Perfezione ed estasi nella moderna Quinta diretta da Currentzis

In occasione dei 250 anni dalla nascita di Ludwig van Beethoven, il greco Teodor Currentzis dirige la Quinta sinfonia alla tesa di MusicAeterna – l’orchestra russa che lui stesso ha fondato nel 2004. La registrazione, incisa in coppia con la Sinfonia n.7 in la maggiore op.92 –che verrà rilasciata separatamente in autunno 2020- è stata distribuita da Sony Classical e resa possibile grazie al supporto di VTB Bank.

Legati da un’intesa mistica, l’orchestra e il suo direttore condividono valori, principi, che trovano radice in intime e profondissime esigenze; affrontando un repertorio che spazia dalle musiche barocche, nel loro suono originale, alle più contemporanee.    

Opinioni divergenti sulla sua figura, d’eccezione nell’ambito, hanno contribuito alla costruzione di un mito, che lo presenta ora “salvatore della musica classica” ora guru visionario ed eccentrico, contrassegnato da un’attitudine punk. L’atteggiamento da eremita, l’ascesi spirituale e la devozione verso un ideale totalizzante, cui aderisce pienamente insieme con i musicisti di MusicAeterna, dimostrano la convinzione e la forza della sua fede artistica. La ricerca è quella estrema della perfezione, dell’estasi, e la trascendenza. Il fine è catarchico, in tutti gli stati possibili. «Tutta l’alta intenzione di questa musica, tutta questa incredibile energia può purificare gli ascoltatori e inviare questo nuovo raggio di luce nella loro coscienza e nello spirito»: questa la dichiarazione d’intenti di Currentzis per la Sinfonia n.5 in do minore op.67. Le prime bozze della Sinfonia risalgono al 1804, ma la composizione vera e propria è avvenuta in seguito, tra il 1807 e il 1808, in contemporanea con la Pastorale. Sono anni di travaglio e sofferenza, per il compositore di Bonn, acuiti dalla sempre più disperante sordità. Schindler, amico e primo biografo di Beethoven, avrebbe difatti interpretato le sue parole «così il destino batte alla porta», in riferimento alle quattro note iniziali, come esemplificative dei motivi dell’intera opera, da allora definita «Sinfonia del destino». Per certi versi, è la dichiarazione di un destino irriducibile. Eppure Beethoven sentiva, con determinazione sacrale, di essere stato investito di una missione –quella di trasmettere un messaggio, positivo nonostante le miserie e le storture quotidiane, al di là della dimensione strettamente personale. Allo stesso modo, il Currentzis-vate avverte tutta la necessità e l’importanza di recuperare la purezza assoluta dell’Arte, la Verità artistica. Secondo il direttore d’orchestra, è stata infatti fraintesa la vera bellezza di Beethoven, la quale «non è la bellezza morale della proporzione –sostiene lo stesso Currentzis- bensì quella immorale e rinvigorente della luce che può bruciare». Prendendo le distanze dall’interpretazione più classica, ne restituisce una personalissima e anticonvenzionale.

L’esecuzione dell’Allegro con brio, in apertura dell’opera 67, è densa, dinamica. L’intero movimento, vigoroso nel suo insieme, è sostenuto da un andamento rapinoso di note veloci. Scandito dall’impeto del ritmo, prosegue spedito, impietoso; brevi stati di quiete. Si consuma in rapidità. Currentzis riesce a penetrare tutta l’essenza dello spirito del compositore tedesco: un Beethoven teso, contrastato, esasperato che si sostanzia attraverso le sonorità secche e taglienti, le accensioni cromatiche. Dall’alleggerimento sonoro in chiusura del primo movimento, prende le mosse l’Andante con moto. Mitigato dall’alternanza tematica, si caratterizza per il generale senso di luminosità. Crepita in bagliori. L’Allegro inizia fra note sommesse, che dal registro grave crescono di sonorità. Il trattamento musicale restituisce un incedere nervoso. Gli archi si impuntano e trascinano in un’agitazione frenetica. Agitazione poi stemperata dal passaggio al pianissimo in una graduale, ma crescente, sottrazione -in termini di peso e colore. Il suono diviene morbido, delicato, sfuma in leggere inconsistenze. Dirompente, l’Allegro finale trionfa sui movimenti precedenti, esuberante, tumultuoso. Espressione che vibra di vitalità e gioia. Chiude sfolgorando.    

È interessante notare come Currentzis rilevi nell’opera non tanto il titanico conflitto tra Eroe e Destino o la lotta fra Bene e Male, quanto la passione del compositore, facendone un ritratto molto espressivo e vivido.  È dunque Beethoven stesso che appare, deborda dai confini della partitura, in una sorta di “fenomenologia dello spirito”. La rappresentazione dell’uomo in rivolta.                                                                                                                                                                     

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