GINEVRA in concerto a Torino: pop-rock e femminismo tra i mutamenti

Il 18 dicembre, a pochi giorni dal grande esodo natalizio, GINEVRA, torinese d’origine, sale sul palco dello sPAZIO211 senza l’ansia del sold out e senza la necessità di dimostrare nulla. Un contesto che, più che penalizzare, finisce per valorizzare un live che punta sulla sostanza e non sulla retorica del tutto esaurito. 

Insieme alla band la cantante ripercorre il proprio percorso di crescita personale e musicale: dall’EP METROPOLI del 2020, passando per DIAMANTI, fino ad arrivare all’ultimo progetto pubblicato a gennaio di quest’anno, FEMINA. Un album che segna un cambio di prospettiva piuttosto netto e che GINEVRA introduce senza giri di parole: è un disco dedicato alle donne che resistono e lottano. 

Foto di William Fazzari

Dal punto di vista sonoro, FEMINA prende le distanze dall’elettronica più eterea del passato, fatta di synth onnipresenti e ritmiche spesso lasciate sullo sfondo. Al loro posto emergono chitarre riverberate, impreziosite da scivolate melodiche affidate allo slide, e una batteria finalmente centrale, concreta, che dal vivo si prende lo spazio che merita, grazie anche a una microfonazione molto vicina.

I synth, ovviamente, non scompaiono ma cambiano ruolo. Se prima costruivano tappeti sonori su cui la voce poteva comodamente sdraiarsi, ora intervengono come elementi melodici attivi, talvolta in contrasto con le scelte sempre chirurgiche delle linee vocali.

Il live si sviluppa come un percorso volutamente non lineare, muovendosi avanti e indietro tra le diverse fasi della carriera di GINEVRA e rendendo evidenti le trasformazioni avvenute nel tempo. L’estetica pop-rock di FEMINA è immediatamente riconoscibile: anche chi non conosce l’artista individua senza sforzo i brani più recenti. La band, evidentemente a proprio agio, li valorizza senza sovraccaricarli e riesce anche a rimettere mano ai pezzi precedenti con arrangiamenti misurati, mai invadenti come quelle decorazioni natalizie pompose e kitsch, che fanno comunque la loro sporca figura.

Foto di William Fazzari

La vicinanza al Natale e alla città natale crea infine il contesto ideale per la presenza in sala della famiglia, che diventa parte integrante dello spettacolo. Prima attraverso dediche sincere, a cuore aperto, e poi nel finale, quando il padre viene invitato a salire sul palco per suonare “my baby!”. Un momento che chiude una serata intima, energica ed energetica, in cui la presenza scenica e la sicurezza di GINEVRA emergono senza bisogno di effetti speciali come una stella sulla punta dell’albero: inevitabile, luminosa, e senza troppe sfarzosità attorno.

Marco Usmigli

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