TOP 10: MAGGIO

I dieci migliori singoli del mese, secondo Musidams.

Algoritmo – Willie Peyote, Shaggy, Don Joe
Willie insieme a Shaggy profuma già di estate.
28/30

Spigoli – Carl Brave, Mara Sattei, tha Supreme
Cuori infranti, teste in galleria e spigoli: canzone a ritmo di malinconia, perfetta per le storie finite.
25/30

Sono un bravo ragazzo un po’ fuori di testa – Random
Prepariamoci a tanti badboys con questa canzone come sottofondo nelle loro storie su Instagram.
27/30

Better Days – Giorni Migliori – OneRepublic, Negramaro
Quando si tratta di falsetto, Giuliano c’è.
sempreVentiseeEEEEeeii/30

Una voglia assurda – J-AX 
J-AX cita sé stesso con Tranky Funky e tenta di “riportare il funky nella nazione”.
29/30

Menzione a parte
Quando quando quando (feat. J-Ax)  – Alberto Urso
Claudio Villa che canta su Mambo n.5.

Luca Lops

SCONOSCIUTI – GINEVRA
Overthinking su ritmo sincopato. Ideale per clubber repressi.
29/30

Acqua – Adelasia
Fluida ed esistenziale, con un bel ritornello da farti venire in mente a pagina 350 di storia contemporanea.
27/30

sadder badder cooler – Tove Lo
Il character design del video vale più di mille parole. Mood del mese.
29/30

OCCHIO E CROCE – Rosa Chemical
Odio, amore e Incel (e ignoranza). Praticamente una bio di Tinder.
28/30

SPACCATO – Don Joe, Madame, Dani Faiv
Anche in brani come questo, il flow di Madame fa la sua porca figura.
27/30

Francesca Slaviero

Immagine in evidenza: sadder badder cooler, Tove Lo (YouTube music video)

I consigli letterari di Maggio

Maggio è stato un mese ricco di novità per il nostro blog: tra le tante (tra cui le recensioni di album, #playitsam e le top 10), sulle nostre pagine social abbiamo anche inaugurato una nuova rubrica letteraria. Tra le nostre storie ogni mercoledì troverete saggi, romanzi, poesie e opere teatrali, ben distribuiti tra autori classici ed emergenti; insomma, libri di ogni genere e lunghezza, con l’unica costante dell’argomento, ovviamente musicale. Ecco i nostri consigli mensili:

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Diario di quarantena

Come si è adattata la musica ai tempi del Covid-19

Alla vigilia delle aperture del 15 giugno, è innegabile che la quarantena abbia apportato sostanziali mutamenti alle nostre abitudini e ai nostri hobby: chi ha cominciato un periodo di ozio, chi ha continuato a lavorare o a studiare – per molti di noi, la clausura delle sessioni esami è sempre stata un po’ un lockdown – chi ha appreso nuove lingue, chi ha imparato a suonare strumenti, chi si è improvvisato personal trainer, chi si è riscoperto panettiere o pizzaiolo del sabato sera.  Le nostre vite così repentinamente cambiate si sono riversate sui social più che mai, in cerca di conforto, con il dito che scrolla inarrestabile su Instagram, per poi passare a Facebook e viceversa. Ci siamo persi tra fake news, meme, challenge e flashmob; qualcuno è passato per la musica 8D, un gradevole “automassaggio” scandito da un orecchio all’altro. Insomma c’è chi si è dato da fare, ma la noia ha comunque preso il sopravvento.

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#PLAYITSAM : “Empire of the Sun” di Steven Spielberg

The ceremony of innocence is drowned (W. B. Yeats)

Se c’è un compositore che più di tutti è stato il cantore del sentimento della nostalgia, questo sicuramente è Fryderyk Chopin. Il cinema ne ha fatto un uso pressoché costante lungo tutta la sua storia, ma uno dei film che ha saputo cogliere con maggiore felicità le possibilità espressive offerte dall’universo musicale del compositore polacco è stato Empire of the Sun (1987) di Steven Spielberg.

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Rota: Chamber Works (Bidoli, Canino, Mercelli, Sanzin)

Pubblicato da Decca Italy, il lavoro discografico 2020, che il violinista Alessio Bidoli interpreta insieme al pianista Bruno Canino, al flautista Massimo Mercelli e all’arpista Nicoletta Sanzin, seleziona alcune delle pagine cameristiche più espressive di Nino Rota –nome d’arte di Giovanni Rota Rinaldi (Milano 1911, Roma 1979).

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VIDEOINTERVISTA: demoncandyy

Dal mumble rap delle origini al synth pop con l’autotune
dell’ultimo EP Aspettando ansia sociale, Emanuele aka Demoncandyy è un giovanissimo artista in costante evoluzione, che fa della ricerca di sonorità e mood sempre nuovi e dei testi tipici dell’universo emo, i punti focali del suo personaggio.

L’ultimo EP “Aspettando ansia sociale”
https://www.youtube.com/watch?v=4SCKnFpemiA

VIDEOINTERVISTA: Travis

Con una vita nella musica, due EP (Travis Scottex, 2018 e Ragazzino, 2019) e la Bilogang alle spalle, Travis è sicuramente uno dei nomi di punta della scena emergente torinese e non.
Ha raccontato la sua quarantena e la sua musica al telefono con noi.

Foto in evidenza: copertina dell’EP “Travis Scottex”, 2018.

Perfezione ed estasi nella moderna Quinta diretta da Currentzis

In occasione dei 250 anni dalla nascita di Ludwig van Beethoven, il greco Teodor Currentzis dirige la Quinta sinfonia alla tesa di MusicAeterna – l’orchestra russa che lui stesso ha fondato nel 2004. La registrazione, incisa in coppia con la Sinfonia n.7 in la maggiore op.92 –che verrà rilasciata separatamente in autunno 2020- è stata distribuita da Sony Classical e resa possibile grazie al supporto di VTB Bank.

Legati da un’intesa mistica, l’orchestra e il suo direttore condividono valori, principi, che trovano radice in intime e profondissime esigenze; affrontando un repertorio che spazia dalle musiche barocche, nel loro suono originale, alle più contemporanee.    

Opinioni divergenti sulla sua figura, d’eccezione nell’ambito, hanno contribuito alla costruzione di un mito, che lo presenta ora “salvatore della musica classica” ora guru visionario ed eccentrico, contrassegnato da un’attitudine punk. L’atteggiamento da eremita, l’ascesi spirituale e la devozione verso un ideale totalizzante, cui aderisce pienamente insieme con i musicisti di MusicAeterna, dimostrano la convinzione e la forza della sua fede artistica. La ricerca è quella estrema della perfezione, dell’estasi, e la trascendenza. Il fine è catarchico, in tutti gli stati possibili. «Tutta l’alta intenzione di questa musica, tutta questa incredibile energia può purificare gli ascoltatori e inviare questo nuovo raggio di luce nella loro coscienza e nello spirito»: questa la dichiarazione d’intenti di Currentzis per la Sinfonia n.5 in do minore op.67. Le prime bozze della Sinfonia risalgono al 1804, ma la composizione vera e propria è avvenuta in seguito, tra il 1807 e il 1808, in contemporanea con la Pastorale. Sono anni di travaglio e sofferenza, per il compositore di Bonn, acuiti dalla sempre più disperante sordità. Schindler, amico e primo biografo di Beethoven, avrebbe difatti interpretato le sue parole «così il destino batte alla porta», in riferimento alle quattro note iniziali, come esemplificative dei motivi dell’intera opera, da allora definita «Sinfonia del destino». Per certi versi, è la dichiarazione di un destino irriducibile. Eppure Beethoven sentiva, con determinazione sacrale, di essere stato investito di una missione –quella di trasmettere un messaggio, positivo nonostante le miserie e le storture quotidiane, al di là della dimensione strettamente personale. Allo stesso modo, il Currentzis-vate avverte tutta la necessità e l’importanza di recuperare la purezza assoluta dell’Arte, la Verità artistica. Secondo il direttore d’orchestra, è stata infatti fraintesa la vera bellezza di Beethoven, la quale «non è la bellezza morale della proporzione –sostiene lo stesso Currentzis- bensì quella immorale e rinvigorente della luce che può bruciare». Prendendo le distanze dall’interpretazione più classica, ne restituisce una personalissima e anticonvenzionale.

L’esecuzione dell’Allegro con brio, in apertura dell’opera 67, è densa, dinamica. L’intero movimento, vigoroso nel suo insieme, è sostenuto da un andamento rapinoso di note veloci. Scandito dall’impeto del ritmo, prosegue spedito, impietoso; brevi stati di quiete. Si consuma in rapidità. Currentzis riesce a penetrare tutta l’essenza dello spirito del compositore tedesco: un Beethoven teso, contrastato, esasperato che si sostanzia attraverso le sonorità secche e taglienti, le accensioni cromatiche. Dall’alleggerimento sonoro in chiusura del primo movimento, prende le mosse l’Andante con moto. Mitigato dall’alternanza tematica, si caratterizza per il generale senso di luminosità. Crepita in bagliori. L’Allegro inizia fra note sommesse, che dal registro grave crescono di sonorità. Il trattamento musicale restituisce un incedere nervoso. Gli archi si impuntano e trascinano in un’agitazione frenetica. Agitazione poi stemperata dal passaggio al pianissimo in una graduale, ma crescente, sottrazione -in termini di peso e colore. Il suono diviene morbido, delicato, sfuma in leggere inconsistenze. Dirompente, l’Allegro finale trionfa sui movimenti precedenti, esuberante, tumultuoso. Espressione che vibra di vitalità e gioia. Chiude sfolgorando.    

È interessante notare come Currentzis rilevi nell’opera non tanto il titanico conflitto tra Eroe e Destino o la lotta fra Bene e Male, quanto la passione del compositore, facendone un ritratto molto espressivo e vivido.  È dunque Beethoven stesso che appare, deborda dai confini della partitura, in una sorta di “fenomenologia dello spirito”. La rappresentazione dell’uomo in rivolta.                                                                                                                                                                     

#PLAYITSAM : “Les Cousins” di Claude Chabrol

Inauguriamo la nuova rubrica Play it Sam con un film di un regista che nel rapporto tra musica e immagine ha raggiunto alcune delle più alte espressioni nella storia del cinema: il regista è Claude Chabrol, il film Les Cousins, datato 1959, nel pieno sbocciare della Nouvelle Vague.

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il blog degli studenti di Musica del Dams di Torino