To be or not to bop

Una jam session di All-Star tutta torinese

Il concerto conclusivo del TJF di domenica 11 Ottobre si svolge al Combo, locale alla moda a pochi metri da Porta Palazzo: di giorno marasma di persone e bancarelle, di notte luogo di concerti ed eventi di una certa risonanza. Il concerto comincia alle 22.00, ma alle 21.30 i posti sono già quasi tutti esauriti: un Jazz Festival che sembrerebbe esclusivo, ma è solo l’effetto delle limitazioni di posto dovute all’emergenza sanitaria. Non è un caso che il titolo della serata sia To be or not to bop, come l’autobiografia di Dizzy Gillespie, tra i trombettisti più famosi del bebop; sicuramente lo stile più conosciuto, il jazz per antonomasia.

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250 anni e non sentirli? Maratona Beethoven in casa De Sono

In tutto il mondo si celebra la nascita, a 250 anni di distanza da noi, del grande compositore Ludwig van Beethoven. Anche qui a Torino, nonostante le avversità di quest’anno, non ci siamo persi d’animo e la De Sono ha omaggiato il Maestro, sabato 10 ottobre al teatro Vittoria, con una maratona di concerti. Di seguito raccontiamo com’è andata.

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Bloody Vinyl 3: chi ha paura della machete?

La Machete e lo scettro della scena italiana

Come la Trinità, i Moschettieri e le Grazie anche la Machete sa che tre è il numero perfetto, e all’alba dello scorso 2 ottobre, è arrivato il terzo episodio della saga Bloody Vinyl Mixtape: dal fantasma della dubstep e lo scratching old school che aleggiavano nel primo capitolo nel 2012, ai primi accenni di 808 nel BV2, tre anni dopo, anche quest’anno, Salmo si riconferma tra i più intelligenti imprenditori musicali del momento.
Astri nascenti, meteore, padri e padrini della scena t(rap) sui beat dei producer di punta dell’anno: questo è Bloody Vinyl 3.
Bastano i nomi: Slait, Tha Supreme, Low Kidd, Young Miles (e una capatina di Greg Willen).

Salmo, copyright ColdMasterKilla / CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)

Già con il discusso, amato e odiato Machete Mixtape 4, da cui Salmo è uscito ora come il Cristo Redentore della scena italiana, ora come un pagliaccio venduto, la Machete si era dimostrata quantomeno in grado di intercettare i sound e i nomi del momento, tra cui appunto quello di Davide Mattei aka Tha Supreme, anticipandone l’esplosivo successo che lo avrebbe investito di lì a poco con il primo album targato Epic Records,
sottoetichetta della Sony , 236451.
Bloody Vinyl 3, che sembra aver calmato le acque e momentaneamente anestetizzato le polemiche contro Salmo e l’eterna querelle con Luchè, ha tutte le carte in regola per essere una delle più interessanti uscite dell’anno e stabilire chi è fuori e chi è dentro al gioco.

Mossa azzeccata aprire con i bassi distorti di “Machete Satellite”, in cui, nell’improbabile ma riuscita collaborazione con Taxi B, Salmo rievoca il suo passato metal e hardcore con uno screamo perfetto che sorprende i fan nuovi e accontenta i vecchi, e che suona un po’ come un voler dimostrare la tecnica che vince sugli urli scoordinati di Taxi, e che in fondo ’sti giovani trapper di oggi non si sono inventati niente.
Le sonorità esplosive e il flow destrutturato che segue l’andamento del beat, firme d’autore di Tha Supreme, fanno scintille con i suoni ricercati e tendenti all’elettronica di Young Miles, in due dei brani più riusciti del mixtape: “X 1 MEX” con un beat che guarda alla dance anni ‘90 e con il feat. di Dani Faiv e il suo flow fluido e scorrevole che si incastra con le sillabe sincopate di Tha Supreme e “Baby” feat. Rosa Chemical, che quando si parla di “tre bitch sul dick come Paul”, è sempre in prima fila.
Il sound più dark di Low Kidd viene fuori nei momenti meno d’impatto della tracklist, ma altrettanto riusciti come “Telephone” (feat. Capo Plaza e Sick Luke) e “5G” in collaborazione con Nitro, Fabri Fibra e Jake La Furia.

Che la si veda come una mera strategia di marketing o meno, è innegabile l’intelligenza della mossa, più che riuscita e decisamente di qualità.
A dimostrazione non solo che Salmo, e la Machete con lui, è stato capace di collaborare con i nomi giusti e nel modo giusto, ma anche che è ormai chiaro chi, per un motivo o per l’altro, è fuori dal gioco.

TOP 10: SETTEMBRE

I dieci migliori singoli del mese, secondo Musidams.

Can I Believe You – Fleet Foxes

Ritorno col botto per i Fleet Foxes, meno sperimentale e più pop, ma sicuramente non di qualità inferiore. 28/30

Re-Wild – Kelly Lee Owens

Forse il miglior esempio della perfetta sintonia fra dream pop ed elettronica che è Inner Song. 27/30

Blind Youth Industrial Park – METZ

Una buona dose di noise rock a base di basso distorto e chitarre dissonanti non fa mai male. 26/30

Whole New Mess – Angel Olsen

Un arrangiamento ridotto al minimo, solo voce e chitarra lo-fi: semplice ma efficace. 25/30

Rot – Pup

I Pup continuano a dimostrare come sia possibile fare pop punk nel 2020 senza essere banali e scontati. 25/30

                                                                                                     a cura di Maurizio Minazzi

 Maleducata – Achille Lauro 

SÌ. Sì. Un grande, enorme, meraviglioso sì.

28/30 

 Diamonds – Sam Smith 

La bellezza di Sam Smith sta nel sapersi reinventare rimanendo fedele a sé stesso. Well done. 

26/30

YUNGBLUD – god save me, but don’t drown me out

Un po’ 5 seconds of summer, un po’ Sum 41. La voce pop punk della generazione Z. 

25/30 

Courage to Change – Sia

Io su questa canzone un po’ me li immagino gli Avengers lottare contro Thanos in Infinity War. 

25/30

Nuove Strade – Ernia, Gaia, Samurai Jay, Rkomi & Madame 

Tanti nomi, poco impegno. Magari la prossima volta andrà meglio. 

23/30 

                                                                                                          a cura di Ramona Bustiuc

“L’immagine in evidenza è uno screenshot dal video di “Maleducata” – Achille Lauro, Youtube “

Cage meets Satie

«Per interessarsi a Satie – sosteneva Cage – bisogna cominciare non avendo interessi, accettare che un uomo sia un uomo, lasciar perdere le nostre illusioni sull’idea di ordine, di espressione dei sentimenti e tutti gli imbonimenti estetici di cui siamo gli eredi. Non si tratta di sapere se Satie è valido. Egli è indispensabile»: è l’ago della bilancia della sua vita artistica. Sapientemente Jay Gottlieb e Anne de Fornel (pianisti) interpretano questo pensiero nel loro disco rilasciato da Paraty.

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MiTo 2020: Lo spirito della Nona

Il festival MiTo di quest’anno ha ospitato a Torino il duo di pianisti Bruno Canino e Antonio Ballista, interpreti della Nona Sinfonia di Beethoven nella trascrizione per due pianoforti di Franz Liszt, in una sala del Conservatorio Giuseppe Verdi mezza vuota per ragioni note, e chi si trova a doverne scrivere una recensione non sa da dove cominciare. Quello che posso fare è limitarmi a suggerire delle impressioni personali.

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TOP 10: LUGLIO

I dieci migliori singoli del mese, secondo Musidams.

Offline – tha Supreme (feat bbno$)
ThaSup ne sa una più del diavolo e confeziona una sorta di
Blun7 A Swishland goes to Hollywood con tanto di feat. internazionale.
28/30

BACK UP! – Radical
Traccia in sintonia con un album che chiude la trilogia dell’808 ultra distorto alla $uicide Boy$ del giovane Aquafina.
27/30

44 Bulldog – Pop Smoke
Le nuove uscite di Pop Smoke e Juice WRLD dimostrano che se c’è una cosa che la scena trap americana sa fare sono gli album postumi.
27/30

Hollywoo
Giorgieness
Tra una voglia di ballare un reggae in spiaggia e l’altra, un po’ di introspezione anti-estiva non fa male.
Voto in più per la citazione a Bojack Horseman.
26/30

Scoteka
– Fishball
Anche con i buchi in testa per la ketch, Fishball non riesce a uscire dal tunnel della techno.
E va benissimo così.
25/30

Clarissa Missarelli

Limelight – Touché Amoré
Il giusto connubio tra atmosfere post-rock ed energia hardcore. Non riuscirebbero a scrivere
una canzone brutta neanche se ci provassero.
30/30

America – Sufjan Stevens
Un misto tra le sonorità di The Age of Adz e Carrie & Lowell. Sufjan, col nuovo album siamo
prontissimi a piangere di nuovo come solo tu sai farci fare.
28/30

Are you even real? – James Blake
Un arrangiamento minimalista ed etereo coi violini qua e là da fare a ciliegina sulla torta. Con una strumentale del genere la sua voce è da pelle d’oca.
28/30

Pac-Man – Gorillaz (feat. Schoobloy Q)
Prima parte in pieno stile Gorillaz e seconda con uno Schoolboy Q in fiamme. Vi sfido a levarvi dalla testa quel groove catchy.
27/30

A Hymn
– IDLES
Una canzone un po’ più tranquilla del solito ma comunque in pieno loro stile. Sembra uscita dalla colonna sonora di Trainspotting.
25/30

Maurizio Minazzi

I Concerti per violino di Schoenberg e Brahms (Jack Liebeck)

È pubblicato da Orchid Classics il lavoro di Jack Liebeck, che la BBC Symphony Orchestra accompagna sotto la direzione di Andrew Gourlay. Riflettendo sulla Storia e l’esperienza della sua famiglia, Liebeck sceglie l’accostamento dei Concerti per violino e orchestra op. 36 e 77 di Schoenberg e Brahms. Comune la persecuzione: ebreo d’origine, Schoenberg scrisse il Concerto quando lasciò l’Europa, dopo l’ascesa al potere di Hitler nel 1933; Walter Liebeck, il nonno del violinista, nel 1934 fu costretto a fuggire dai nazisti in Sudafrica. Mantenendo un vivo legame con il passato, nell’interpretazione si lega affettivamente, sentitamente al contesto. Pronuncia un discorso della memoria – sull’instabilità e l’intolleranza, che ancora appartengono all’uomo di oggi.

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Camera d’Estate: Ripartire con Schubert

Durante la quarantena il concetto di musica dal vivo si era trasformato quasi in un tabù, da lasciare solo ai cosiddetti ‘ottimisti’ del momento. Il lockdown aveva iniziato a cambiare le nostre abitudini e la lontananza dagli eventi sociali ci aveva costretto a lasciare da parte le nostre più grandi passioni. Possiamo affermare che le piattaforme musicali online avevano alleggerito la grande sofferenza degli amanti della musica dal vivo, ma nessun pc al mondo ha la capacita di trasmettere la stessa emozione che si percepisce in una sala da concerto. Dopo quattro mesi di lockdown, con la riapertura dei concerti musicali, l’Unione Musicale decide di riaprire il Teatro Vittoria per ricominciare a fare musica classica dal vivo.

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Concerto di mezza estate: “La Porta degli Uomini”

Cos’ha di tanto speciale la notte di mezza estate? Come mai in giro per il mondo si celebrano da secoli dei lunghi e affascinanti riti per festeggiare l’arrivo del Midsommar? Perché i giorni e le notti intorno al solstizio d’estate sono circondate da vecchie leggende, racconti magici e antiche credenze, anche al di là di Shakespeare?

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il blog degli studenti di Musica del Dams di Torino