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Sanremo 2026: le pagelle della finale

Finalmente è arrivata l’ultima serata del Festival, e il livello generale di quest’anno è stato davvero basso. Ci chiediamo come sia possibile che Carlo Conti abbia ascoltato centinaia di canzoni per poi selezionare queste 30… e chissà cosa ci siamo persi tra le altre scartate. Il calo di share era quasi inevitabile, con una conduzione così austera e rigidamente impostata. 

Per l’estrema lentezza della serata abbiamo deciso di dividerla in 3 blocchi, anche per privilegiare opinioni differenti.

Ma su una cosa siamo tutte e tutti d’accordo: Sal Da Vinci vincitore è una scelta discutibile, quasi inspiegabile, e la sua partecipazione all’Eurovision rischia di diventare imbarazzante.
Il Festival di Sanremo resta il luogo dove anche la mediocrità può ottenere standing ovation. Si chiude con sconcerto la 76ª edizione, non resta che domandarsi come sarà l’anno prossimo anno con la new entry Stefano De Martino. Avremmo voluto finalmente una donna al timone, ma speriamo comunque in qualche svolta positiva.

Francesco Renga – “Il meglio di me”
Seriamente, siamo preoccupati. Dov’è Nek?

VOTO: per citare Renga seieiei

Chiello – “Ti penso sempre” 
Con molti rimandi al suo primo album, la canzone, in apparenza semplice e monotona, cela un ritmo che pian piano avvolge con tenerezza l’ascoltatore. 

VOTO: 23

Raf – “Ora e per sempre”
Presentato da Nino Frassica, Raf ha cantato con grande emozione il brano.  Ammettiamo, siamo gelosi di lui, ma non tanto per la sua carriera musicale ma per come porta bene gli anni. Per il resto la canzone ne ricalca altre cento, non riuscendo ahimè a diventare memorabile. Per citare Raf stesso: (In)evitabile follia. 

VOTO: 16 e “si vede che non ha frequentato le lezioni”

Bambole di Pezza – “Resta con me”
Il ritornello di certo entra in testa. Pur sentendo ripuliture qua e là rispetto al loro vero stile non possiamo negare la loro bravura. 

VOTO: 22

Leo Gassman – “NATURALE”
Grande potenziale rimasto potenziale.

VOTO: 6 politico e “suo figlio è intelligente ma non si applica”

Malika Ayane – “animali notturni”
La cantante trasforma il palco in una discoteca funk anni ottanta facendo danzare il pubblico. Ottima giocata.

VOTO: 26

Tommaso Paradiso – “I romantici” 
Anche dopo qualche ascolto la canzone non restituisce nulla di interessante. Un vero peccato.

VOTO: bocciato

J-Ax – “Italian starter pack”
«Where did you come from, where did you go? Where did you come from Cotton Eye Joe?»

VOTO: Targa Destino Manifesto 

LDA e  Aka7even – “Poesia clandestine”
FORZA NAPOLI

VOTO: brat 

Serena Brancale – “Qui con me”
Cambio drastico rispetto all’anno scorso ma in senso positivo. La tecnica vocale resta eccellente, la Brancale infatti è tra le più competenti tra tutti i partecipanti in gara. Riguardo alla canzone, ricorda un tipico brano dei film Disney, quando a metà film il protagonista affronta i suoi fantasmi del passato. Da Disney kids quali siamo, apprezziamo.

VOTO: Premio “Test: che principessa Disney sei?”

Maria Scaletta

Patty Pravo – “Opera”
Quando si scruta anche solo per sbaglio la figura di Patty Pravo, risulta difficile non pensare a colei che girava “come fosse una bambola”. Eppure il tramonto di un’epoca è tristemente delineato attraverso un brano stanco e affaticato.

VOTO: 16

Sal Da Vinci – “Per sempre sì”
Poteva essere un semplice brano disco, già vecchio nel periodo di esplosione del genere musicale. Eppure “Pessempressì” è qualcos’altro, qualcosa di indefinibile per la sua tamarraggine. D’altronde, non si può fare altro che biasimare un tipo come Sal Da Vinci, che ha avuto la fortuna di sbancare con uno dei brani più indecenti degli ultimi anni, “Rossetto e caffè”. Inutile dirlo, ma è abbastanza certo che il brano sarà il tipico successo dell’estate. E c’è solo da preoccuparsi…

VOTO: 12

Entrata scenica dell’ospite Andrea Bocelli a cavallo. 
Esecuzione dei brani “Il mare calmo della sera” e “Con te partirò”. 
Assegnazione del premio “Città di Sanremo” per aver portato la canzone italiana nel mondo.

Elettra Lamborghini – “Voilà”
“Voilà” lo esclama l’ascoltatore alla fine di questo brano funkettino al di sotto della mediocrità.

VOTO: 14

Attenzione: riesumazione delle salme!
I Pooh suonano il brano che vinse il Sanremo 1990, “Uomini Soli”. 
Paolo Bitta approva (Dio delle cittààààà). 
Ancora una volta – come di consueto – non abbassano la tonalità del brano e Roby Facchinetti si sforza terribilmente durante il ritornello. Successivamente ritirano il “Premio alla Carriera”.

Ermal Meta – “Stella Stellina”
«La musica balcanica ci ha rotto i coglioni / È bella e tutto quanto, ma alla lunga rompe i coglioni / Certo ne avrei senz’altro tutta un’altra opinione / Se fossi un balcanico, se fossi un balcone» – Elio & Le Storie Tese, “Complesso del Primo Maggio” (2013)

VOTO: 17

Ditonellapiaga – “Che fastidio!”
Un mix dell’estetica di Madonna, la performance di Lady Gaga, la scrittura de La Rappresentante di Lista e il cantato ASMR alla Myss Keta: quasi decente la coreografia e a dir poco fulminante l’acuto in pre-finale, tra i pochi momenti relativamente interessanti; il resto è un elettro-dance pop dimenticabile. Ci si stupisce di poco oramai.

VOTO: 19

Nayt – “Prima che”
Boh? Questo pop rap tutto fumo e niente arrosto andava di moda quindici anni fa. La confusione è in agguato.

VOTO: non classificabile

Arisa – “Magica Favola”
Questo brano mi ricorda tanto la lettera che Chiara Ferragni scrisse a sé stessa qualche Sanremo fa. Un elogio al passato, all’infanzia e la sua innocenza. Sì, percepiamo il messaggio ma:
– il refrain disneyano annoia
– quegli archi pure
– la baroccaggine della composizione non aiuta per nulla durante l’ascolto
– il testo, per quanto spensierato, risulta di una banalità sconcertante

VOTO: 17

Ospite Max Pezzali.
Esecuzione dei brani “Come mai” e “Nessun rimpianto” in versione orchestrale / pseudo-rockeggiante.

Sayf – “Tu mi piaci tanto”
«E come ha detto l’imprenditore / l’Italia è il paese che amo». Penso non ci sia bisogno di aggiungere altro.

VOTO: non classificabile

Levante – “Sei tu”
Ballad di passaggio senza arte né parte.

VOTO: 18

Fedez e Masini – “MALE NECESSARIO”
Letteralmente un incubo lovecraftiano.

VOTO: 10

Andrea Arcidiacono 

Samurai Jay – “OSSESSIONE”
La scorsa volta sul palco c’era Belen Rodriguez, per la finale c’è la mamma: evidente upgrade, e anche un momento di sincera emozione. All’inizio sembra poter funzionare, è una delle poche canzoni movimentate in mezzo al grande mare delle “ballate esistenziali”. Poi arriva il terzo ascolto e ha già stufato. Ho la sensazione che non ce ne libereremo almeno fino al prossimo inverno, come una pubblicità su YouTube che non puoi “skippare”. Non è una profezia, è una minaccia. Ma potrebbe andare peggio.

VOTO: 18

Michele Bravi – “Prima o poi”
Un po’ Gabbani, un po’ Noemi: un mashup che nessuno aveva ordinato, ma che è arrivato comunque al tavolo. Il problema non è l’ispirazione, è che sembra un collage. Difficile emozionarsi, facile dimenticare, e menomale. 

VOTO: 13

Fulminacci – “Stupida sfortuna”
Sempre bello vedere Golden Years a dirigere l’orchestra. Fulminacci stavolta appare un po’ meno impostato e più spontaneo. Il ritornello è irresistibile e canticchiabile: «stupida stupida stupida sfortuna, gelida gelida gelida pauraaa». Piacevole ma non straordinario.

VOTO: 20

Luchè – “Labirinto”
Sale sul palco il fratm e forse stavolta (per fortuna) hanno messo più autotune. La canzone, nel complesso, risulta noiosa, con il ritornello «non ti scordare di me, di noi» impossibile da scordare: l’ha ripetuto all’infinito. L’unica nota che davvero funziona è il rap ma non basta a salvare l’intero brano.

VOTO: 17

Tredici Pietro – “uomo che cade”
Tredici Pietro conquista subito con flow, voce graffiata, swag e presenza scenica. Catchy e senza fronzoli, il brano funziona, tranne il bridge, l’unico momento in cui si perde un po’. Immediatezza radiofonica e personalità, una canzone che funziona tanto dal vivo quanto in streaming.

VOTO: 22

Mara Sattei – “Le cose che non sai di me”
Lagna sanremese con la classica coreografia delle braccia… zero emozione, giusto un po’ di scena. La canzone parte bassa e sale per ostentare estensione vocale (e nasale)… Banale, noioso, già dimenticato e forse mai ricordato, e l’autore è Thasup?! Davvero?!

VOTO: 12

Dargen D’Amico – “AI AI”
Dargen scalzo sul palco dell’Ariston, sempre irriverente e con quella punta di punk attitude che apprezzo. Il brano è orecchiabile, con un testo profondo che non si prende troppo sul serio. L’arrangiamento disco/funky funziona anche se non porta nulla di veramente nuovo. Nel complesso, ascoltabile e divertente, ma non lascia alcun segno indelebile.

VOTO: 18

Enrico Nigiotti – “Ogni volta che non so volare”
Anche lui sfoggia quel mood Disney, in questo caso Peter Pan 2.0. Senza un vero ritornello, la canzone scivola via, e il testo, pur pieno di immagini evocative, non lascia traccia. Ascoltabile sì, memorabile no.

VOTO: 16

Maria Antonietta e Colombre – “La felicità e basta”
Difficile non confrontare il brano in gara con le loro discografie individuali e con l’ultimo album condiviso. Sbagliato, invece, tentare paragoni con altri duo: Maria Antonietta e Colombre non sono artisti da “profilo di coppia”, ma due identità in dialogo. Pur convincendo meno, “La felicità e basta” mantiene la loro firma: autentica e ricca di rimandi al passato, come un filo che collega e attraversa tutta la loro musica. Sanremo è stata più una vetrina che una gara e i loro album da solisti restano l’unica chiave per conoscerli e capirli davvero. Sul palco, l’intesa funziona, mettono di buon umore e sono magnetici.

VOTO: 23

Eddie Brock – “Avvoltoi”
Sempre emo, sempre cringe e sempre stonato. A fondo classifica, ma non è Vasco con “Vita Spericolata”. TikTok lo aspetta già a braccia aperte, pronto a trasformare ogni stonatura in trend.

VOTO: RINUNCIA AGLI STUDI!

Linda Signoretto

Sanremo 2026: le pagelle della serata cover

La serata cover si conferma ogni anno uno dei momenti più attesi del Festival: un’occasione in cui i brani del passato tornano a vivere attraverso nuove sensibilità artistiche e riletture personali. È il palco in cui tradizione e contemporaneità si intrecciano, dando spazio alla libera creatività e interpretazione agli artisti. 

A conquistare la vittoria sono stati Ditonellapiaga con TonyPitony portando il brano “The Lady is a Tramp” di Frank Sinatra, riuscendo a distinguersi perfettamente per presenza scenica e capacità di reinterpretazione, convincendo un target di pubblico sorprendentemente ampio con una performance solida e davvero coinvolgente.

Elettra Lamborghini con Las Ketchup – “Aserejé”
L’apertura nostalgica colpisce, ma nell’interpretazione di Elettra non emerge una vera cura esecutiva, perde il ritmo. I momenti in cui potrebbe mettere in mostra le capacità della sua voce? Assenti.

VOTO: 18 

Eddie Brock con Fabrizio Moro – “Portami via”
Un duetto privo di reale slancio, un urlo abrasivo. I due non si completano, anzi, la distanza emerge maggiormente nei momenti condivisi.

VOTO: 20

Mara Sattei con Mecna – “L’ultimo bacio”
Un’esecuzione ordinaria con qualche modifica poco riuscita.

VOTO: 22

Patty Pravo con Timofej Andrijashenko – “Ti lascio una canzone”
Parte con qualche incertezza ed esitazione, ma performa con solennità e teatralità accanto a Timofej. Non convince.

VOTO: 23

Levante con Gaia – “I maschi”
Ottima la scelta del pezzo e della partner. Ci regala un’esecuzione energica e convincente.

VOTO: 25

Malika Ayane con Claudio Santamaria – “Mi sei scoppiato dentro il cuore”
L’esibizione del duo soddisfa semplicemente le aspettative del pubblico.

VOTO: 23

Bambole di Pezza con Cristina D’Avena – “Occhi di gatto”
L’idea di trasformare la musica di Cristina D’Avena in rock è interessante e divertente, ma il finale che riprende i Led Zeppelin… un’esagerazione.

VOTO: 25

Dargen D’Amico con Pupo e Fabrizio Bosso – “Su di noi”
Dargen sorprende: mescola ironia, citazioni. Imprevedibile e riuscito. Un manifesto pacifista.

VOTO: 27

Tommaso Paradiso con Stadio – “L’ultima luna”
“L’ultima Luna”: una poesia autonoma trasformata in una performance divertente con scat singing.

VOTO: 22

Michele Bravi con Fiorella Mannoia – “Domani è un altro giorno”
Esecuzione mediocre, ma comunque gradevole: sincero omaggio a Ornella Vanoni.

VOTO: 21

Melika Nemati

Tredici Pietro con Galeffi e Fudasca (e Gianni Morandi) – “Vita”
Esibizione discreta. Straziante Pietro che zompettando per il palco schiva tutte le ricerche di contatto delle grandi mani di suo padre. Incredibile energia di Gianni, soprattutto nell’ultimo albaneggiante acuto.

VOTO: 23

Maria Antonietta e Colombre con Brunori Sas – “Il Mondo”
Un golden trio talentuoso, tenero e delicato. Brunori Sas accompagna Maria Antonietta dal giorno uno fino al palco dell’Ariston.

VOTO: 27

Fulminacci e la Fagnani – “Parole”
Contro ogni previsione, duo ben assortito. Ribaltano un pezzone della queen in chiave ironica, con leggerezza e affiatamento. Più divertente di qualsiasi gag di Laura Pausini.

VOTO: 27

LDA e Aka7even con Tullio De Piscopo – “Andamento Lento”
L’energia della performance rade al suolo tutte le case di riposo d’Italia.

VOTO: 17

Raf con i the Kolors – “The Riddle”
Accoppiata armoniosa, ma esibizione confusionaria soprattutto per il palco inondato da ballerini.

VOTO: 24

J-Ax con Ligera County Fam – “E la vita, la vita”
Caciaroni e scombinati, così come deve essere eseguito questo brano. Nota infelice: la fase country di J-Ax non si ferma davanti a niente.

VOTO: 21

Ditonellapiaga con TonyPitony – “The Lady is a Tramp”
Trasformano l’Ariston nel set di un movimentato musical swing. Performance vocale impeccabile e accoppiata frizzantissima. 

VOTO: 30 (bonus kaki)

Enrico Nigiotti con Alfa – “En e Xanax”
Buona interpretazione, ma senza nessun tocco personale o particolare al brano originale, se non con il banalizzante rap di Alfa.

VOTO: 18

Serena Brancale con Gregory Porter e Delia – “Besame Mucho”
Un brano potente e delicato eseguito da vocalità abilissime ma contenute… tutte tranne la Brancale, che nella sua ‘febbre dello sviso’ banalizza l’esecuzione. 

VOTO: 25

Sayf con Alex Britti e Mario Biondi – “Hit the Road Jack”
Sayf dà al brano un’interpretazione fresca ed energica, intaccata dalle stecche della sua tromba e dall’infelice rapporto tra Britti e la lingua inglese. Ma i numerosi elementi, tra luci, coriste e strumenti, generano 3 minuti di confusione dilagante.

VOTO: 21

Stella Platania

Francesco Renga con Giusy Ferreri – “Ragazzo solo, ragazza sola”
Due artisti che di voce (quella bella) ne hanno da tirar fuori. Il palco lo gestiscono molto bene, ottima interpretazione del brano. Bowie sarebbe contento.

VOTO: 23

Arisa con Coro del Teatro Regio di Parma – “Quello che le donne non dicono”
Performance straordinaria, detto con “sincerità”. La scelta del coro si differenzia, positivamente, dagli altri artisti, dando un tocco magico ad una canzone bella già di partenza.

VOTO: 25

Samurai Jay con Belen Rodriguez e Roy Paci – “Baila Morena”
Scelta vocale non proprio azzeccata quella di Belen Rodriguez, ma rende il tutto più simpatico.

VOTO: 19

Sal Da Vinci con Michele Zarrillo – “Cinque giorni”
Ci sono voluti meno di cinque secondi per far diventare questo brano quasi inascoltabile, forse per adattare lo stile di Sal Da Vinci? Comunque sia, un dispiacere per questo capolavoro. 

VOTO: 12

Fedez & Marco Masini con Stjepan Hauser – “Meravigliosa creatura”
Esecuzione nettamente migliore del brano portato in gara. Non spicca nulla di davvero emozionante. Ci sarebbe da fare solo un apprezzamento ad Hauser.

VOTO: 15

Ermal Meta con Dardust – “Golden Hour”
Ermal ha una voce talmente pulita che se facesse una lezione cantata di storia dell’età antica, lo ascolteresti per tutto il giorno, ma questo brano non è proprio adatto a lui.

VOTO: 20

Nayt con Joan Thiele – “La canzone dell’amore perduto”
La dolce voce di Joan unita a quella di Nayt si fonde perfettamente creando un’ottima complicità tra i due e un’esibizione fatta per bene.

VOTO: 23

Luchè con Gianluca Grignani – “Falco a metà”
Luchè assieme ad un artista come Grignani non si può proprio sentire. Inspo regalo per Natale: un corso di canto.

VOTO: 10

Chiello con Saverio Cigarini – “Mi sono innamorato di te”
Molto nel suo stile e cantata benissimo. Esibizione semplice e nulla di stravagante, a volte sono proprio quelle più convincenti e belle da sentire.

VOTO: 24

Leo Gassmann con Aiello – “Era già tutto previsto”
La canzone giusta per chiudere questa serata cover, sia per bravura che per scelta del brano. Hanno formato un ottimo duo.

VOTO: 22

Silvia Appendino

Sanremo 2026: le pagelle della terza serata

La stanchezza inizia già a farsi sentire, e durante questa terza serata del Festival in forma dimezzata (e per fortuna), ci è parso utile dividerci in tre blocchi per non arrivare a sabato sull’orlo di una crisi di nervi e per valorizzare gusti e opinioni differenti. Il bello del Festival è anche questo! Ecco a voi cosa abbiamo pensato delle esibizioni di ieri sera.

VINCITORE SANREMO GIOVANI

Nicolò Filippucci – “Laguna”
Ha portato sul palco una canzone di quelle che ti ascolti la prima settimana e poi rischia di scivolare via, orecchiabile ma non da vittoria. Gli si augura un futuro di crescita artistica, capace di sorprenderci con brani più incisivi. Bravo Nicolò!

BIG

Maria Antonietta & Colombre – “La felicità e basta”
I nuovi sostituti dei Coma_Cose all’apparenza, ma usciti meglio e con meno “cuoricini” nell’aria. Il palco lo sanno gestire molto bene con sorrisi raggianti in volto. Un duo che funziona perfettamente, interpretando una canzone dalle note dolci.

VOTO: 27

Leo Gassmann – “Naturale”
Si conferma nuovamente un artista talentuoso, ma altrettanto sottovalutato. Questo brano sarà in grado di ribaltare la situazione una volta per tutte?

VOTO: 23

Malika Ayane – “Animali notturni”
Voce inconfondibile di un’artista con la A maiuscola, anche su un brano che non valorizza pienamente le sue grandi capacità. Insomma, poteva fare di meglio.

VOTO: 21

Sal Da Vinci – “Per sempre sì”
Appare a tutti gli effetti una canzone cantata quando si è un po’ su di giri al karaoke con gli amici, in un venerdì sera qualunque.

VOTO: S.V.

Tredici Pietro – “Uomo che cade”
Una voce “aggressiva” su base pacata, sul ritornello inizi a sentirti un po’ male. Pietro sarà un Morandi, ma non era obbligatorio seguire le passioni del padre.

VOTO: S.V.

Silvia Appendino

Raf – “Ora e per sempre”
Esibizione leggermente migliore della precedente. “Ora e per sempre” resta comunque una prova di resistenza: possiamo accettarla ora, ma ascoltarla per sempre sarebbe davvero una tortura.

VOTO: 12

Francesco Renga – “Il meglio di me”
Virtuosismi, acuti orbitanti e pathos esagerato. È talmente “alla Renga” che sembra nato da un prompt: «Hey Chat, scrivi una canzone alla Francesco Renga». Più estenuante che emozionante. A questo appello, bocciato.

VOTO: 16

Eddie Brock – “Avvoltoi”
No, non sono problemi tecnici, è proprio stonato. Ballata da amico fedele che asciuga il mascara mentre lei cade tra gli “avvoltoi”. Emo al massimo, cringe anche di più.

VOTO: sollecitiamo la rinuncia agli studi

Serena Brancale – “QUI CON ME”
Voce impeccabile, però il brano non le calza: troppo musical, troppo “Sanremo”, troppo costruito. Bravissima, ma a disagio. Un voto in più per testo ed emozione.

VOTO: 21

Samurai Jay – “OSSESSIONE”
Il palco dell’Ariston oscilla tra stabilimento balneare e giostre di paese. Passi di danza, acrobazie e… APPARIZIONE DI BELEN RODRIGUEZ. Inaspettato e un po’ trash, forse la prima esibizione era meglio. Tre voti in meno.

VOTO: 20

Linda Signoretto

Arisa – “Magica favola”
Principessa Arisa sale sul piedistallo e osserva dall’alto il suo regno di ghiaccio e benevolenza, ergendosi stilisticamente e tecnicamente. Performance impeccabile ma il brano con ritornellone aperto Disney un po’ stanca e il testo fin troppo leggero non dà una mano.

VOTO: 20

Michele Bravi – “Prima o poi”
La raucedine incrina il già particolare timbro di Bravi che non aiuta la resa del live e lo porta vicino all’asfissia, distruggendo l’atmosfera già anonima e pesantella del testo.
Michele Bravi viene sotto casa tua, che fai?

VOTO: 16

Luchè – “Labirinto”
Si scioglie un pochetto e canta meglio della prima serata, il ritornello inizia a entrare in testa ma viene ripetuto talmente tante volte che gli ultimi trenta secondi ho messo il muto.

VOTO: 19

Mara Sattei – “Le cose che non sai di me”
Non saprei proprio da dove cominciare, o dove finire. L’unico particolare che si inizia a cogliere dopo qualche ascolto dei brani è il testo, che in questo caso cade in un palese e avvilente egoriferimento. Le cose che non so di te sono più che abbastanza.

VOTO: 15

Sayf – “Tu mi piaci tanto”
Il testo semplice ma diretto e socialmente interessato (dire impegnato pare troppo) alza il livello molto basso dell’edizione. Se inoltre aggiungiamo un hook simpatico, orecchiabile e da scossarella di spalle, il risultato finale è più che buono e, anche se non entrerà in Top 5, rimane personalmente il vincitore morale.

VOTO: 24

Marco Usmigli

Sanremo 2026: le pagelle della seconda serata

Siamo arrivati alla seconda serata del Festival. Tra nuove proposte e big, il piattume resta più o meno lo stesso: tra chi è più sicuro di sé, chi inciampa e chi ce la fa.

SANREMO GIOVANI 

Nicolò Filippucci“Laguna”
Molto mediocre, né bene né male in nulla. Fa il suo, che è anche un po’ quello di molti.

VOTO: 16

Blind, El Ma & Soniko“Nei miei DM”
È un estratto di un futuro secondo musical di Mare fuori? 

VOTO: Nun te preoccupa uagliò

Mazzariello – “Manifestazione d’amore
Indie-pop con un ritmo coinvolgente. Abbastanza statico lui sul palco con la sua chitarra a forma di cuore. 

VOTO: 21

Angelica Bove – “Mattone”
Quasi perfetta, la sua voce esplode nel bridge, l’orchestra la sostiene alla grande! Attenzione alla possibile vincitrice.

VOTO: 25

BIG 

Patty Pravo – “Opera
Stranamente per gli standard di Sanremo, solo un autore per questo pezzo, che le cuce un abito su misura, domina il palco da vera diva. 

VOTO: 27

LDA & Aka7even – “Poesie clandestine” 
Reggaeton napoletano divertente e da ballare; buona tenuta dell’intonazione (specie Aka7even sulle note alte). 

VOTO: 22

Enrico Nigiotti – “Ogni volta che non so volare
Grande interpretazione da veterano, ma il ritornello pecca di riconoscibilità… 

VOTO: 24

Tommaso Paradiso – “I romantici
Non al top questa sera Tommi, che con questa ballad indie-pop fa il suo esordio all’Ariston, un po’ anonima ma regge la scena. 

VOTO: 21

Elettra Lamborghini – “Voilà
Vocalmente migliorata rispetto all’ultima apparizione sanremese, la canzone è banale ma prova a trascinare, peccato che lei sembra piantata a terra. 

VOTO: 20

Ermal meta – “Stella stellina”
Outfit alla Sirius Black.
Ci crede un po’ di più sull’interpretazione rispetto a ieri sera, quindi il messaggio, seppur edulcoratissimo, arriva un po’ di più.

VOTO: 18

Levante – “SEI TU”
A suo agio, presente. Rischia e non sbaglia neanche stasera: emoziona e si emoziona.
MENOMALE CHE CI SEI TU LEVANTE!

VOTO: 30

Bambole di Pezza – “Resta con me”
Anche stasera la cazzimma la lasciano a casa. Il pezzo funziona ma si abbina poco alla loro immagine di rock band.

VOTO: 19

Chiello – “Ti penso sempre”
Musicalmente è fresco, c’è qualcosa di diverso in quell’intro di chitarra elettrica. Il ritornello si smorza un po’ ma resta comunque fedele all’insieme.

VOTO: 20

J-Ax – “ITALIA STARTER PACK”
Ha lo stesso stilista di Max Pezzali. La canzone è un accrocchio di roba che purtroppo funziona e funzionerà. 

VOTO: 18

Nayt – “Prima che”
Roboticamente più sciolto di ieri, ma sempre il solito Nayt. Nulla di negativo, rimane coerente e credibile.

VOTO: 20

Fulminacci – “Stupida sfortuna”
Fulminacci ha probabilmente lasciato la sua verve live nell’ultimo palazzetto in cui ha cantato. Ottima mossa quella di presentarsi come il tipico figlio di papà per prendere più voti, un pò meno quella di scegliere uno stylist daltonico.

VOTO: 18

Fedez e Masini – “MALE NECESSARIO”
Figli della stessa rabbia e dello stesso vittimismo. Un piagnisteo inutile che speriamo non faccia breccia nei cuori di chi vota. 

VOTO: ci vediamo al prossimo appello

Dargen D’Amico – “AI AI”
Dargen arriva direttamente dalla sua pennica, dimenticandosi di lasciare la coperta sul divano.
Quest’anno vuole forse rifarsi a Diego Abatantuono? Eccezionale veramente.

VOTO: 17

Ditonellapiaga – “Che fastidio”
In mezzo tra Lana del Rey e Myss keta troviamo Ditonellapiaga.
Giustissima sia per i/le bambini/e che per i millenials di Porta Venezia al sabato sera.

VOTO: 25

Michele Bisio, Mattia Spilla e Claudia Meli

Sanremo 2026: le pagelle della prima serata

Prima sera. Prime sentenze. Nessuna pietà. 

Ci sarebbero tante cose da dire, forse troppe. Abbiamo cercato di condensare il tutto in poche righe consapevoli che nei prossimi giorni, non si sa bene per quale allucinazione collettiva, inizieremo a cantarle.

Ditonellapiaga – “Che fastidio”
Ditonellapiaga accende la cassa e riesce a trasformare l’Ariston in un club con le poltrone numerate. Beat elettronico super catchy, magnetismo e ironia. Funziona senza bisogno di piagnistei.

VOTO: 23

Michele Bravi – “Prima o poi”
Il frullato delle banalità. Un mix di rimandi a ballad classicone dagli anni Sessanta fino a toccare Tiziano Ferro nazionale e l’ultimo Gabbani, senza troppa originalità e alquanto dimenticabile.

VOTO: 15

Sayf – “Tu mi piaci tanto”
Il ragazzo è bravo ma non si applica. Le strofe, in teoria critiche e incisive, arrivano poco nella performance. Il ritornello è volutamente la sagra delle banalità. Dove hai lasciato gli assoli di tromba del tuo ultimo tour?

VOTO: 20

Mara Sattei – “Le cose che non sai di me”
Tipica cantilena sanremese: tutto ordinato, banale e prevedibile. Ricorda Rose Villain, ma senza quel ritornello che fa esplodere (in tutti i sensi) le orecchie. Niente click, niente boom, solo meh.

VOTO: 14

Dargen D’Amico – “AI AI”
La solita sanremata di Dargen, stavolta senza cassa dritta. Risulta debole e non crediamo riuscirà a ripetere i risultati delle precedenti edizioni, fa un po’ il compitino e pare gli basti.

VOTO: 18 (ai, ai)

Arisa – “Magica favola”
Voce da usignolo e Sincerità (purtroppo non quella di qualche anno fa) ma il testo pare scritto durante la ricreazione. “Sole, cuore, amore” e un voto che parla da solo. La favola? Probabilmente la bella addormentata nel bosco. Soporifero.

VOTO: 18

Luché – “Labirinto”
Il Power Ranger non ha assunto un vocal coach. 

VOTO: 18

Tommaso Paradiso – “I romantici”
Paradiso ha scambiato l’Ariston per il karaoke di quartiere. Non emoziona e non sorprende ma lo sentiremo ovunque senza alcuna ragione, solo l’abitudine. Canzone tutto fuorché originale, uscita da un archivio di hit già ascoltate. Ctrl+C – Ctrl+V ed è subito radio.

VOTO: 12

Elettra Lamborghini – “Voilà”
Cambio di registro per Elettra Lamborghini che prende appunti da Rosa Chemical e cita Raffaella Carrà.  Forse era meglio il reggaeton.

VOTO: 15

Patty Pravo – “Opera”
Testo che vuole essere una raccolta di sagge massime, un po’ alla Battiato, scritte ad hoc per lei ma poco incisive e coese. C’è di positivo che Patty Pravo, nonostante tutto, porta a casa la performance: sa tenere il palco con semplici gesti che danno enfasi. Statuaria, solenne è sempre lì, e ci tiene compagnia. Terrà botta?

VOTO: ∞

Samurai Jay – “Ossessione”
Si torna subito sul divano dei nonni nel 2005, tra un succhino alla pera e Paso Adelante alla tv. L’unico brano veramente estivo dell’edizione è già pronto a catturarci nella prossima stagione calda, tra un caipirinha e un passo di samba (e per fortuna non reggaeton).
Tutto sommato non è poi tutto sbagliato.

VOTO: 23

RAF – “Ora e per sempre”
“Ragazzi ci manca un trentesimo concorrente, avete idee?” Ah sì certo, RAF. 

VOTO: ???

J-Ax – “ITALIA STARTER PACK”
Un mix tra la versione italiana di “Cotton eye Joe” dei Rednex e l’ultimo album di Beyoncé. J-Ax è un po’ confuso per questo Sanremo e tra banjo e cheerleaders ha deciso di buttarla in caciara, che va sempre bene. No comment perché se comment brutto comment.

VOTO: tu vuò fà l’americano (bocciato)

Fulminacci – “Stupida sfortuna”
Un Fulminacci in salsa rosa, lindo e pinto pronto ad accaparrarsi i voti del grande pubblico. Una ballad molto da lui, ma senza quell’elemento che ti fa dire «Oh interessante», cosa che invece, evidentemente, è stata pensata dalla sala stampa.

VOTO: 20

Levante – “SEI TU”
Unico azzardo tra tutti i brani lenti e banali di questo Festival. Il ritornello ti spiazza e funziona, entra in testa e speriamo ci rimanga. EBBRAVA LEVANTE 

VOTO: 25

Fedez e Masini – “MALE NECESSARIO”
Il solito Fedez che fa la vittima in Eurovisione cercando di (?) cantare (?) – si impegna anche aiutandosi con i gesti. 
Il solito Masini che urla cercando di (?) cantare (?) – lui si impegna solo a non farsi scoppiare la giugulare. 
Un momento di quiete per le nostre orecchie: l’autotune sulle urla di Masini. 
Un male assolutamente non necessario.

VOTO: Auto2ne

Ermal meta – “Stella stellina”
Smarmella frasi retoriche, talmente tanto retoriche che è difficile comprendere effettivamente dove voglia parare. Unica salvezza il ricamo “Amal” sulla giacca, e forse a sto punto faceva prima ad andare alla Fashion Week milanese. Tentativo di ghalizzazione ma non raggiunge la “meta”.

VOTO: 14 (non arriva alla Meta)

Serena Brancale – “QUI CON ME”
Partenza buona, sembra tornare la Brancale di “Galleggiare” (Sanremo 2015). Poi qualcosa va storto. Sarà la vicinanza di Arisa che contagia con i virtuosismi alla Disney, ma c’è troppo pop e musical in quel finale “con meeeeee”.

VOTO: 20

Nayt – “Prima che”
Ha fatto il Nayt. Strofe con bel flow che però non cambia mai e alla fine stanca, e un ritornello carino ma non così catchy, alla fine l’esibizione è minimale e funziona. Coerente.

VOTO: 18

Malika Ayane – “animali notturni”
Il brano strumentalmente più interessante, colori mediterranei funky e un po’ di groove, che si perde purtroppo un pochino nell’arrangiamento orchestrale scarno, ma per noi pezzo da testa della classifica.

VOTO: 25

Eddie Brock – “Avvoltoi”
Il nostro consiglio è di tornare su TikTok e rimanere lì.

VOTO: rinuncia agli studi

Sal Da Vinci – “Per sempre sì”
Ed è subito neomelodico. La sagra delle banalità sentimentali: anelli al dito e balli di gruppo pacchiani. Ed ecco infatti che sul finale arrivano balletto con il pubblico e fede nuziale.

VOTO: 80100 (NA)

Enrico Nigiotti – “Ogni volta che non so volare”
Il testo è bello, la melodia piacevole e va riconosciuto il coraggio di strutturare il brano senza un vero e proprio ritornello. Nigiotti ci prova, non è un disastro ma, tra zero memorabilità e qualche cliché, non ci riesce.

VOTO: 16

Tredici Pietro – “uomo che cade”
È toccato a lui il classico microfono non funzionante. Alla seconda prova era talmente spaventato che ha iniziato l’esibizione emettendo versi a caso per assicurarsi che non ci fossero problemi tecnici – o forse era parte del testo? 
Il classico rapper a Sanremo, però almeno lui sa cantare, dai.

VOTO: 13+10

Chiello – “Ti penso sempre”
Arrangiamento orecchiabile alla The Strokes, vocalmente debole ma con un’identità forte. Chiello non si piega alla kermesse o al pubblico “incravattato” e resta fedele a sé stesso.
Fresco ma forse un po’ piatto.

VOTO: 18

Bambole di Pezza – “Resta con me”
Purtroppo anche loro non sono riuscite a scampare all’effetto Ariston. Si sono presentate come rockettare sovversive, ma sul palco si sono forse dimenticate di esserlo. Per fortuna Laura Pausini alla consegna dei fiori gliel’ha ricordato. Ci si aspettava sicuramente di meglio.

VOTO: ci vediamo al prossimo appello

Maria Antonietta e Colombre – “La felicità e basta”
Leggeri, fin troppo. Ci aspettavamo di più, Welcome back Ricchi e Poveri!

VOTO: 20

Leo Gassman – “NATURALE”
Peccato perché ha un bel timbro, presenza attoriale innata, ma al «La felpa con il nero dell’eyeliner» ogni autore di testi ha necessitato di una rianimazione cardiopolmonare. NATURALE che poi ti troverai a fondo classifica.

VOTO: 10

Francesco Renga – “Il meglio di me”
Il solito Renga, dov’è Nek?

VOTO: 18

LDA e Aka7even – “Poesie Clandestine”
Canticchiabile e catchy. Hit estiva pronta all’uso ma non è un complimento. Grande sorpresa: Aka7even sa cantare. 

VOTO: 22

La redazione

 Musidams consiglia: i 10 migliori singoli di ottobre

Ottobre sembra non voler finire, probabilmente in accordo con le case discografiche. Singoli promettenti e irresistibili, le nuove uscite sono state davvero tante. Scegliere la top 10 non è stato facile ma eccola qui, pronta a farvi scoprire i brani che hanno fatto vibrare il mese.

“Io sono il viaggio”- Caparezza

Non sentivamo parlare di Caparezza dal suo ultimo album Exuvia (2021). Ecco ora il grande ritorno del rapper di Molfetta: un singolo per annunciare il nuovo lavoro Orbit orbit, uscito il 31 ottobre. Si tratta di concept album sullo spazio che è anche un fumetto ed è presentato in questi giorni al Lucca Comics. Lo stesso Caparezza consiglia di alternare la lettura dei capitoli con l’ascolto delle tracce. “Io sono il viaggio” racchiude molto bene questo spirito eclettico e multidisciplinare: Capa è pronto a partire per un viaggio tra atmosfere elettroniche, citazioni fumettistiche e riferimenti a personaggi letterari. Non ci resta che partire con lui.

“Pixelated Kisses” – Joji

Dopo tre anni di silenzio, Joji torna con “Pixelated Kiss”, un brano di due minuti che segna una svolta radicale nella sua estetica. L’artista giapponese-australiano abbandona le tipiche atmosfere malinconiche e raffinate per abbracciare un suono ruvido e distorto in cui l’imperfezione diventa linguaggio.
Il pezzo racconta l’amore nell’era digitale, tra schermi, distanze e connessioni instabili, trasformando la disconnessione in poesia.
Autoprodotto e pubblicato sotto la nuova etichetta Palace Creek, il singolo rappresenta un atto di emancipazione creativa: Joji torna a controllare pienamente la propria musica segnando l’inizio di una nuova fase, più libera e sperimentale.

“Pelle d’oca”- Rossana De Pace

Cantautrice classe ‘96 originaria di Mottola (TA), Rossana De Pace ha una penna politicamente impegnata, e tratta spesso di tematiche civili e ambientali. Fa parte del collettivo transfemminista Cantafinoadieci (con Anna Castiglia, Francamente, Irene Buselli e Cheriach Re). Non è quindi un caso che abbia partecipato al concorso Music for Change indetto da Musica contro le Mafie e abbia vinto proprio con questo brano: una denuncia commovente esplicita e potente contro il genocidio del popolo palestinese e l’indifferenza del mondo che «ha la pelle d’oca alle ossa perché la pelle non sente più niente». Brividi dall’inizio alla fine.

“The Manifesto” – Gorillaz feat. Trueno and Proof

“The Manifesto”, ovvero sette minuti che richiedono qualche ascolto per essere metabolizzati. La produzione è arricchita da strumenti indiani (sarod, bansuri, ottoni e un coro montano tipico di alcune regioni dell’India). Il brano suona globale ma resta profondamente Gorillaz, riuscendo a combinare sperimentazione e identità. Le voce di Trueno e il campionamento vocale postumo di Proof creano momenti intensi, a tratti cupi. 

Dopo “The Happy Dictator”, questo singolo anticipa The Mountain in uscita il prossimo 26 marzo. L’album è stato registrato e prodotto in India, e quello che abbiamo potuto ascoltare per ora mostra la “band” di Damon Albarn massimo: collaborazioni brillanti, sperimentazione e identità chiara, in un viaggio musicale e geografico-culturale intenso.

“Io e io”- Angelina Mango feat. Madame

Un altro grande ritorno è quello di Angelina Mango con l’album Caramé, uscito il 16 ottobre.

Angelina porta in musica la sua quotidianità e descrive con energia e verità il periodo di vita passato lontano dai palchi e dagli schermi. Un album maturo e cangiante, capace di raccontare le tante sfaccettature e i cambiamenti dell’animo umano. “Io e io” è forse uno dei frammenti più luminosi di questo prisma, un dialogo con sé stessa, due metà, due mood musicali differenti: un inizio acustico stile ballad in cui i due inconfondibili timbri di Angelina e Madame si fondono, contrastano e si riappacificano. Pian piano il brano si gonfia, si alza il pathos, e l’atmosfera si fa più elettronica per esplodere e poi tornare ad una dimensione intima che chiude il cerchio.

“Oblivious” – Jake Bugg

Nuovo splendente singolo di Jake Bugg, che anticipa la versione deluxe del suo ultimo album, A Modern Day Distraction. Originario di Nottingham, cresciuto con in cuffia Oasis, Beatles e Bob Dylan reinterpreta con freschezza le sue radici brit pop, indie e folk.

Il brano è limpido e luminoso, in perfetto equilibrio con la sua energia cruda. Questo gioco di luce e ombra si riflette nel testo: nostalgia con uno slancio di vita nel presente e futuro. Il ritornello è accattivante e canticchiabile. Jake Bugg ci dimostra che le sonorità di ieri continuano a vivere e trasformarsi nelle nuove generazioni. 

“Guarda le luci”- Dutch Nazari

Altro singolo che anticipa un album: Guarda le luci amore mio, uscito il 3 ottobre. Dutch Nazari, baluardo dell’indie pop, qui conferma la grande capacità di descrivere il piccolo e il privato di ciascuno come specchio del mondo globale, frenetico e in guerra, in cui viviamo. I social, lo smog al semaforo rosso, le pubblicità. Tutto ciò accade mentre cadono bombe su Teheran. Al bar i discorsi si mischiano con l’attualità. Quel fischio, quel sibilo che precede la bomba noi abbiamo il privilegio di poterlo commentare, di poterci inorridire. «Guarda le luci amore mio» è la frase che racchiude al meglio questo contrasto: per noi sono le luci della città illuminata, per chi è sotto le bombe sono le luci dei missili e dei droni che quella città la distruggono. L’unica cosa in comune che si può fare, l’unico piano attuabile che ci unisce tutti e ci fa tornare umani «È stringerti e dirti che t’amo».

“Anna Karenina” – Cigarettes After Sex

Con “Anna Karenina”, i Cigarettes After Sex costruiscono un piccolo universo sonoro sospeso tra sogno e realtà. La chitarra riverberata si muove come un’eco lontana, mentre il basso caldo e la voce sussurrata guidano l’ascoltatore in un’atmosfera fragile e intima. Ogni nota sembra trattenere il respiro e le pause diventano parte del ritmo stesso, creando un senso di tensione quasi cinematografica. Il riferimento a Tolstoj non è narrativo, ma emotivo: il brano esplora il peso delle emozioni incontrollate e la sensazione di non avere via d’uscita, trattando  il sentimento di vulnerabilità. Con questo brano, la band conferma la capacità di mescolare minimalismo musicale e profondità emotiva, trasformando una canzone in un’esperienza sensoriale totale.

“Panda 2013”- Selton feat. Emma Nolde

Il gruppo italo-brasiliano con questo singolo ha annunciato il nuovo album Gringo vol. 2. Interessante la scelta di collaborare con Emma Nolde, cantautrice toscana classe 2000, che è sicuramente avvezza alla sperimentazione, ma alla bossa non era ancora approdata. Anche questo brano, come “Gasati un mondo”, è una critica ironica alla società. Qui però il tema è il conformismo, l’accontentarsi di una vita insoddisfacente. Ma allo stesso tempo il brano ci spinge a fare i conti con la disillusione, le aspettative troppo alte. Dobbiamo accontentarci o no della nostra Panda 2013? «C’è ancora tanto da fare ma la voglia non si fa più trovare» ci dice il cantante dei Selton. Alla fine in un modo come quello di oggi è davvero così illegittimo pensare che «Fuori c’è l’apocalisse, mi sento vivo, e finisce tutto qui»?

“Stay in Your Lane” – Courtney Barnett

Courtney Barnett ritorna con “Stay In Your Lane”: è un grido sincero e diretto, che riflette lo stress e la frustrazione di trattenere emozioni non espresse. Il ritornello, con la frase «This never would’ve happened if I stayed in my lane, stayed the same way», evidenzia come certe situazioni siano nate proprio dal superamento di limiti personali o convenzioni sociali. La canzone unisce tensione emotiva e schiettezza, restituendo l’intensità di un momento di auto‑riflessione senza filtri.
Il brano cattura fin dai primi secondi per la sua essenzialità: il riff di chitarra tagliente, immediatamente riconoscibile, si intreccia con basso e batteria che spingono il ritmo senza tregua. Si conferma il talento di Courtney Barnett nel creare musica autentica e viscerale.

Michele Bisio e Linda Signoretto

Senegal: i 65 anni d’Indipendenza a ritmo di musica

Rispettare l’orario d’entrata previsto per un concerto può risultare una scelta azzardata e a volte anche noiosa. Nelle lunghe attese si può rischiare di incollare gli occhi al piccolo schermo che ci troviamo sempre in tasca e perderci totalmente ma, se si resiste alla tentazione, l’arrivo in anticipo può trasformarsi in un’occasione per osservare le persone che entrano nel locale. Infatti, tra i coloratissimi vestiti tradizionali senegalesi e piccolissimi bambini che correvano a destra e sinistra, la serata all’Hiroshima Mon Amour di Torino il 4 aprile si è aperta con tanta allegria. L’evento ha avuto il sapore di una vera festa, organizzata per celebrare il 65° anniversario dell’indipendenza del Senegal dal colonialismo francese, durato oltre tre secoli.

Per l’occasione, l’Associazione Africaqui e l’Associazione Culturale Tamra, in collaborazione con Hiroshima Mon Amour, hanno dato vita a un evento musicale che vuole essere anche simbolo di cooperazione tra Torino e Louga, città senegalese nel Nord-Est del paese, gemellate ufficialmente nel 2024.
La serata è iniziata con gli Afrodream, gruppo afrobeat, seguito dalla cantautrice senegalese Mariaa Siga. Subito dopo, l’esibizione dell’Orchestra dell’Africa Subsahariana e un dj set a cura di Dj Noname per chiudere.

Foto dal profilo Instagram @afrodream_ foto didi Lorenzo Gianmario Galli

Alle 22 circa la musica ha iniziato a risuonare in tutta la sala dell’Hiroshima con ritmi incalzanti che hanno fatto ballare anche gli spettatori meno avvezzi al movimento. Gli Afrodream sono nati a Torino, e il loro cantante e percussionista Abdou Samb ha origini senegalesi. Grazie alla fusione tra musica europea e senegalese hanno creato un ambiente accogliente per tutti. C’è stata una piccola interruzione dovuta alla corda del basso che si è rotta proprio in mezzo alla performance ma, oltre a questo piccolo intoppo, tutto è filato liscio come l’olio.
La band ha ottenuto un grande successo da parte del pubblico ma l’affluenza in sala ha subito un calo significativo con l’arrivo di Mariaa Siga, artista meno conosciuta rispetto agli Afrodream. Cantautrice dalle straordinarie doti vocali, Mariaa incanta con una voce potente e al tempo stesso delicata, capace di spaziare su un’estensione vocale notevole. Ha dedicato le sue canzoni principalmente a coloro che hanno sofferto, come i molti dispersi in mare nella speranza di raggiungere una vita più dignitosa in Europa e non solo. Una dedica speciale è stata fatta alle donne, in una giornata in cui, in Piazza Castello, in centro a Torino, si è svolta la manifestazione organizzata in risposta ai recenti femminicidi, tra cui quelli di Ilaria Sula e Chiara Campanella.
Finale con una canzone in onore della  sua madrepatria, il Senegal, con un pubblico finalmente molto più acceso.

Foto dal profilo Instagram @mariaasiga

L’Orchestra dell’Africa Subsahariana ha dato di nuovo il via alle danze, scatenando tutta la sala. La loro scelta strumentale è particolarmente interessante poiché combinano strumenti tradizionali del Centro Africa, come la kora e il djembe, con una varietà di percussioni, elettronica e un sax, che si fonde perfettamente con gli altri elementi.
Tra le parti cantate sono emersi momenti virtuosistici dei percussionisti e soprattutto del suonatore di kora. Sul palco sono stati fatti entrare anche di tanto in tanto dei ballerini che hanno creato uno spettacolo veramente esaltante.
Per il gran finale, l’Orchestra dell’Africa Subsahariana ha invitato sul palco Mariaa Siga e alcuni membri di Afrodream per eseguire insieme “Fatou yo”, un brano senegalese per bambini che sembra assumere un significato profondo per tutti: un finale sia maestoso che commovente, anche per chi non conosce pienamente la cultura del paese festeggiato.
Il dj set conclusivo ha permesso chi aveva ancora energia di continuare a ballare. 

Una festa indimenticabile che ha saputo intrecciare tradizione e modernità, regalando a tutti i presenti un’esperienza unica.

Marta Miron

Anastacia celebra alle OGR i 25 anni di “Not that kind”

Anastacia torna in Italia, alle OGR di Torino il 19 marzo, per celebrare il venticinquesimo anniversario dell’album Not that kind. È, infatti, solo dopo 25 anni dal suo esordio – dopo una pausa dovuta a problematiche di salute – che la cantante può finalmente portare in tour il lavoro che l’ha resa una delle icone pop degli anni duemila.

Da cartella stampa, foto di Giorgio Perottino

Se aveste la possibilità di viaggiare nel tempo per 90 minuti dove scegliereste di andare? Forse “i primi anni del 2000″ non sarebbe la risposta più comune, eppure vi perdereste una gran bella vibe. Nessun timore però, potete recuperarla al prossimo live di Anastacia. Nessuna nota negativa in ciò, che sia chiaro. La carica e la potenza vocale di Anastacia non lasciano spazio a momenti di tentennamento scenico e la performance risulta impeccabile. Ciò che è inaspettato è invece il pubblico; si passa da ragazze che commentano gli outfit delle sciure glitterate e paragonano l’ambiente a quello del kappa, a signore e signori di una certa età che probabilmente vogliono rivivere la loro gioventù. Il multiverso? Sicuramente un bel confronto generazionale.

Da cartella stampa, foto di Giorgio Perottino

Andando nel vivo dello show: Anastacia fa capolino sul palco sbucando dalla porta, parte della scenografia essenziale insieme a quattro finestre, cantando “One day in your life”. Continua poi, dopo dei brevi ringraziamenti iniziali, cantando altri brani celebri affiancata da due coristi/ballerini/intrattenitori con i quali si cimenta in brevi e semplici coreografie sulle note di “Paid my dues” e “Staring at the sun” scaldando il pubblico, ormai pronto ad urlare “Sick and tired”. A riempire invece i momenti di cambio abito ci pensa la sua band formata da percussioni varie e batteria, chitarra, tastiera e basso. I musicisti si cimentano in assoli strumentali e omaggi ad altre icone pop degli anni duemila. Sarà poi invece la stessa Anastacia ad omaggiare i Guns N’ Roses con “Sweet Child o’ Mine”, brano presente nel suo album di cover It’s a Man’s world. Il concerto volge al termine poi con i brani più celebri: “Not that kind”, “I’m Outta Love” e “Left outside the love” cantata a cappella insieme al pubblico. 

Ciò che rimane di questo concerto è sicuramente la semplicità e il divertimento di Anastacia, che regge il palco e intrattiene il pubblico con lo stesso entusiasmo e la stessa carica di una ventenne, ma con un’esperienza ventennale che le permette di non sbagliare una virgola. 

Claudia Meli

“Volevo essere un duro” – e invece mi sono addormentata durante la finale di Sanremo 2025

Questa autrice fa parte della generazione che ha iniziato a vedere Sanremo poco prima che scoppiasse la pandemia da covid-19 e che ha continuato un po’ per abitudine, un po’ perché fra zone rosse/gialle/arancioni non si poteva fare granché, un po’ perché Amadeus e Fiorello alimentavano il trash di edizione in edizione ed era divertente aspettare di vedere fin dove si sarebbero spinti. 

La selezione musicale era diventata quasi un’appendice, una piccola postilla in fondo alla pagina di cui ogni tanto qualcuno si ricordava, senza mai prestarci troppa attenzione perché tanto c’era altro da guardare. D’altronde si sa, Sanremo è anche – e soprattutto – intrattenimento, e va bene se qualcuno cerca di renderlo più “attuale”, l’importante è che per gli over 50 ci sia sempre una Giorgia o una Bertè o un Ranieri da poter appoggiare incondizionatamente contro tutti gli altri. 

E poi? Che succede quando spogli l’intrattenimento dall’intrattenimento? Quando rimangono solo le canzoni, i volti, le parole? Che succede se ci sono 29 brani in gara ma te ne ricordi giusto tre perché gli altri sembrano uno il prolungamento dell’altro? Su cosa sposti allora la tua attenzione? …Siamo tutti d’accordo che la conduzione di Carlo Conti non sia la risposta giusta. 

In un calderone musicale governato dai soliti, cari, vecchi autori – Federica Abbate, Davide Petrella, Davide Simonetta, Jacopo Ettorre –, l’originalità sembra essere stata sostituita dal diktat basta che sia orecchiabile. Niente da dire a riguardo, la maggior parte di questi brani li sentiremo per tutta l’estate e li canteremo in macchina, in spiaggia, sotto la doccia. Manca però una cosa a mio parere fondamentale: l’eredità

Le canzoni devono essere libere di viaggiare. Devono essere associate a ricordi brutti e ricordi belli. Devono farti venire la pelle d’oca e riflettere e farti piangere. Soprattutto, devono poter passare di generazione in generazione. È questo che rende la musica – e più in generale l’arte – eterna. Senza eternità rimane una progressione di accordi poco pensati, la bozza di un autore annoiato.

Il festival di Sanremo è tante cose. Lo è sempre stato, d’altronde. Sanremo è politica, moda, commedia, pubblicità. Peccato che abbia perso il suo aspetto più importante, il suo sottotitolo: la canzone italiana

Peppe Vessicchio in un’intervista diceva che Sanremo è diventato ormai il festival dei cantanti, e forse sarebbe il caso di cambiare dicitura. 

A cura di Ramona Bustiuc

Sanremo 2025 – Le pagelle della quinta e ultima serata

La serata finale del 75° Festival di Sanremo è iniziata con l’esibizione di Gabry Ponte, che ha presentato “Tutta l’Italia”, diventato il jingle ufficiale del Festival 2025. Il conduttore Carlo Conti ha invitato come co-conduttori Alessandro Cattelan, che ha condotto fino ad ora il dopo-festival, e Alessia Marcuzzi.
Tra gli ospiti esterni al mondo musicale abbiamo Alberto Angela, il calciatore Edoardo Bove, e l’attrice Vanessa Scalera, insieme a Bianca Guaccero, Gabriele Corsi, Maria Sole Pollio e Bianca Balti. Tra gli ospiti fuori concorso hanno cantato Antonello Venditti e Mahmood all’Ariston, mentre i Planet Funk sono stati in collegamento dalla Costa Toscana e Tedua dal Suzuki Stage.
Non sono mancati momenti di dissenso da parte del pubblico, soprattutto durante la rivelazione della classifica, con particolare riferimento alla mancata presenza nella Top 5 di Giorgia e Achille Lauro. La finale si è conclusa rapidamente rispetto agli standard di Amadeus, il precedente conduttore, ma questo non è stato necessariamente un aspetto negativo per questa nuova edizione.

Classifica Finale
La classifica della Top 5 di quest’anno ha valorizzato la figura del cantautore:
1° posto: Olly
2° posto: Lucio Corsi
3° posto: Brunori Sas
4° posto: Fedez
5° posto: Simone Cristicchi
Olly ha vinto la 75ª edizione del Festival di Sanremo con la canzone “Balorda nostalgia“. Il voto finale è stato determinato dal televoto (34%), dalla Giuria delle Radio (33%) e dalla Giuria della Stampa, TV e Web (33%). Lucio Corsi ha chiuso al secondo posto, mentre Brunori Sas si è classificato al terzo.

PAGELLE

Francesca Michielin – “Fango in Paradiso”
Prima cantante ad esibirsi, indiscutibile è la sua interpretazione tecnica. Canzone orecchiabile ma che non resta, con un testo di poca rilevanza. Probabilmene la si dimenticherà entro poche settimane.

Voto: 24

Willie Peyote – “Grazie ma no grazie”
Canzone che non smentisce lo stile di Willie ma non è neanche una delle sue canzoni migliori. Il testo vuole essere impegnato ma non convince. Hook efficace il che la rende molto probabilmente una delle canzoni più gettonate per la radio.

Voto: 27

Marcella Bella – “Pelle di diamante”
Marcella Bella in chiave femminista. La melodia rimane abbastanza in mente con un ritornello efficace. Di certo non da ultimo posto.

Voto: 23

Bresh – “La tana del granchio”
Appena la canzone comincia sembra di ascoltare un brano di De Andrè per la scelta strumentale. Bresh sembra voler omaggiare le sue origini genovesi, peccato che poi nel ritornello veniamo catapultati in provincia d’Imperia a Sanremo.

Voto: 24

Modà – “Non ti dimenticherò”
Che dire, non si smentiscono. Il testo che vuole essere commovente è invece a dir poco patetico, con tanto d’interpretazione discutibile.

Voto: 17

Rose Villan – “Fuorilegge”
Vuole accontentare chi ama lo stile sanremese e le nuove generazioni, ma diciamo che non riesce troppo nel suo intento. Strofa e ritornello che sembrano appartenere a due canzoni diverse, con tanto di aggiunta di un coro stile gospel a metà canzone.
Voto: 21

Tony Effe – “Damme na’ mano”
Se esistesse lo stile “neomelodico romano” sarebbe perfetto per lui. Vuole interpretare un personaggio che non lo rispecchia. Diciamo che non è neanche preciso nel cantare.

Voto: 17

Clara – “Febbre”
Per la finale sembra più sicura di se. Stupisce in positivo nonostante l’introduzione molto classica.

Voto: 25

Serena Brancale – “Anema e core”
Superficialmente molto ritmata e piacevole ma appena la si ascolta un po’, va a perdere. Una forzatura di ritmi esotici/sudamericani e jazz (citato anche nel testo) snaturato e sicuramente non “elegante”.

Voto: 22

Brunori Sas – “L’albero delle noci”
Come già detto, ricorda forse un po’ troppo “Rimmel” di De Gregori ma dalle rime troppo forzate. L’ascolto comunque non è per niente sgradevole, diciamo “senza infamia e senza lode”.

Voto: 24

Francesco Gabbani – “Viva la vita”
Come abbia fatto a entrare nella “Top 10” rimarrà un mistero. Un’osanna alla “bellezza della vita” ma niente di più.

Voto: 19

Noemi – “Se t’innamori muori”
Un’altra canzone fatta con lo stampino sanremese. Obbiettivamente ben eseguita ma non resta nella mente. La tematica amorosa viene portata quasi fino alla nausea.

Voto: 22

Rocco Hunt – “Mille volte ancora”
Sempre i soliti temi del ragazzo di strada napoletano. Con ritornello con un hook efficace in un italiano “napoletanizzato”.

Voto: 21

The Kolors – “Tu con chi fai l’amore”
Se non viene citato l’amore è difficile che una canzone venga presentata a Sanremo. “Premio simpatia” per aver accettato Gianluca Fru sul palco.

Voto: 22

Olly – “Balorda nostalgia”
Canta bene ma, oltre a ciò, sembra di ascoltare una cover di un brano già esistente. Un primo posto anonimo.

Voto: 23

Achille Lauro – ” Incoscienti Giovani”
Testo con metafore non troppo comprensibili « l’amore è come una pioggia sopra villa Borghese »… Però tolta qualche incomprensione si rivela uno stile diverso dal suo solito ma molto sanremese.

Voto: 24

Coma Cose – “Cuoricini”
Tempo ritmato un po’ come una “disco music sanremese”. Il ritornello è quella melodia fastidiosa che purtroppo ti entra in testa e mette le radici. C’è da dire che “cuoricini” ha un hook efficace. « Stramaledetti cuoricini » …

Voto: 22

Giorgia – “La cura per me”
Non si smentisce mai, sempre le solite canzoni poco personali . C’è da dire però che è un’ottima interprete. Rimasta fuori dalla Top 5 con un dissenso del pubblico.

Voto: 26

Simone Cristicchi – “Quando sarai piccola”
Da molti la canzone è considerata commovente, ma è stata resa pare involontariamente, un po’ troppo strappalacrime.

Voto: 26

Elodie – “Dimenticarsi alle 7”
Stesso discorso per la maggior parte dei cantanti in gara, bella esecuzione ma niente di memorabile. Efficace radiofonicamente. Eccelente la sua presenza scenica.

Voto: 24

Lucio Corsi – “Volevo essere un duro”
Felice parentesi del Festival. Un cantautore poliedrico, fuori dagli schemi sanremesi, una piacevole esecuzione di cantautorato indipendente.

Voto: 29

Irama – “Lentamente”
Entra come la Lady Oscar di questo Sanremo. Solita canzone d’amore niente di spettacolare né dal punto di vista musicale che del testo.

Voto: 22

Fedez – “Battito”
Nella Top 5 generale un quarto posto meritato, magari si poteva osare anche un po’ più in alto. Orecchiabile, ma non troppo coesa come canzone e con testo comprensibile, non scontato visto l’andamento di questo Festival.

Voto: 26

Shablo feat Guè, Joshua e Tormento – “La mia parola”
Sound piacevole, rivolto principalmente alle nuove generazioni. Presenti citazioni di un rap un po’ “vintage”.

Voto: 27

Joan Thiele – “Eco”
Interessante la scelta musicale delle strofe, nel ritornello ritorna sempre l’impronta del Festival… peccato.

Voto: 26

Massimo Ranieri – “Tra le mani un cuore”
Sanremo “old style” ma trovo giusto accontentare tutte le generazioni. Niente da dire contro l’interpretazione.

Voto: 22

Gaia – “Chiamo io chiami tu”
Ritmi sudamericani per mettere enfasi sulle sue origini brasiliane. Neanche troppo ballabile: anonima.

Voto: 20

Rkomi – “Il ritmo delle cose”
Come sempre per Rkomi la dizione si fa desiderare. Obbiettivamente la canzone è orecchiabile ed efficace radiofonicamente, ma le vocali sono fastidiose tanto sono aperte, soprattutto nelle prime frasi.

Voto: 24

Sarah Toscano – “Amarcord”
Alle prime armi, si può migliorare. Poco originale e personale.

Voto: 18

A cura di Marta Miron