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Miola e i BRXiT in concerto all’Open Factory: il racconto della serata

L’esperienza di volontariato allo Stupinigi Sonic Park della scorsa estate ha unito un gruppo di giovani di Nichelino nell’organizzare una rassegna di concerti che ha preso il nome di Re Open. L’ultimo evento si è tenuto venerdì 13 maggio all’Open Factory, l’hub nichelinese che da anni riunisce i giovani del territorio in un luogo di cultura, dialogo e condivisione. Re Open è nato per promuovere artisti locali ed emergenti e per far vivere al pubblico una serata all’insegna della musica dal vivo. In quest’occasione si sono esibiti il cantautore Miola e la band BRXiT.

Il primo a salire sul palco è Miola, che fin da subito dà l’impressione di chi può improvvisare gli accordi di qualsiasi canzone con la sua fedele chitarra acustica, divertendo chi ha di fronte. Così accade in effetti al concerto: fin dai primi accordi il giovane cantautore entra in empatia con il pubblico, composto per lo più da amici e conoscenti che da anni supportano la sua musica con entusiasmo.

credits foto: Martina Caratozzolo

Una volta scaldata l’atmosfera, gli spettatori illuminano l’ambiente con le torce dei cellulari e prendono la giusta confidenza per andare a cantare sottopalco, chiedendo animatamente il bis di “GPS”, ultimo singolo del cantautore pubblicato lo scorso marzo. Oltre che i suoi inediti, in scaletta era presente anche “Antartide” dei Pinguini Tattici Nucleari, proposta in una versione senz’altro apprezzata dal pubblico accorso al locale.

credits foto: Martina Caratozzolo

Il volume aumenta considerevolmente quando i BRXiT salgono sul palco. Il tappeto di pedali ai loro piedi preannuncia un suono grezzo e distorto che avrebbe da lì a poco fatto scatenare i presenti. Formatasi nel 2017 sotto il nome di Fratellislip, la band composta da Lorenzo (voce), Gabriele (chitarra), Davide (basso) e Alessio (batteria) ha deciso di ripartire lo scorso anno con un nuovo progetto in italiano, dopo aver proposto per anni brani in inglese. È cambiato il nome, ma non l’anima rock: il sound dei BRXiT ricorda infatti quello dei Verdena e dei primi Arctic Monkeys di “I Bet You Look Good On The Dancefloor”. Il loro nuovo album – in uscita nel 2022 sotto la supervisione del cantautore torinese Bianco come direttore artistico – sembra vada tenuto sott’occhio.

credits foto: Martina Caratozzolo

La band sul palco si diverte e il pubblico risponde con lo stesso entusiasmo. Il groove scandito dai colpi di batteria e dai giri di basso si interrompe solo per un istante, ovvero quando Gabriele, il chitarrista, annuncia un omaggio a Taylor Hawkins dei Foo Fighters, recentemente scomparso. Il gruppo suona in sua memoria “Best of You” con ogni briciola di energia e passione rimasta.

credits foto: Martina Caratozzolo

Il live si chiude con uno scrosciante giro di applausi e con qualche birretta che passa di mano in mano, con la consapevolezza che la musica dal vivo vissuta in ambienti famigliari e piccoli ha un sapore ancora più speciale.

a cura di Martina Caratozzolo

I NEGRITA PER LA RASSEGNA TORINO, CHE SPETTACOLO

Il 9 maggio 2022 si è tenuta a Palazzo Madama la conferenza stampa con i Negrita, che hanno presentato il loro concerto nell’ambito della rassegna Torino, che spettacolo. La campagna vuole promuovere le grandi iniziative torinesi di questa primavera-estate, di cui Eurovision fa da capofila.

La band si è detta contenta per il fatto che per la prima volta una manifestazione come Eurovision sia stata presa sul serio dal nostro Paese. Pau (il frontman) spera che l’iniziativa possa essere causa di aggregazione transnazionale: in un mondo in cui siamo quasi “succubi” al dominio americano, questa è un evento democratico; in quanto tale, dà voce a tutti i Paesi allo stesso modo. Inoltre, dopo due anni «spettrali» – così come li definisce – è bello che una manifestazione del genere unisca i Paesi sotto il segno dell’Europa. 

Sempre parlando di Eurovision, Drigo (il chitarrista) si dice contento per la vittoria dello scorso anno dei Maneskin, dal momento che il gruppo è diventato il portavoce del rock. Quel genere che da anni viene definito morto dalla stampa, con un’attitudine che avrebbe in sé – dicono – qualcosa di «sociologico». La loro soddisfazione ha a che fare con il fatto che a vincere siano stati dei giovani italiani che suonano in analogico e non «premendo dei bottoni di plastica»

Rispetto ai cantanti di quest’anno si esprimono in maniera positiva, dicendo che Blanco e Mahmood «spaccano», per poi definire Achille Lauro – in gara per San Marino – un outsider.

In seguito è stata posta una domanda riguardante il loro rapporto con la città di Torino. La band precisa che si tratta di un bel rapporto, dal momento che la generazione di musicisti formati negli anni ’90 ha trovato la sua culla proprio a Torino, da sempre città cosmopolita e molto vivace a livello sociale e universitario. Il legame con la città rimane vivo grazie all’amicizia con i Subsonica, con i live – ricordano l’Hiroshima – e con il rapporto con Carlo Rossi, autore e produttore discografico morto prematuramente – con cui hanno avuto la possibilità di fare esperienze interessanti.

Foto: Alessia Sabetta

L’ultima domanda è rivolta al live di Eurovillage della serata. La band, infatti, è tra gli ospiti che suoneranno sul palco del Valentino. Loro definiscono il live «particolare» perché la band non suonerà al completo, motivo per cui è necessario ricercare nuovi equilibri per far divertire il pubblico.

I Negrita sono poi saliti sul palco intorno alle 22, nella giornata dedicata all’Europa per la pace, con  Pau alla voce, Drigo alla chitarra, Franky al basso e il percussionista brasiliano Itaiata Josè De Sa. 

Il live si è aperto con “Il gioco”, passando poi per successi più o meno recenti da “Rotolando verso sud” – canzone che ha dato loro molto fortuna, hanno ricordato – passando per “Gioia infinita”, per poi chiudere nel bis con “Radio Conga”.  Inoltre, hanno ricordato nuovamente Carlo Rossi dedicandogli “Non torneranno più”. Tra una canzone e l’altra hanno ripetuto quanto fossero increduli nel vedere di fronte ad un palco così tanta gente senza mascherine.

Il concerto ha messo alla prova le norme sulla sicurezza del posto dal momento che ad un certo punto della serata si è raggiunta la capienza massima del luogo e alla stessa band è stato intimato dall’organizzazione di avvisare dal palco i fan ancora in coda che non sarebbero potuti entrare.

Il concerto è durato circa un’ora e mezzo e, nonostante la formazione peculiare, i Negrita sono riusciti nell’intento dichiarato durante la conferenza: migliaia di persone radunate sul prato hanno ballato e cantato con la band. 

a cura di Alessia Sabetta

“Musica ovunque” per una torino che sarà teatro a cielo aperto

A Palazzo Madama è stato inaugurato il Media Centre Casa Italia, un punto di incontro per la stampa che, durante la settimana dell’Eurovision, ospiterà vari incontri volti a valorizzare alcune eccellenze del territorio.

Nella mattinata di venerdì 6 maggio 2022 è stata promossa l’iniziativa “Musica ovunque” realizzata da Iren in collaborazione con la band torinese Eugenio in via di Gioia, all’interno della campagna “Torino, che spettacolo”.

Proprio al gruppo è stata posta la domanda: «Qual è il vostro appello per i musicisti?», e la risposta è giunta spontanea: L’invito degli Eugenio è stato quello di evitare di nascondersi, ma al contrario di riempire le strade, i locali, i circoli. «È il momento migliore per dimostrare che Torino è humus che sta per nascere» hanno detto. Loro stessi fungeranno da portavoce di questo invito e nei prossimi giorni si impegneranno a fare quello che è un loro tratto distintivo da sempre: suonare per strada. La band, infatti, ha cominciato diversi anni fa esibendosi in piazza Carignano. 

Foto: Alessia Sabetta

La piazza sarà solo uno dei luoghi teatro di quelli che loro chiamano “blitz”. L’intenzione, spiegano, è di utilizzare gli strumenti con cui hanno iniziato la loro carriera da band di strada – la chitarra, il cajòn, la fisarmonica – suonando in vari luoghi di Torino e avvisando i fan giusto qualche minuto prima tramite Storie Instagram ed easter eggs – un contenuto che viene generalmente “nascosto” all’interno di una narrazione –, necessari per indovinare il luogo d’incontro in cui si esibiranno per una decina di minuti prima di passare al successivo. Il fine è quello di far risuonare la città, hanno spiegato.

L’attenzione per l’ambiente e la promozione di uno sviluppo sostenibile sono fra gli obiettivi del progetto, che potranno realizzarsi grazie all’organizzazione di “concerti leggeri”, cioè senza amplificazione e con punti temporanei di ricarica. Come sottolinea il sindaco di Torino Stefano Lo Russo, il titolo dell’iniziativa ha a che fare proprio con questa volontà e vuole trasformare Torino in un palcoscenico diffuso dell’arte utilizzando Eurovision come punto di partenza per dare un nuovo impulso all’orgoglio artistico cittadino.

Durante la presentazione è stato chiesto ai ragazzi di suonare qualcosa e la loro scelta è stato il singolo pubblicato poche settimane fa, “Terra” che secondo Eugenio  – frontman della band – è la dichiarazione d’amore che tutti dovremmo fare al pianeta che ci ospita.

L’invito rivolto a ognuno, quindi, è quello di scendere nelle strade e rendere Torino un teatro a cielo aperto di condivisione artistica e personale, proprio nella settimana della musica internazionale.

a cura di Alessia Sabetta

Tutta l’arte peggiore è il risultato di buone intenzioni: il caso Hatari nel film A Song Called Hate

L’odio avrà la meglio, se non lottiamo per la pace. Anche di questo parla A Song Called Hate, documentario diretto da Anna Hildur Hildibrandsdóttir che racconta la discussa partecipazione della band islandese Hatari all’edizione 2019 di Eurovision in Israele. La proiezione al cinema Massimo nel ciclo UniVerso per Eurovision, in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema di Torino, è stata un’occasione privilegiata per riflettere sul rapporto tra l’arte e la politica, nonché per consegnare nelle mani della regista islandese il premio per il miglior documentario della 7a edizione del festival Seeyousound – consegna posticipata a causa del covid –.

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ASPETTANDO EUROVISION…. – RACCONTO DELLE CONFERENZE DELLA PRIMA GIORNATA

Lunedì 2 maggio 2022 si è tenuta “Aspettando Eurovision…” la prima giornata di incontri all’interno del cartellone di UniversoxEurovision che vede coinvolti professionisti e studiosi in attesa dell’Eurovision Song Contest 2022.

La diversità degli interventi ha permesso al pubblico di avere un panorama più ampio su un evento che vede una partecipazione e un’attenzione di livello mondiale, riuscendo a toccare aspetti più e meno pratici.

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ROCK-ISH: il nuovo evento alternative rock allo sPAZIO211

Sabato 23 aprile si è tenuta la prima serata di Rock-ish, rassegna organizzata dall’etichetta Pan Music in collaborazione con lo sPAZIO211, locale di Torino in cui si è svolto l’evento. Si tratta di un nuovo appuntamento per gli appassionati di musica dal vivo che mette al centro il rock alternativo e che avrà cadenza costante nei prossimi mesi.

L’evento si articola in due parti: la prima dedicata alla musica live, la seconda ad un dj set. Il primo appuntamento ha visto salire sul palco tre band del territorio torinese: Domani Martina, Carthago e The Unikorni, seguite dal dj set degli Emo Sucks, arrivati direttamente da Milano per l’occasione.

Sono le 21:30 quando il pubblico si riversa all’interno del locale per proteggersi dalla battente pioggia. A dare il via alla serata ci pensano i Domani Martina, che portano sul palco inediti indie rock. Il ritmo travolgente fa muovere gli spettatori, che, grazie alle chitarre distorte, dimenticano in fretta il tempaccio fuori dal club. Tra la platea c’è anche chi nota una certa somiglianza tra il timbro vocale del frontman e quello di Giuliano Sangiorgi.

Domani Martina [© Martina Caratozzolo]

Il pubblico continua a scatenarsi anche quando a salire sul palco è la band successiva: i Carthago. I loro brani – che fondono in maniera originale alternative rock, rap e metal – si distinguono per la voglia di rivalsa che emerge dai testi, come se per loro suonare fosse una missione personale. I più coraggiosi si lanciano nella mischia a pogare, creando un momento di sinergia con la band, che spinge ancora di più sui pedali.

Carthago [© Martina Caratozzolo]

I decibel si alzano ulteriormente quando si esibiscono The Unikorni, il duo «colorato e grunge»: un binomio impensabile per molti, ma non per loro. A colpi di batteria e di riff incalzanti chiudono in bellezza la prima parte della serata, scendendo anche tra i fan per incitarli ancora di più.

The Unikorni [© Martina Caratozzolo]

Gli spettatori prendono una boccata d’aria fuori dal club per commentare quanto visto sul palco, ma vengono subito riattratti all’interno dal dj set degli Emo Sucks. I dj milanesi chiudono la serata, facendo cantare e ballare brani emo, pop punk, metalcore e alternative fino a tarda notte.

Gli amanti dell’alternative rock sono avvisati: a Torino ha preso vita un nuovo evento da tenere d’occhio anche per le prossime date se si vuole passare una serata all’insegna del divertimento e della musica dal vivo.

A cura di Martina Caratozzolo

Nell’opera come nella vita: la presentazione della Turandot al Teatro Regio

Non finita, dunque infinita. Presentata nel Foyer del Teatro Regio di Torino durante la conferenza del 13 aprile, la Turandot di Puccini si riscopre nella giornata internazionale del bacio – il bacio che dovrebbe concluderla! – attraverso le parole della giornalista Susanna Franchi e l’intervento del regista designato Stefano Poda, il quale riprende l’allestimento del 2018.

Credits: Martina Caratozzolo

Turandot è una principessa cinese dal cuore gelido, la quale rifiuta la corte di ogni suo pretendente: indispensabile per avere la sua mano è la risoluzione di tre difficilissimi enigmi, pena la decapitazione. Solo il figlio del re dei tartari, Calaf, esce vincitore dalla sfida, tenendo però nascosta la sua identità: non volendola in sposa contro il suo volere, le concede di condannarlo qualora lei scoprisse il suo nome entro l’alba del giorno successivo. Le porte si aprono in seguito a un lieto fine, in cui Turandot, pur riuscendo nel suo intento, «disgela» il suo cuore al principe in un matrimonio inaspettato, traboccante di un nuovo e grandioso amore.

A partire dall’omonima commedia di Carlo Gozzi, rappresentata a metà Settecento (la quale fu un enorme successo anche a Weimar nella traduzione tedesca di Schiller), la storia affascina il compositore Carl Maria Von Weber, il quale nel 1809 la mette in musica, così come un secolo dopo farà Ferruccio Busoni. Nel 1920 Giacomo Puccini, vittima del suo horror vacui, trova ispirazione per una nuova opera proprio in questo libretto, suggeritogli da Giuseppe Adami e Renato Simoni: il duetto finale tra i due amanti, dove «il travaso d’amore deve giungere come un bolide luminoso», rimarrà incompiuto, dopo una melodia cercata invano per un anno dal compositore prima della sua dipartita.

È a questa incompiutezza che rimane fedele Stefano Poda, evocando una chiave di lettura personale e allo stesso tempo universale. Per dirla con Ping, Pong e Pang, i tre ministri cinesi del regno incaricati di assistere alle esecuzioni degli spasimanti della principessa, «Turandot non esiste»: è infatti una storia in cui ognuno di noi può rivedersi, un «meccanismo di crescita doloroso» che ci mette di fronte la parte di noi che potremmo aver rinnegato fino a quel momento. Fondamentale quindi il ruolo giocato dal coro nell’incarnare questa dimensione collettiva, portata al trionfo nell’opera, che il regista definisce, con echi quasi wagneriani, come l’unione di tutte le arti.

La presentazione si snoda brillantemente tra il racconto delle evoluzioni della Turandot e dei suoi innumerevoli risvolti culturali: cresce l’attesa per il debutto, fissato per il 22 aprile, dell’ultima opera italiana a fare il suo ingresso nel repertorio lirico tradizionale, che sarà in programma fino al prossimo 5 maggio.

A cura di Carlo Cerrato

Le pagelle di sanremo 2021 – seconda serata

E anche la seconda serata del 71esimo Festival di Sanremo si è conclusa, dando spazio alle esibizioni degli ultimi 12 concorrenti di quest’edizione. Anche Irama – che inizialmente era stato escluso a causa di un tampone molecolare positivo appartenente a un membro del suo staff – è riuscito a prendere parte alla gara, anche se non totalmente dal vivo.

Vediamo dunque le pagelle di questa seconda parte del Festival, presentate sempre in ordine di esibizione:

Orietta Berti – “Quando ti sei innamorato”
Orietta Berti torna alla carica con un abito sberluccicante e una canzone dal testo fra l’erotico e il cringe, con una linea melodica nello stile de “Il Volo”.
Voto: Premio del cuore/30

Bugo – “E invece sì”
Con un’intonazione degna di qualcuno a cui è stato appena tranciato un dito senza anestesia e un ciuffo in stile Justin Bieber nel 2013, Bugo decide di plagiare Battisti prolungando la nostra sofferenza all’infinito.
Voto: Andava meglio l’anno scorso/30

Gaia – “Cuore Amaro”
Pezzo radiofonico con un ritornello dal ritmo reggaeton, già pronto per scalare le classifiche. Carina, ma mi aspettavo di più.
Voto: 22/30

Lo Stato Sociale – “Combat Pop”
Qualche anno fa cantavano di passare una vita in vacanza, eppure non hanno rispettato l’impegno. Quindi ecco un tentativo di musica demenziale andato male. Malissimo.
Voto: 19/30

La Rappresentante di Lista – “Amare”
Discretamente bene, anche se l’originalità chiaramente non è una prerogativa di questa edizione del Festival.
Voto: 23/30

Malika Ayane – “Ti piaci così”
Tedio interminabile contornato da brillantini.
Voto: 18/30

Ermal Meta – “Un milione di cose da dirti”
Canzone impeccabilmente sanremese ed orecchiabile, interpretata in modo ottimo. Top 7 assicurata.
Voto: 24/30

Extraliscio con Davide Toffolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti – “Bianca Luce Nera”
Dopo oltre 60 anni, il ritmo dell’habanera torna a Sanremo più forte che mai. Evitabile tanto quanto il trio Cinquetti – Leali – Bella.
Voto: 21/30

Random – “Torno a te”
Caro Random, mi stai simpatico, sei giovane e ti voglio bene. Ma avresti dovuto prendere qualche lezione di canto in più. Forse più che qualcuna.
Provaci ancora Sam/30

Fulminacci – “Santa Marinella”
Piacevole, non si è snaturato, sicuramente una gioia in mezzo al mortorio di questa sera.
Voto: 25/30

Willie Peyote – “Mai dire mai (la locura)”
Come ogni anno è necessaria la presenza di una canzone con una critica sociale. Questa volta tocca a Willie Peyote, che riesce a portare a termine il compito in maniera abbastanza originale – ma non troppo -.
Voto: 26/30

Gio Evan – “Arnica”
Gio Evan ci prova con una canzone a metà fra un plagio a Simone Cristicchi e uno a Fabrizio Moro. Ovviamente non risulta credibile in nessuno dei due casi.
Voto: “Scrittore e poeta, cantautore, umorista e performer ma lui non lo sa e vola lo stesso”/30

Irama – “La genesi del tuo colore”
Uno dei pochissimi pezzi che sembrano dare una parvenza di vita a questo Sanremo piuttosto lagnoso. Il bridge è molto figo.
Voto: 26/30

A cura di Ramona Bustiuc

LE PAGELLE DI SANREMO 2021 – Prima Serata

Fra una regia con spasmi e stacchetti discutibili – ad eccezione ovviamente di Achille Lauro – ecco le pagelle della prima serata della 71esima edizione del Festival di Sanremo secondo Clarissa e Ramona!

In ordine di esibizione:

Arisa – “Potevi fare di più”
Canzone tipica sanremese, praticamente un remake di “La notte”. C’è tanto potenziale sprecato.
Voto: 24/30

Colapesce Dimartino – “Musica Leggerissima”
TheGiornalisti con vibes di un agosto degli anni ’70. Molto radiofonica, sicuramente la sentiremo spesso.
Voto: 25/30

Aiello – “Ora”
Un vago inizio alla Call Me Maybe con un crescendo che culmina in un ictus. Mi aspettavo di meglio, ma sicuramente andrà migliorando con l’ascolto.
Voto: ?/30

Francesca Michielin e Fedez – “Chiamami per nome”
Un Fedez emozionatissimo e una Francesca Michielin splendida. Una combo già provata e approvata in passato, ma che in questo caso non esplode.
Voto: 23/30

Max Gazzè e la Trifluoperazina Monstery Band – “Il Farmacista”
Max Gazzè plagia sé stesso con un look fra Noè e Nostradamus. Un po’ deludente.
Voto: 20/30

Noemi – “Glicine”
Dimenticabile non solo all’interno del panorama sanremese, ma anche in quello della musica italiana nella sua totalità. Non c’è evoluzione.
Voto: 18/30

Madame – “Voce”
È da apprezzare il fatto che non si sia snaturata più di tanto. Si è tenuta su un territorio sicuro, che è riuscita a valorizzarla abbastanza bene. Anche qui un buon potenziale piuttosto sprecato.
Voto: 24/30

Maneskin – “Zitti e buoni”
In assenza di Piero Pelù, ci hanno pensato i Maneskin a fare brutto con i distorsori e qualche parolaccia perché sì siamo sul palco dell’Ariston, ma siamo anche giovani e ribelli.
Voto: 25/30

Ghemon – “Momento perfetto”
Cugino anni ’70 di Colapesce e Dimartino, per fortuna più per il look che per la canzone. Il sound r’n’b veste bene la vocalità di Ghemon, che naviga in acque tranquille.
Voto: 26/30

Coma_Cose – “Fiamme negli occhi”
Aleggia il fantasma di Thom Yorke nelle melodie di un brano in cui i Coma_Cose non perdono il loro stile, pur confezionando una hit sanremese e radiofonica a tutti gli effetti.
Voto: 28/30

Annalisa – “Dieci”
Difficile immaginare qualcosa di più anonimo e scialbo. Più che dimenticabile.
Voto: 18/30

Francesco Renga – “Quando trovo te”
Anche quando Le Vibrazioni non sono in gara a Sanremo, in qualche modo ci sono lo stesso. Per l’occasione, coi capelli ricci.
Voto: ma basta/30

Fasma – “Parlami”
Non basta usare l’autotune a manetta per essere giovane e fare la trap. Ma Fasma ci crede e sforna una discreta canzoncina da teenager innamorato.
Voto: Tik Tok/30

https://youtu.be/MJhkALvLs0s

A cura di Clarissa Missarelli e Ramona Bustiuc

LE PAGELLE DI X FACTOR 2020

Si è tenuta giovedì 29 ottobre la prima puntata dei live di X Factor, che è giunto alla sua 14esima edizione. Dopo un confronto con produttori e autori d’eccezione, i 12 concorrenti hanno presentato in prima serata i loro inediti, già disponibili su tutte le piattaforme streaming.
E con loro, ecco anche i nostri giudizi.

Melancholia – ”Leon”
Sono considerati i favoriti di quest’edizione, e forse non hanno tutti i torti. La voce della cantante è estremamente graffiante – sicuramente rimane impressa nella memoria di chi la ascolta – e la presenza scenica di cui è dotata la band sembra che riesca a trasportarla anche in studio. Il testo del brano è ispirato all’omonimo film di Luc Besson.
27/30

Cuore Nero – “Blind”
Con Frenetik&Orang3 a produrre il brano, è davvero difficile sbagliarsi: la base è un campionamento di “Ashes” di Stellar, artista che sta spopolando già da mesi sul noto social TikTok. Il pezzo è ritmato e divertente, il ritornello è molto catchy, ma sicuramente niente di originale.
24/30

Casadilego – “Vittoria”
Davvero difficile sbagliarsi con la penna di Mara Sattei e la produzione di Slait e Strage. La vocalità dolce e delicata della giovanissima cantante, accompagnata per lo più da un pianoforte, contrasta con il testo di un brano che racconta di rabbia e frustrazione. Bello, ma non esplode.
26/30

MYDRAMA – ”Cornici Bianche”
Anche questo brano vede la collaborazione di Mara Sattei per il testo e Young Miles per la produzione. L’inedito, particolarmente ritmato e ricco di contaminazioni, racconta di una dipendenza affettiva del passato della cantante. Interessante ed efficace la scelta di utilizzare una sezione d’archi per il bridge.
25/30

Vergo – ”Bomba”
Il reggaeton è arrivato ad X Factor, ma non al suo meglio. Eccessivo l’uso dell’auto tune. L’unica nota a suo favore, è che se fosse uscito in estate sarebbe alla vetta di tutte le classifiche.
18/30

Little Pieces of Marmelade – ”One Cup of Happiness” 
Un duo rock che fa per un’intera band, la “grande scommessa” del giudice Manuel Agnelli. Il loro è un brano esplosivo, che strizza l’occhio al garage rock di una volta, con qualche sfumatura punk e pop che compare nel ritornello. Sicuramente è strano vedere un inedito simile ad un talent come X Factor, che normalmente predilige generi più vicini al gusto del pubblico giovane.
25/30

Blue Phelix – “South Dakota”
Se questo brano fosse uscito negli USA, probabilmente sarebbe già diventato una hit: testo semplice ma importante, sonorità che ricordano quelle di cantanti già affermati come Troye Sivan e Labrinth. Ahimè in Italia avrà vita breve.
26/30

Manitoba – ”La domenica”
Molti considerano l’indie italiano un insieme di canzoni tutte uguali, e quando si ascolta un brano simile, viene un po’ da dare loro ragione. Questo in particolare, rappresenta il ritorno dei The Giornalisti con qualche nota anni ’80, e stufa già dopo la prima strofa. Non possono ovviamente mancare i riferimenti a Maradona.
22/30

NAIP – ”Attenti al loop”
Dopo averla ascoltata due volte, stiamo ancora cercando di metabolizzare. Quello che possiamo dire, è che probabilmente un featuring fra Elio e Le Storie Tese e Skrillex suonerebbe così: strano, sconnesso, apparentemente privo di senso e con un sound elettronico. Sembra assurdo, ma funziona.
24/30

cmqmartina – ”Serpente”
Pezzo estremamente radiofonico, decisamente pop. Una virata strana – ma nemmeno troppo – per una cantante che si è sempre mostrata affine alla musica elettronica. Anche qui la produzione è firmata da Strage, mentre il testo è di cmqmartina.
23/30

Eda Marì – “Male”
L’inedito nasce da un quesito: “Fanno più male le cose o le persone?”, e racconta della violenza che spesso e volentieri colpisce le relazioni. Il brano, che si avvicina al mondo dell’urban e dell’hip hop, sembra avere buone potenzialità, ma non spicca.
23/30

Santi – ”Bonsai”
Chissà se riceverà un’accusa per plagio da mezza scena It pop. Noi diciamo di sì.
21/30