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GINEVRA in concerto a Torino: pop-rock e femminismo tra i mutamenti

Il 18 dicembre, a pochi giorni dal grande esodo natalizio, GINEVRA, torinese d’origine, sale sul palco dello sPAZIO211 senza l’ansia del sold out e senza la necessità di dimostrare nulla. Un contesto che, più che penalizzare, finisce per valorizzare un live che punta sulla sostanza e non sulla retorica del tutto esaurito. 

Insieme alla band la cantante ripercorre il proprio percorso di crescita personale e musicale: dall’EP METROPOLI del 2020, passando per DIAMANTI, fino ad arrivare all’ultimo progetto pubblicato a gennaio di quest’anno, FEMINA. Un album che segna un cambio di prospettiva piuttosto netto e che GINEVRA introduce senza giri di parole: è un disco dedicato alle donne che resistono e lottano. 

Foto di William Fazzari

Dal punto di vista sonoro, FEMINA prende le distanze dall’elettronica più eterea del passato, fatta di synth onnipresenti e ritmiche spesso lasciate sullo sfondo. Al loro posto emergono chitarre riverberate, impreziosite da scivolate melodiche affidate allo slide, e una batteria finalmente centrale, concreta, che dal vivo si prende lo spazio che merita, grazie anche a una microfonazione molto vicina.

I synth, ovviamente, non scompaiono ma cambiano ruolo. Se prima costruivano tappeti sonori su cui la voce poteva comodamente sdraiarsi, ora intervengono come elementi melodici attivi, talvolta in contrasto con le scelte sempre chirurgiche delle linee vocali.

Il live si sviluppa come un percorso volutamente non lineare, muovendosi avanti e indietro tra le diverse fasi della carriera di GINEVRA e rendendo evidenti le trasformazioni avvenute nel tempo. L’estetica pop-rock di FEMINA è immediatamente riconoscibile: anche chi non conosce l’artista individua senza sforzo i brani più recenti. La band, evidentemente a proprio agio, li valorizza senza sovraccaricarli e riesce anche a rimettere mano ai pezzi precedenti con arrangiamenti misurati, mai invadenti come quelle decorazioni natalizie pompose e kitsch, che fanno comunque la loro sporca figura.

Foto di William Fazzari

La vicinanza al Natale e alla città natale crea infine il contesto ideale per la presenza in sala della famiglia, che diventa parte integrante dello spettacolo. Prima attraverso dediche sincere, a cuore aperto, e poi nel finale, quando il padre viene invitato a salire sul palco per suonare “my baby!”. Un momento che chiude una serata intima, energica ed energetica, in cui la presenza scenica e la sicurezza di GINEVRA emergono senza bisogno di effetti speciali come una stella sulla punta dell’albero: inevitabile, luminosa, e senza troppe sfarzosità attorno.

Marco Usmigli

 Musidams consiglia: i 10 migliori singoli di ottobre

Ottobre sembra non voler finire, probabilmente in accordo con le case discografiche. Singoli promettenti e irresistibili, le nuove uscite sono state davvero tante. Scegliere la top 10 non è stato facile ma eccola qui, pronta a farvi scoprire i brani che hanno fatto vibrare il mese.

“Io sono il viaggio”- Caparezza

Non sentivamo parlare di Caparezza dal suo ultimo album Exuvia (2021). Ecco ora il grande ritorno del rapper di Molfetta: un singolo per annunciare il nuovo lavoro Orbit orbit, uscito il 31 ottobre. Si tratta di concept album sullo spazio che è anche un fumetto ed è presentato in questi giorni al Lucca Comics. Lo stesso Caparezza consiglia di alternare la lettura dei capitoli con l’ascolto delle tracce. “Io sono il viaggio” racchiude molto bene questo spirito eclettico e multidisciplinare: Capa è pronto a partire per un viaggio tra atmosfere elettroniche, citazioni fumettistiche e riferimenti a personaggi letterari. Non ci resta che partire con lui.

“Pixelated Kisses” – Joji

Dopo tre anni di silenzio, Joji torna con “Pixelated Kiss”, un brano di due minuti che segna una svolta radicale nella sua estetica. L’artista giapponese-australiano abbandona le tipiche atmosfere malinconiche e raffinate per abbracciare un suono ruvido e distorto in cui l’imperfezione diventa linguaggio.
Il pezzo racconta l’amore nell’era digitale, tra schermi, distanze e connessioni instabili, trasformando la disconnessione in poesia.
Autoprodotto e pubblicato sotto la nuova etichetta Palace Creek, il singolo rappresenta un atto di emancipazione creativa: Joji torna a controllare pienamente la propria musica segnando l’inizio di una nuova fase, più libera e sperimentale.

“Pelle d’oca”- Rossana De Pace

Cantautrice classe ‘96 originaria di Mottola (TA), Rossana De Pace ha una penna politicamente impegnata, e tratta spesso di tematiche civili e ambientali. Fa parte del collettivo transfemminista Cantafinoadieci (con Anna Castiglia, Francamente, Irene Buselli e Cheriach Re). Non è quindi un caso che abbia partecipato al concorso Music for Change indetto da Musica contro le Mafie e abbia vinto proprio con questo brano: una denuncia commovente esplicita e potente contro il genocidio del popolo palestinese e l’indifferenza del mondo che «ha la pelle d’oca alle ossa perché la pelle non sente più niente». Brividi dall’inizio alla fine.

“The Manifesto” – Gorillaz feat. Trueno and Proof

“The Manifesto”, ovvero sette minuti che richiedono qualche ascolto per essere metabolizzati. La produzione è arricchita da strumenti indiani (sarod, bansuri, ottoni e un coro montano tipico di alcune regioni dell’India). Il brano suona globale ma resta profondamente Gorillaz, riuscendo a combinare sperimentazione e identità. Le voce di Trueno e il campionamento vocale postumo di Proof creano momenti intensi, a tratti cupi. 

Dopo “The Happy Dictator”, questo singolo anticipa The Mountain in uscita il prossimo 26 marzo. L’album è stato registrato e prodotto in India, e quello che abbiamo potuto ascoltare per ora mostra la “band” di Damon Albarn massimo: collaborazioni brillanti, sperimentazione e identità chiara, in un viaggio musicale e geografico-culturale intenso.

“Io e io”- Angelina Mango feat. Madame

Un altro grande ritorno è quello di Angelina Mango con l’album Caramé, uscito il 16 ottobre.

Angelina porta in musica la sua quotidianità e descrive con energia e verità il periodo di vita passato lontano dai palchi e dagli schermi. Un album maturo e cangiante, capace di raccontare le tante sfaccettature e i cambiamenti dell’animo umano. “Io e io” è forse uno dei frammenti più luminosi di questo prisma, un dialogo con sé stessa, due metà, due mood musicali differenti: un inizio acustico stile ballad in cui i due inconfondibili timbri di Angelina e Madame si fondono, contrastano e si riappacificano. Pian piano il brano si gonfia, si alza il pathos, e l’atmosfera si fa più elettronica per esplodere e poi tornare ad una dimensione intima che chiude il cerchio.

“Oblivious” – Jake Bugg

Nuovo splendente singolo di Jake Bugg, che anticipa la versione deluxe del suo ultimo album, A Modern Day Distraction. Originario di Nottingham, cresciuto con in cuffia Oasis, Beatles e Bob Dylan reinterpreta con freschezza le sue radici brit pop, indie e folk.

Il brano è limpido e luminoso, in perfetto equilibrio con la sua energia cruda. Questo gioco di luce e ombra si riflette nel testo: nostalgia con uno slancio di vita nel presente e futuro. Il ritornello è accattivante e canticchiabile. Jake Bugg ci dimostra che le sonorità di ieri continuano a vivere e trasformarsi nelle nuove generazioni. 

“Guarda le luci”- Dutch Nazari

Altro singolo che anticipa un album: Guarda le luci amore mio, uscito il 3 ottobre. Dutch Nazari, baluardo dell’indie pop, qui conferma la grande capacità di descrivere il piccolo e il privato di ciascuno come specchio del mondo globale, frenetico e in guerra, in cui viviamo. I social, lo smog al semaforo rosso, le pubblicità. Tutto ciò accade mentre cadono bombe su Teheran. Al bar i discorsi si mischiano con l’attualità. Quel fischio, quel sibilo che precede la bomba noi abbiamo il privilegio di poterlo commentare, di poterci inorridire. «Guarda le luci amore mio» è la frase che racchiude al meglio questo contrasto: per noi sono le luci della città illuminata, per chi è sotto le bombe sono le luci dei missili e dei droni che quella città la distruggono. L’unica cosa in comune che si può fare, l’unico piano attuabile che ci unisce tutti e ci fa tornare umani «È stringerti e dirti che t’amo».

“Anna Karenina” – Cigarettes After Sex

Con “Anna Karenina”, i Cigarettes After Sex costruiscono un piccolo universo sonoro sospeso tra sogno e realtà. La chitarra riverberata si muove come un’eco lontana, mentre il basso caldo e la voce sussurrata guidano l’ascoltatore in un’atmosfera fragile e intima. Ogni nota sembra trattenere il respiro e le pause diventano parte del ritmo stesso, creando un senso di tensione quasi cinematografica. Il riferimento a Tolstoj non è narrativo, ma emotivo: il brano esplora il peso delle emozioni incontrollate e la sensazione di non avere via d’uscita, trattando  il sentimento di vulnerabilità. Con questo brano, la band conferma la capacità di mescolare minimalismo musicale e profondità emotiva, trasformando una canzone in un’esperienza sensoriale totale.

“Panda 2013”- Selton feat. Emma Nolde

Il gruppo italo-brasiliano con questo singolo ha annunciato il nuovo album Gringo vol. 2. Interessante la scelta di collaborare con Emma Nolde, cantautrice toscana classe 2000, che è sicuramente avvezza alla sperimentazione, ma alla bossa non era ancora approdata. Anche questo brano, come “Gasati un mondo”, è una critica ironica alla società. Qui però il tema è il conformismo, l’accontentarsi di una vita insoddisfacente. Ma allo stesso tempo il brano ci spinge a fare i conti con la disillusione, le aspettative troppo alte. Dobbiamo accontentarci o no della nostra Panda 2013? «C’è ancora tanto da fare ma la voglia non si fa più trovare» ci dice il cantante dei Selton. Alla fine in un modo come quello di oggi è davvero così illegittimo pensare che «Fuori c’è l’apocalisse, mi sento vivo, e finisce tutto qui»?

“Stay in Your Lane” – Courtney Barnett

Courtney Barnett ritorna con “Stay In Your Lane”: è un grido sincero e diretto, che riflette lo stress e la frustrazione di trattenere emozioni non espresse. Il ritornello, con la frase «This never would’ve happened if I stayed in my lane, stayed the same way», evidenzia come certe situazioni siano nate proprio dal superamento di limiti personali o convenzioni sociali. La canzone unisce tensione emotiva e schiettezza, restituendo l’intensità di un momento di auto‑riflessione senza filtri.
Il brano cattura fin dai primi secondi per la sua essenzialità: il riff di chitarra tagliente, immediatamente riconoscibile, si intreccia con basso e batteria che spingono il ritmo senza tregua. Si conferma il talento di Courtney Barnett nel creare musica autentica e viscerale.

Michele Bisio e Linda Signoretto

Musidams consiglia: i 10 migliori singoli di settembre

In questo settembre confuso e dal tempo ballerino proponiamo un mix che include: rifacimenti di antichi successi, nuove star emergenti e cantanti che non fanno altro che darci certezze inconfutabili. 

Buon ascolto! 

“La stagione della noia”- Absenthee

La band torinese, nata a inizio settembre 2023, esordisce con il suo primo ep Dove pensi di star andando? Il loro stile ibrida l’indie rock con influenze varie tra funky, progressive rock e jazz. “La stagione della noia”, su un ritmo di bossa nova, ci sussurra speranze e illusioni della giovinezza che sul finale vengono spezzate dall’idea di maturare al passaggio con l’età adulta. L’ultimo brano del disco esprime un sentimento che fa da ponte in tutte le canzoni dell’ep: l’inadeguatezza e l’alienazione mascherati da una finta spensieratezza. Ciò che attrae maggiormente degli Absenthee è la scrittura puntuale ed evocativa di sensazioni così vicine al vissuto giovanile, tra le quali gioca un ruolo chiave lo smarrimento.

Voto: 28/30

“Fosse Vero” – Avincola 

Simone Avincola, in arte Avincola, è un cantautore e polistrumentista romano. Con l’album Avincola Canta Carella ha attinto ai migliori brani di un grandissimo cantautore italiano, Enzo Carella. Al disco partecipano anche Anna Castiglia, Ciliari, Dente e MILLE. Tutto l’album ha un arrangiamento che modernizza lo stile di Carella, già all’avanguardia per i suoi tempi. “Fosse Vero” è il primissimo brano del cantautore, apparso prima come singolo nel 1976 e poi nell’album Vocazione nel 1977. Memorabile è la collaborazione con il paroliere Pasquale Panella, evidente nel suo stile surreale, evocativo e ricco di giochi di parole, doppi sensi e nonsense, qui e in tutti i successivi album. Il brano nello specifico è un’ottima occasione per rispolverare almeno un pezzo del primo album del cantautore, non presente sulle piattaforme di streaming musicale. 

Voto: 30/30

“Le temps de l’amour – Version alternative” Françoise Hardy 

Sempre in tema con i grandi cantanti del passato, su Spotify è uscita una raccolta di canzoni della celebre Françoise Hardy, cantautrice francese venuta a mancare lo scorso anno. L’album Le premier bonheur du jour (Legacy Edition) contiene grandi successi come l’omonima canzone , “L’amour d’un garçon” e “Comme tant d’autres”. “Le temps de l’amour – Version alternative” è leggermente diversa dall’arrangiamento storico del pezzo: ci trasporta indietro nel tempo in un what if alternativo, nel quale questa versione sarebbe potuta essere la canzone definitiva. L’influenza musicale della cantautrice vive ancora tra noi: citata e celebrata in tutto il mondo. 

Voto: 26/30

“Giornata perfetta” – Colombre e Maria Antonietta 

Giovanni Imparato e Letizia Cesarini, in arte Colombre e Maria Antonietta, sono due cantautori che nell’album Luna di miele si uniscono per creare una rilettura dell’amore quotidiano: definito dagli istanti luminosi ma non privi di zone d’ombra. La normalità guida i due a sperimentare sia le sensazioni positive che quelle negative con leggerezza e accettazione. Nel brano “Giornata perfetta” viene esaltata la gioia della dimensione presente senza pensare al futuro, ma semplicemente vivendo il momento. Il loro stile si ibrida tra il pop d’autore con accenni retrò, che evocano una sospensione del tempo in una tiepida sera d’estate. Colombre e Maria Antonietta, insieme anche nella vita reale, ci regalano una visione pura dell’amore che non si scalfisce con l’abitudine e non si usura con il passare del tempo, ma rimane visibilmente acceso.

Voto: 27/30

“Le tue mani, la tua moto” – Gioia Lucia

Gioia Vitale, in arte Gioia Lucia, è una cantautrice brillante che sa tenere il pubblico agganciato grazie alle sue melodie funky con testi freschi e mai noiosi.  “Le tue mani, la tua moto” si va ad aggiungere all’album Forse un giorno uscito nel maggio 2025, disco che unisce egregiamente momenti riflessivi, come la canzone “Parole Vuote”, a puri momenti di ballo con “Morta d’amore”, non a caso il brano più apprezzato dai fan. Il nuovo brano descrive in modo divertente e leggero la difficoltà di lasciar andare una persona, o meglio l’idea di questa persona, resa tridimensionale non dalla descrizione della sua personalità bensì da caratteristiche fisiche, come le mani, le spalle e poi ovviamente la sua moto. Con un ritmo avvolgente, la cantautrice ci porta nella sua uscita serale, in cui spavalda fronteggia il vero ‘lui’, finalmente cercando di superarne l’idea ormai tramontata.

Voto: 28/30

Maria Scaletta

“NIENTE DA DIRE” – Levante 

Nel video ufficiale, Levante danza sullo sfondo suggestivo dei Murazzi e del Po, immersa nella città che l’ha vista nascere e poi brillare: Torino. Per quanto il brano abbia un’impronta chiaramente commerciale, Levante dimostra ancora una volta di saper restare al passo con i tempi, senza perdere autenticità. Con la sua voce e il suo stile, riesce a parlare al cuore di chi la ascolta, intrecciando immagini semplici ma sempre orecchiabili, capaci di evocare emozioni sincere.

Voto: 27/30

“RITRATTI” – Mecna

Mecna è una certezza. Pur attraversando un’evoluzione sonora album dopo album, resta fedele a sé stesso: autentico, riconoscibile e profondamente coerente. È uno dei pochi artisti, forse l’unico, che non tradisce mai le aspettative del suo pubblico, offrendo sempre il meglio di sé, con una cura per i testi e le atmosfere. Il nuovo brano è un viaggio emotivo, ricco di richiami ai suoi progetti precedenti, come se volesse tessere un filo invisibile tra passato e presente. Oltre alla produzione di Fudasca, che si conferma tra i migliori nel panorama discografico italiano, il pezzo regala una vera chicca nell’outro: il campione di “Fantasmi pt.2” di Ghemon, mentore di Mecna e, insieme a lui, uno dei rapper più forti e raffinati della scena italiana. Con l’uscita del nuovo album, prevista per il 24 ottobre, si preannuncia un autunno carico di malinconia e lacrime amare per i fan più affezionati. Prepariamoci: Mecna è pronto a colpire ancora.

Voto: 29/30

“La Vida Serà” – José Ramón Caraballo Armas 

Durante la prima puntata della nuova stagione di Propaganda Live, il programma televisivo condotto da Diego Bianchi, la Propaganda Orchestra ha regalato al pubblico un momento di profonda intensità emotiva eseguendo un brano inedito dedicato alla memoria di due musicisti scomparsi durante l’estate: il trombettista Giovanni Di Cosimo e la violinista Valentina Del Re. Nel corso dell’esecuzione, il cantante José Ramón è stato sopraffatto dall’emozione: le lacrime lo hanno costretto a interrompere il canto, mentre sullo schermo scorrevano le immagini dei membri dell’orchestra, tutti visibilmente commossi. Un momento di televisione raro, autentico, in cui l’umanità ha preso il sopravvento sulla scaletta. La canzone, intensa e delicata, parla di vita, di amore, ma soprattutto di speranza. E se l’impatto emotivo della diretta è difficilmente replicabile nella versione streaming, vale comunque la pena ascoltarla: è un tributo sincero, che lascia il segno.

Voto: 30/30

“WHERE IS MY HUSBAND!” – Raye

La canzone, ormai diventata un vero e proprio tormentone sui social, ha fatto il suo debutto al Glastonbury Festival 2025, segnando un ulteriore traguardo nella brillante ascesa di Raye. Con la sua eleganza magnetica e un fascino che travalica generazioni riesce a catturare l’attenzione di ascoltatori di ogni età. Pur essendo orecchiabile, il brano incarna pienamente lo stile e la personalità dell’artista, che riesce a coniugare modernità sonora e una sensibilità artistica raffinata.

Voto: 28/30 

“So Easy (To Fall In Love)” – Olivia Dean 

Olivia Dean ha consolidato la sua presenza nel panorama musicale internazionale nell’ultimo anno, grazie a un uso strategico e autentico dei social media come vetrina espressiva. Questo mese ha pubblicato il suo secondo album, The Art of Loving, un progetto maturo e raffinato che esplora le sfumature dell’amore in tutte le sue forme. In particolare, il brano, grazie anche alla produzione, curata da Zach Nahome, intreccia sonorità neo soul, pop orchestrale, incarnando tutta la dolcezza e la grazia vocale di Olivia Dean che la rendono una delle voci più promettenti e sofisticate del nuovo soul britannico.

Voto: 26/30

Sofia De March

Guitar: il ritorno essenziale di Mac DeMarco

Sono trascorsi sette anni dall’ultimo lavoro davvero ‘tradizionale’ di Mac DeMarco. Oggi il cantautore canadese ritorna con un album più compatto e maturo, senza però rinunciare alla sua vena anticonvenzionale: Guitar.

Gli ultimi lavori – in gran parte esperimenti strumentali come Five Easy Hot Dogs e One Wayne G – hanno messo in evidenza il cambiamento nello stile dell’artista, che dall’eccentricità indie dei primi dischi ha scelto di orientarsi verso sonorità più acustiche e distese.

Guitar è esattamente questo: un disco breve e pacato, che riflette una personalità più matura e la decisione definitiva di lasciarsi alle spalle una vita sregolata, raggiunta la metà dei trent’anni. Un netto distacco dal Mac che più di dieci anni fa cantava «Cause oh, honey, I’ll smoke you ‘til I’m dying», celebrando la sua marca di sigarette preferita.

Lo stile è ridotto all’osso: niente sintetizzatori, pochissime chitarre elettriche, solo un essenziale scheletro formato da batteria, basso e chitarra acustica. La voce, dolce e delicata, si intreccia con testi intrisi di malinconia, tra il senso di fallimento e la riflessione sul passato. Tracce come “Sweeter” e “Home” mostrano un uomo adulto che guarda alla sua passata giovinezza con una dolce malinconia e un po’ di rancore.

Con questo disco Mac DeMarco non mostra soltanto la maturità di un artista capace di creare brani interessanti con mezzi essenziali, ma anche un atteggiamento profondamente anarchico che ci permette di considerarlo un moderno Bob Dylan: un musicista arrivato a una tale fama da potersi permettere di seguire esclusivamente la propria visione, ignorando aspettative dei fan e le logiche del mercato.

Nonostante però l’album si distingua per una forte coerenza e maturità sia dal punto di vista produttivo che di scrittura, soffre di un limite evidente: la monotonia. La scelta di mantenere sempre lo stesso registro sonoro, senza variazioni significative di ritmo o atmosfera, finisce per appesantire l’ascolto.

Voto 7/10

Musidams consiglia: i 10 migliori singoli di luglio

In un’estate di pochi tormentoni non si fermano mai le nuove uscite. Ecco qui la nostra selezione mensile piena di artisti emergenti, ritorni molto attesi e schegge fuori controllo.

Khamilla – “Cara ansia”

Khamilla, cantautrice torinese classe 2001, amante del vintage e delle cornette dei telefoni a rotella, ci porta nella sua testa con questo nuovo singolo. La canzone si presenta come un misto tra “Clint Eastwood” dei Gorillaz e l’electro swing, che rende il brano frenetico, facendoci percepire lo stato mentale ansioso della cantante. Khamilla ci strega, ci fa sciogliere e non possiamo fare altro che stare al passo con il ritmo quasi tachicardico. 

Voto: 27/30

Venerus feat. Marco Castello – “Felini”

Il brano vede i due cantautori personificati in felini randagi che scorrazzano per la città e per la campagna sopravvivendo attraverso il sogno al bene e al male del mondo. Come una conchiglia all’orecchio, “Felini” ci regala un sottofondo di onde marine che, accompagnate dal dolce suono di un flauto, ci trasportano dalle caotiche metropoli ad un passo dal mare, in silenziose antiche città arroccate.

Voto: 29/30

GRIDA – “Nel labirinto”

Dal progetto Carne Fresca (Suoni dal Futuro) ideato da Manuel Agnelli, il brano è uno dei diciotto pezzi della rassegna milanese Woodworm che fotografano lo spirito della nascente scena musicale italiana. GRIDA è una band modenese che si ispira ai Verdena e ai Tool, molto affezionata al metal e al rock italiano anni ‘90.Coinvolgente ed energica, “Nel labirinto” è lo specchio di futuro che fa i conti con un passato oscuro e di stampo grunge. 

Voto: 27/30

Mac DeMarco – “Holy”

In vista dell’uscita del nuovo album Guitar, DeMarco ci dà un’anticipazione con “Holy”. Brano dal testo breve che, nel personalissimo stile  del cantante, ammalia. La parte che affascina maggiormente è quella strumentale, che riprende  temi western alla Ennio Morricone resi in lo-fi, come DeMarco è solito fare. Il tutto risulta dolce ma accattivante grazie all’uso della chitarra twangy e del riverbero stile spaghetti western. 

Voto: 30/30

Laufey – “Lover Girl”

Il singolo affiancato da altre due canzoni, “Tough Luck” e “Silver Lining”, anticipa l’album A Matter of time in uscita il 21 agosto. Il brano in questione gioca sul ritmo di bossa nova con chiari riferimenti al jazz romantico alla Billie Holiday, soprattutto riguardo al testo, nel quale la protagonista soffre le pene dell’amore, oppressa dall’essere una lover girl. Delicata come una brezza estiva, Laufey ci sussurra i suoi tormenti amorosi con spensieratezza in modo coinvolgente.

Voto: 28/30

Maria Scaletta

Pusha T e Malice, foto di Cian Moore (@clovernyc)

Clipse feat. Kendrick Lamar – “Chains & Whips” 

Reunion dei fratelli Thornton (Pusha T e Malice) con un nuovo album, Let God Sort Em Out, interamente prodotto da Pharrell Williams e con tante collaborazioni importanti, come quella del brano che vi proponiamo. Su un beat corposo pieno di organi elettrici, basso e batteria e impreziosito dalla chitarra elettrica di Lenny Kravitz, i due cinquantenni rivendicano il loro status di veterani criticando l’ossessiva ricerca di ricchezze dei nuovi rapper come sintomo di corrosione dello stile di vita associato al genere. Non è da meno Lamar che afferma come il mancato riconoscimento dei padri fondatori sia la nuova morte dell’hip-hop.

Voto: 28/30

Shablo feat. Inoki, Joshua – “Immagina”

C’è chi invece esalta le radici e la storia hip-hop, ad esempio Shablo nel suo nuovo album Manifesto, tutto devoto alla black music: soul, R&B e funk. Un progetto realizzato in studio con tanti musicisti e cantanti che vuole essere un viaggio nella storia dei generi, ma anche dello stesso autore. Non a caso la collaborazione con Inoki, uno dei primi rapper con cui ha collaborato Shablo a fine anni ‘90, riprende proprio un brano scritto in quel periodo e presente in suo mixtape (The Newkingztape Vol.1). Rap politico, oggi come allora attuale, in cui si parla di immigrazione, uguaglianza, spiritualità immaginando una realtà diversa. 

Voto: 27/30

Wet Leg – “davina mccall”

Duo post-punk dell’isola di Wight che con il secondo album moisturizer si è rinnovato con l’aggiunta di nuovi musicisti. Il risultato è un suono più profondo, rafforzato ancora una volta dal produttore Dan Carey, noto per il suo lavoro con i Fontaines D.C.
Pur parlando d’amore nostalgico si evitano le grandi metafore poetiche per dare vita a immagini tenere e protettive con riferimenti popolari come la tv inglese e le bevande del discount. L’evoluzione delle Wet Leg non passerà inosservata: superata l’etichetta di novità, adesso è il tempo della maturità.

Voto: 26/30

Camoufly – “llamando

Francesco Romei, in arte Camoufly, è un giovane emergente nella scena dell’elettronica italiana insieme a okgiorgio e fenoaltea. Si esibisce sempre a volto coperto, ma nel suo primo album NEW SKIN mette a nudo il suo suono saltellante di ritmi upbeat, melodie stravaganti e sample ricercati.
In questo brano di appena 150 secondi condensa un frammento di un gruppo portoricano con house e future bass attraverso continui rimbalzi e accelerazioni adrenaliniche. 

Voto 29/30

Two Shell – “Dark Shadow”

Duo britannico, anche questo dall’identità nascosta, che unisce techno, garage e dubstep per creare sofisticate e spigolose tracce da club. Nel loro nuovo album IIcons continuano a esplorare nuovi territori sonori, come in questo brano frastagliato di bassi inquietanti e un cantato irregolare di cui percepiamo alcune parole, senza afferrarne il significato. Tante cose sovrapposte nello stesso momento, suoni morbidi e altri metallici che rendono l’ascolto tanto insidioso quanto accattivante.

Voto 30/30

Alessandro Camiolo

Pop X, dov’è Liana, delicatoni: il sabato di flowers festival

L’ultimo weekend del Flowers Festival si chiude con un triplo concerto che fonde una band emergente, tre francesi innamorati e il ventennale del progetto più folle dell’it-pop.

In un sabato pieno di nuvole e pioggia ci ritroviamo sempre alla Certosa di Collegno, tra ombrelli, impermeabili e tante bandane (sul perchè ci arriviamo dopo). Il pubblico, rispetto ad altre volte, è un mix eterogeneo, giovane, ma forse solo interessato ad ascoltare l’unico gruppo per cui è venuto qui. Non a caso rimbalza continuamente una domanda tra la folla: «Chi sei venuto ad ascoltare?»

La minoranza che sta sotto la pioggia fin dall’inizio, è qui per i Delicatoni, quattro giovani musicisti vicentini dall’indole anarchica che hanno suonato i brani del loro primo album Delicatronic. Il loro sound unisce l’elettronica dance a rime giocose, quotidiane, spesso cantante in coro in un movimento ciclico delle parti a scandire il tempo. L’aggregazione sul palco e tra il pubblico è il fulcro della loro musica, che trasmette leggerezza e voglia di connettersi agli altri con lucidità e dialogo. 

Foto dal profilo FB di Flowers Festival

Pioggia finita, il pubblico si alza dalle panchine sotto ai gazebo e si fa più numeroso per sentire i Dov’è Liana, gruppo parigino che ha esordito lo scorso anno con l’album Love 679. I tre salgono sul palco col tipico foulard da babooshka e gli occhiali da sole, simbolo indossato anche dai fan. Uno dei cantanti si avvicina al microfono e recita la prima pagina de L’arte della gioia di Goliarda Sapienza, forse uno dei loro riferimenti in quanto a libertà sessuale, con l’invito a essere disinibiti e senza pregiudizi, un elemento presente anche nei loro testi. La loro esibizione è a metà tra un dj set di house french touch e disco dance anni ‘80 suonata con chitarra e pianoforte. Sul palco li vediamo spesso illuminati in silhouette, mentre ballano e cantano tra inglese e italiano, dalla pronuncia in parte stentata dall’altra caricaturale. Ci invitano a fare festa in modo sincero e spontaneo, come ribadito dal brano conclusivo “Perchè piangi Palermo?”: l’importante è ballare, ridere e fare l’amore.

Foto dal profilo FB di Flowers Festival

Infine il gruppo più atteso: i Pop X, progetto capitanato da Davide Panizza che qui si esibisce insieme a Walter Biondani (chitarra acustica), Luca Babic (batteria elettronica) e Niccolò Di Gregorio (chitarra elettrica). Un’esibizione collettiva che cavalca lo spirito demenziale e nonsense attraverso i video karaoke delle canzoni sullo sfondo e immagini intermittenti in rapida successione. Il pubblico può decidere anche di salire sul palco e scatenarsi insieme alla band o rimanere a pogare fino a sfiorare più di mille volte l’atmosfera, come recita “Io centro con i missili”. Da evidenziare i momenti solo strumentali, che spingono sull’elettronica di taglio hyper-pop, ma anche downtempo e garage, quasi una fusione tra A.G. Cook e Fred Again sotto effetto del popper. 

Foto dal profilo FB di Flowers Festival

Il fatto che Pop X da fenomeno di nicchia sul web, sia riuscito a emergere fino a ritagliarsi un proprio spazio, attraverso testi che si prendono gioco di tutto e spingendo tutto su un’elettronica che potremmo definire tamarra, è sintomo di come il pubblico ricerchi ancora qualcosa di inedito e irripetibile, rispetto ai piatti pronti offerti dalle playlist degli algoritmi. 

La lunga festa è finita dopo oltre tre ore di musica, quando si ritorna alla pace col cuore che batte ancora forte, ma conservando nella mente tanti momenti unici.

Alessandro Camiolo

Boyband e solisti: Harry Styles al Pala Alpitour

Dagli anni ’90 a questa parte, per ogni membro di una boy band o girl band che si rispetti è diventata tradizione esordire da solista dopo qualche anno di carriera in gruppo; c’è chi abbandona il progetto perché non ha le qualità necessarie per farcela, e c’è chi invece ha un successo dirompente. Harry Styles fa decisamente parte della seconda categoria.

Martedì 26 luglio il Pala Alpitour ha ospitato la seconda data italiana del Love On Tour, inizialmente prevista per maggio 2020, poi spostata a febbraio 2021 e infine fissata per il 2022; inutile dire come l’aspettativa degli spettatori di Bologna il giorno prima e poi di Torino fosse alle stelle (alcuni di loro hanno persino campeggiato fuori dall’arena per giorni pur di garantirsi le prime file).

LAS VEGAS, NEVADA – SEPTEMBER 04: Harry Styles performs on stage during the tour opener for Love On Tour at MGM Grand Garden Arena on September 04, 2021 in Las Vegas, Nevada. (Photo by Anthony Pham/via Getty Images)

La serata si apre con l’esibizione dei Wolf Alice, gruppo alternative rock britannico nonché opening act di buona parte della leg europea del tour. Da subito la band sembra emanare una forte intesa e una forte energia, riuscendo a coinvolgere anche i più restii. La frontwoman Ellie Roswell si muove sul palco sicura e disinvolta, mentre il pubblico accompagna l’esibizione come se i Wolf Alice non fossero semplicemente un gruppo sconosciuto in apertura, bensì i veri protagonisti del concerto: i fan saltano, prendono l’iniziativa e battono le mani a tempo, accendono le torce durante le canzoni più lente. La band scende dal palco allegra e soddisfatta, mentre gli spettatori continuano ad applaudire.

Le luci si accendono nuovamente ed è impossibile non notare le stravaganti scelte di look dei 14.500 presenti, nessuno escluso: occhiali da sole di tutte le forme, boa di finte piume colorate, camicie dalle fantasie più disparate, stivali texani e una gran quantità di cuori e abbigliamento rosa – questi ultimi due fattori chiaramente ispirati all’estetica di Fine Line (2019), secondo album solista di Styles e inizialmente tema principale del Love on Tour. Qualcuno osa addirittura indossare scarpe col tacco, qualcun altro afferma di sentirsi ad un evento che è un misto fra un Pride e un concerto di Elton John.

Il concerto ha inizio ancora prima dell’effettiva apparizione dell’artista sul palco: sulle note di “Best Song Ever” degli One Direction e “Bohemian Rhapsody” dei Queen, il pubblico balla e canta a squarciagola, creando un’unione fra le diverse generazioni presenti. Qualcuno già piange. Poi le luci si abbassano, la band – interamente vestita di giallo: forse un tributo al nuovo film dei Minions? – si posiziona dietro agli strumenti e le prime note di “Music For a Sushi Restaurant” si diffondono nel palazzetto. La folla sta già urlando a pieni polmoni quando sul palco compare finalmente Harry Styles, vestito per l’occasione con un completo a righe arcobaleno pieno di paillettes.

I look Gucci di Harry Styles per i concerti di Bologna (sinistra) e Torino (destra). @harry_lambert via Instagram

La setlist prevede 20 canzoni tratte dai tre album da solista del cantante, rispettivamente l’omonimo Harry Styles (2017), il già citato Fine Line (2019) e il recente Harry’s House (2022), il miglior debutto in Italia per un disco internazionale dal 2021, con un paio di brani aggiunti apposta per l’occasione.

In un italiano semplice e grammaticalmente corretto, nel corso della serata Styles racconta di star imparando la nostra lingua «piano piano. Quindi, per favore, siate pazienti con me». Spiega di come abbia vissuto alcuni dei momenti migliori della sua vita qui: non a caso la costiera amalfitana è stata location per le riprese del video di “Golden”, quinto singolo estratto da Fine Line.

Screenshot dal video “Golden” di Harry Styles, via YouTube
Screenshot dal video “Golden” di Harry Styles, via YouTube

Fra balletti che sembrano per lo più tentativi per schivare gli oggetti lanciati dalle prime file e profusi ringraziamenti in italiano e in inglese ai Wolf Alice e a tutti quelli che hanno reso il concerto possibile – i tecnici, la band, lo stesso pubblico –, Harry Styles ci tiene ad assicurarsi che tutti stiano bene e si stiano divertendo, incitando gli spettatori a ballare e ad accettarsi: «stasera vorrei che foste liberi di essere chi volete». I fan intonano “Sei bellissimo”, il cantante risponde intonando a sua volta “Se telefonando” di Mina, mandando il pubblico in visibilio.

A prescindere dalle gran doti canore, dalla qualità dei brani e dalle ottime capacità performative (tutti fattori presenti), è evidente come l’ex membro degli One Direction abbia costruito una comunità vera e propria di persone che lo seguono non soltanto per la sua musica, ma anche per l’atmosfera che si respira entrando a far parte di essa: un’atmosfera all’insegna dell’amore, della libertà e dell’unicità. Durante i suoi concerti Styles esegue cover dei Fleetwood Mac e degli One Direction, canta brani che ha scritto per altri artisti o pezzi mai registrati come “Medicine” o “Anna”, che diventano un grandissimo successo di pubblico proprio perché unici e inseparabili dalla dimensione live.

Harry Styles al Pala Alpitour. @justharried via Instagram

Dopo anni di attesa e continui rimandi, il concerto finisce forse troppo rapidamente, lasciando agli spettatori l’amaro in bocca e la malinconia del momento appena conclusosi. Fra il pubblico ci sono sì genitori trascinati a forza dai figli e gli stessi giovanissimi figli, ma anche chi segue Harry Styles dai tempi degli One Direction ed è cresciuto con lui: chi aveva 12 anni ai tempi di “What Makes You Beautiful” ha ormai passato i 20, e la sensazione è che sia tutto trascorso troppo in fretta.

Speriamo ci sia l’occasione di poter replicare presto, come d’altronde ha detto lo stesso Harry: «vi prometto che non passerà troppo tempo fino alla prossima volta in cui ci vedremo». E chissà, magari allora avrà già un C2 di italiano.

A cura di Ramona Bustiuc

Calibro35 plays Morricone: APOLIDE DAY 4

Prosegue il racconto del festival Apolide nella sua quarta giornata di domenica 24 luglio all’interno dell’area naturalistica Pianezze di Vialfré. Dopo un traumatico risveglio in tenda e reduce dai postumi della sera prima, il pubblico è pronto a godersi l’ultima giornata tra attività, musica e spettacoli. In chiusura di questa edizione di Apolide, un’esibizione magistrale dei Calibro 35 sulle note del maestro Ennio Morricone.

Sono le nove del mattino quando il primo caldo comincia a farsi sentire nelle tende del Joongla Camp, dove «si dorme poco ma si sogna tanto». I più mattinieri inaugurano la processione verso le docce, gli sguardi assonnati si incrociano e la sensazione è quella di far parte di una grande famiglia, seppure per un paio di giorni. Tra un caffè ed un morso ad una brioche si fanno due chiacchiere e ci si scambia qualche opinione sulle serate precedenti.

Fra le prime esibizioni della giornata c’è quella di Lorusso sul Boobs Stage. Spogliato dei suoi strumenti, Lorusso – progetto solista del torinese Claudio Lo Russo, voce e chitarrista degli Atlante – si cimenta nella produzione musicale accompagnandosi con la sua inconfondibile voce mentre il pubblico, seduto a terra, si gode l’esibizione.

Dalla pagina Facebook Apolide Festival, foto di Gabriele Tuninetti

È sufficiente percorrere qualche metro per rendersi conto che il festival è abitato da diverse anime. Contemporaneamente alle esibizioni sono infatti numerose le attività proposte: non è affatto strano imbattersi in sessioni di yoga mattutine, tornei di pallavolo amatoriali e spettacoli irriverenti come quello del burattinaio Rasid Nikolic, in arte The Gipsy Marionettist. Per i più atletici non mancano proposte più estreme come la parete da arrampicata o i tessuti aerei per la danza acrobatica.

Dalla pagina Facebook Apolide Festival, foto di Antonio Roseti

Il pomeriggio scorre veloce e intorno alle 18.30 il main stage comincia ad animarsi, vedendo sfilare in ordine Marco Fracasia, Meskerem Mees, Bluem. Direttamente da Torino, Marco Fracasia porta sul palco di Apolide il suo primo sognante EP, Adesso torni a casa (per 42 Records) in una versione live rockeggiante. Segue la cantautrice belga Meskerem Mees, che colpisce per la voce pura e malinconica, in un accompagnamento minimal composto da chitarra e violoncello.

Dalla pagina Facebook Apolide Festival, foto di Antonio Roseti

Il sole comincia a tramontare e la tappa all’Area Food è d’obbligo per ristorarsi dopo una giornata di sole e musica non stop. I più attendono il gruppo a cui spetta il compito di chiudere in bellezza l’edizione 2022 del festival, ovvero i Calibro 35.

Dalla pagina Facebook Apolide Festival, foto di Antonio Roseti

Il loro ultimo disco, Scacco matto al Maestro – Volume 1, tutto dedicato alla musica di Morricone, viene eseguito sul palco di Apolide in un’atmosfera solenne come solo la musica del compositore sa creare. La band non si limita a ricreare le melodie del “Maestro”: si tratta di vere e proprie reinterpretazioni dei brani alternati con stralci di dialoghi, estratti talvolta dai film, talvolta dal recente documentario Ennio di Giuseppe Tornatore. La folta formazione – che oltre a Massimo Merlotta, Enrico Gabrielli, Fabio Rondanini, Luca Cavini e Tommaso Colliva conta della collaborazione di Paolo Ranieri alla tromba, Sebastiano De Gennaro alle percussioni e Valeria Sturba al theremin, violino e voce – dà vita ad uno spettacolo mai banale e dinamico, con tanto di theremin alternato alla voce per le linee vocali.

Dalla pagina Instagram Apolide Festival, foto di Antonio Roseti

La varietà del pubblico conferma la transgenerazionalità della musica di Morricone, chiusura perfetta per i quattro giorni di Apolide.

A cura di Alessandra Mariani

Ariete al Flowers Festival, un elogio all’adolescenza

Iniziato il 29 Giugno, il Flowers Festival 2022 si è concluso il 16 luglio 2022 con il concerto della cantautrice Ariete, che si è raccontata sul palco in modo semplice e spontaneo. 

Con Specchio Tour 2022 Ariete è già al suo secondo tour a soli vent’anni d’età. La giovane cantautrice ha avviato la sua carriera negli anni della pandemia, e in poco tempo le sue canzoni di carattere intimo hanno fatto il giro di tutta Italia; indubbiamente la sua fama è figlia dei social network: su TikTok vanta 514.7K di followers e negli anni è stata capace di costruire un ottimo dialogo con i suoi fan. 

Dalla pagina Facebook del Flowers Festival, foto di Fabio Marchiaro

La platea è gremita di ragazzi, pronti a riprendere con il cellulare il suo arrivo sul palco. Dopo una lunga attesa ecco comparire Ariete (pseudonimo di Arianna Del Giaccio) vestita con una salopette di jeans e un cappellino arancione. Emerge subito la personalità trasparente e priva di ambiguità della cantautrice: caschetto nero, identità gender fluid e voce inconfondibile. Ad aprire il concerto è il brano “L’ultima notte”, cantata e suonata con la chitarra elettrica dalla stessa Ariete, mentre per i pezzi successivi viene raggiunta da Emanuele Fragolini alla batteria, Jacopo Antonini al basso e alle tastiere, e Alessandro Cosentino alle chitarre.

Durante tutto il concerto i fan lanciano e regalano ad Ariete in segno di affetto i più disparati oggetti, tra cui un reggiseno con all’interno delle sigarette, una bandiera della pace, delle ciabatte a forma di unicorno… tutte cose che la cantante userà sul palco durante la sua performance. Ariete si dimostra molto gentile verso tutti, reagendo a ciò che succede con una grande ironia e leggerezza. 

Foto di Fabio Marchiaro

A circa metà concerto arriva l’evento più atteso dai fan: come è tradizione nei suoi concerti, Ariete sceglie due persone dal pubblico che abbiano qualcosa di importante da dire, a cui tengano particolarmente, dandogli la possibilità di salire sul palcoscenico. La cantautrice prima suona una versione acustica di “Venerdì” e poi dà la parola a Sara e a Sofia. La prima fa un appello per chi soffre di autolesionismo, e condividendo la sua esperienza, sprona a perseguire il proprio benessere mentale, mentre la seconda celebra l’anniversario di due amici, leggendo la loro storia d’amore. Il pubblico ascolta partecipe e la cantante è in grado di fare da mediatrice, in modo che non sia pura esibizione del dolore, ma piuttosto racconto e condivisione. 

Dalla pagina Facebook del Flowers Festival, foto di Lorenzo De Matteo

Uno dei momenti più emozionanti di tutto il concerto è l’esecuzione di “Spifferi”: da sola sul palco, Ariete canta accompagnandosi al piano, e il pubblico, con tutte le luci accese e alzate al cielo, si emoziona e canta il brano con le lacrime agli occhi.

A un primo ascolto potrebbe trasparire dai testi di Ariete una sorta di ingenuità, ma dietro cui c’è anche una grande consapevolezza. Per quanto le sue canzoni sembrino avere poco a che fare con una vera e propria scrittura musicale, ma risultino piuttosto essere dei flussi di coscienza confidenziale accompagnati dalla musica, bisogna riconoscere il grande talento dell’artista che, sostenuta da tutto il suo team, è in grado di far vivere ai fan un concerto in cui si possano sentire a casa; concetto perfettamente espresso dalla frase «Le mie braccia sono il posto in cui potrai ripararti, in cui potrai ripararti» del brano “Cicatrici” scritto in collaborazione con Madame, con cui Ariete chiude il concerto.

Dalla pagina Facebook del Flowers Festival

Non ci poteva essere dunque titolo più azzeccato per il primo album della cantante, Specchio, uscito 25 febbraio 2022 con l’etichetta Bomba Dischi: una generazione si è riflessa nei suoi testi, e in ciò va ricercata senz’altro la radice del successo di Ariete. La musica ha aiutato lei e ora, a specchio, aiuta i suoi fan. Le sue canzoni si trasformano in uno strumento per affrontare le montagne russe e le insicurezze tipiche dell’adolescenza, diventando per i giovani ragazzi un modello a cui fare riferimento. 

A cura di Stefania Morra

Collisioni 2022: Tutto Normale

Cosa c’è di meglio per battere il caldo della pianura Padana che cinque ore di concerto non stop sotto al sole, precisamente sull’asfalto rovente di Piazza Medford ad Alba, nel cuneese? Difficile immaginarlo.

Il 16 luglio si è tenuta la terza giornata di Collisioni Festival. Nato a Novello (CN) nel 2009 e poi trasferitosi a Barolo e – quest’anno – ad Alba, il festival è organizzato da Associazione culturale Collisioni con il patrocinio di Regione Piemonte, Comune di Barolo, Agenzia Regionale per lo sviluppo rurale, Regione Friuli-Venezia Giulia e Agenzia Nazionale per i Giovani.  In particolare, la giornata di sabato si è tenuta all’insegna dello slogan Tutto Normale, inaugurato nel 2021 con un programma dedicato interamente ai giovani, particolarmente trascurati durante la pandemia. Il cartellone 2022 ha visto susseguirsi le performance di Madame, Tananai, Sangiovanni, Frah Quintale e Coez, artisti divenuti ormai virali fra gli ascoltatori under 30.

Il pubblico a Collisioni 2022 – Foto di Ramona Bustiuc

La prima artista ad esibirsi è Madame, che alle 20, puntualissima – la puntualità durante i festival non è mai scontata – sale sul palco di fronte a un pubblico entusiasta. Accompagnata alla console da Estremo, dj e producer che ha co-prodotto “Voce” insieme a Dardust per la partecipazione della stessa Madame al Festival di Sanremo 2021, la cantante ha alternato brani meno conosciuti a hit (“Marea”, “Sciccherie”, “L’eccezione”) e featuring (“Mi fiderò” con Marco Mengoni, “L’anima” con Marracash, “Il mio amico” con Fabri Fibra), in quest’occasione realizzati in maniera virtuale. Nonostante la maggioranza del pubblico viaggiasse fra i 15 e i 30 anni, capitava spesso di scorgere persone over 40 cantare a squarciagola e ballare ininterrottamente, non preoccupandosi di fare video o di far cadere la birra in mano.

Madame a Collisioni 2022 – Foto di Ramona Bustiuc

Dopo quarantacinque minuti di performance e un rapido cambio di strumenti è la volta di Tananai, ovvero l’incubo peggiore degli addetti alla sicurezza. Il cantante straripa di energia da tutti i pori, salta e corre da una parte all’altra del palco, si affaccia alle transenne e cerca di prendere tutto quello che il pubblico gli lancia – cappelli di paglia, cartelloni, ventagli, fiori. Sparisce e riappare continuamente e seguirlo in un mare di 15.000 persone diventa complicato, e tuttavia particolarmente divertente, perché è impossibile non sentirsi contagiati da tutto questo entusiasmo. Alberto Cotta Ramusino (nome di battesimo di Tananai) è giovane, umile, si è appena affacciato al successo e ringrazia più volte – a volte in modo sconnesso e imbarazzato – chi lo ha seguito finora, chi lo sta accompagnando nella sua carriera ma anche il personale di Collisioni che sta facendo impazzire, dedicando poi al cameraman (inciampato mentre camminava di spalle per filmarlo) “Sesso occasionale”: «Marco, questa è per te». Incita il pubblico e scherza con autoironia: «Non ho più scuse per fare schifo» dice, dopo essersi seduto alla tastiera  per cantare “Giugno” e aver chiamato soccorsi per risolvere un problema tecnico. E Tananai non fa assolutamente schifo, anzi. È bravo, carismatico e ha voglia di distinguersi.

Tananai a Collisioni 2022 – Foto di Ramona Bustiuc

Le ultime luci del giorno svaniscono, le prime stelle compaiono in cielo ed è la volta di Sangiovanni, che incarna perfettamente l’esempio di come un talent non sia in grado di fornirti gli strumenti necessari a diventare un vero performer. Nonostante gli importanti successi radiofonici come “Lady” e “Malibu” – entrambi risalenti alla sua partecipazione nel 2021 ad Amici di Maria de Filippi – e la partecipazione al Festival di Sanremo 2022 con “Farfalle”, è chiaro che al cantante manchi quella tanto spesso citata [JT3] gavetta, ma che ancora oggi riesce a fare la differenza fra un prodotto destinato a durare e uno confezionato per essere semplicemente alla moda. I giochi di luce e le proiezioni dall’atmosfera futuristica non colmano le mancanze causate da una scarsa presenza scenica e dall’intonazione vacillante.
Ad esclusione di qualche gruppetto di undicenni innamoratissime, Sangiovanni non riesce a convincere gli spettatori di Piazza Medford.

Sangiovanni a Collisioni 2022 – Foto di Ramona Bustiuc

Un’altra breve pausa e poi Frah Quintale arriva sul palco con un’energia pari a quella di Tananai – che nel frattempo ricompare sottopalco in qualità di fan –, ma con meno mal di testa per il personale di Collisioni. Il pubblico è in visibilio, le canzoni si susseguono senza interruzioni – fatta eccezione per l’apparizione di Coez, che sale sul palco senza preavviso e senza un particolare motivo – e il pubblico non smette di cantare nemmeno un secondo nonostante la stanchezza accumulata. Nelle brevi pause fra un brano e l’altro il cantautore sorseggia un calice di vino, dedicando un brindisi a tutti quelli che stanno bevendo insieme a lui in piazza e continuando poi a esibirsi senza fare una piega. Non mancano momenti romantici e suggestivi con le torce del telefono accese come durante “Nei treni la notte”, così come momenti di pura energia durante brani come “Amarena”, “Sì, ah” o “Due Ali”.

Frah Quintale a Collisioni 2022 – Foto di Ramona Bustiuc

È da poco passata la mezzanotte e Collisioni si prepara per accogliere l’ultimo e più atteso artista della serata, Coez, che per il 90% del pubblico è servito da colonna sonora in alcuni momenti importanti della vita; non si tratta di un dato scientifico, ma l’intera redazione dichiara di non conoscer persona che non abbia ascoltato il suddetto cantante almeno una volta con la sua dolce metà, pensando alla sua dolce metà, in viaggio con gli amici verso il mare o a chiusura in discoteca nelle notti estive. D’altronde Coez è attivo come solista dal 2009, e negli ultimi 13 anni ha avuto modo non solo di costruirsi una solida fanbase, ma di capire come farsi apprezzare anche dagli ascoltatori occasionali.
Il cantante è consapevole della stanchezza del pubblico, come lui stesso ammette, ma chiede a tutti un ultimo sforzo, e cioè di saltare e cantare insieme a lui. Fra una comparsata di Frah Quintale con una bottiglia mezza vuota in mano e le variazioni dei testi delle canzoni usando il nome di Tananai (che è ancora sottopalco), gli spettatori accolgono la richiesta di Coez e non vengono meno all’impegno richiesto, ballando e cantando fino all’una inoltrata.

Coez a Collisioni 2022 – Foto di Ramona Bustiuc

Filo conduttore delle cinque ore di concerti è stato sicuramente la serie di svenimenti fra il pubblico, accalcato dalle 16:30 davanti al palco e sopravvissuto per la maggior parte grazie ai pompieri che periodicamente azionavano la pompa dell’acqua sugli stessi spettatori. Non sono mancati nemmeno i cori in segno di gratitudine, decisamente molto più forti di quelli durante le esibizioni della serata: «Il corpo nazionale dei vigili del fuoco…».

I pompieri bagnano la folla a Collisioni 2022 – Foto di Ramona Bustiuc

Decisamente una serata – o meglio, una giornata – memorabile.

A cura di Ramona Bustiuc