne».

Sono emerse anche alcune questioni tecniche: si è parlato delle eccezioni fatte per alcuni brani che superano di poco il limite di 3.30 minuti di durata, delle modalità di voto studiate per rendere omogenei i pesi delle tre giurie e del nuovo sistema per la rilevazione della total audience che non permetterà di confrontare gli ascolti con quelli degli anni precedenti. Anche alcune domande legali sul progetto per la realizzazione del Palafestival e sulla sentenza TAR a cui la Rai ha fatto ricorso hanno trovato risposte chiare, ma piuttosto veloci.

Pochi, invece, gli spoiler sugli ospiti delle serate: Carlo Conti ha annunciato la presenza di Bennato giovedì sera e il medley preparato da Jovanotti per la sua esibizione che inizierà dall’esterno dell’Ariston con diversi percussionisti.

Dall’altra sala stampa Guaccero, Corsi e Pollio hanno espresso entusiasmo nel lavorare insieme sottolineando che, nonostante le diverse età, esperienze e background artistici, hanno visto nei loro occhi la stessa felicità nel partecipare al Festival. Tra dolci ricordi dei tre riguardo ai Festival in cui erano semplici spettatori hanno dichiarato che il Prima Festival è da considerarsi un buon antipasto (e non l’apertivo, come l’aveva definito uno dei giornalisti), per la portata centrale, che si spera eccellente. 

La conferenza si è chiusa con un Carlo Conti molto emozionato che ha ricordato sua madre, che gli ha insegnato valori come il rispetto e l’onestà, ma che non era una brava cuoca. Non ha ricordi particolari legati alla tavola durante i Festival. 

Ha poi scherzato dicendo che mangerà «uno spaghettino verso le 19, veloce ma senza aglio». Data l’importanza della serata, speriamo che non gli causi problemi intestinali. 

Intanto attendiamo con impazienza le poche ore che ci separano dall’evento per eccellenza del panorama nazionalpopolare!

A cura di Alessia Sabetta

Holden a Hiroshima Mon Amour: la tappa torinese del tour prima della chiusura 

Con un sold out a poche ore dal concerto, una schiera di fan in attesa dalle 7.30 del mattino e numerosi genitori in veste di accompagnatori relegati al fondo della sala, Holden (nome d’arte di Joseph Carta) è stato accolto a Hiroshima Mon Amour, dove il 26 novembre ha avuto luogo la terzultima data del suo tour. 

Holden esordisce nel 2019, con la pubblicazione del suo primo EP Il giovane Holden (come omaggio al libro da cui si è fatto ispirare nella scelta del nome d’arte), riesce a farsi più spazio nel panorama musicale con la partecipazione ad Amici 23 dove, nonostante le numerose controversie con Rudy Zerbi e la minaccia di lasciare la scuola, non solo pubblica ben quattro singoli, ma accede anche alla finale. 

Baggy Jeans neri, t-shirt nera e scarpe bianche: è salito così sul palco torinese, accompagnato da Simone Ndiaye (basso), Steven Viol (batteria), Ilaria Boba Ciampolini (tastiere) e Federico Ciancabilla (chitarra).

foto di Alessia Sabetta

Il live è durato un’ora, senza la pretesa di prolungarsi oltre il necessario: alcuni brevissimi interventi introduttivi a qualche brano, numerosissimi daje urlati per caricarsi e rimarcare la sua provenienza romanissima e una breve uscita dal palco prima dello special, sono stati gli unici momenti in cui non ha cantato. Per il resto del tempo, i brani in scaletta sono stati sviscerati con l’emozione dell’artista che − nonostante le diverse già diverse date del tour − ha lasciato trasparire l’emozione di trovarsi in quel posto circondato dall’amore genuino di coloro che si trovavano in sala. 

Il concerto è stato scandito da diversi momenti: dopo l’apertura energica con “roma milano.”, brani come “Ossidiana” e “Cadiamo insieme” hanno preceduto il momento più intimo della serata, quando accompagnandosi alla tastiera ha eseguito un mashup tra “Bella d’estate” di Mango e la sua “Non fa per me”; per poi cantare “Grandine”, uscito solo poche settimane fa, in featuring con Mew (sua compagna nella scuola di Amici), e infine chiudere con un’altra esecuzione di “Grandine” e “Nuvola” per lo special.

foto di Alessia Sabetta

È sempre bello vedere artisti che non bruciano nessuna tappa prima di ritrovarsi in enormi palazzetti senza avere l’esperienza giusta (o l’attitudine) per poter reggere i numeri dell’industria musicale contemporanea. Holden ne è un piacevole esempio: nonostante il successo ottenuto in modo rapidissimo con Amici, è partito da piccoli instore e ora sta facendo il primo tour nei club italiani con diversi sold out, senza l’esigenza di palchi più grandi su cui esibirsi fin da subito.

Si sente la ricerca nella scrittura ed è anche molto preparato tecnicamente (si, visti i tempi risulta necessario far notare quando un cantante è intonato!), però − vuoi l’emozione, vuoi che si tratta del suo primo tour − la presenza scenica risulta ancora un po’ acerba, seppur con un ampissimo margine di miglioramento all’orizzonte. D’altra parte a seguirlo è Marta Donà (la stessa manager di Angelina Mango e Marco Mengoni, tra i vari nomi) che di certo ne saprà trarre la linfa, come ha già fatto in passato con altri!

a cura di Alessia Sabetta

Al Flowers Festival, dopo la tempesta arriva Fulminacci

Sono le 21:30 dell’11 luglio e il maltempo sembrava pronto a boicottare una delle ultime date del Flowers Festival. Dopo qualche speranzosa preghiera, Mazzariello sale sul palco solo mezz’ora dopo, dando così inizio alla terzultima serata del festival.

Il compito del musicista napoletano, accompagnato alle tastiere da Giuseppe Di Cristo, è quello di apertura a Fulminacci. Nonostante si tratti di un incarico sempre abbastanza difficile, Mazzariello viene promosso a pieni voti dal pubblico: ne coinvolge una buona parte grazie alla parlantina spigliata nonostante l’emozione, e riesce a farsi accompagnare da un bel coro. Saluta il pubblico con “Pubblicità progresso” − brano conosciuto in quanto colonna sonora della serie Summertime − che unisce alla cover del brano di Frah Quintale ft Giorgio Poi, “Missili”. 

Dopo un (non molto rapido) cambio palco si abbassano le luci, i musicisti si posizionano sulla scena e parte una sorta di messaggio preregistrato. Inizialmente chiede di spegnere i cellulari ma poi, correggendosi, chiede non solo di tenerli accesi e di fare qualche storia per Instagram, ma anche di ricordarsi di taggare tutta la band, compreso il tastierista «che sennò si offende». 

foto di Alessia Sabetta

Sale sul palco Fulminacci − vestito da un completo giacca gilet + pantaloncino in silver e maglietta della Nasa, con scritto “Spacca” − con la chitarra e, sullo sfondo del ledwall, con “Borghese in Borghese” inizia il concerto.

Fulminacci in live è come l’aglio nell’olio: sfrigolante e un ottimo insaporitore. Di sicuro la band di supporto (composta da Roberto Sanguigni al basso, Lorenzo Lupi alla batteria, Riccardo Nebbiosi al sax baritono e tenore, Giuseppe Panico alla tromba, Riccardo Roia alle tastiere e Claudio Bruno alla chitarra), conferisce il quid in più per trasformare una semplice “Aglio e olio” in una buonissima AglioOlio&Peperoncino. La dimensione del live è curata benissimo: i musicisti si muovono sul palco coreografando dei passetti di danza semplici ma d’effetto, che ben si incastrano con l’atmosfera musicale un po’ anni ‘80. Dal vivo, infatti (più che in studio), sono enfatizzate quelle sonorità underground hip hop e funk con i tempi in levare e l’accompagnamento energico dei fiati. 

foto di Alessia Sabetta

Ovviamente, non manca il momento malinconico al pianoforte sulle note di “Le biciclette” e “Una sera” e l’arrivo a sorpresa di Willie Peyote per “Aglio e Olio”. Dopo la momentanea uscita di scena, gli artisti salgono nuovamente sul palco per poi congedarsi definitivamente dopo Tommaso e «la canzone con cui ho perso il Festival di Sanremo», “Santa Marinella”, accompagnata dal canto a cappella e ad libitum del pubblico incitato dagli artisti sul palco. 

Un live, quello di Fulminacci, degno di essere chiamato tale: buon intrattenimento, buona musica, pubblico soddisfatto e artisti altrettanto. What else?

a cura di Alessia Sabetta