SoundTube Night @ Officine Ferroviarie

Freschezza, accoglienza e innovazione: SoundTube si racconta alle Officine Ferroviarie di Torino

Il colore giallo investe le Officine Ferroviarie di Torino in quest’ultimo venerdì di gennaio, portando con sé la presentazione delle novità auspicate per il 2020 da un progetto che ormai da mesi ha attirato la nostra attenzione: si tratta di SoundTube, nato come spazio radiofonico dedicato alla scena emergente torinese, ora riformulato nella veste di programma podcast.
SoundTube Night ripercorre la storia dell’iniziativa tramite gli interventi dei suoi attuali membri, ciascuno introdotto da un’apposita proiezione video. Indiscussa la presenza della scena musicale emergente torinese, riportata dai racconti stessi di SoundTube e viva sul palco grazie alle esibizioni di Masa, Diecicento35 e Le Disfunzioni E I Rettili.

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Leonidas Kavakos

Uno degli appuntamenti più attesi della stagione sinfonica 2019-2020 Osn RAI, di giovedì 6 e venerdì 7 febbraio, vedeva protagonista il famoso violinista Leonida Kavakos. Il musicista di origine greca, con una brillante carriera internazionale, porta al pubblico torinese tutta la sua musica vestendo contemporaneamente i panni di solista e direttore d’orchestra.

Kavakos entra in scena tra i numerosi applausi del pubblico, dando immediatamente il via al primo pezzo della serata: Concerto in re maggiore per violino e orchestra op. 61 di Ludwig van Beethoven. Contemporaneo alla quarta sinfonia, questo è l’unico concerto per violino e orchestra composto da Beethoven. Durante l’introduzione orchestrale dell’inizio, Kavakos prende le vesti del direttore trasmettendo tutta la sua energia all’orchestra la quale dimostra potenza ed eleganza già dalle prime note. Il passaggio da direttore a solista è immediato, appena finita l’introduzione Kavakos si gira verso il pubblico prendendo il suo spazio sonoro con decisione ed espressività. Un violinista eccezionale che con la sua tecnica impeccabile riesce a raccontare passo dopo passo la bellezza di questa composizione, chiudendo l’Allegro non troppo in una cadenza da brividi. Si passa dai virtuosismi del primo tempo al dolce Larghetto, secondo tempo dell’concerto che mostra un Kavakos diverso che dialoga maestosamente con l’orchestra tramite dei magici sospiri musicali. L’orchestra segue gli accenni sonori del violino, muovendo le dinamiche musicali con elasticità e finezza. L’espressività diventa la parola chiave per descrivere anche il terzo ed il quarto movimento, nel quale il violinista intreccia ancora di più le dinamiche del violino con le linee orchestrali, esplodendo maestosamente in un grandioso finale.

Gli applausi infiniti infiammano il pubblico torinese, il quale chiede con insistenza un bis dal solista. Kavakos ringrazia e risponde con l’Adagio dalla Sonata n. 1 in sol minore di Bach. Il pubblico scoppia di nuovo in numerosi applausi, chiudendo così la prima parte del concerto.

Nella seconda parte Kavakos prende totalmente le vesti di direttore d’orchestra, sostituendo il suo amato violino con la bacchetta. Un piccolo cambiamento di programma annunciato ad inizio concerto, porta in scena la Sinfonia n. 4 in mi minore op. 98 di Johannes Brahms, invece della precedente Sinfonia n. 1 in do minore Op. 68 dello stesso autore. Un po’ come nel concerto di Beethoven anche nella quarta sinfonia di Brahms la potenza dirompente del primo tempo (Allegro non troppo), contrasta fortemente con la dolcezza e la delicatezza del secondo tempo, Andante moderato. L’orchestra segue Kavakos in ogni suo movimento, e sembra quasi che la melodia scorra dalla sua bacchetta trasformandosi nei suoni degli strumenti musicali. Nel terzo movimento l’atmosfera cambia di nuovo, e questa volta è la musica di Brahms a giocare con il pubblico, attraverso i pizzicati in levare e lo scintillante suono del triangolo. Nel finale Kavakos chiede ancora più potenza all’orchestra, intrecciando fiati e archi attraverso un intenso crescendo, il quale chiude la sinfonia in fortissimo. Il pubblico entusiasta esplode di nuovo in numerosi applausi, chiudendo così una serata piena di emozioni e buona musica.

Violanta di Erich Wolfgang Korngold

Prima nazionale per la regia di Pier Luigi Pizzi

Martedì 21 gennaio si è svolta al Teatro Regio la prima di Violanta, atto unico dell’austriaco Erich Wolfgang Korngold. Dopo il debutto all’Hoftheater di Monaco di Baviera nel 1916, fu la seconda opera del compositore appena diciassettenne su libretto del drammaturgo Hans Müller. Dopo aver riscosso grande successo di pubblico e di critica e aver vantato una lunga storia di rappresentazioni sia in America che nel resto dell’Europa, il titolo arriva al Teatro Regio di Torino in prima nazionale.

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LE PAGELLE DI SANREMO 2020

Tra polemiche, intro di piano e altre polemiche, siamo nel pieno della 70° edizione del Festival di Sanremo.
Finalmente abbiamo ascoltato tutti i ventiquattro brani dei big in gara e finalmente possiamo toglierci la soddisfazione di trovarci, per una volta, dall’altro lato della cattedra.

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Matrimonio segreto al Regio

Il matrimonio segreto di Domenico Cimarosa in scena al Teatro Regio di Torino lo scorso 15 gennaio.

Il titolo dell’opera – che pure sostituisce Il flauto magico di Mozart- soddisfa le aspettative del pubblico, che riempie la platea e assiste divertito e coinvolto dalla comicità dai toni buffi ed equivocanti su cui lo spettacolo si fonda.    

Il libretto è di Giovanni Bertati e il soggetto tratto dalla commedia The Clandestine Marriage, di George Colmar e David Garrick, i quali a loro volta avevano tratto ispirazione dal ciclo di dipinti e di incisioni Marriage à la mode di William Hogarth, pittore e autore di stampe satiriche settecentesco. Il dramma musicato da Cimarosa, ponendosi a metà fra il genio mozartiano e quello rossiniano, è difatti tutto un gioco – visivo, musicale e teatrale- di fraintendimenti, allusioni (esplicite e non, al mondo borghese), reticenze, che strappano più di un sorriso allo spettatore in sala. Ciò è reso evidente nell’andamento orchestrale -la cui direzione è stata affidata a Nikolas Nägele che, non a caso, potremmo definire giocoso, frizzante e coerente con la drammaturgia. Così introdotti, compaiono sulla scena i due protagonisti, Carolina e Paolino (rispettivamente interpretati dal soprano Carolina Lippo e dal tenore Alasdair Kent), che giocano scherzosamente, affettuosamente.

Per due mesi, gli sposini hanno tenuto nascosta la loro unione, ma è nata ora, imperante, l’esigenza di uscire allo scoperto. Esigenza che è urgente nella protagonista femminile. Carolina teme infatti la reazione alla notizia, tuttavia confida nell’ “ottimo cuore” del padre, Geronimo, nonostante l’austerità esteriore, rigida, della persona (cui dà voce il basso Marco Filippo Romano). Paolino, conoscendo il desiderio di ascesa sociale di Geronimo, spera di entrare nelle sue grazie e poter rivelare con minor timore, combinando un matrimonio d’interesse tra lo squattrinato Conte Robinson, suo amico (Markus Werba,baritono) ed Elisetta, la sorella maggiore di Carolina, altera e capricciosa (Eleonora Bellocci, soprano). Tuttavia, non riuscendo negli intenti, Paolino proporrà la fuga, unica via d’uscita. Ed è sul procrastinare dello scioglimento di questa tensione -motore della vicenda- che gioca lo spettacolo. 

Ma ci sono anche altri elementi di comicità disseminati sul palco, che suscitano la risata del pubblico, ora per la “ingenuità” con la quale sono trattati, ora per l’equivoco, topos della commedia plautina, con cui essi sono declinati. Ad esempio, apice il goffo tentativo del Conte di riconoscere la promessa sposa, in prima battuta scambiata per Carolina, dalla cui bellezza viene sedotto, e poi per zia Fidalma, che è invece la ricca vedova e sorella di Geronimo (interprete il mezzosoprano Monica Bacelli); e ancora, sempre da parte dello stesso, il tentativo di dissuadere proprio la futura sposa dalle nozze, passando in rassegna una vasta gamma di difetti (lunatico, sonnambulo, vizioso giocatore, crapulone e “più strambo di un cavallo”), sui quali insiste nella speranza che, oltre alla ragione del suo evidente disamore, ella desista. Buffo, infine, l’iniziale rifiuto categorico del Conte a sposare Elisetta e la conclusione del dramma, proprio con quel meccanismo dell’agnizione, quel ritorno all’ordine che è il lieto fine, trattato con garbo e ironia. Da notare il fatto che l’opera si svolga senza che vi siano veri e propri momenti di contemplazione lirica: hanno il privilegio i pezzi d’assieme e i duetti, rispetto alle arie. C’è piuttosto un tono lirico reso attraverso le ripetizioni melodiche, che dilatano il tempo e proiettano lo spettatore in una dimensione contemplativa.

L’allestimento scenico è stato meticolosamente curato da Pier Luigi Pizzi, che aveva firmato già nel 1977 la sua prima produzione d’opera al Regio, per Don Giovanni con Ruggero Raimondi; torna nuovamente, dopo una serie di altri spettacoli nello stesso teatro, per occuparsi di scena, costumi e regia del Matrimonio. L’arredamento è complessivamente molto moderno e lo si può evincere dall’ambiente, nel quale dominano il bianco alle pareti e nei mobili, il rosso e il giallo per divano e quadri. È significativa la presenza di riproduzioni di Lucio Fontana, Burri, Castiglioni e Bonalumi, che configura, nella versione di Pizzi, il personaggio di Geronimo come mercante d’arte. Tra le opere di Fontana, si riconosce la famosa serie di tagli monocromatici, Concetto spaziale. Attese, che non solo denota la contemporaneità della rappresentazione, ma mette anche in moto l’ingranaggio di un discorso astratto, che va ben oltre la “semplice” tela, aprendo ad una dimensione ulteriore. Potremmo dire che il gesto di Fontana apra il buio alla luce e la luce al buio: così dai tagli sembra discendere, in effetti, una sorta di “buio luminoso” che investe il palcoscenico.  Domina la legge compositiva dello spazialismo. La scelta suggerisce uno stile dalle linee semplici, ma brillante, e la precisione dei colori vividi cattura l’attenzione dello spettatore in ogni momento. Impossibile distogliere lo sguardo dal palcoscenico, grazie anche al lavoro di luci di Andrea Anfossi. Gli stessi colori tingono i costumi dei personaggi, tra cui l’abito giallo e rosso per Geronimo e il bianco e nero per Paolino, mentre per gli altri variamente blu, rosa e arancio.

  • Musica: Domenico Cimarosa;
  • Libretto: Giovanni Bertati;
  • Interpreti: Carolina Lippo (Carolina); Alasdair Kent (Paolino); Marco Filippo Romano (Geronimo); Markus Werba (Conte Robinson); Monica Bacelli (Fidalma); Eleonora Bellocci (Elisetta);
  • Regia, scene e costumi: Pier Luigi Pizzi;
  • Luci: Andrea Anfossi;
  • Assistente alla regia: Matteo Anselmi;
  • Assistente alle scene: Serena Rocca;
  • Direttore d’allestimento: Pier Giovanni Bormida;
  • Direttore d’orchestra: Nikolas Nägele;
  • Maestro al fortepiano: Carlo Caputo;
  • Orchestra Teatro Regio

IL TRIONFO DI BILLIE EILISH

Si è tenuta domenica 26 gennaio 2020 al Microsoft Theatre di Los Angeles la 62esima edizione dei Grammy Awards, la cerimonia statunitense che premia i risultati conseguiti dagli artisti del settore musicale. 

A trionfare durante la serata è stata la 18enne Billie Eilish, entrata nella storia dei Grammys come la cantante donna più giovane a vincere in tutte le principali categorie, detronizzando Taylor Swift. Billie Eilish si è aggiudicata ben 5 delle 6 statuette per cui era nominata, fra cui Miglior Nuovo Artista, Album dell’Anno per When Do We Fall Asleep, Where Do We go?,  Disco dell’Anno e Canzone dell’Anno per la hit “Bad Guy”. 

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Schubertiade al femminile per l’Unione Musicale

L’attenzione dedicata dall’Unione Musicale al repertorio vocale da camera è ormai un fatto noto: il 14 gennaio, infatti, il nuovo anno è stato inaugurato con grande classe da una Schubertiade tutta al femminile. Protagoniste il soprano Maria Valentina Chirico (che già avevamo ascoltato in maggio per lo stesso ciclo di concerti) e il mezzosoprano Laura Capretti, accompagnate al pianoforte da Sandro Zanchi.

Questa è stata la prima serata della stagione 2019/2020 dedicata all’ambizioso progetto che l’ente torinese si è prefissato ormai da quasi dieci anni: portare sul palco del Teatro Vittoria l’esecuzione integrale dei più di 600 Lieder composti da Franz Schubert. Le Schubertiadi (organizzate in memoria del baritono tedesco Dietrich Fischer-Dieskau) sono curate da Erik Battaglia, docente di musica vocale da camera al Conservatorio “G. Verdi” di Torino, che ha presentato la serata con un’utile introduzione, inquadrando i brani da un punto di vista storico-letterario e offrendo al pubblico una traccia per l’ascolto.

Molte le novità rispetto allo scorso maggio: innanzitutto, la proiezione sullo sfondo della traduzione dei vari Lieder eseguiti dalle interpreti. La prima volta che ho ascoltato una Schubertiade al Vittoria, infatti, la versione in italiano dei componimenti ci era stata consegnata su supporto cartaceo, e per forza di cose la luce del teatro era stata lasciata lievemente soffusa, così da permettere al pubblico la lettura, ma sfavorendo forse un po’ la totale immersione nel clima romantico evocato dalla musica. Questa volta, complice oltre al buio anche il connubio realizzato tra le voci e i dipinti proiettati con le traduzioni, l’immedesimazione è stata pressoché totale. Non scontata anche l’impostazione del programma: il concerto, infatti, ha raccontato una storia d’amore, di nostalgia e di morte, tessendo i Lieder tra loro con una trama affine a quella del Canzoniere petrarchesco.

La selezione dei brani da proporre al pubblico si fa sempre più mirata di Schubertiade in Schubertiade, indice del fatto che il progetto sta per volgere alla fine; questo però non ha impedito al curatore e agli interpreti di regalarci un concerto estremamente variegato e interessante. Abbiamo ascoltato prove quasi a ridosso della morte del compositore (come Der Vater mit dem Kind, del 1827) e frutti della sua estrema giovinezza (Die Sternewelten, ad esempio, composto quando Schubert aveva 18 anni, il 15 agosto 1815, assieme ad altri sette pezzi), nonché l’unico su testo dello stesso compositore, Abschied von einem Freunde, in occasione della partenza di un amico. Per il resto, fatta eccezione per pochi anonimi, i versi dei Lieder ascoltati sono tutti stati firmati da poeti di spicco nel panorama romantico tedesco, tra cui Jacobi, Schleghel e su tutti Goethe, amatissimo dal compositore, di cui non si può non ricordare l’emozione travolgente trasmessa da Sehnsucht, in assoluto uno dei pezzi più coinvolgenti. Ma la pagina più interessante tra quelle proposte è stata senza dubbio la lunga ballata a duetto Cronnan, da testo di Ossian, mitico bardo della Scozia antica, ammirato dagli autori romantici per i suoi racconti esotici, popolati dai clan scozzesi e ambientati in un “Nord” lontano e fascinoso. I paesaggi di brughiera e i cerchi di pietre, la nebbia e i castelli diroccati delle Highlands celtiche sono stati evocati nelle note del Lied con una potenza immaginifica tale da far rimpiangere il fatto che Schubert non si sia arrischiato a comporre una vera e propria opera lirica su un simile materiale poetico.

La profondità delle emozioni provate durante la serata, in ogni caso, non può assolutamente essere attribuita solamente alla maestria del compositore e alla bellezza delle poesie da lui selezionate; le due cantanti, infatti, si sono dimostrate più che all’altezza del difficile compito. Maria Valentina Chirico si riconferma interprete sensibilissima del repertorio liederistico: precisa, raffinata e tecnicamente impeccabile, è riuscita a regalare un carattere di estatico languore alla giovane donna che ha impersonato sulla scena, conservandone la delicatezza anche nella parte “in morte”. Laura Capretti, che ha recitato la parte del giovane innamorato, non è stata da meno: la sua dolcissima voce da mezzosoprano e il carattere con cui ha dato forma al personaggio l’hanno resa particolarmente brillante e credibile in ogni punto della rappresentazione, essendo riuscita a virare agevolmente dalle gioie dell’amore alla disperazione per la lontananza e per la perdita definitiva della persona amata. Di entrambe ho apprezzato l’impressionante pulizia vocale, l’omogeneità nei passaggi di registro e l’intensità dell’interpretazione, che hanno offerto in più di un’occasione attimi di pura commozione. Anche l’accompagnamento di Sandro Zanchi è stato puntuale e preciso, sempre in dialogo con le voci delle cantanti e con le apparizioni di volta in volta proiettate sullo sfondo: una scenografia semplicissima ma efficace, che con pochi ma ben studiati oggetti (un bastone, un cappello da pellegrino, una coroncina di fiori) e con la potenza delle armonie del pianoforte è riuscita a dipingere i tratti di un paesaggio intero.

Il soprano Maria Valentina Chirico; in copertina, il mezzosoprano Laura Capretti.

Zilberstein – Gerzenberg

«Un concerto in famiglia»: così è stato definito dall’Unione Musicale l’appuntamento di mercoledì 15 gennaio 2020 con protagonisti la famosa pianista russa Lilya Zilberstein e i suoi due figli Daniel e Anton Gerzenberg. Il ruolo della musica in famiglia è elemento comune di unione e trasmissione del sapere, la musica da camera nasce e si diffonde nei salotti, riunendo familiari ed amici. È proprio questo il caso della famiglia Zilberstein – Gerzenberg, dove Lilya e suo marito, nonché famoso trombettista Alexander Gerzenberg, hanno tramandato la loro stessa passione musicale ai loro due figli.

La serata inizia con 6 Momenti musicali per pianoforte D. 780 op. 94 di Franz Schubert. Un ciclo di sei pezzi diversi che passo dopo passo si completa attraverso figure ritmiche e melodie di sapore popolaresco. Lilya Zilberstein attira l’attenzione del pubblico senza necessitare di troppi virtuosismi, la sua innata eleganza riesce a trasformare la musica in un fiume di leggerezza, regalando una marea di emozioni. Il pubblico apprezza Schubert e ringrazia Lilya attraverso i suoi numerosi applausi.

Si passa da Schubert a Beethoven con le: 24 Variazioni in re maggiore sopra l’arietta «Venni Amore» di Vincenzo Righini per pianoforte WoO 65. Dedicate alla contessa Hatzfeld, queste Variazioni debbono considerarsi come una delle più importanti opere pianistiche composte da Beethoven nel periodo di Bonn. Un tema di otto battute che si trasforma ben 24 volte, formando un labirinto musicale pieno di emozioni e fantasia. L’esperienza pianistica della Zilberstein si nota maggiormente in Beethoven dove la pianista propone un’esecuzione piena di espressività e virtuosismo.

Il terzo pezzo, Rondeau brillante per pianoforte a 6 mani op. 227 di Carl Czerny, porta in scena un particolare trio formatto da una mamma e i suoi due figli. Una passione per il pianoforte che si tramanda da una generazione al altra, un intreccio di emozioni che si esprimono perfettamente attraverso la musica. Un pezzo a 6 mani che mette alla prova la tecnica di ogni strumentista unendo tre diverse anime in un unico pianoforte. L’emozione si diffonde su tutto il pubblico, il quale accompagna il finale del Rondeau con uno spontaneo applauso.

Lilya lascia il palco ad Anton e Daniel, passando a un altro Rondo a 4 mani: Rondo in la maggiore per pianoforte a 4 mani D. 951. L’andamento del programma passa da pezzi a 2 a 6 e a 4 mani, rispecchiando perfettamente il passato, il presente e il futuro dei talenti musicali di questa famiglia. I fratelli Gerzenberg mostrano il loro lato più dolce attraverso le melodie di Schubert, e riescono a catturare l’attenzione e l’interesse del pubblico. Subito dopo scambiano le sedie e si preparano a Rachmaninov: 6 Morceaux per pianoforte a 4 mani op. 11. A 21 anni Rachmaninov compone un’opera difficile tecnicamente formata da 6 piccoli pezzi molto diversi tra loro. Daniel e Anton dialogano tra di loro trasmettendo il loro legame fraterno anche in musica, la loro musica è un intreccio di virtuosismo ed emozione, un intenso vortice sonoro che si conclude nei calorosi applausi del pubblico.

Lilya, Daniel e Anton ringrazino il pubblico torinese con un bis a 6 mani: Valse & Romance for 6 hands di Sergej Rachmaninov.

VIDEOINTERVISTA: Manovè x Fellas

C ‘è fame, c’è passione, c’è un album registrato in un garage gelido in provincia di Cuneo: ci sono Manovè e Fellas che ci raccontano cosa significa mettere in piedi un progetto da zero.
Con due EP alle spalle, 17.04 e Galleria San Sebastiano, e la voglia di inserirsi nel panorama emergente torinese.

Un ‘anteprima dall’ultimo EP “Galleria San Sebastiano”, 2019
https://youtu.be/ls8ZaOzw1X8

PSICOLOGI @ HIROSHIMA MON AMOUR

Gioventù che brucia

“È  dal 2001 che sono insicuro” urlano i giovani e giovanissimi nella sala Majakovskij dell’Hiroshima Mon Amour di Torino, insieme agli Psicologi, che lo scorso venerdì 24 gennaio, hanno cantato tutta la disillusione, la paura, la rabbia della generazione Z.

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il blog degli studenti di Musica del Dams di Torino