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Top 10 singoli di dicembre 2025

Ormai siamo a dicembre inoltrato e l’anno sta finendo. L’iperproduttività che ha caratterizzato il 2025 fa sicuramente riflettere. Tra vette irraggiungibili, esercizi di stile, passi falsi e mediocrità, l’anno in corso ha comunque riservato sorprese allettanti.. Di seguito vi proponiamo le 10 uscite più interessanti di questo mese, augurandovi una buona lettura e un felice anno nuovo!

“Chiuvìti/Nun Chiuvìti” – Marco Castello

Volando verso la rivoluzione come una Quaglia Sovversiva. Il nuovo album di Marco Castello manda i fan in brodo di giuggiole dal primo all’ultimo brano. Tra le dieci tracce, caratterizzate da sonorità fresche e da qualche ripresa del repertorio precedente, spicca “Chiuvìti/Nun Chiuvìti”. Un ritmo coinvolgente, ravvivato dal groove del basso, su cui si innesta una linea melodica vocale fluida, capace di appoggiarsi morbidamente alla base. Il testo interamente in siciliano si muove tra volgarità e lirismo, cantando il cambiamento, l’amore e quello che probabilmente è il topos più ricorrente di Quaglia Sovversiva: l’odio per le guardie.

“Solo su una gamba” – Luca Carocci

Luca Carocci, produttore e polistrumentista, procede nella sua carriera da solista con Gesucristo forse è morto di freddo. “Solo su una gamba” è tra le tracce più tenere e delicate dell’album. Il brano è costruito su una base minimalista di chitarra, tastiera e percussioni, che si arricchisce appena nel bridge. Muovendosi su una linea melodica asciutta, il cantato di Carocci racconta con un testo semplice il senso di precarietà di ogni persona alla costante ricerca di un equilibrio emotivo, con un saliscendi che pare cullarci in un’amaca confortante, sospesa sul marasma degli ostacoli quotidiani.

“Daniel J” – Little Pieces of Marmelade

404DEI (Errore degli Dei) dei Little Pieces of Marmelade è in grado, nel pur variegato panorama musicale odierno, di dare vita a qualcosa di mai sentito prima. Il sound del duo marchigiano è frutto di influenze alternative rock, punk e lo-fi, con vocalità indie alternate allo scream su basi fortemente distorte. Il risultato è un progetto interamente in italiano, scelta che, a detta del duo, permette una messa a nudo totale delle tematiche affrontate. “Daniel J” è il perfetto connubio di tutte le caratteristiche descritte, e alterna strofe in falsetti volutamente sporchi su basi lo-fi a un ritornello aggressivo e ricco di distorsioni, con un bridge pienamente metal, in cui la rabbia del brano raggiunge il massimo dell’intensità. 

“L’Altro Mondo” – Gemitaiz

Gemitaiz torna sulle scene con la volontà di cambiare rotta rispetto alle tendenze commerciali del rap italiano contemporaneo. L’album è costruito su basi strumentali realizzate con l’aiuto di molti musicisti, che permettono al rapper di esprimere al meglio quell’altrove distante dalle logiche repressive delle major. “L’Altro Mondo” è il manifesto introduttivo a ELSEWHERE, che inizia l’ascoltatore delicatamente, su una base ridotta a un coro solenne rinforzato dagli archi. Gemitaiz lamenta il mondo degli schemi e della digitalizzazione, mentre l’attacco del beat carica il suo messaggio di rabbia. Sul finire del brano, in francese, il falsetto angelico di Mathilde Fernandez porta via l’ascoltatore da “L’Altro Mondo” per immergerlo morbidamente nell’elsewhere che dà il titolo all’album

“Let There Be Shred” – Megadeth 

“Let There Be Shred” è l’ultima delle tracce che hanno anticipato l’uscita dell’album Megadeth, prevista nel gennaio 2026. Il brano si fa manifesto del thrash metal, di cui i Megadeth sono stati tra i primi e maggiori esponenti. Si avverte un ritorno alle origini nei ritmi frenetici delle percussioni, da cui deriva, appunto, il termine thrash. Nonostante la mezza età sia superata da tempo, Dave Mustain sostiene ancora energicamente il ruolo di protagonista, con vocalità graffiante e shredding di chitarra “at the speed of light”. Teemu Mäntysaari alla ritmica sorregge abilmente il brano, nonostante il suo sodalizio con la band sia relativamente recente.

“Kether” – Zu

La carica snervante dei romani Zu viene riproposta attraverso un’originale rielaborazione del post-metal amalgamato da andamenti jazzati e trasognati. I sette minuti di “Kether” viaggiano su un tappeto volante fatto di dettagli impercettibili, eppure a loro modo riconducibili all’operato massimalista dello storico complesso noise rock protagonista – tra i tanti – di un ambizioso progetto in collaborazione con il gruppo neofolk londinese Current 93.

“When and Why” – Archy Marshall

Già in passato, il producer e rapper londinese Archy Marshall aveva più che palesato un avvicinamento a un hip hop astratto di matrice billywoodsiana ed early-sweatshirtiana. Con la nuova uscita “When and Why” emergono ulteriori influenze trip hop che arricchiscono, e non poco, l’attitudine lo-fi che il producer sta rincorrendo da inizio carriera a questa parte. L’attitudine strascicata e deprimente ci riporta vagamente alle atmosfere di I Don’t Like Shit, I Don’t Go Outside (USA, 2015).

“X LIGHT MATTER” – Mc Lan & Pink Siifu

L’intrigante collaborazione del brasiliano MC Lan ed il rapper statunitense Pink Siifu sfocia in un’accogliente sequela di divagazioni stilistiche. Con l’uscita di “X LIGHT MATTER” si passa da movimenti soffusi ad altri più cadenzati e a tratti soffocanti. Pink Siifu fa un ulteriore passo in avanti nell’esecuzione del rapping, sempre più inconscio ed embrionale, seppur ancora derivativo dall’ondata astratta degli ultimi anni.

“HOWWEFLOW” – GENA

GENA, progetto retrò del producer di Detroit Karriem Riggins e dell’artista texana Hailee Olivia Williams – in arte Liv.e – mette in campo una genuina combo di generi avvalorati dalla forza della produzione. Il nuovo singolo “HOWWEFLOW”, a metà tra il neo-soul psichedelico e l’R&B alternativo, si destreggia molto bene attraverso vocalizzi formidabili e un’ottima esecuzione della batteria di Riggins. Che sia l’anticipazione per un possibile debutto artistico?

“Steady Grace / Juro que vi túlipas” – Bruno Pernadas

Con il caldo e passionale Who Throw Objects at the Crocodiles will be Asked to Retrieve Them (Portogallo, 2016), il musicista portoghese Bruno Pernadas era riuscito ad avvolgermi con in una travolgente atmosfera jazz pop contornata da elementi lounge ed esotici. Il nuovo singolo “Steady Grace / Juro que vi túlipas” prosegue il discorso di quell’LP, puntando su un approccio formale e decisamente più commerciale.

Andrea Arcidiacono e Stella Platania

Musidams consiglia: i 10 migliori singoli di luglio

In un’estate di pochi tormentoni non si fermano mai le nuove uscite. Ecco qui la nostra selezione mensile piena di artisti emergenti, ritorni molto attesi e schegge fuori controllo.

Khamilla – “Cara ansia”

Khamilla, cantautrice torinese classe 2001, amante del vintage e delle cornette dei telefoni a rotella, ci porta nella sua testa con questo nuovo singolo. La canzone si presenta come un misto tra “Clint Eastwood” dei Gorillaz e l’electro swing, che rende il brano frenetico, facendoci percepire lo stato mentale ansioso della cantante. Khamilla ci strega, ci fa sciogliere e non possiamo fare altro che stare al passo con il ritmo quasi tachicardico. 

Voto: 27/30

Venerus feat. Marco Castello – “Felini”

Il brano vede i due cantautori personificati in felini randagi che scorrazzano per la città e per la campagna sopravvivendo attraverso il sogno al bene e al male del mondo. Come una conchiglia all’orecchio, “Felini” ci regala un sottofondo di onde marine che, accompagnate dal dolce suono di un flauto, ci trasportano dalle caotiche metropoli ad un passo dal mare, in silenziose antiche città arroccate.

Voto: 29/30

GRIDA – “Nel labirinto”

Dal progetto Carne Fresca (Suoni dal Futuro) ideato da Manuel Agnelli, il brano è uno dei diciotto pezzi della rassegna milanese Woodworm che fotografano lo spirito della nascente scena musicale italiana. GRIDA è una band modenese che si ispira ai Verdena e ai Tool, molto affezionata al metal e al rock italiano anni ‘90.Coinvolgente ed energica, “Nel labirinto” è lo specchio di futuro che fa i conti con un passato oscuro e di stampo grunge. 

Voto: 27/30

Mac DeMarco – “Holy”

In vista dell’uscita del nuovo album Guitar, DeMarco ci dà un’anticipazione con “Holy”. Brano dal testo breve che, nel personalissimo stile  del cantante, ammalia. La parte che affascina maggiormente è quella strumentale, che riprende  temi western alla Ennio Morricone resi in lo-fi, come DeMarco è solito fare. Il tutto risulta dolce ma accattivante grazie all’uso della chitarra twangy e del riverbero stile spaghetti western. 

Voto: 30/30

Laufey – “Lover Girl”

Il singolo affiancato da altre due canzoni, “Tough Luck” e “Silver Lining”, anticipa l’album A Matter of time in uscita il 21 agosto. Il brano in questione gioca sul ritmo di bossa nova con chiari riferimenti al jazz romantico alla Billie Holiday, soprattutto riguardo al testo, nel quale la protagonista soffre le pene dell’amore, oppressa dall’essere una lover girl. Delicata come una brezza estiva, Laufey ci sussurra i suoi tormenti amorosi con spensieratezza in modo coinvolgente.

Voto: 28/30

Maria Scaletta

Pusha T e Malice, foto di Cian Moore (@clovernyc)

Clipse feat. Kendrick Lamar – “Chains & Whips” 

Reunion dei fratelli Thornton (Pusha T e Malice) con un nuovo album, Let God Sort Em Out, interamente prodotto da Pharrell Williams e con tante collaborazioni importanti, come quella del brano che vi proponiamo. Su un beat corposo pieno di organi elettrici, basso e batteria e impreziosito dalla chitarra elettrica di Lenny Kravitz, i due cinquantenni rivendicano il loro status di veterani criticando l’ossessiva ricerca di ricchezze dei nuovi rapper come sintomo di corrosione dello stile di vita associato al genere. Non è da meno Lamar che afferma come il mancato riconoscimento dei padri fondatori sia la nuova morte dell’hip-hop.

Voto: 28/30

Shablo feat. Inoki, Joshua – “Immagina”

C’è chi invece esalta le radici e la storia hip-hop, ad esempio Shablo nel suo nuovo album Manifesto, tutto devoto alla black music: soul, R&B e funk. Un progetto realizzato in studio con tanti musicisti e cantanti che vuole essere un viaggio nella storia dei generi, ma anche dello stesso autore. Non a caso la collaborazione con Inoki, uno dei primi rapper con cui ha collaborato Shablo a fine anni ‘90, riprende proprio un brano scritto in quel periodo e presente in suo mixtape (The Newkingztape Vol.1). Rap politico, oggi come allora attuale, in cui si parla di immigrazione, uguaglianza, spiritualità immaginando una realtà diversa. 

Voto: 27/30

Wet Leg – “davina mccall”

Duo post-punk dell’isola di Wight che con il secondo album moisturizer si è rinnovato con l’aggiunta di nuovi musicisti. Il risultato è un suono più profondo, rafforzato ancora una volta dal produttore Dan Carey, noto per il suo lavoro con i Fontaines D.C.
Pur parlando d’amore nostalgico si evitano le grandi metafore poetiche per dare vita a immagini tenere e protettive con riferimenti popolari come la tv inglese e le bevande del discount. L’evoluzione delle Wet Leg non passerà inosservata: superata l’etichetta di novità, adesso è il tempo della maturità.

Voto: 26/30

Camoufly – “llamando

Francesco Romei, in arte Camoufly, è un giovane emergente nella scena dell’elettronica italiana insieme a okgiorgio e fenoaltea. Si esibisce sempre a volto coperto, ma nel suo primo album NEW SKIN mette a nudo il suo suono saltellante di ritmi upbeat, melodie stravaganti e sample ricercati.
In questo brano di appena 150 secondi condensa un frammento di un gruppo portoricano con house e future bass attraverso continui rimbalzi e accelerazioni adrenaliniche. 

Voto 29/30

Two Shell – “Dark Shadow”

Duo britannico, anche questo dall’identità nascosta, che unisce techno, garage e dubstep per creare sofisticate e spigolose tracce da club. Nel loro nuovo album IIcons continuano a esplorare nuovi territori sonori, come in questo brano frastagliato di bassi inquietanti e un cantato irregolare di cui percepiamo alcune parole, senza afferrarne il significato. Tante cose sovrapposte nello stesso momento, suoni morbidi e altri metallici che rendono l’ascolto tanto insidioso quanto accattivante.

Voto 30/30

Alessandro Camiolo

L’universo condiviso di Marco Castello al Flowers Festival

Al Flowers Festival di Collegno, che da dieci anni anima il cortile della Lavanderia a Vapore con un florilegio di artisti affermati e nuove promesse, domenica 13 luglio è toccato a Marco Castello salire sul palco.

Diciamocelo: ci si aspettava un gran concerto, e gran concerto è stato.

Prima ancora che le luci si accendano sui musicisti, sullo sfondo del palco spicca il logo dell’etichetta indipendente creata dallo stesso Castello per pubblicare il suo secondo disco Pezzi della sera, Megghiu Suli. L’espressione Siciliana suggerisce un doppio significato che sintetizza perfettamente la visione artistica di Marco Castello: “meglio da soli” e “il miglior sole”.

Foto di Alessia Sabetta

Il cantautore siracusano è salito sul palco con una band variegata e numerosa, che ha proposto brani del suo repertorio non solo conservando quell’estetica calda e casalinga che è ormai la sua cifra, ma espandendo ancora di più le sonorità grazie ai colori della chitarra elettrica e ai tre sassofonisti, che hanno regalato improvvise fiammate funk, riuscendo persino a far ondeggiare le teste dei cassieri nei bar.

Come in un grande raduno tra amici, con qualche migliaio di persone di fronte, Marco Castello riesce ad azzerare il dislivello tra palco e platea grazie alla schiettezza dei suoi testi, che nella loro assurdità si offrono come uno tsunami di meme in cui il pubblico si lascia volentieri travolgere, felice di annegare in una frivolezza che – almeno per un po’ – libera da ogni pensiero.

Attraverso una spontanea genuinità non solo caratteriale ma anche musicale, Marco Castello è in qualche modo casa. Il pubblico canta dall’inizio alla fine, ma soprattutto si muove, trasformando il concerto in un grande ritrovo condiviso. C’è chi scuote la testa, chi si dondola sentendosi leggero e chi – la maggior parte – balla freneticamente. 

Lo stesso Castello si scuote seguendo la sua musica, fatta di ritmi mediterranei, venature jazz e tastiere anni ’70. Costruisce un mondo sonoro profondamente in debito con i grandi della musica italiana come Lucio Battisti o Enzo Carella, e verso icone internazionali come Gilberto Gil, dei quali non a caso sceglie di portare sul palco alcune cover. 

Ma se le ispirazioni sono chiare e dichiarate, senza bisogno di stravolgimenti, il merito del cantautore siciliano è quello di ridare linfa a questi generi, soprattutto grazie alla forza inconfondibile dei suoi testi e delle sue linee melodiche, che rendono la sua musica immediatamente riconoscibile e facilmente condivisibile da chiunque.

Foto di Alessia Sabetta

Lo dimostrano anche i numeri legati agli ascolti: dai giorni dell’uscita del suo album di debutto Contenta tu nel 2021, il suo pubblico è cresciuto esponenzialmente, soprattutto grazie alla visibilità conquistata sui palchi dei festival – e senza alcun sotterfugio pubblicitario sui social – che hanno cementato una fanbase ormai fidelizzata.

Sul palco del Flowers, Marco Castello si conferma come un altro fiore prezioso del nostro panorama musicale: capace di sprigionare nuova energia e di liberare l’ossigeno necessario a farci respirare insieme.

Un po’ più leggeri, un po’ più vivi.

Marco Usmigli