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Top 10 di febbraio 2026

Ammettiamo senza giri di parole che gli inediti di questo febbraio non ci hanno propriamente dato l’imbarazzo della scelta. Abbiamo dovuto scavare a fondo tra le uscite del mese per individuare brani davvero interessanti. L’attenzione del pubblico nazionale è stata fin troppo catalizzata dall’amato/odiato Festival, e speriamo che la selezione possa dare rilievo alle novità rimaste in secondo piano. Buona lettura!

“ear to the cocoon” – WILLOW
Fraseggi lanciati qua e là circolano cadenzati come cicli di espirazioni e inspirazioni, e rimbalzano tra una moltitudine di armonie vocali spesso sospese. Una strumentale semplicissima, fatta di triadi al piano e una batteria scarna e leggera, diventa il luogo perfetto in cui WILLOW può lanciarsi a capofitto con complicazioni di forma e tecnica, che rendono il brano stranamente accattivante e facilmente ascoltabile in loop.

“Calma” – Arya
Il brano, estratto dell’album Pronto che narra del viaggio in ascensore tra i piani dell’emotività e delle esperienze dell’artista milanese, è musicalmente maturo, vivo e sincero. Estremamente in debito con il genere Neo Soul anni ‘90, si propone come un brano leggero e da ascoltare sfracellati sul letto con lo sguardo verso il soffitto, mentre le parole di Arya echeggiano in testa come un mantra pregno di richieste a sé stessi per riuscire a comprendersi e, in qualche modo, accettarsi.

“Al suo riposo” – Gaia Banfi
Appoggiata velatamente su una base elettronica minimale, condita da puntini e pennellate di sonorità non identificabili, la voce di Gaia Banfi si fa portatrice di emotività e delicatezza necessarie a elevare il brano, che trasporta il corpo verso il galleggiamento cosmico e verso lo stato alterato di coscienza. 

“She Knows Too Much” – Thundercat & Mac Miller
Quando uno dei migliori musicisti e artisti del contemporaneo incontra nuovamente e riporta in vita la figura di Mac Miller, ti sovviene un certo senso di nostalgia e di gratitudine. Su una fresca strumentale jazz capitanata dal basso di Thundercat, Mac incastra, con la solita e riconoscibile capacità melodica, barre in continuo gioco con controcanti che ampliano il panorama sonoro. Per concludere, il tutto viene condito con del sano e mai eccessivo free jazz.

“I’ll Change for You” – Mitski
Nel nuovo album dell’artista Mitski, Nothing’s About To Happen To Me, tra ballad folk, sonorità rockeggianti e orchestrazioni che arricchiscono la produzione, spicca per intimità “I’ll Change for You”.
Il pezzo vagamente in stile bossa nova, stilisticamente e vocalmente vicino al periodo più jazzistico di Joni Mitchell, esprime la promessa a cambiare per salvare un amore sul lastrico attraverso una naturalissima e delicatissima capacità di accogliere l’ascoltare nella propria vita privata.

“Nuova Luce” – Patrizia Laquidara
Brano dolce e suggestivo che chiude l’ultimo album della cantautrice catanese, intitolato Flòrula. La base minimale di tastiera, basso e violino accompagna l’ascoltatore in un viaggio introspettivo, in cui la tessitura si infittisce gradualmente, mentre il timbro cristallino di Patrizia Laquidara dipinge un quadro di leggerezza con le tinte di un estivo ricordo d’infanzia. Il testo semplice ma carico d’emozione invita a sciogliersi e abbandonarsi spontaneamente al flusso delle note e della vita che scorre.

“Glimmerine” – Apparat
Il brano appartiene all’album A Hum Of Maybe. 6 minuti che sembrano passare in un battito di ciglia. L’inizio è spoglio, la voce poco più che sussurrata distesa sulla tastiera e accompagnata dalle percussioni di fondo. Lentamente il canto si trasforma in un lamento intenso, fino a toccare l’apice, quando lascia che a esprimersi sia solo la strumentale elettronica, distorta e resa solenne dagli ottoni. Voce e suoni emergono per poi sfumare, tra ‘rumore’ e silenzio, fondendosi gli uni agli altri. Il finale dissolve gradualmente, mentre un mormorio ricorda il loop del dolore che permane.

“Il tempo è un bastardo” – Alberto Bianco 
Il produttore, autore e musicista Bianco pubblica l’album Camaleonte nelle vesti di cantautore. Il brano “Il tempo è un bastardo” si costruisce in modo semplice e lineare, su una base scarna di chitarra. Su essa si poggia il distintivo timbro di gola del cantautore che racconta, con nostalgia agrodolce, una delusione d’amore: un topos cantautoriale e indie che, per quanto trito e ritrito, non invecchia mai. 

“Aurora” – PUAH
Il brano è compreso nell’album Sabato, Domenica e una studentessa del musicista Alessandro Pagani. Formatosi nella scena underground fiorentina degli anni ‘80, dopo varie esperienze musicali approda al progetto solista PUAH (‘Piccola Unità Anti Hi-Fi’), firmando finora due album. “Aurora” non è ascrivibile a un genere unico: mentre nella prima metà rimanda allo stile ‘sveglia Samsung predefinita’, nella seconda parte esplode imprevedibilmente in una melodia elettronica incalzante e vagamente dissonante, ottimo accompagnamento per i trip mentali più assurdi.

“The Happy Dictator” – Gorillaz feat. Sparks
Dopo tre anni di attesa, i Gorillaz ritornano con l’album The Mountain, frutto di una parabola dai rimandi beatlesiani che ha condotto i membri storici della band, Damon Albarn e Jamie Hewitt, in India. Questa esperienza si rivela nell’uso di strumenti, sonorità, linguaggi e scale di tradizione indiana. Uno dei pezzi di maggior spicco è “The Happy Dictator”, che, mantenendo in vocalità e basi la cifra stilistica distintiva del gruppo, racconta la propaganda (sottolineata dal «what a happy land» ripetuto a oltranza) volutamente ambigua operata da un leader apparentemente etico ma che a un ascolto più attento si rivela autoritario, riportando la complessità del sentimento di malessere del popolo a una superficiale promessa di felicità. Molto attuale. 

Stella Platania e Marco Usmigli

Sanremo 2026: le pagelle della finale

Finalmente è arrivata l’ultima serata del Festival, e il livello generale di quest’anno è stato davvero basso. Ci chiediamo come sia possibile che Carlo Conti abbia ascoltato centinaia di canzoni per poi selezionare queste 30… e chissà cosa ci siamo persi tra le altre scartate. Il calo di share era quasi inevitabile, con una conduzione così austera e rigidamente impostata. 

Per l’estrema lentezza della serata abbiamo deciso di dividerla in 3 blocchi, anche per privilegiare opinioni differenti.

Ma su una cosa siamo tutte e tutti d’accordo: Sal Da Vinci vincitore è una scelta discutibile, quasi inspiegabile, e la sua partecipazione all’Eurovision rischia di diventare imbarazzante.
Il Festival di Sanremo resta il luogo dove anche la mediocrità può ottenere standing ovation. Si chiude con sconcerto la 76ª edizione, non resta che domandarsi come sarà l’anno prossimo anno con la new entry Stefano De Martino. Avremmo voluto finalmente una donna al timone, ma speriamo comunque in qualche svolta positiva.

Francesco Renga – “Il meglio di me”
Seriamente, siamo preoccupati. Dov’è Nek?

VOTO: per citare Renga seieiei

Chiello – “Ti penso sempre” 
Con molti rimandi al suo primo album, la canzone, in apparenza semplice e monotona, cela un ritmo che pian piano avvolge con tenerezza l’ascoltatore. 

VOTO: 23

Raf – “Ora e per sempre”
Presentato da Nino Frassica, Raf ha cantato con grande emozione il brano.  Ammettiamo, siamo gelosi di lui, ma non tanto per la sua carriera musicale ma per come porta bene gli anni. Per il resto la canzone ne ricalca altre cento, non riuscendo ahimè a diventare memorabile. Per citare Raf stesso: (In)evitabile follia. 

VOTO: 16 e “si vede che non ha frequentato le lezioni”

Bambole di Pezza – “Resta con me”
Il ritornello di certo entra in testa. Pur sentendo ripuliture qua e là rispetto al loro vero stile non possiamo negare la loro bravura. 

VOTO: 22

Leo Gassman – “NATURALE”
Grande potenziale rimasto potenziale.

VOTO: 6 politico e “suo figlio è intelligente ma non si applica”

Malika Ayane – “animali notturni”
La cantante trasforma il palco in una discoteca funk anni ottanta facendo danzare il pubblico. Ottima giocata.

VOTO: 26

Tommaso Paradiso – “I romantici” 
Anche dopo qualche ascolto la canzone non restituisce nulla di interessante. Un vero peccato.

VOTO: bocciato

J-Ax – “Italian starter pack”
«Where did you come from, where did you go? Where did you come from Cotton Eye Joe?»

VOTO: Targa Destino Manifesto 

LDA e  Aka7even – “Poesia clandestine”
FORZA NAPOLI

VOTO: brat 

Serena Brancale – “Qui con me”
Cambio drastico rispetto all’anno scorso ma in senso positivo. La tecnica vocale resta eccellente, la Brancale infatti è tra le più competenti tra tutti i partecipanti in gara. Riguardo alla canzone, ricorda un tipico brano dei film Disney, quando a metà film il protagonista affronta i suoi fantasmi del passato. Da Disney kids quali siamo, apprezziamo.

VOTO: Premio “Test: che principessa Disney sei?”

Maria Scaletta

Patty Pravo – “Opera”
Quando si scruta anche solo per sbaglio la figura di Patty Pravo, risulta difficile non pensare a colei che girava “come fosse una bambola”. Eppure il tramonto di un’epoca è tristemente delineato attraverso un brano stanco e affaticato.

VOTO: 16

Sal Da Vinci – “Per sempre sì”
Poteva essere un semplice brano disco, già vecchio nel periodo di esplosione del genere musicale. Eppure “Pessempressì” è qualcos’altro, qualcosa di indefinibile per la sua tamarraggine. D’altronde, non si può fare altro che biasimare un tipo come Sal Da Vinci, che ha avuto la fortuna di sbancare con uno dei brani più indecenti degli ultimi anni, “Rossetto e caffè”. Inutile dirlo, ma è abbastanza certo che il brano sarà il tipico successo dell’estate. E c’è solo da preoccuparsi…

VOTO: 12

Entrata scenica dell’ospite Andrea Bocelli a cavallo. 
Esecuzione dei brani “Il mare calmo della sera” e “Con te partirò”. 
Assegnazione del premio “Città di Sanremo” per aver portato la canzone italiana nel mondo.

Elettra Lamborghini – “Voilà”
“Voilà” lo esclama l’ascoltatore alla fine di questo brano funkettino al di sotto della mediocrità.

VOTO: 14

Attenzione: riesumazione delle salme!
I Pooh suonano il brano che vinse il Sanremo 1990, “Uomini Soli”. 
Paolo Bitta approva (Dio delle cittààààà). 
Ancora una volta – come di consueto – non abbassano la tonalità del brano e Roby Facchinetti si sforza terribilmente durante il ritornello. Successivamente ritirano il “Premio alla Carriera”.

Ermal Meta – “Stella Stellina”
«La musica balcanica ci ha rotto i coglioni / È bella e tutto quanto, ma alla lunga rompe i coglioni / Certo ne avrei senz’altro tutta un’altra opinione / Se fossi un balcanico, se fossi un balcone» – Elio & Le Storie Tese, “Complesso del Primo Maggio” (2013)

VOTO: 17

Ditonellapiaga – “Che fastidio!”
Un mix dell’estetica di Madonna, la performance di Lady Gaga, la scrittura de La Rappresentante di Lista e il cantato ASMR alla Myss Keta: quasi decente la coreografia e a dir poco fulminante l’acuto in pre-finale, tra i pochi momenti relativamente interessanti; il resto è un elettro-dance pop dimenticabile. Ci si stupisce di poco oramai.

VOTO: 19

Nayt – “Prima che”
Boh? Questo pop rap tutto fumo e niente arrosto andava di moda quindici anni fa. La confusione è in agguato.

VOTO: non classificabile

Arisa – “Magica Favola”
Questo brano mi ricorda tanto la lettera che Chiara Ferragni scrisse a sé stessa qualche Sanremo fa. Un elogio al passato, all’infanzia e la sua innocenza. Sì, percepiamo il messaggio ma:
– il refrain disneyano annoia
– quegli archi pure
– la baroccaggine della composizione non aiuta per nulla durante l’ascolto
– il testo, per quanto spensierato, risulta di una banalità sconcertante

VOTO: 17

Ospite Max Pezzali.
Esecuzione dei brani “Come mai” e “Nessun rimpianto” in versione orchestrale / pseudo-rockeggiante.

Sayf – “Tu mi piaci tanto”
«E come ha detto l’imprenditore / l’Italia è il paese che amo». Penso non ci sia bisogno di aggiungere altro.

VOTO: non classificabile

Levante – “Sei tu”
Ballad di passaggio senza arte né parte.

VOTO: 18

Fedez e Masini – “MALE NECESSARIO”
Letteralmente un incubo lovecraftiano.

VOTO: 10

Andrea Arcidiacono 

Samurai Jay – “OSSESSIONE”
La scorsa volta sul palco c’era Belen Rodriguez, per la finale c’è la mamma: evidente upgrade, e anche un momento di sincera emozione. All’inizio sembra poter funzionare, è una delle poche canzoni movimentate in mezzo al grande mare delle “ballate esistenziali”. Poi arriva il terzo ascolto e ha già stufato. Ho la sensazione che non ce ne libereremo almeno fino al prossimo inverno, come una pubblicità su YouTube che non puoi “skippare”. Non è una profezia, è una minaccia. Ma potrebbe andare peggio.

VOTO: 18

Michele Bravi – “Prima o poi”
Un po’ Gabbani, un po’ Noemi: un mashup che nessuno aveva ordinato, ma che è arrivato comunque al tavolo. Il problema non è l’ispirazione, è che sembra un collage. Difficile emozionarsi, facile dimenticare, e menomale. 

VOTO: 13

Fulminacci – “Stupida sfortuna”
Sempre bello vedere Golden Years a dirigere l’orchestra. Fulminacci stavolta appare un po’ meno impostato e più spontaneo. Il ritornello è irresistibile e canticchiabile: «stupida stupida stupida sfortuna, gelida gelida gelida pauraaa». Piacevole ma non straordinario.

VOTO: 20

Luchè – “Labirinto”
Sale sul palco il fratm e forse stavolta (per fortuna) hanno messo più autotune. La canzone, nel complesso, risulta noiosa, con il ritornello «non ti scordare di me, di noi» impossibile da scordare: l’ha ripetuto all’infinito. L’unica nota che davvero funziona è il rap ma non basta a salvare l’intero brano.

VOTO: 17

Tredici Pietro – “uomo che cade”
Tredici Pietro conquista subito con flow, voce graffiata, swag e presenza scenica. Catchy e senza fronzoli, il brano funziona, tranne il bridge, l’unico momento in cui si perde un po’. Immediatezza radiofonica e personalità, una canzone che funziona tanto dal vivo quanto in streaming.

VOTO: 22

Mara Sattei – “Le cose che non sai di me”
Lagna sanremese con la classica coreografia delle braccia… zero emozione, giusto un po’ di scena. La canzone parte bassa e sale per ostentare estensione vocale (e nasale)… Banale, noioso, già dimenticato e forse mai ricordato, e l’autore è Thasup?! Davvero?!

VOTO: 12

Dargen D’Amico – “AI AI”
Dargen scalzo sul palco dell’Ariston, sempre irriverente e con quella punta di punk attitude che apprezzo. Il brano è orecchiabile, con un testo profondo che non si prende troppo sul serio. L’arrangiamento disco/funky funziona anche se non porta nulla di veramente nuovo. Nel complesso, ascoltabile e divertente, ma non lascia alcun segno indelebile.

VOTO: 18

Enrico Nigiotti – “Ogni volta che non so volare”
Anche lui sfoggia quel mood Disney, in questo caso Peter Pan 2.0. Senza un vero ritornello, la canzone scivola via, e il testo, pur pieno di immagini evocative, non lascia traccia. Ascoltabile sì, memorabile no.

VOTO: 16

Maria Antonietta e Colombre – “La felicità e basta”
Difficile non confrontare il brano in gara con le loro discografie individuali e con l’ultimo album condiviso. Sbagliato, invece, tentare paragoni con altri duo: Maria Antonietta e Colombre non sono artisti da “profilo di coppia”, ma due identità in dialogo. Pur convincendo meno, “La felicità e basta” mantiene la loro firma: autentica e ricca di rimandi al passato, come un filo che collega e attraversa tutta la loro musica. Sanremo è stata più una vetrina che una gara e i loro album da solisti restano l’unica chiave per conoscerli e capirli davvero. Sul palco, l’intesa funziona, mettono di buon umore e sono magnetici.

VOTO: 23

Eddie Brock – “Avvoltoi”
Sempre emo, sempre cringe e sempre stonato. A fondo classifica, ma non è Vasco con “Vita Spericolata”. TikTok lo aspetta già a braccia aperte, pronto a trasformare ogni stonatura in trend.

VOTO: RINUNCIA AGLI STUDI!

Linda Signoretto

Sanremo 2026: le pagelle della serata cover

La serata cover si conferma ogni anno uno dei momenti più attesi del Festival: un’occasione in cui i brani del passato tornano a vivere attraverso nuove sensibilità artistiche e riletture personali. È il palco in cui tradizione e contemporaneità si intrecciano, dando spazio alla libera creatività e interpretazione agli artisti. 

A conquistare la vittoria sono stati Ditonellapiaga con TonyPitony portando il brano “The Lady is a Tramp” di Frank Sinatra, riuscendo a distinguersi perfettamente per presenza scenica e capacità di reinterpretazione, convincendo un target di pubblico sorprendentemente ampio con una performance solida e davvero coinvolgente.

Elettra Lamborghini con Las Ketchup – “Aserejé”
L’apertura nostalgica colpisce, ma nell’interpretazione di Elettra non emerge una vera cura esecutiva, perde il ritmo. I momenti in cui potrebbe mettere in mostra le capacità della sua voce? Assenti.

VOTO: 18 

Eddie Brock con Fabrizio Moro – “Portami via”
Un duetto privo di reale slancio, un urlo abrasivo. I due non si completano, anzi, la distanza emerge maggiormente nei momenti condivisi.

VOTO: 20

Mara Sattei con Mecna – “L’ultimo bacio”
Un’esecuzione ordinaria con qualche modifica poco riuscita.

VOTO: 22

Patty Pravo con Timofej Andrijashenko – “Ti lascio una canzone”
Parte con qualche incertezza ed esitazione, ma performa con solennità e teatralità accanto a Timofej. Non convince.

VOTO: 23

Levante con Gaia – “I maschi”
Ottima la scelta del pezzo e della partner. Ci regala un’esecuzione energica e convincente.

VOTO: 25

Malika Ayane con Claudio Santamaria – “Mi sei scoppiato dentro il cuore”
L’esibizione del duo soddisfa semplicemente le aspettative del pubblico.

VOTO: 23

Bambole di Pezza con Cristina D’Avena – “Occhi di gatto”
L’idea di trasformare la musica di Cristina D’Avena in rock è interessante e divertente, ma il finale che riprende i Led Zeppelin… un’esagerazione.

VOTO: 25

Dargen D’Amico con Pupo e Fabrizio Bosso – “Su di noi”
Dargen sorprende: mescola ironia, citazioni. Imprevedibile e riuscito. Un manifesto pacifista.

VOTO: 27

Tommaso Paradiso con Stadio – “L’ultima luna”
“L’ultima Luna”: una poesia autonoma trasformata in una performance divertente con scat singing.

VOTO: 22

Michele Bravi con Fiorella Mannoia – “Domani è un altro giorno”
Esecuzione mediocre, ma comunque gradevole: sincero omaggio a Ornella Vanoni.

VOTO: 21

Melika Nemati

Tredici Pietro con Galeffi e Fudasca (e Gianni Morandi) – “Vita”
Esibizione discreta. Straziante Pietro che zompettando per il palco schiva tutte le ricerche di contatto delle grandi mani di suo padre. Incredibile energia di Gianni, soprattutto nell’ultimo albaneggiante acuto.

VOTO: 23

Maria Antonietta e Colombre con Brunori Sas – “Il Mondo”
Un golden trio talentuoso, tenero e delicato. Brunori Sas accompagna Maria Antonietta dal giorno uno fino al palco dell’Ariston.

VOTO: 27

Fulminacci e la Fagnani – “Parole”
Contro ogni previsione, duo ben assortito. Ribaltano un pezzone della queen in chiave ironica, con leggerezza e affiatamento. Più divertente di qualsiasi gag di Laura Pausini.

VOTO: 27

LDA e Aka7even con Tullio De Piscopo – “Andamento Lento”
L’energia della performance rade al suolo tutte le case di riposo d’Italia.

VOTO: 17

Raf con i the Kolors – “The Riddle”
Accoppiata armoniosa, ma esibizione confusionaria soprattutto per il palco inondato da ballerini.

VOTO: 24

J-Ax con Ligera County Fam – “E la vita, la vita”
Caciaroni e scombinati, così come deve essere eseguito questo brano. Nota infelice: la fase country di J-Ax non si ferma davanti a niente.

VOTO: 21

Ditonellapiaga con TonyPitony – “The Lady is a Tramp”
Trasformano l’Ariston nel set di un movimentato musical swing. Performance vocale impeccabile e accoppiata frizzantissima. 

VOTO: 30 (bonus kaki)

Enrico Nigiotti con Alfa – “En e Xanax”
Buona interpretazione, ma senza nessun tocco personale o particolare al brano originale, se non con il banalizzante rap di Alfa.

VOTO: 18

Serena Brancale con Gregory Porter e Delia – “Besame Mucho”
Un brano potente e delicato eseguito da vocalità abilissime ma contenute… tutte tranne la Brancale, che nella sua ‘febbre dello sviso’ banalizza l’esecuzione. 

VOTO: 25

Sayf con Alex Britti e Mario Biondi – “Hit the Road Jack”
Sayf dà al brano un’interpretazione fresca ed energica, intaccata dalle stecche della sua tromba e dall’infelice rapporto tra Britti e la lingua inglese. Ma i numerosi elementi, tra luci, coriste e strumenti, generano 3 minuti di confusione dilagante.

VOTO: 21

Stella Platania

Francesco Renga con Giusy Ferreri – “Ragazzo solo, ragazza sola”
Due artisti che di voce (quella bella) ne hanno da tirar fuori. Il palco lo gestiscono molto bene, ottima interpretazione del brano. Bowie sarebbe contento.

VOTO: 23

Arisa con Coro del Teatro Regio di Parma – “Quello che le donne non dicono”
Performance straordinaria, detto con “sincerità”. La scelta del coro si differenzia, positivamente, dagli altri artisti, dando un tocco magico ad una canzone bella già di partenza.

VOTO: 25

Samurai Jay con Belen Rodriguez e Roy Paci – “Baila Morena”
Scelta vocale non proprio azzeccata quella di Belen Rodriguez, ma rende il tutto più simpatico.

VOTO: 19

Sal Da Vinci con Michele Zarrillo – “Cinque giorni”
Ci sono voluti meno di cinque secondi per far diventare questo brano quasi inascoltabile, forse per adattare lo stile di Sal Da Vinci? Comunque sia, un dispiacere per questo capolavoro. 

VOTO: 12

Fedez & Marco Masini con Stjepan Hauser – “Meravigliosa creatura”
Esecuzione nettamente migliore del brano portato in gara. Non spicca nulla di davvero emozionante. Ci sarebbe da fare solo un apprezzamento ad Hauser.

VOTO: 15

Ermal Meta con Dardust – “Golden Hour”
Ermal ha una voce talmente pulita che se facesse una lezione cantata di storia dell’età antica, lo ascolteresti per tutto il giorno, ma questo brano non è proprio adatto a lui.

VOTO: 20

Nayt con Joan Thiele – “La canzone dell’amore perduto”
La dolce voce di Joan unita a quella di Nayt si fonde perfettamente creando un’ottima complicità tra i due e un’esibizione fatta per bene.

VOTO: 23

Luchè con Gianluca Grignani – “Falco a metà”
Luchè assieme ad un artista come Grignani non si può proprio sentire. Inspo regalo per Natale: un corso di canto.

VOTO: 10

Chiello con Saverio Cigarini – “Mi sono innamorato di te”
Molto nel suo stile e cantata benissimo. Esibizione semplice e nulla di stravagante, a volte sono proprio quelle più convincenti e belle da sentire.

VOTO: 24

Leo Gassmann con Aiello – “Era già tutto previsto”
La canzone giusta per chiudere questa serata cover, sia per bravura che per scelta del brano. Hanno formato un ottimo duo.

VOTO: 22

Silvia Appendino

Sanremo 2026: le pagelle della terza serata

La stanchezza inizia già a farsi sentire, e durante questa terza serata del Festival in forma dimezzata (e per fortuna), ci è parso utile dividerci in tre blocchi per non arrivare a sabato sull’orlo di una crisi di nervi e per valorizzare gusti e opinioni differenti. Il bello del Festival è anche questo! Ecco a voi cosa abbiamo pensato delle esibizioni di ieri sera.

VINCITORE SANREMO GIOVANI

Nicolò Filippucci – “Laguna”
Ha portato sul palco una canzone di quelle che ti ascolti la prima settimana e poi rischia di scivolare via, orecchiabile ma non da vittoria. Gli si augura un futuro di crescita artistica, capace di sorprenderci con brani più incisivi. Bravo Nicolò!

BIG

Maria Antonietta & Colombre – “La felicità e basta”
I nuovi sostituti dei Coma_Cose all’apparenza, ma usciti meglio e con meno “cuoricini” nell’aria. Il palco lo sanno gestire molto bene con sorrisi raggianti in volto. Un duo che funziona perfettamente, interpretando una canzone dalle note dolci.

VOTO: 27

Leo Gassmann – “Naturale”
Si conferma nuovamente un artista talentuoso, ma altrettanto sottovalutato. Questo brano sarà in grado di ribaltare la situazione una volta per tutte?

VOTO: 23

Malika Ayane – “Animali notturni”
Voce inconfondibile di un’artista con la A maiuscola, anche su un brano che non valorizza pienamente le sue grandi capacità. Insomma, poteva fare di meglio.

VOTO: 21

Sal Da Vinci – “Per sempre sì”
Appare a tutti gli effetti una canzone cantata quando si è un po’ su di giri al karaoke con gli amici, in un venerdì sera qualunque.

VOTO: S.V.

Tredici Pietro – “Uomo che cade”
Una voce “aggressiva” su base pacata, sul ritornello inizi a sentirti un po’ male. Pietro sarà un Morandi, ma non era obbligatorio seguire le passioni del padre.

VOTO: S.V.

Silvia Appendino

Raf – “Ora e per sempre”
Esibizione leggermente migliore della precedente. “Ora e per sempre” resta comunque una prova di resistenza: possiamo accettarla ora, ma ascoltarla per sempre sarebbe davvero una tortura.

VOTO: 12

Francesco Renga – “Il meglio di me”
Virtuosismi, acuti orbitanti e pathos esagerato. È talmente “alla Renga” che sembra nato da un prompt: «Hey Chat, scrivi una canzone alla Francesco Renga». Più estenuante che emozionante. A questo appello, bocciato.

VOTO: 16

Eddie Brock – “Avvoltoi”
No, non sono problemi tecnici, è proprio stonato. Ballata da amico fedele che asciuga il mascara mentre lei cade tra gli “avvoltoi”. Emo al massimo, cringe anche di più.

VOTO: sollecitiamo la rinuncia agli studi

Serena Brancale – “QUI CON ME”
Voce impeccabile, però il brano non le calza: troppo musical, troppo “Sanremo”, troppo costruito. Bravissima, ma a disagio. Un voto in più per testo ed emozione.

VOTO: 21

Samurai Jay – “OSSESSIONE”
Il palco dell’Ariston oscilla tra stabilimento balneare e giostre di paese. Passi di danza, acrobazie e… APPARIZIONE DI BELEN RODRIGUEZ. Inaspettato e un po’ trash, forse la prima esibizione era meglio. Tre voti in meno.

VOTO: 20

Linda Signoretto

Arisa – “Magica favola”
Principessa Arisa sale sul piedistallo e osserva dall’alto il suo regno di ghiaccio e benevolenza, ergendosi stilisticamente e tecnicamente. Performance impeccabile ma il brano con ritornellone aperto Disney un po’ stanca e il testo fin troppo leggero non dà una mano.

VOTO: 20

Michele Bravi – “Prima o poi”
La raucedine incrina il già particolare timbro di Bravi che non aiuta la resa del live e lo porta vicino all’asfissia, distruggendo l’atmosfera già anonima e pesantella del testo.
Michele Bravi viene sotto casa tua, che fai?

VOTO: 16

Luchè – “Labirinto”
Si scioglie un pochetto e canta meglio della prima serata, il ritornello inizia a entrare in testa ma viene ripetuto talmente tante volte che gli ultimi trenta secondi ho messo il muto.

VOTO: 19

Mara Sattei – “Le cose che non sai di me”
Non saprei proprio da dove cominciare, o dove finire. L’unico particolare che si inizia a cogliere dopo qualche ascolto dei brani è il testo, che in questo caso cade in un palese e avvilente egoriferimento. Le cose che non so di te sono più che abbastanza.

VOTO: 15

Sayf – “Tu mi piaci tanto”
Il testo semplice ma diretto e socialmente interessato (dire impegnato pare troppo) alza il livello molto basso dell’edizione. Se inoltre aggiungiamo un hook simpatico, orecchiabile e da scossarella di spalle, il risultato finale è più che buono e, anche se non entrerà in Top 5, rimane personalmente il vincitore morale.

VOTO: 24

Marco Usmigli

Sanremo 2026: le pagelle della seconda serata

Siamo arrivati alla seconda serata del Festival. Tra nuove proposte e big, il piattume resta più o meno lo stesso: tra chi è più sicuro di sé, chi inciampa e chi ce la fa.

SANREMO GIOVANI 

Nicolò Filippucci“Laguna”
Molto mediocre, né bene né male in nulla. Fa il suo, che è anche un po’ quello di molti.

VOTO: 16

Blind, El Ma & Soniko“Nei miei DM”
È un estratto di un futuro secondo musical di Mare fuori? 

VOTO: Nun te preoccupa uagliò

Mazzariello – “Manifestazione d’amore
Indie-pop con un ritmo coinvolgente. Abbastanza statico lui sul palco con la sua chitarra a forma di cuore. 

VOTO: 21

Angelica Bove – “Mattone”
Quasi perfetta, la sua voce esplode nel bridge, l’orchestra la sostiene alla grande! Attenzione alla possibile vincitrice.

VOTO: 25

BIG 

Patty Pravo – “Opera
Stranamente per gli standard di Sanremo, solo un autore per questo pezzo, che le cuce un abito su misura, domina il palco da vera diva. 

VOTO: 27

LDA & Aka7even – “Poesie clandestine” 
Reggaeton napoletano divertente e da ballare; buona tenuta dell’intonazione (specie Aka7even sulle note alte). 

VOTO: 22

Enrico Nigiotti – “Ogni volta che non so volare
Grande interpretazione da veterano, ma il ritornello pecca di riconoscibilità… 

VOTO: 24

Tommaso Paradiso – “I romantici
Non al top questa sera Tommi, che con questa ballad indie-pop fa il suo esordio all’Ariston, un po’ anonima ma regge la scena. 

VOTO: 21

Elettra Lamborghini – “Voilà
Vocalmente migliorata rispetto all’ultima apparizione sanremese, la canzone è banale ma prova a trascinare, peccato che lei sembra piantata a terra. 

VOTO: 20

Ermal meta – “Stella stellina”
Outfit alla Sirius Black.
Ci crede un po’ di più sull’interpretazione rispetto a ieri sera, quindi il messaggio, seppur edulcoratissimo, arriva un po’ di più.

VOTO: 18

Levante – “SEI TU”
A suo agio, presente. Rischia e non sbaglia neanche stasera: emoziona e si emoziona.
MENOMALE CHE CI SEI TU LEVANTE!

VOTO: 30

Bambole di Pezza – “Resta con me”
Anche stasera la cazzimma la lasciano a casa. Il pezzo funziona ma si abbina poco alla loro immagine di rock band.

VOTO: 19

Chiello – “Ti penso sempre”
Musicalmente è fresco, c’è qualcosa di diverso in quell’intro di chitarra elettrica. Il ritornello si smorza un po’ ma resta comunque fedele all’insieme.

VOTO: 20

J-Ax – “ITALIA STARTER PACK”
Ha lo stesso stilista di Max Pezzali. La canzone è un accrocchio di roba che purtroppo funziona e funzionerà. 

VOTO: 18

Nayt – “Prima che”
Roboticamente più sciolto di ieri, ma sempre il solito Nayt. Nulla di negativo, rimane coerente e credibile.

VOTO: 20

Fulminacci – “Stupida sfortuna”
Fulminacci ha probabilmente lasciato la sua verve live nell’ultimo palazzetto in cui ha cantato. Ottima mossa quella di presentarsi come il tipico figlio di papà per prendere più voti, un pò meno quella di scegliere uno stylist daltonico.

VOTO: 18

Fedez e Masini – “MALE NECESSARIO”
Figli della stessa rabbia e dello stesso vittimismo. Un piagnisteo inutile che speriamo non faccia breccia nei cuori di chi vota. 

VOTO: ci vediamo al prossimo appello

Dargen D’Amico – “AI AI”
Dargen arriva direttamente dalla sua pennica, dimenticandosi di lasciare la coperta sul divano.
Quest’anno vuole forse rifarsi a Diego Abatantuono? Eccezionale veramente.

VOTO: 17

Ditonellapiaga – “Che fastidio”
In mezzo tra Lana del Rey e Myss keta troviamo Ditonellapiaga.
Giustissima sia per i/le bambini/e che per i millenials di Porta Venezia al sabato sera.

VOTO: 25

Michele Bisio, Mattia Spilla e Claudia Meli

Top 10 singoli di dicembre 2025

Ormai siamo a dicembre inoltrato e l’anno sta finendo. L’iperproduttività che ha caratterizzato il 2025 fa sicuramente riflettere. Tra vette irraggiungibili, esercizi di stile, passi falsi e mediocrità, l’anno in corso ha comunque riservato sorprese allettanti.. Di seguito vi proponiamo le 10 uscite più interessanti di questo mese, augurandovi una buona lettura e un felice anno nuovo!

“Chiuvìti/Nun Chiuvìti” – Marco Castello

Volando verso la rivoluzione come una Quaglia Sovversiva. Il nuovo album di Marco Castello manda i fan in brodo di giuggiole dal primo all’ultimo brano. Tra le dieci tracce, caratterizzate da sonorità fresche e da qualche ripresa del repertorio precedente, spicca “Chiuvìti/Nun Chiuvìti”. Un ritmo coinvolgente, ravvivato dal groove del basso, su cui si innesta una linea melodica vocale fluida, capace di appoggiarsi morbidamente alla base. Il testo interamente in siciliano si muove tra volgarità e lirismo, cantando il cambiamento, l’amore e quello che probabilmente è il topos più ricorrente di Quaglia Sovversiva: l’odio per le guardie.

“Solo su una gamba” – Luca Carocci

Luca Carocci, produttore e polistrumentista, procede nella sua carriera da solista con Gesucristo forse è morto di freddo. “Solo su una gamba” è tra le tracce più tenere e delicate dell’album. Il brano è costruito su una base minimalista di chitarra, tastiera e percussioni, che si arricchisce appena nel bridge. Muovendosi su una linea melodica asciutta, il cantato di Carocci racconta con un testo semplice il senso di precarietà di ogni persona alla costante ricerca di un equilibrio emotivo, con un saliscendi che pare cullarci in un’amaca confortante, sospesa sul marasma degli ostacoli quotidiani.

“Daniel J” – Little Pieces of Marmelade

404DEI (Errore degli Dei) dei Little Pieces of Marmelade è in grado, nel pur variegato panorama musicale odierno, di dare vita a qualcosa di mai sentito prima. Il sound del duo marchigiano è frutto di influenze alternative rock, punk e lo-fi, con vocalità indie alternate allo scream su basi fortemente distorte. Il risultato è un progetto interamente in italiano, scelta che, a detta del duo, permette una messa a nudo totale delle tematiche affrontate. “Daniel J” è il perfetto connubio di tutte le caratteristiche descritte, e alterna strofe in falsetti volutamente sporchi su basi lo-fi a un ritornello aggressivo e ricco di distorsioni, con un bridge pienamente metal, in cui la rabbia del brano raggiunge il massimo dell’intensità. 

“L’Altro Mondo” – Gemitaiz

Gemitaiz torna sulle scene con la volontà di cambiare rotta rispetto alle tendenze commerciali del rap italiano contemporaneo. L’album è costruito su basi strumentali realizzate con l’aiuto di molti musicisti, che permettono al rapper di esprimere al meglio quell’altrove distante dalle logiche repressive delle major. “L’Altro Mondo” è il manifesto introduttivo a ELSEWHERE, che inizia l’ascoltatore delicatamente, su una base ridotta a un coro solenne rinforzato dagli archi. Gemitaiz lamenta il mondo degli schemi e della digitalizzazione, mentre l’attacco del beat carica il suo messaggio di rabbia. Sul finire del brano, in francese, il falsetto angelico di Mathilde Fernandez porta via l’ascoltatore da “L’Altro Mondo” per immergerlo morbidamente nell’elsewhere che dà il titolo all’album

“Let There Be Shred” – Megadeth 

“Let There Be Shred” è l’ultima delle tracce che hanno anticipato l’uscita dell’album Megadeth, prevista nel gennaio 2026. Il brano si fa manifesto del thrash metal, di cui i Megadeth sono stati tra i primi e maggiori esponenti. Si avverte un ritorno alle origini nei ritmi frenetici delle percussioni, da cui deriva, appunto, il termine thrash. Nonostante la mezza età sia superata da tempo, Dave Mustain sostiene ancora energicamente il ruolo di protagonista, con vocalità graffiante e shredding di chitarra “at the speed of light”. Teemu Mäntysaari alla ritmica sorregge abilmente il brano, nonostante il suo sodalizio con la band sia relativamente recente.

“Kether” – Zu

La carica snervante dei romani Zu viene riproposta attraverso un’originale rielaborazione del post-metal amalgamato da andamenti jazzati e trasognati. I sette minuti di “Kether” viaggiano su un tappeto volante fatto di dettagli impercettibili, eppure a loro modo riconducibili all’operato massimalista dello storico complesso noise rock protagonista – tra i tanti – di un ambizioso progetto in collaborazione con il gruppo neofolk londinese Current 93.

“When and Why” – Archy Marshall

Già in passato, il producer e rapper londinese Archy Marshall aveva più che palesato un avvicinamento a un hip hop astratto di matrice billywoodsiana ed early-sweatshirtiana. Con la nuova uscita “When and Why” emergono ulteriori influenze trip hop che arricchiscono, e non poco, l’attitudine lo-fi che il producer sta rincorrendo da inizio carriera a questa parte. L’attitudine strascicata e deprimente ci riporta vagamente alle atmosfere di I Don’t Like Shit, I Don’t Go Outside (USA, 2015).

“X LIGHT MATTER” – Mc Lan & Pink Siifu

L’intrigante collaborazione del brasiliano MC Lan ed il rapper statunitense Pink Siifu sfocia in un’accogliente sequela di divagazioni stilistiche. Con l’uscita di “X LIGHT MATTER” si passa da movimenti soffusi ad altri più cadenzati e a tratti soffocanti. Pink Siifu fa un ulteriore passo in avanti nell’esecuzione del rapping, sempre più inconscio ed embrionale, seppur ancora derivativo dall’ondata astratta degli ultimi anni.

“HOWWEFLOW” – GENA

GENA, progetto retrò del producer di Detroit Karriem Riggins e dell’artista texana Hailee Olivia Williams – in arte Liv.e – mette in campo una genuina combo di generi avvalorati dalla forza della produzione. Il nuovo singolo “HOWWEFLOW”, a metà tra il neo-soul psichedelico e l’R&B alternativo, si destreggia molto bene attraverso vocalizzi formidabili e un’ottima esecuzione della batteria di Riggins. Che sia l’anticipazione per un possibile debutto artistico?

“Steady Grace / Juro que vi túlipas” – Bruno Pernadas

Con il caldo e passionale Who Throw Objects at the Crocodiles will be Asked to Retrieve Them (Portogallo, 2016), il musicista portoghese Bruno Pernadas era riuscito ad avvolgermi con in una travolgente atmosfera jazz pop contornata da elementi lounge ed esotici. Il nuovo singolo “Steady Grace / Juro que vi túlipas” prosegue il discorso di quell’LP, puntando su un approccio formale e decisamente più commerciale.

Andrea Arcidiacono e Stella Platania

Musidams consiglia: i 10 migliori singoli di settembre

In questo settembre confuso e dal tempo ballerino proponiamo un mix che include: rifacimenti di antichi successi, nuove star emergenti e cantanti che non fanno altro che darci certezze inconfutabili. 

Buon ascolto! 

“La stagione della noia”- Absenthee

La band torinese, nata a inizio settembre 2023, esordisce con il suo primo ep Dove pensi di star andando? Il loro stile ibrida l’indie rock con influenze varie tra funky, progressive rock e jazz. “La stagione della noia”, su un ritmo di bossa nova, ci sussurra speranze e illusioni della giovinezza che sul finale vengono spezzate dall’idea di maturare al passaggio con l’età adulta. L’ultimo brano del disco esprime un sentimento che fa da ponte in tutte le canzoni dell’ep: l’inadeguatezza e l’alienazione mascherati da una finta spensieratezza. Ciò che attrae maggiormente degli Absenthee è la scrittura puntuale ed evocativa di sensazioni così vicine al vissuto giovanile, tra le quali gioca un ruolo chiave lo smarrimento.

Voto: 28/30

“Fosse Vero” – Avincola 

Simone Avincola, in arte Avincola, è un cantautore e polistrumentista romano. Con l’album Avincola Canta Carella ha attinto ai migliori brani di un grandissimo cantautore italiano, Enzo Carella. Al disco partecipano anche Anna Castiglia, Ciliari, Dente e MILLE. Tutto l’album ha un arrangiamento che modernizza lo stile di Carella, già all’avanguardia per i suoi tempi. “Fosse Vero” è il primissimo brano del cantautore, apparso prima come singolo nel 1976 e poi nell’album Vocazione nel 1977. Memorabile è la collaborazione con il paroliere Pasquale Panella, evidente nel suo stile surreale, evocativo e ricco di giochi di parole, doppi sensi e nonsense, qui e in tutti i successivi album. Il brano nello specifico è un’ottima occasione per rispolverare almeno un pezzo del primo album del cantautore, non presente sulle piattaforme di streaming musicale. 

Voto: 30/30

“Le temps de l’amour – Version alternative” Françoise Hardy 

Sempre in tema con i grandi cantanti del passato, su Spotify è uscita una raccolta di canzoni della celebre Françoise Hardy, cantautrice francese venuta a mancare lo scorso anno. L’album Le premier bonheur du jour (Legacy Edition) contiene grandi successi come l’omonima canzone , “L’amour d’un garçon” e “Comme tant d’autres”. “Le temps de l’amour – Version alternative” è leggermente diversa dall’arrangiamento storico del pezzo: ci trasporta indietro nel tempo in un what if alternativo, nel quale questa versione sarebbe potuta essere la canzone definitiva. L’influenza musicale della cantautrice vive ancora tra noi: citata e celebrata in tutto il mondo. 

Voto: 26/30

“Giornata perfetta” – Colombre e Maria Antonietta 

Giovanni Imparato e Letizia Cesarini, in arte Colombre e Maria Antonietta, sono due cantautori che nell’album Luna di miele si uniscono per creare una rilettura dell’amore quotidiano: definito dagli istanti luminosi ma non privi di zone d’ombra. La normalità guida i due a sperimentare sia le sensazioni positive che quelle negative con leggerezza e accettazione. Nel brano “Giornata perfetta” viene esaltata la gioia della dimensione presente senza pensare al futuro, ma semplicemente vivendo il momento. Il loro stile si ibrida tra il pop d’autore con accenni retrò, che evocano una sospensione del tempo in una tiepida sera d’estate. Colombre e Maria Antonietta, insieme anche nella vita reale, ci regalano una visione pura dell’amore che non si scalfisce con l’abitudine e non si usura con il passare del tempo, ma rimane visibilmente acceso.

Voto: 27/30

“Le tue mani, la tua moto” – Gioia Lucia

Gioia Vitale, in arte Gioia Lucia, è una cantautrice brillante che sa tenere il pubblico agganciato grazie alle sue melodie funky con testi freschi e mai noiosi.  “Le tue mani, la tua moto” si va ad aggiungere all’album Forse un giorno uscito nel maggio 2025, disco che unisce egregiamente momenti riflessivi, come la canzone “Parole Vuote”, a puri momenti di ballo con “Morta d’amore”, non a caso il brano più apprezzato dai fan. Il nuovo brano descrive in modo divertente e leggero la difficoltà di lasciar andare una persona, o meglio l’idea di questa persona, resa tridimensionale non dalla descrizione della sua personalità bensì da caratteristiche fisiche, come le mani, le spalle e poi ovviamente la sua moto. Con un ritmo avvolgente, la cantautrice ci porta nella sua uscita serale, in cui spavalda fronteggia il vero ‘lui’, finalmente cercando di superarne l’idea ormai tramontata.

Voto: 28/30

Maria Scaletta

“NIENTE DA DIRE” – Levante 

Nel video ufficiale, Levante danza sullo sfondo suggestivo dei Murazzi e del Po, immersa nella città che l’ha vista nascere e poi brillare: Torino. Per quanto il brano abbia un’impronta chiaramente commerciale, Levante dimostra ancora una volta di saper restare al passo con i tempi, senza perdere autenticità. Con la sua voce e il suo stile, riesce a parlare al cuore di chi la ascolta, intrecciando immagini semplici ma sempre orecchiabili, capaci di evocare emozioni sincere.

Voto: 27/30

“RITRATTI” – Mecna

Mecna è una certezza. Pur attraversando un’evoluzione sonora album dopo album, resta fedele a sé stesso: autentico, riconoscibile e profondamente coerente. È uno dei pochi artisti, forse l’unico, che non tradisce mai le aspettative del suo pubblico, offrendo sempre il meglio di sé, con una cura per i testi e le atmosfere. Il nuovo brano è un viaggio emotivo, ricco di richiami ai suoi progetti precedenti, come se volesse tessere un filo invisibile tra passato e presente. Oltre alla produzione di Fudasca, che si conferma tra i migliori nel panorama discografico italiano, il pezzo regala una vera chicca nell’outro: il campione di “Fantasmi pt.2” di Ghemon, mentore di Mecna e, insieme a lui, uno dei rapper più forti e raffinati della scena italiana. Con l’uscita del nuovo album, prevista per il 24 ottobre, si preannuncia un autunno carico di malinconia e lacrime amare per i fan più affezionati. Prepariamoci: Mecna è pronto a colpire ancora.

Voto: 29/30

“La Vida Serà” – José Ramón Caraballo Armas 

Durante la prima puntata della nuova stagione di Propaganda Live, il programma televisivo condotto da Diego Bianchi, la Propaganda Orchestra ha regalato al pubblico un momento di profonda intensità emotiva eseguendo un brano inedito dedicato alla memoria di due musicisti scomparsi durante l’estate: il trombettista Giovanni Di Cosimo e la violinista Valentina Del Re. Nel corso dell’esecuzione, il cantante José Ramón è stato sopraffatto dall’emozione: le lacrime lo hanno costretto a interrompere il canto, mentre sullo schermo scorrevano le immagini dei membri dell’orchestra, tutti visibilmente commossi. Un momento di televisione raro, autentico, in cui l’umanità ha preso il sopravvento sulla scaletta. La canzone, intensa e delicata, parla di vita, di amore, ma soprattutto di speranza. E se l’impatto emotivo della diretta è difficilmente replicabile nella versione streaming, vale comunque la pena ascoltarla: è un tributo sincero, che lascia il segno.

Voto: 30/30

“WHERE IS MY HUSBAND!” – Raye

La canzone, ormai diventata un vero e proprio tormentone sui social, ha fatto il suo debutto al Glastonbury Festival 2025, segnando un ulteriore traguardo nella brillante ascesa di Raye. Con la sua eleganza magnetica e un fascino che travalica generazioni riesce a catturare l’attenzione di ascoltatori di ogni età. Pur essendo orecchiabile, il brano incarna pienamente lo stile e la personalità dell’artista, che riesce a coniugare modernità sonora e una sensibilità artistica raffinata.

Voto: 28/30 

“So Easy (To Fall In Love)” – Olivia Dean 

Olivia Dean ha consolidato la sua presenza nel panorama musicale internazionale nell’ultimo anno, grazie a un uso strategico e autentico dei social media come vetrina espressiva. Questo mese ha pubblicato il suo secondo album, The Art of Loving, un progetto maturo e raffinato che esplora le sfumature dell’amore in tutte le sue forme. In particolare, il brano, grazie anche alla produzione, curata da Zach Nahome, intreccia sonorità neo soul, pop orchestrale, incarnando tutta la dolcezza e la grazia vocale di Olivia Dean che la rendono una delle voci più promettenti e sofisticate del nuovo soul britannico.

Voto: 26/30

Sofia De March

Musidams consiglia: i 10 migliori singoli di luglio

In un’estate di pochi tormentoni non si fermano mai le nuove uscite. Ecco qui la nostra selezione mensile piena di artisti emergenti, ritorni molto attesi e schegge fuori controllo.

Khamilla – “Cara ansia”

Khamilla, cantautrice torinese classe 2001, amante del vintage e delle cornette dei telefoni a rotella, ci porta nella sua testa con questo nuovo singolo. La canzone si presenta come un misto tra “Clint Eastwood” dei Gorillaz e l’electro swing, che rende il brano frenetico, facendoci percepire lo stato mentale ansioso della cantante. Khamilla ci strega, ci fa sciogliere e non possiamo fare altro che stare al passo con il ritmo quasi tachicardico. 

Voto: 27/30

Venerus feat. Marco Castello – “Felini”

Il brano vede i due cantautori personificati in felini randagi che scorrazzano per la città e per la campagna sopravvivendo attraverso il sogno al bene e al male del mondo. Come una conchiglia all’orecchio, “Felini” ci regala un sottofondo di onde marine che, accompagnate dal dolce suono di un flauto, ci trasportano dalle caotiche metropoli ad un passo dal mare, in silenziose antiche città arroccate.

Voto: 29/30

GRIDA – “Nel labirinto”

Dal progetto Carne Fresca (Suoni dal Futuro) ideato da Manuel Agnelli, il brano è uno dei diciotto pezzi della rassegna milanese Woodworm che fotografano lo spirito della nascente scena musicale italiana. GRIDA è una band modenese che si ispira ai Verdena e ai Tool, molto affezionata al metal e al rock italiano anni ‘90.Coinvolgente ed energica, “Nel labirinto” è lo specchio di futuro che fa i conti con un passato oscuro e di stampo grunge. 

Voto: 27/30

Mac DeMarco – “Holy”

In vista dell’uscita del nuovo album Guitar, DeMarco ci dà un’anticipazione con “Holy”. Brano dal testo breve che, nel personalissimo stile  del cantante, ammalia. La parte che affascina maggiormente è quella strumentale, che riprende  temi western alla Ennio Morricone resi in lo-fi, come DeMarco è solito fare. Il tutto risulta dolce ma accattivante grazie all’uso della chitarra twangy e del riverbero stile spaghetti western. 

Voto: 30/30

Laufey – “Lover Girl”

Il singolo affiancato da altre due canzoni, “Tough Luck” e “Silver Lining”, anticipa l’album A Matter of time in uscita il 21 agosto. Il brano in questione gioca sul ritmo di bossa nova con chiari riferimenti al jazz romantico alla Billie Holiday, soprattutto riguardo al testo, nel quale la protagonista soffre le pene dell’amore, oppressa dall’essere una lover girl. Delicata come una brezza estiva, Laufey ci sussurra i suoi tormenti amorosi con spensieratezza in modo coinvolgente.

Voto: 28/30

Maria Scaletta

Pusha T e Malice, foto di Cian Moore (@clovernyc)

Clipse feat. Kendrick Lamar – “Chains & Whips” 

Reunion dei fratelli Thornton (Pusha T e Malice) con un nuovo album, Let God Sort Em Out, interamente prodotto da Pharrell Williams e con tante collaborazioni importanti, come quella del brano che vi proponiamo. Su un beat corposo pieno di organi elettrici, basso e batteria e impreziosito dalla chitarra elettrica di Lenny Kravitz, i due cinquantenni rivendicano il loro status di veterani criticando l’ossessiva ricerca di ricchezze dei nuovi rapper come sintomo di corrosione dello stile di vita associato al genere. Non è da meno Lamar che afferma come il mancato riconoscimento dei padri fondatori sia la nuova morte dell’hip-hop.

Voto: 28/30

Shablo feat. Inoki, Joshua – “Immagina”

C’è chi invece esalta le radici e la storia hip-hop, ad esempio Shablo nel suo nuovo album Manifesto, tutto devoto alla black music: soul, R&B e funk. Un progetto realizzato in studio con tanti musicisti e cantanti che vuole essere un viaggio nella storia dei generi, ma anche dello stesso autore. Non a caso la collaborazione con Inoki, uno dei primi rapper con cui ha collaborato Shablo a fine anni ‘90, riprende proprio un brano scritto in quel periodo e presente in suo mixtape (The Newkingztape Vol.1). Rap politico, oggi come allora attuale, in cui si parla di immigrazione, uguaglianza, spiritualità immaginando una realtà diversa. 

Voto: 27/30

Wet Leg – “davina mccall”

Duo post-punk dell’isola di Wight che con il secondo album moisturizer si è rinnovato con l’aggiunta di nuovi musicisti. Il risultato è un suono più profondo, rafforzato ancora una volta dal produttore Dan Carey, noto per il suo lavoro con i Fontaines D.C.
Pur parlando d’amore nostalgico si evitano le grandi metafore poetiche per dare vita a immagini tenere e protettive con riferimenti popolari come la tv inglese e le bevande del discount. L’evoluzione delle Wet Leg non passerà inosservata: superata l’etichetta di novità, adesso è il tempo della maturità.

Voto: 26/30

Camoufly – “llamando

Francesco Romei, in arte Camoufly, è un giovane emergente nella scena dell’elettronica italiana insieme a okgiorgio e fenoaltea. Si esibisce sempre a volto coperto, ma nel suo primo album NEW SKIN mette a nudo il suo suono saltellante di ritmi upbeat, melodie stravaganti e sample ricercati.
In questo brano di appena 150 secondi condensa un frammento di un gruppo portoricano con house e future bass attraverso continui rimbalzi e accelerazioni adrenaliniche. 

Voto 29/30

Two Shell – “Dark Shadow”

Duo britannico, anche questo dall’identità nascosta, che unisce techno, garage e dubstep per creare sofisticate e spigolose tracce da club. Nel loro nuovo album IIcons continuano a esplorare nuovi territori sonori, come in questo brano frastagliato di bassi inquietanti e un cantato irregolare di cui percepiamo alcune parole, senza afferrarne il significato. Tante cose sovrapposte nello stesso momento, suoni morbidi e altri metallici che rendono l’ascolto tanto insidioso quanto accattivante.

Voto 30/30

Alessandro Camiolo

La bellezza della scoperta: Jazz Is Dead! raccontato da Alessandro Gambo

Dietro ogni festival c’è una visione, un’identità che prende forma attraverso scelte artistiche, intuizioni audaci e tanta passione. Alessandro Gambo, mente creativa del Jazz Is Dead!, ci porta dietro le quinte di un evento che non è solo musica.

Qual è la visione artistica dietro l’ottava edizione di Jazz Is Dead? Come è cambiata la direzione nel corso degli anni? È necessario reinventarsi per restare rilevanti? 

La visione di Jazz Is Dead, come ogni anno, è quella di esplorare la musica d’avanguardia a tutto campo: jazz, elettronica ma anche rock e pop. L’identità del festival è fortemente legata alla sua direzione artistica, perché lo stesso artista può trasmettere sensazioni diverse se ascoltato in un club o su un grande palco.

Costruiamo la line up seguendo tre grandi filoni, in base alle giornate: il venerdì la sperimentazione e l’avanguardia, il sabato suoni più accessibili con dei ritmi coinvolgenti e poi la domenica sonorità post-jazz. Visto che il jazz è morto andiamo a cercare quello che è successo dopo! (ride, ndr)

Quest’anno abbiamo aggiunto un quarto giorno, in collaborazione con Jazz:Re:found, dedicato alle sonorità dub, prettamente Oltremanica. Ci saranno artisti come Ghost Dubs, Mad Professor e The Bug, imperdibili!

Ogni anno seguiamo questi tre filoni e, in base a quello che ascolto e scopro durante i mesi precedenti, costruisco una line-up coerente e la propongo. 

A prima vista, il programma del festival può sembrare un “caos calmo”, un elenco di artisti senza apparente connessione. Qual è il filo rosso che li lega?

Io sono un DJ, quindi ho sempre immaginato e cercato suoni che stessero bene l’uno con l’altro indipendentemente dal fatto che un brano sia una hit o un pezzo sconosciuto. Lo stesso principio vale per gli artisti di Jazz Is Dead.

Un grande ringraziamento va al negozio di musica Ultrasuonisound, il mio pusher di fiducia di dischi da 25 anni (ride, ndr). Conosce le sonorità che cerco e spesso mi propone dischi in anteprima, addirittura ragioniamo insieme: da grandi consigli nascono grandi line-up.

Fino ad adesso il pubblico è stato sempre molto contento perché abbiamo affiancato nomi storici come Charlemagne Palestine, Godflesh e William Basinski a talenti emergenti, con la bellezza della scoperta. Proprio oggi, un nostro follower ci ha ringraziato per avergli fatto conoscere nuovi artisti, tornando a casa con un bagaglio di ascolti completamente nuovi.

Cosa rende speciale Jazz Is Dead?

La forza sta nella sua credibilità e nell’atmosfera unica che si crea. Le persone non vengono solo per i singoli artisti o per gli headliner, ma per vivere 3-4 giorni immersi in suoni sempre diversi.

La direzione artistica combacia con le esigenze del pubblico, ma non è solo la musica a far vivere il festival: c’è un mood di cui andiamo molto fieri.

Se potessi scegliere un artista impossibile—vivo, morto, fittizio—chi inviteresti al festival? C’è un artista che avete sempre sognato di avere nel festival?

Ho letto una frase che diceva «A meno che tu non sia John Lennon, Michael Jackson o James Brown, non aspettarti risposte per il booking!» credo che valga come risposta. (ride, ndr) 

Sono un beatlesiano, quindi la produzione di Harrison l’ho sempre trovata molto interessante, sicuro un Lennon o un Harrison non sarebbe male.

Mi piacerebbe portare Parliament-Funkadelic, George Clinton è ancora vivo…più o meno! (ride, ndr)

Adesso porterei volentieri Mondo Cane, un progetto bellissimo di Mike Patton in cui interpreta canzoni italiane anni ‘60. Sarebbe fantastico! Magari lo propongo a Stefano Zenni per il Torino Jazz Festival.

Come si costruisce un’esperienza coinvolgente per il pubblico? Hai notato un cambiamento negli anni nel modo in cui il pubblico vive il festival?

Il pubblico è rimasto sempre lo stesso, tra chi è cresciuto e chi è arrivato ex novo. La nostra idea è quella di rendere il festival accessibile: fino all’anno scorso era gratuito, quest’anno i prezzi sono calmierati, 15€ al giorno, per garantire un’esperienza alla portata di tutti. 

Essendo organizzato da tre associazioni: Arci, Magazzino sul Po e Tum, il festival ha un forte senso di convivialità, di accessibilità di fruibilità e questo ci distingue da quelli più commerciali. Non abbiamo interessi economici, il nostro obiettivo è che tutto stia in piedi, ma senza perdere libertà artistica e spirito inclusivo.

Se dovessi descrivere l’atmosfera e l’ambiente del festival con una sola canzone, quale sarebbe?

Direi “Yellow Submarine”, nei giorni di festival sembra davvero di essere dentro un gran bel sottomarino giallo, mentre il mondo fuori continua la sua routine e noi dentro ci divertiamo e facciamo festa. 

Quali sono gli album che ti hanno accompagnato durante i tuoi anni universitari?

Ho avuto la fortuna di nascere nel 1980, di conseguenza, quando sono diventato teenager dai 13 ai 19 sono usciti gli album più fighi della storia della musica alternativa.  Mtv passava in heavy rotation: “Smells Like Teen Spirit”, “Firestarter” dei Prodigy, Homework dei Daft Punk, “Black Hole Sun” dei Soundgarden e così via. 

Sono cresciuto in questo ambiente e mi sono subito legato alla musica alternativa, al reggae e all’hip hop. Secondo me non puoi non aver ascoltato SxM dei Sangue Misto o Marley. Credo che siano testi e suoni che sono la base della mia identità: mi ci ritrovo politicamente all’interno di questi suoni. Poi, nel 96 ho scoperto i rave ed ho iniziato a partecipare ai free party, da quella scena è uscito un mondo, come gli Underworld. 

Come immagini questo festival tra dieci anni? Qual è il sogno a lungo termine per questo festival?

Non me lo immagino tra dieci anni, perché lo costruisco anno dopo anno, in base a ciò che è successo nelle edizioni precedenti. Non so cosa succederà ma, come ho già detto dal comunicato stampa, posso dirti che sarà l’ultima edizione per come lo conosciamo.  

Stiamo entrando in delle logiche di mercato che non ci appartengono: non voglio giocare al rialzo per ottenere artisti, né trasformare il festival in una compravendita di nomi. 

Preferisco fare un downgrade preservando l’anima Jazz Is Dead: giorni di festa, di convivialità, accessibilità dove tutti possono avere il proprio spazio e tanta musica bella senza aver bisogno di rincorrere la moda o l’artista del momento.

Un consiglio che vorresti dare a chi vorrebbero lavorare nell’ambito musicale?

Il mio consiglio? Fate festa. Dalle feste nascono incontri, idee e progetti incredibili. È proprio quello che è successo a me: all’università ho conosciuto un amico con cui ho aperto il Magazzino sul Po.

Non aspettate che qualcuno dei “grossi” venga a pescarvi: l’auto-organizzazione è la chiave. Costruite qualcosa di vostro, e quando avrete una base solida, potrete collaborare con i grandi e imparare da loro. 

Guardate anche la video – intervista sul nostro profilo Instagram

di Sofia De March e Joy Santandrea

Torino Jazz Festival 2025: libera la musica

Il Torino Jazz Festival torna nel 2025 con la sua XIII edizione, portando con sé tutta l’energia del jazz live nelle sue forme più varie, promuovendo nuovamente l’idea originale, come ha ricordato in conferenza stampa il sindaco Lorusso, del compianto ex assessore alla Cultura Maurizio Braccialarghe. Sotto la direzione artistica di Stefano Zenni, il festival si svolgerà dal 23 al 30 aprile, anticipato da un’anteprima diffusa nei jazz club torinesi dal 15 al 22 aprile. Quest’anno, il tema scelto è un invito chiaro e potente: “Libera la musica” un’esortazione a superare i confini dei generi e a lasciar fluire le contaminazioni, oltre che a ricondurci alla mente l’80° anniversario della Liberazione.

Una città che risuona di jazz

Otto giorni di programmazione, 71 concerti, 289 artisti e 58 luoghi sparsi per Torino: il TJF 2025 non ha un centro, ma si espande ovunque, dalle sale prestigiose come l’Auditorium Giovanni Agnelli e il Teatro Colosseo ai club indipendenti come l’Hiroshima Mon Amour e il Magazzino sul Po. Ogni parte della città fa da palco per gli artisti, ponendo una forte attenzione ai giovani che per il direttore artistico devono avere il loro spazio nei main stage «per dar loro stessa dignità, stesso spazio e stessa importanza», sottolineando a proposito che «solitamente, purtroppo, i giovani hanno il loro palco separato, il loro ghetto».

Il festival si articola in diverse sezioni: i Main Events, con artisti di calibro internazionale, e il Jazz Cl(h)ub, che anima i 19 club coinvolti sul territorio di Torino attraverso 26 concerti. E poi ci sono le incursioni urbane dei Jazz Blitz, tanto desiderati e promossi da Zenni, che portano la musica là dove spesso la musica non riesce ad arrivare: scuole, ospedali, case circondariali, carceri. Altri incontri interessanti sono i  Jazz Talks, che offrono spazio a dialoghi e riflessioni in collaborazione con il Salone OFF.

Foto da cartella stampa

Voci, strumenti e incontri

Il TJF 2025 apre il sipario il 23 aprile al Teatro Juvarra con uno spettacolo che intreccia poesia e ritmo: Domenico Brancale e Roberto Dani daranno vita a un dialogo tra parola e percussione. La stessa sera, al Teatro Colosseo, Enrico Rava e il suo quintetto Fearless Five saranno protagonisti di un’esibizione che sarà accompagnata dalla consegna al trombettista torinese della targa Torri Palatine della Città di Torino, un riconoscimento alla sua carriera internazionale e al legame con la scena jazz locale.

Il cartellone prosegue con i Calibro 35 e il loro progetto Jazzploitation (24 aprile), un tuffo nelle colonne sonore italiane della golden age, e con Vijay Iyer, che il 25 aprile porterà sul palco del Conservatorio Giuseppe Verdi il suo Piano Solo. Il 28 aprile sarà la volta del Koro Almost Brass Quintet, che rileggerà Kurt Weill in Lonely House. Gran finale il 30 aprile con Il Big Bang del Jazz di Jason Moran e la TJF All Stars: un viaggio musicale che rievoca la storia di James Reese Europe e degli Harlem Hellfighters, rimescolando blues, ragtime e sonorità contemporanee.

25 Aprile a tutto ballo

Il TJF non dimentica le sue radici. Il 25 aprile, in occasione dell’80º anniversario della Liberazione, si terrà Il ballo della Liberazione al MAUTO: un duello musicale tra le big band di Gianpaolo Petrini e Valerio Signetto, richiamando le sfide swing dell’Harlem degli anni ’30.

Ma il festival guarda anche avanti, sostenendo la candidatura di Torino a Capitale Europea della Cultura 2033 con eventi come il Jang Bang Sextet “Alighting” all’Hiroshima Mon Amour, una produzione originale TJF che unisce tradizione e sperimentazione.

Vivi il TJF 2025

Il segretario generale della Fondazione per la Cultura Torino, Alessandro Isaia, ci tiene a premere sul valore inclusivo del festival, che traspare dal costo contenuto dei biglietti e dai numerosi eventi gratuiti. Biglietti che saranno disponibili dall’11 marzo su torinojazzfestival.it. Inoltre per i nati dal 2011, ogni concerto costerà solo 1 euro. Sarà possibile acquistarli anche direttamente nei luoghi degli spettacoli, fino a esaurimento posti.

Stefano Zenni, in conclusione, invita a tuffarsi di testa nella ricchezza del programma, tenendo presente che il jazz non è solo uno, ma ce ne sono mille, e a Torino questi “mille” saranno tutti presenti.

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a cura di Marco Usmigli e Joy Santandrea