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Sicilia Bedda a Torino: sold out per Delia

Il 20 febbraio è la quarta data del tour “Sicilia Bedda” di Delia Buglisi, promettente astro nascente della nuova ‘scuola siciliana’ di cantautori e interpreti.

Il concerto, al Teatro Colosseo, si apre con il palco in penombra, illuminato da fari rossi, mentre si ode la celebre frase di Falcone «la mafia non è affatto invincibile, è un fatto umano […] ha un inizio e avrà una fine». La citazione introduce il medley tra “Minchia Signor Tenente” e “Brucia la Terra”, nel quale la voce dell’artista raggiunge picchi virtuosi evidenziati da un potente graffiato. Il brano fa parte del repertorio portato a X Factor, del quale si coglie l’influenza nello stile del corpo di ballo, formato da 4 performer, e nel mantenimento delle basi strumentali. Ma la cifra originale e personale di Delia sta già prendendo le distanze dalle quadrature e gli imbellettamenti del talent.

Le parti strumentali sono eseguite da violoncello, chitarra, tastiera e una corista-percussionista, oltre che dal pianoforte suonato da Delia stessa, con scioltezza e competenza acquisite nei lunghi anni di studio al conservatorio di Catania. Nelle basi si incontrano una componente elettronica spiccatamente moderna e i suoni della tradizione, come tamburelli e una chitarra che, a tratti, imita le sonorità del mandolino.

foto di Vincenzo Nicolello

Tra un brano e l’altro Delia si perde volentieri in chiacchiere con un pubblico interattivo, a maggioranza meridionale, come si evince dalle cadenze dei commenti variegati, da «sei bravissima!» a «ora basta parlare: canta!». Delia, che cantando detiene il dominio assoluto del palco, si pone al suo pubblico in maniera ironica, umile e sempre cortese.

E nel frattempo si racconta, spiegando quali artisti le sono stati di maggiore ispirazione e omaggiandoli con cover potenti ma rispettose della grandezza degli interpreti originali. Franco Battiato, con “La Cura”, in cui Delia passa dal gridare la passione che sopravvive al tempo a sussurrarla con dei vibrati bassi, di superba delicatezza. O ancora “Stranizza d’Amuri”, introdotta con la citazione del ritornello «cu tuttu ca fora c’è a guerra, mi sentu stranizza d’amuri» (nonostante fuori ci sia la guerra, sento la stranezza dell’amore), a sottolineare l’importanza di tenere sempre vivo l’amore, in tutte le sue forme, in un’attualità tanto violenta.

Delia riprende artisti che prima di lei hanno usato i rispettivi dialetti per cantare le proprie storie, dal genovese dei cori di “Dolcenera” di De Andrè al siciliano di “Lu pisce spada” di Modugno. Infine, la cantante si esibisce in una serie di omaggi alla cuntastorie per eccellenza, Rosa Balistreri. “Cu ti lu Dissi” è introdotta dal ritornello cantato a cappella e non microfonato, che raggiunge anche le ultime file del teatro Colosseo grazie alla potenza vocale di Delia.

foto di Vincenzo Nicolello

Ma il brano che conduce il pubblico all’apice dell’emotività è “I Pirati a Palermu”, che la cantante interpreta con visibile trasporto emotivo e virtuosismi vocali che le permettono morbidi passaggi tra falsetti, voce piena e graffiati da brividi. L’esibizione inizialmente genera uno sbigottito silenzio collettivo carico di emozioni, seguito da una lunghissima standing ovation riempita da applausi scroscianti, mentre Delia si commuove in silenzio.

Il concerto si conclude con il brano originale “Sicilia Bedda”, elogio alla terra d’origine della cantante, e l’inedito non ancora pubblicato “Zitta e Muta”, potente inno di emancipazione femminile. Tra le note del brano di chiusura, Delia presenta i musicisti e saluta calorosamente il suo pubblico.

La folla si dirige verso l’uscita, chi ammutolito con gli occhi ancora lucidi e chi intento a tessere lodi ammirate dell’artista. In strada, qualcuno continua a canticchiare entusiasta i brani sentiti al concerto, prova tangibile di come la capacità espressiva di un singolo individuo possa far breccia e lasciar traccia di sé in centinaia di animi.

Stella Platania

LE PAGELLE DI X FACTOR 2020

Si è tenuta giovedì 29 ottobre la prima puntata dei live di X Factor, che è giunto alla sua 14esima edizione. Dopo un confronto con produttori e autori d’eccezione, i 12 concorrenti hanno presentato in prima serata i loro inediti, già disponibili su tutte le piattaforme streaming.
E con loro, ecco anche i nostri giudizi.

Melancholia – ”Leon”
Sono considerati i favoriti di quest’edizione, e forse non hanno tutti i torti. La voce della cantante è estremamente graffiante – sicuramente rimane impressa nella memoria di chi la ascolta – e la presenza scenica di cui è dotata la band sembra che riesca a trasportarla anche in studio. Il testo del brano è ispirato all’omonimo film di Luc Besson.
27/30

Cuore Nero – “Blind”
Con Frenetik&Orang3 a produrre il brano, è davvero difficile sbagliarsi: la base è un campionamento di “Ashes” di Stellar, artista che sta spopolando già da mesi sul noto social TikTok. Il pezzo è ritmato e divertente, il ritornello è molto catchy, ma sicuramente niente di originale.
24/30

Casadilego – “Vittoria”
Davvero difficile sbagliarsi con la penna di Mara Sattei e la produzione di Slait e Strage. La vocalità dolce e delicata della giovanissima cantante, accompagnata per lo più da un pianoforte, contrasta con il testo di un brano che racconta di rabbia e frustrazione. Bello, ma non esplode.
26/30

MYDRAMA – ”Cornici Bianche”
Anche questo brano vede la collaborazione di Mara Sattei per il testo e Young Miles per la produzione. L’inedito, particolarmente ritmato e ricco di contaminazioni, racconta di una dipendenza affettiva del passato della cantante. Interessante ed efficace la scelta di utilizzare una sezione d’archi per il bridge.
25/30

Vergo – ”Bomba”
Il reggaeton è arrivato ad X Factor, ma non al suo meglio. Eccessivo l’uso dell’auto tune. L’unica nota a suo favore, è che se fosse uscito in estate sarebbe alla vetta di tutte le classifiche.
18/30

Little Pieces of Marmelade – ”One Cup of Happiness” 
Un duo rock che fa per un’intera band, la “grande scommessa” del giudice Manuel Agnelli. Il loro è un brano esplosivo, che strizza l’occhio al garage rock di una volta, con qualche sfumatura punk e pop che compare nel ritornello. Sicuramente è strano vedere un inedito simile ad un talent come X Factor, che normalmente predilige generi più vicini al gusto del pubblico giovane.
25/30

Blue Phelix – “South Dakota”
Se questo brano fosse uscito negli USA, probabilmente sarebbe già diventato una hit: testo semplice ma importante, sonorità che ricordano quelle di cantanti già affermati come Troye Sivan e Labrinth. Ahimè in Italia avrà vita breve.
26/30

Manitoba – ”La domenica”
Molti considerano l’indie italiano un insieme di canzoni tutte uguali, e quando si ascolta un brano simile, viene un po’ da dare loro ragione. Questo in particolare, rappresenta il ritorno dei The Giornalisti con qualche nota anni ’80, e stufa già dopo la prima strofa. Non possono ovviamente mancare i riferimenti a Maradona.
22/30

NAIP – ”Attenti al loop”
Dopo averla ascoltata due volte, stiamo ancora cercando di metabolizzare. Quello che possiamo dire, è che probabilmente un featuring fra Elio e Le Storie Tese e Skrillex suonerebbe così: strano, sconnesso, apparentemente privo di senso e con un sound elettronico. Sembra assurdo, ma funziona.
24/30

cmqmartina – ”Serpente”
Pezzo estremamente radiofonico, decisamente pop. Una virata strana – ma nemmeno troppo – per una cantante che si è sempre mostrata affine alla musica elettronica. Anche qui la produzione è firmata da Strage, mentre il testo è di cmqmartina.
23/30

Eda Marì – “Male”
L’inedito nasce da un quesito: “Fanno più male le cose o le persone?”, e racconta della violenza che spesso e volentieri colpisce le relazioni. Il brano, che si avvicina al mondo dell’urban e dell’hip hop, sembra avere buone potenzialità, ma non spicca.
23/30

Santi – ”Bonsai”
Chissà se riceverà un’accusa per plagio da mezza scena It pop. Noi diciamo di sì.
21/30