Smentito dai fatti: Helloween-Helloween

Helloween è probabilmente il disco power metal più atteso dell’anno e non ci vuole uno sforzo d’immaginazione immane a capire che, per la maggior parte dei metallari sparsi sul globo terracqueo, questo disco finirà direttamente ai piani alti dell’ipotetica chart personale che si è soliti stilare nei confronti rituali con gli amici per stabilire il bilancio complessivo dell’annata corrente. Le aspettative dopotutto erano altissime sin dall’inizio visto la trionfale reunion di qualche anno fa che ha visto il ritorno nei ranghi di Mikael Kiske e Kai Ansen e il simpatico singolo celebrativo “Pumpkins United” che aveva preannunciato l’imminente materializzarsi del disco di cui oggi trattiamo.

Helloween ha mietuto vittime entusiaste ovunque e non a torto: i singoli estratti fino ad ora, ovvero “Indestructible”, “Fear of the Fallen” e la versione tagliata di “Skyfall” avevano lasciato presagire infatti un ritorno in grande stile che si può definire come effettivamente avverato. È infatti l’amalgama tra Mikael Kiske e Andi Deris il maggior punto di  forza capace di rendere l’album  superiore alla media.  Grandi strofe, grandi melodie e ritornelli memorabili permettono all’album di reggere perfettamente l’ora e un quarto di disco, coi due cantanti che alternano da sapienti mattatori le proprie linee vocali tra il cantato cristallino di Kiske e quello più sporco e gracchiante di Deris. Forti di questo aspetto, i restanti membri degli Helloween lavorano di cesello inanellando una serie di canzoni che ripercorrono nostalgicamente il meglio della propria carriera flirtando con le giocose melodie dei due Keeper of the Seven Keys e le trame più cupe ed aggressive dell’era Deris richiamando i riusciti Time of the Oath, Master of the Rings, Better Than Raw. Si passa così agilmente tra ottimi pezzi come “Out for the Glory” e le già citate “Fear of the Fallen”, “Indestructible” e i dodici minuti di “Skyfall” con un Kai Hansen in grande spolvero in fase di scrittura come non lo si sentiva da anni.  Gli ascolti ripetuti cementano l’impressione che questi brani siano davvero ispirati, spontanei e suonati da maestri che hanno ancora parecchi concetti da insegnare agli allievi (vedasi le due spettacolari bonus track “Golden Times” e “Save my Hide”).

Da questo punto di vista, Helloween è praticamente un miracolo inaspettato, anche se non esente da qualche difetto che inizialmente ha frenato gli entusiasmi. Gli aspetti meno riusciti della release sono due, legati l’un l’altro ed entrambi più o meno opinabili. Helloween prosegue infatti sulla falsariga del percorso tracciato dalle Zucche d’Amburgo negli ultimi anni costellato da album gradevoli, ma tutti limitati dal presentare autentiche hit a pezzi riempitivo. Ne consegue pertanto che una volta scemato l’entusiasmo e la gergale “presa bene” della novità e del primo ascolto con orecchie vergini da preconcetti, è sopraggiunta la fase di down rivelatrice limiti del lavoro, che alterna picchi altissimi a pezzi meno riusciti come “Best Time”, “Mass Pollution” o “Robot King”. Ciò nonostante, alla luce di quanto detto, era praticamente impossibile chiedere di meglio al gruppo tedesco e tolto qualche calo fisiologico invitabile, possiamo ben dire che questo disco post reunion è assolutamente riuscito e sarà senz’altro ben accolto da chi fino a ieri si esaltava alle note di “Eagle Fly Free”.

Un Elisir d’amore a distanza al Teatro Regio

In tempi di covid-19, gli addetti ai lavori dello spettacolo operistico hanno dovuto ingegnarsi per permettere a noi melomani di vivere una parvenza di normalità. Il Teatro Regio di Torino, da questo punto di vista, si è dato particolarmente da fare: dopo gli esperimenti di Bohème e Così fan tutte, infatti, giovedì 21 aprile è stata la volta dell’Elisir d’amore, trasmesso in live streaming in una frizzante versione diretta da Stefano Montanari.

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La Traviata di Gatti-Martone all’Opera di Roma

Quando Daniele Gatti e Mario Martone avevano messo in scena a dicembre Il barbiere di Siviglia per l’inaugurazione della stagione 2020-2021 dell’Opera di Roma, molti erano rimasti senza fiato davanti a uno spettacolo che non solo era magnifico di per sé, ma aveva anche più di altri una forza e una necessità tali da costringerci a ripensare il modo di fare teatro e di esserne spettatori. Perciò, a seguito anche della sorprendente unanimità di elogi piovuti dalla critica (da ultimo il Premio speciale «Franco Abbiati»), dal bis della golden couple Gatti-Martone – una novissima Traviata – era lecito aspettarsi gran belle cose.

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Passioni distanziate: la Bohème che non ti aspetti

LA BOHÈME DI PUCCINI INAUGURA I GIOVEDì DEL REGIO IN STREAMING

Passione è forse la prima parola che viene in mente quando si pensa alla vita di un bohémien. Passione per l’arte, passione per i sogni, passione per la passione. Ma a come esprimere questa passione in scena se non fisicamente nessuna Bohème ci aveva mai pensato… fino al 2021, anno in cui, piegato da una seconda (e forse terza) ondata di contagi Covid-19, il mondo ha imparato ad appassionarsi a distanza di un metro. Naso e bocca coperti. Tocco di gomito al posto del tanto amato abbraccio. Ciò che avviene a teatro non è da meno.

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FROM BREBBIA WITH LOVE

Luci e ombre del nuovo album di Massimo Pericolo

Mentre il 50% dei fan della scena è impegnato con i meme su Dababy e i furti di volante a Tony Effe, l’altro 50% rievoca i bei tempi andati delle medie quando ci si inviavano le foto porno con il bluetooth nel retro del pullman in gita al Bioparco, sghignazzando in lungo e in largo da quando Massimo Pericolo ha postato la tracklist del suo secondo attesissimo album. Sì, perché per giorni e giorni prima dell’effettiva uscita del disco, tutto il focus si è concentrato sulla traccia feat. Salmo “Cazzo culo” che ha fatto così tanto ridere che tutto il resto è passato in secondo piano. Tipo il fatto che Massimo Pericolo ha sfornato un disco, con pochissimi featuring, dopo anni di inquietanti post Instagram in cui pareva volesse lasciare la musica da un momento all’altro e in cui confessava l’estrema difficoltà nello scrivere qualcosa che potesse anche avvicinarsi al capolavoro che è stato Scialla semper, che mette sempre d’accordo tutti.

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Currentzis, Traviata di Verdi: Amore e Morte

In collaborazione con Sony Classical, Frammenti è il nuovo progetto di Teodor Currentzis. Abbiamo lasciato il direttore d’orchestra all’interpretazione terrible della Quinta di Beethoven; ora lo vedrà colpire con un altro impegno, che propone scene tratte da opere differenti, e distribuito nel corso dell’anno sui canali digitali. L’obiettivo che si pone il greco, insieme alla sua MusicAeterna, è quello di «ripristinare la bellezza abusata; l’abbondanza dei sapori e colori che sono stati sacrificati all’altare del mainstream e dell’industria della musica». Una dichiarazione provocatoria che denuncia una tradizione mortale; il decostruzionismo con cui si riconosce nell’opposizione alle convenzioni, ai cliché, assurgendo al suo ruolo di sciamano e di inventore.

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Riccardo Muti al Regio: Così fan tutte

Alla soglia degli ottant’anni, Riccardo Muti ha debuttato al Teatro Regio di Torino con Così fan tutte, ultimo titolo del celebre trio di opere italiane composte da Wolfgang Amadeus Mozart su libretto di Lorenzo Da Ponte. Un’opera molto cara al Maestro: fu proprio Così fan tutte infatti il primo titolo mozartiano che Muti diresse nel luogo di nascita del compositore, al Festival di Salisburgo del 1983, su invito di Herbert von Karajan.

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Sanremo 2021 – PAGELLE FINALI

È uno strano Sanremo questo. E no, non solo per l’auto parodia di Ibrahimovic che imita sé stesso e riesce comunque ad intrattenere più di Fiorello, e nemmeno perché è dovuta arrivare Francesca Michielin a ricordarci che siamo nel 2021, così de botto. È uno strano Sanremo perché manca qualcosa. Mancano gli abbracci, manca il red carpet, manca il pubblico. Anche se di quest’ultima assenza non si è accorto nessuno, dato l’innato brio da pomeriggio in bocciofila che caratterizza da sempre la platea dell’Ariston. E ora che la settimana santa sta per volgere al termine, si tirano le somme di questo quantomeno anomalo 71° Festival della canzone italiana. Sempre nel nome delle tre A: Amore, Amadeus, Achille Lauro.

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Short Track: la Classica per tutti

Spesso si discute sul rapporto tra la musica classica e le fasce più giovani della popolazione ed è nella scuola che viene trovata una delle cause di un quasi insanabile distacco. Per invertire questa tendenza è dunque necessario partire dall’istruzione, cosa che evidenzia anche Antonio Valentino – il nuovo direttore artistico dell’Unione Musicale, che presenta Short Track – nella recente intervista rilasciata al MusiDAMS: «se non c’è formazione vi è meno curiosità».

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Le pagelle di sanremo 2021 – seconda serata

E anche la seconda serata del 71esimo Festival di Sanremo si è conclusa, dando spazio alle esibizioni degli ultimi 12 concorrenti di quest’edizione. Anche Irama – che inizialmente era stato escluso a causa di un tampone molecolare positivo appartenente a un membro del suo staff – è riuscito a prendere parte alla gara, anche se non totalmente dal vivo.

Vediamo dunque le pagelle di questa seconda parte del Festival, presentate sempre in ordine di esibizione:

Orietta Berti – “Quando ti sei innamorato”
Orietta Berti torna alla carica con un abito sberluccicante e una canzone dal testo fra l’erotico e il cringe, con una linea melodica nello stile de “Il Volo”.
Voto: Premio del cuore/30

Bugo – “E invece sì”
Con un’intonazione degna di qualcuno a cui è stato appena tranciato un dito senza anestesia e un ciuffo in stile Justin Bieber nel 2013, Bugo decide di plagiare Battisti prolungando la nostra sofferenza all’infinito.
Voto: Andava meglio l’anno scorso/30

Gaia – “Cuore Amaro”
Pezzo radiofonico con un ritornello dal ritmo reggaeton, già pronto per scalare le classifiche. Carina, ma mi aspettavo di più.
Voto: 22/30

Lo Stato Sociale – “Combat Pop”
Qualche anno fa cantavano di passare una vita in vacanza, eppure non hanno rispettato l’impegno. Quindi ecco un tentativo di musica demenziale andato male. Malissimo.
Voto: 19/30

La Rappresentante di Lista – “Amare”
Discretamente bene, anche se l’originalità chiaramente non è una prerogativa di questa edizione del Festival.
Voto: 23/30

Malika Ayane – “Ti piaci così”
Tedio interminabile contornato da brillantini.
Voto: 18/30

Ermal Meta – “Un milione di cose da dirti”
Canzone impeccabilmente sanremese ed orecchiabile, interpretata in modo ottimo. Top 7 assicurata.
Voto: 24/30

Extraliscio con Davide Toffolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti – “Bianca Luce Nera”
Dopo oltre 60 anni, il ritmo dell’habanera torna a Sanremo più forte che mai. Evitabile tanto quanto il trio Cinquetti – Leali – Bella.
Voto: 21/30

Random – “Torno a te”
Caro Random, mi stai simpatico, sei giovane e ti voglio bene. Ma avresti dovuto prendere qualche lezione di canto in più. Forse più che qualcuna.
Provaci ancora Sam/30

Fulminacci – “Santa Marinella”
Piacevole, non si è snaturato, sicuramente una gioia in mezzo al mortorio di questa sera.
Voto: 25/30

Willie Peyote – “Mai dire mai (la locura)”
Come ogni anno è necessaria la presenza di una canzone con una critica sociale. Questa volta tocca a Willie Peyote, che riesce a portare a termine il compito in maniera abbastanza originale – ma non troppo -.
Voto: 26/30

Gio Evan – “Arnica”
Gio Evan ci prova con una canzone a metà fra un plagio a Simone Cristicchi e uno a Fabrizio Moro. Ovviamente non risulta credibile in nessuno dei due casi.
Voto: “Scrittore e poeta, cantautore, umorista e performer ma lui non lo sa e vola lo stesso”/30

Irama – “La genesi del tuo colore”
Uno dei pochissimi pezzi che sembrano dare una parvenza di vita a questo Sanremo piuttosto lagnoso. Il bridge è molto figo.
Voto: 26/30

A cura di Ramona Bustiuc

il blog degli studenti di Musica del Dams di Torino