Ammettiamo senza giri di parole che gli inediti di questo febbraio non ci hanno propriamente dato l’imbarazzo della scelta. Abbiamo dovuto scavare a fondo tra le uscite del mese per individuare brani davvero interessanti. L’attenzione del pubblico nazionale è stata fin troppo catalizzata dall’amato/odiato Festival, e speriamo che la selezione possa dare rilievo alle novità rimaste in secondo piano. Buona lettura!
“ear to the cocoon” – WILLOW
Fraseggi lanciati qua e là circolano cadenzati come cicli di espirazioni e inspirazioni, e rimbalzano tra una moltitudine di armonie vocali spesso sospese. Una strumentale semplicissima, fatta di triadi al piano e una batteria scarna e leggera, diventa il luogo perfetto in cui WILLOW può lanciarsi a capofitto con complicazioni di forma e tecnica, che rendono il brano stranamente accattivante e facilmente ascoltabile in loop.
“Calma” – Arya
Il brano, estratto dell’album Pronto che narra del viaggio in ascensore tra i piani dell’emotività e delle esperienze dell’artista milanese, è musicalmente maturo, vivo e sincero. Estremamente in debito con il genere Neo Soul anni ‘90, si propone come un brano leggero e da ascoltare sfracellati sul letto con lo sguardo verso il soffitto, mentre le parole di Arya echeggiano in testa come un mantra pregno di richieste a sé stessi per riuscire a comprendersi e, in qualche modo, accettarsi.
“Al suo riposo” – Gaia Banfi
Appoggiata velatamente su una base elettronica minimale, condita da puntini e pennellate di sonorità non identificabili, la voce di Gaia Banfi si fa portatrice di emotività e delicatezza necessarie a elevare il brano, che trasporta il corpo verso il galleggiamento cosmico e verso lo stato alterato di coscienza.
“She Knows Too Much” – Thundercat & Mac Miller
Quando uno dei migliori musicisti e artisti del contemporaneo incontra nuovamente e riporta in vita la figura di Mac Miller, ti sovviene un certo senso di nostalgia e di gratitudine. Su una fresca strumentale jazz capitanata dal basso di Thundercat, Mac incastra, con la solita e riconoscibile capacità melodica, barre in continuo gioco con controcanti che ampliano il panorama sonoro. Per concludere, il tutto viene condito con del sano e mai eccessivo free jazz.
“I’ll Change for You” – Mitski
Nel nuovo album dell’artista Mitski, Nothing’s About To Happen To Me, tra ballad folk, sonorità rockeggianti e orchestrazioni che arricchiscono la produzione, spicca per intimità “I’ll Change for You”.
Il pezzo vagamente in stile bossa nova, stilisticamente e vocalmente vicino al periodo più jazzistico di Joni Mitchell, esprime la promessa a cambiare per salvare un amore sul lastrico attraverso una naturalissima e delicatissima capacità di accogliere l’ascoltare nella propria vita privata.
“Nuova Luce” – Patrizia Laquidara
Brano dolce e suggestivo che chiude l’ultimo album della cantautrice catanese, intitolato Flòrula. La base minimale di tastiera, basso e violino accompagna l’ascoltatore in un viaggio introspettivo, in cui la tessitura si infittisce gradualmente, mentre il timbro cristallino di Patrizia Laquidara dipinge un quadro di leggerezza con le tinte di un estivo ricordo d’infanzia. Il testo semplice ma carico d’emozione invita a sciogliersi e abbandonarsi spontaneamente al flusso delle note e della vita che scorre.
“Glimmerine” – Apparat
Il brano appartiene all’album A Hum Of Maybe. 6 minuti che sembrano passare in un battito di ciglia. L’inizio è spoglio, la voce poco più che sussurrata distesa sulla tastiera e accompagnata dalle percussioni di fondo. Lentamente il canto si trasforma in un lamento intenso, fino a toccare l’apice, quando lascia che a esprimersi sia solo la strumentale elettronica, distorta e resa solenne dagli ottoni. Voce e suoni emergono per poi sfumare, tra ‘rumore’ e silenzio, fondendosi gli uni agli altri. Il finale dissolve gradualmente, mentre un mormorio ricorda il loop del dolore che permane.
“Il tempo è un bastardo” – Alberto Bianco
Il produttore, autore e musicista Bianco pubblica l’album Camaleonte nelle vesti di cantautore. Il brano “Il tempo è un bastardo” si costruisce in modo semplice e lineare, su una base scarna di chitarra. Su essa si poggia il distintivo timbro di gola del cantautore che racconta, con nostalgia agrodolce, una delusione d’amore: un topos cantautoriale e indie che, per quanto trito e ritrito, non invecchia mai.
“Aurora” – PUAH
Il brano è compreso nell’album Sabato, Domenica e una studentessa del musicista Alessandro Pagani. Formatosi nella scena underground fiorentina degli anni ‘80, dopo varie esperienze musicali approda al progetto solista PUAH (‘Piccola Unità Anti Hi-Fi’), firmando finora due album. “Aurora” non è ascrivibile a un genere unico: mentre nella prima metà rimanda allo stile ‘sveglia Samsung predefinita’, nella seconda parte esplode imprevedibilmente in una melodia elettronica incalzante e vagamente dissonante, ottimo accompagnamento per i trip mentali più assurdi.
“The Happy Dictator” – Gorillaz feat. Sparks
Dopo tre anni di attesa, i Gorillaz ritornano con l’album The Mountain, frutto di una parabola dai rimandi beatlesiani che ha condotto i membri storici della band, Damon Albarn e Jamie Hewitt, in India. Questa esperienza si rivela nell’uso di strumenti, sonorità, linguaggi e scale di tradizione indiana. Uno dei pezzi di maggior spicco è “The Happy Dictator”, che, mantenendo in vocalità e basi la cifra stilistica distintiva del gruppo, racconta la propaganda (sottolineata dal «what a happy land» ripetuto a oltranza) volutamente ambigua operata da un leader apparentemente etico ma che a un ascolto più attento si rivela autoritario, riportando la complessità del sentimento di malessere del popolo a una superficiale promessa di felicità. Molto attuale.
Stella Platania e Marco Usmigli


