Finalmente è arrivata l’ultima serata del Festival, e il livello generale di quest’anno è stato davvero basso. Ci chiediamo come sia possibile che Carlo Conti abbia ascoltato centinaia di canzoni per poi selezionare queste 30… e chissà cosa ci siamo persi tra le altre scartate. Il calo di share era quasi inevitabile, con una conduzione così austera e rigidamente impostata.
Per l’estrema lentezza della serata abbiamo deciso di dividerla in 3 blocchi, anche per privilegiare opinioni differenti.
Ma su una cosa siamo tutte e tutti d’accordo: Sal Da Vinci vincitore è una scelta discutibile, quasi inspiegabile, e la sua partecipazione all’Eurovision rischia di diventare imbarazzante.
Il Festival di Sanremo resta il luogo dove anche la mediocrità può ottenere standing ovation. Si chiude con sconcerto la 76ª edizione, non resta che domandarsi come sarà l’anno prossimo anno con la new entry Stefano De Martino. Avremmo voluto finalmente una donna al timone, ma speriamo comunque in qualche svolta positiva.
Francesco Renga – “Il meglio di me”
Seriamente, siamo preoccupati. Dov’è Nek?
VOTO: per citare Renga seieiei
Chiello – “Ti penso sempre”
Con molti rimandi al suo primo album, la canzone, in apparenza semplice e monotona, cela un ritmo che pian piano avvolge con tenerezza l’ascoltatore.
VOTO: 23
Raf – “Ora e per sempre”
Presentato da Nino Frassica, Raf ha cantato con grande emozione il brano. Ammettiamo, siamo gelosi di lui, ma non tanto per la sua carriera musicale ma per come porta bene gli anni. Per il resto la canzone ne ricalca altre cento, non riuscendo ahimè a diventare memorabile. Per citare Raf stesso: (In)evitabile follia.
VOTO: 16 e “si vede che non ha frequentato le lezioni”
Bambole di Pezza – “Resta con me”
Il ritornello di certo entra in testa. Pur sentendo ripuliture qua e là rispetto al loro vero stile non possiamo negare la loro bravura.
VOTO: 22
Leo Gassman – “NATURALE”
Grande potenziale rimasto potenziale.
VOTO: 6 politico e “suo figlio è intelligente ma non si applica”
Malika Ayane – “animali notturni”
La cantante trasforma il palco in una discoteca funk anni ottanta facendo danzare il pubblico. Ottima giocata.
VOTO: 26
Tommaso Paradiso – “I romantici”
Anche dopo qualche ascolto la canzone non restituisce nulla di interessante. Un vero peccato.
VOTO: bocciato
J-Ax – “Italian starter pack”
«Where did you come from, where did you go? Where did you come from Cotton Eye Joe?»
VOTO: Targa Destino Manifesto
LDA e Aka7even – “Poesia clandestine”
FORZA NAPOLI
VOTO: brat
Serena Brancale – “Qui con me”
Cambio drastico rispetto all’anno scorso ma in senso positivo. La tecnica vocale resta eccellente, la Brancale infatti è tra le più competenti tra tutti i partecipanti in gara. Riguardo alla canzone, ricorda un tipico brano dei film Disney, quando a metà film il protagonista affronta i suoi fantasmi del passato. Da Disney kids quali siamo, apprezziamo.
VOTO: Premio “Test: che principessa Disney sei?”
Maria Scaletta
Patty Pravo – “Opera”
Quando si scruta anche solo per sbaglio la figura di Patty Pravo, risulta difficile non pensare a colei che girava “come fosse una bambola”. Eppure il tramonto di un’epoca è tristemente delineato attraverso un brano stanco e affaticato.
VOTO: 16
Sal Da Vinci – “Per sempre sì”
Poteva essere un semplice brano disco, già vecchio nel periodo di esplosione del genere musicale. Eppure “Pessempressì” è qualcos’altro, qualcosa di indefinibile per la sua tamarraggine. D’altronde, non si può fare altro che biasimare un tipo come Sal Da Vinci, che ha avuto la fortuna di sbancare con uno dei brani più indecenti degli ultimi anni, “Rossetto e caffè”. Inutile dirlo, ma è abbastanza certo che il brano sarà il tipico successo dell’estate. E c’è solo da preoccuparsi…
VOTO: 12
Entrata scenica dell’ospite Andrea Bocelli a cavallo.
Esecuzione dei brani “Il mare calmo della sera” e “Con te partirò”.
Assegnazione del premio “Città di Sanremo” per aver portato la canzone italiana nel mondo.
Elettra Lamborghini – “Voilà”
“Voilà” lo esclama l’ascoltatore alla fine di questo brano funkettino al di sotto della mediocrità.
VOTO: 14
Attenzione: riesumazione delle salme!
I Pooh suonano il brano che vinse il Sanremo 1990, “Uomini Soli”.
Paolo Bitta approva (Dio delle cittààààà).
Ancora una volta – come di consueto – non abbassano la tonalità del brano e Roby Facchinetti si sforza terribilmente durante il ritornello. Successivamente ritirano il “Premio alla Carriera”.
Ermal Meta – “Stella Stellina”
«La musica balcanica ci ha rotto i coglioni / È bella e tutto quanto, ma alla lunga rompe i coglioni / Certo ne avrei senz’altro tutta un’altra opinione / Se fossi un balcanico, se fossi un balcone» – Elio & Le Storie Tese, “Complesso del Primo Maggio” (2013)
VOTO: 17
Ditonellapiaga – “Che fastidio!”
Un mix dell’estetica di Madonna, la performance di Lady Gaga, la scrittura de La Rappresentante di Lista e il cantato ASMR alla Myss Keta: quasi decente la coreografia e a dir poco fulminante l’acuto in pre-finale, tra i pochi momenti relativamente interessanti; il resto è un elettro-dance pop dimenticabile. Ci si stupisce di poco oramai.
VOTO: 19
Nayt – “Prima che”
Boh? Questo pop rap tutto fumo e niente arrosto andava di moda quindici anni fa. La confusione è in agguato.
VOTO: non classificabile
Arisa – “Magica Favola”
Questo brano mi ricorda tanto la lettera che Chiara Ferragni scrisse a sé stessa qualche Sanremo fa. Un elogio al passato, all’infanzia e la sua innocenza. Sì, percepiamo il messaggio ma:
– il refrain disneyano annoia
– quegli archi pure
– la baroccaggine della composizione non aiuta per nulla durante l’ascolto
– il testo, per quanto spensierato, risulta di una banalità sconcertante
VOTO: 17
Ospite Max Pezzali.
Esecuzione dei brani “Come mai” e “Nessun rimpianto” in versione orchestrale / pseudo-rockeggiante.
Sayf – “Tu mi piaci tanto”
«E come ha detto l’imprenditore / l’Italia è il paese che amo». Penso non ci sia bisogno di aggiungere altro.
VOTO: non classificabile
Levante – “Sei tu”
Ballad di passaggio senza arte né parte.
VOTO: 18
Fedez e Masini – “MALE NECESSARIO”
Letteralmente un incubo lovecraftiano.
VOTO: 10
Andrea Arcidiacono
Samurai Jay – “OSSESSIONE”
La scorsa volta sul palco c’era Belen Rodriguez, per la finale c’è la mamma: evidente upgrade, e anche un momento di sincera emozione. All’inizio sembra poter funzionare, è una delle poche canzoni movimentate in mezzo al grande mare delle “ballate esistenziali”. Poi arriva il terzo ascolto e ha già stufato. Ho la sensazione che non ce ne libereremo almeno fino al prossimo inverno, come una pubblicità su YouTube che non puoi “skippare”. Non è una profezia, è una minaccia. Ma potrebbe andare peggio.
VOTO: 18
Michele Bravi – “Prima o poi”
Un po’ Gabbani, un po’ Noemi: un mashup che nessuno aveva ordinato, ma che è arrivato comunque al tavolo. Il problema non è l’ispirazione, è che sembra un collage. Difficile emozionarsi, facile dimenticare, e menomale.
VOTO: 13
Fulminacci – “Stupida sfortuna”
Sempre bello vedere Golden Years a dirigere l’orchestra. Fulminacci stavolta appare un po’ meno impostato e più spontaneo. Il ritornello è irresistibile e canticchiabile: «stupida stupida stupida sfortuna, gelida gelida gelida pauraaa». Piacevole ma non straordinario.
VOTO: 20
Luchè – “Labirinto”
Sale sul palco il fratm e forse stavolta (per fortuna) hanno messo più autotune. La canzone, nel complesso, risulta noiosa, con il ritornello «non ti scordare di me, di noi» impossibile da scordare: l’ha ripetuto all’infinito. L’unica nota che davvero funziona è il rap ma non basta a salvare l’intero brano.
VOTO: 17
Tredici Pietro – “uomo che cade”
Tredici Pietro conquista subito con flow, voce graffiata, swag e presenza scenica. Catchy e senza fronzoli, il brano funziona, tranne il bridge, l’unico momento in cui si perde un po’. Immediatezza radiofonica e personalità, una canzone che funziona tanto dal vivo quanto in streaming.
VOTO: 22
Mara Sattei – “Le cose che non sai di me”
Lagna sanremese con la classica coreografia delle braccia… zero emozione, giusto un po’ di scena. La canzone parte bassa e sale per ostentare estensione vocale (e nasale)… Banale, noioso, già dimenticato e forse mai ricordato, e l’autore è Thasup?! Davvero?!
VOTO: 12
Dargen D’Amico – “AI AI”
Dargen scalzo sul palco dell’Ariston, sempre irriverente e con quella punta di punk attitude che apprezzo. Il brano è orecchiabile, con un testo profondo che non si prende troppo sul serio. L’arrangiamento disco/funky funziona anche se non porta nulla di veramente nuovo. Nel complesso, ascoltabile e divertente, ma non lascia alcun segno indelebile.
VOTO: 18
Enrico Nigiotti – “Ogni volta che non so volare”
Anche lui sfoggia quel mood Disney, in questo caso Peter Pan 2.0. Senza un vero ritornello, la canzone scivola via, e il testo, pur pieno di immagini evocative, non lascia traccia. Ascoltabile sì, memorabile no.
VOTO: 16
Maria Antonietta e Colombre – “La felicità e basta”
Difficile non confrontare il brano in gara con le loro discografie individuali e con l’ultimo album condiviso. Sbagliato, invece, tentare paragoni con altri duo: Maria Antonietta e Colombre non sono artisti da “profilo di coppia”, ma due identità in dialogo. Pur convincendo meno, “La felicità e basta” mantiene la loro firma: autentica e ricca di rimandi al passato, come un filo che collega e attraversa tutta la loro musica. Sanremo è stata più una vetrina che una gara e i loro album da solisti restano l’unica chiave per conoscerli e capirli davvero. Sul palco, l’intesa funziona, mettono di buon umore e sono magnetici.
VOTO: 23
Eddie Brock – “Avvoltoi”
Sempre emo, sempre cringe e sempre stonato. A fondo classifica, ma non è Vasco con “Vita Spericolata”. TikTok lo aspetta già a braccia aperte, pronto a trasformare ogni stonatura in trend.
VOTO: RINUNCIA AGLI STUDI!
Linda Signoretto