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ROCK-ISH: quando eravamo Emo

Di tutto regolare che ci sta stretto, nostalgie pop punk e ciuffi che sudano al primo Rockish dell’anno.

Allo Spazio 211 eravamo tutti emo, insieme ai Melody Fall, i Dari e Walter Fontana dei Lost.

Con un sold out e ore di fila nel gelo e la nebbia di via Francesco Cigna, il Rockish saluta il nuovo anno con un promettente pienone. Cavalcando il nuovo tour italiano dei Dari e i quindici anni dei Melody Fall, preme i giusti tasti: quelli degli emo kids ormai adulti.

Una surreale notte di venerdì 13 di impazienti chiacchiere davanti al cancello dello Spazio 211, in attesa della tarda apertura. Si scrutano, gli emo kids, e si riconoscono, si raccontano dell’imbarazzo dei nomi su MySpace, di quella frase dei My Chemical Romance che scrivevano sul banco, dell’eyeliner messo male. Una cartolina dal 2008. In quel glorioso passato in cui i vestiti a rete, le Converse colorate e le Vans a scacchi, gli abbinamenti improbabili, il merch di Emily The Strange e il TRL post-pranzo e pre-compiti di matematica erano il capro espiatorio di turno. Niente di diverso dai trap boys 2016, tanto per dire. Essere le pecore nere a strisce rosa della classe, rifugiarsi nei formati mp3 e quei personaggi che ci parevano così magici e incredibili come solo gli idoli pre e adolescenziali possono sembrare.

Melody Fall @ Rock-ish, foto di Elisabetta Ghignone

La serata è cotta a puntino, con qualche incidente di percorso e qualche fonico sbiancato di fronte a pedali che non vanno e cavi che si staccano. Ma va bene così, a nessuno dei presenti interessano suoni puliti, impianti galattici e spettacoli pirotecnici. Si vogliono soltanto sentire sulla pelle i dodici, i tredici, i sedici anni, ancora una volta.

Walter Fontana @ Rock-ish Night, foto di Elisabetta Ghignone


I Melody Fall si fanno sentire e acchiappano anche il pubblico stanco dall’attesa eterna, che un po’ si lamenta, un po’ poga felice e contento di ricordare quella canzone che ha ancora sull’iPod impolverato. I Dari sono una macchina del tempo e in quelle sonorità all’Alberto Camerini, quell’ironia che non prende niente sul serio eppure è necessaria, ci siamo tutti ritrovati adulti, all’improvviso.

Come tutti i riti collettivi del pop, rivivere un periodo in cui si era parte di qualcosa è un modo per esorcizzare le consapevolezze che non vorremmo avere, la paura del futuro, il tempo che passa. Insieme agli stessi artisti che quindici anni fa ci hanno fatto sentire compresi e che oggi sembrano soltanto altri ragazzini cresciuti; che hanno visto la consacrazione nelle camerette rivestite di poster in allegato a Teen Rock e sono scomparsi, chi più chi meno, sostituiti da altro, come le Barbie e i peluche.

Noi come loro, eravamo un branco di bambini soli con l’egocentrica, romantica convinzione di essere troppo sensibili per questo mondo.

Dari @ Rockish Night, foto di Elisabetta Ghignone

A cura di Clarissa Missarelli

il festival dell’ avant-pop C2C compie 20 anni

Il 18 ottobre all’interno del Lingotto Fiere si è tenuta la conferenza stampa per la presentazione della nuova edizione di C2C, che festeggia il suo ventennale. Nato nel 2002, il festival indoor più grande d’Italia è stato da sempre palcoscenico di una certa avanguardia musicale, che strizza l’occhio ai panorami internazionali con il coinvolgimento di artisti provenienti da tutto il mondo. Un progetto culturale che preserva e rilancia l’identità di Torino come città contemporanea.

A presentare il festival è stato Sergio Ricciardone, direttore artistico del C2C Festival e presidente dell’Associazione Culturale Situazione Xplosiva insieme a Carlo Pastore.

C2C

Quattro giorni di musica con 35 artisti di varie nazionalità per 31 show, di cui 13 debutti e 12 esclusive italiane. Ma C2C non è solo musica: dal 3 al 6 novembre sarà possibile partecipare a numerose performance e talk. Questa XX edizione, che vede già tutte le date sold out, segnerà il record assoluto di presenze con partecipanti provenienti da 40 nazioni di tutto il mondo, consolidando il C2C tra i festival più interessanti a livello internazionale.

Ricciardone ha spiegato le novità rispetto al 2019, come il nuovo simbolo del festival che pone al centro il corpo e la sua libertà, la necessità di aggregazione particolarmente sentita dopo due anni di inattività. Un’altra novità è la nuova attenzione all’impatto sociale e ambientale: tra i partner è presente Plenitude, società controllata da Eni che si occupa della commercializzazione di energia elettrica e gas implementando lo sfruttamento delle energie rinnovabili, che supporterà la manifestazione nel suo percorso all’insegna della sostenibilità. Secondo il direttore artistico è quindi importante che la cultura non venga percepita solo per scopo turistico ma anche come specchio della società che ci circonda e a cui bisogna prestare attenzione.

I palchi su cui si svolgerà il festival saranno quelli dell’OGR (3-6 novembre) e di Lingotto (4-5 novembre), in una veste completamente inedita: per la prima volta, il main stage di Lingotto sarà all’aperto e vedrà l’utilizzo di nuove tecnologie, mentre nel Padiglione Uno sarà presente un secondo stage in collaborazione con Stone Island che porrà l’attenzione all’arte performativa e al teatro contemporaneo.

Il ventennale di C2C sarà dedicato a due grandi artisti scomparsi nel 2021: Sophie, ultima artista a esibirsi nel 2019 e Franco Battiato, ospite nel 2014, che ha segnato un momento di svolta per il festival.

PROGRAMMA COMPLETO

GIOVEDÌ 3 NOVEMBRE — OGR TORINO

21:30 – 03:00

ARCA [VE] — ESCLUSIVA ITALIANA

AYA (LIVE AV FT. SWEATMOTHER) [UK] — DEBUTTO ED ESCLUSIVA ITALIANA

LYRA PRAMUK [US/DE]

VENERDÌ 4 NOVEMBRE — LINGOTTO

18:00 – 04:30

MAIN STAGE

CARIBOU [CA]

JAMIE XX [UK]

JOCKSTRAP [UK] — DEBUTTO ED ESCLUSIVA ITALIANA

NALA SINEPHRO [UK] — DEBUTTO ED ESCLUSIVA ITALIANA

TWO SHELL [UK] — DEBUTTO ED ESCLUSIVA ITALIANA

72-HOUR POST FIGHT [IT]

ROOM 2

AUTECHRE [UK]

STONE ISLAND SOUND STAGE

BILL KOULIGAS [UK]

BLACKHAINE [UK] — DEBUTTO ITALIANO

ELENA COLOMBI [IT]

KODE9 [UK]

SABATO 5 NOVEMBRE — LINGOTTO

18:00 – 04:30

MAIN STAGE

BICEP [UK] — DEBUTTO ED ESCLUSIVA ITALIANA

CATERINA BARBIERI [IT] MAKAYA MCCRAVEN [US]

PA SALIEU [UK] — DEBUTTO ED ESCLUSIVA ITALIANA

ROMY[UK]

YEИDRY [IT/DO]

STONE ISLAND SOUND STAGE

NU GENEA CURATE BAR MEDITERRANEO: DEENA ABDELWAHED [FR/TN], DJ PLEAD [AU/LB], MY ANALOG JOURNAL [TR], NU GENEA [IT],

RENATO LEOTTA: ONDINA [IT] — DEBUTTO ED ESCLUSIVA ITALIANA

DOMENICA 6 NOVEMBRE – OGR TORINO

20:30 – 02:00

GANG OF DUCKS X C2C FESTIVAL: HANS ARSEN [IT] & REPTILIAN EXPO [IT] — DEBUTTO ED ESCLUSIVA ITALIANA

MANA [IT] & PEDRO VIAN [SP] — DEBUTTO ED ESCLUSIVA ITALIANA

SABLA [IT] & Đ.K. [FR] — DEBUTTO ED ESCLUSIVA ITALIANA

STENNY [IT] & EHUA [IT] — DEBUTTO ED ESCLUSIVA ITALIANA

XIII [IT] & SELEZIONE NATURALE [IT] — DEBUTTO ED ESCLUSIVA ITALIANA

DOMENICA 6 NOVEMBRE – FONDAZIONE SANDRETTO RE REBAUDENGO

17:00 – 19:30

C2C FESTIVAL 20 YEARS OF – CONVERSAZIONE Con Max Dax (curator, music journalist and publisher) e Jazz Monroe (Associate Staff Writer – Pitchfork)

_resetfestival: il talk sulla sostenibilità ambientale negli eventi

Uno degli argomenti più discussi durante l’estate 2022 è stato indubbiamente il rapporto tra gli eventi musicali più importanti della stagione e l’impatto ambientale. La conversazione è stata incoraggiata soprattutto dalle polemiche nate intorno al Jova Beach Party, tour estivo di Jovanotti che aveva come location gli arenili di varie città balneari: è in questo contesto di maggiore coscienza sulla problematica che il _resetfestival ha organizzato l’incontro “La sostenibilità ambientale negli eventi” in collaborazione con il CdS EACT del Dipartimento di Economia e Statistica dell’Università di Torino, seguito da un laboratorio curato da Antonio Vita, funzionario della sezione Igiene Urbana e Ciclo dei Rifiuti per il comune di Torino.

Il talk, che ha avuto luogo al campus Luigi Einaudi, è stato brevemente introdotto da Daniele Citriniti, organizzatore e fondatore del festival, ed è proseguito con la presentazione della tesi del 2018 “Change The Music” – misure per la sostenibilità dei festival musicali realizzata da Antonio Vita, che si è chiesto come il settore creativo potesse contribuire positivamente allo sviluppo di città e comunità sostenibili. Sono stati mostrati alcuni casi studio che trattavano importanti festival europei come Glastonbury e diverse tipologie di festival italiani fra cui il TOdays; il focus principale della ricerca era la mobilità e la ricerca di alternative più sostenibili per raggiungere gli eventi come il car sharing, il bike sharing e le navette.

Foto: Marzia Benigna

Successivamente è intervenuto Aldo Blandino, uno dei responsabili dell’area ambiente del comune di Torino, che ha parlato dell’impegno della città soprattutto in termini di questione ambientale e transizione ecologica, portando come esempio l’organizzazione di MITO Settembre Musica 2020 e gli accorgimenti presi per ridurre l’impatto ambientale del festival. Hanno poi preso la parola i professori Enrico Bertacchini e Vito Frontuto, che hanno sottolineato la necessità di trovare soluzioni che possano funzionare oltre il medio periodo e l’importanza di elaborare politiche culturali che educhino la popolazione sul cambiamento climatico.

Il talk si è concluso con l’intervento di Dino Lupelli, general director di Music Innovation Hub, che ha raccontato la sua esperienza nella progettazione del Back to the Future Live Tour di Elisa e delle decisioni prese per realizzare una serie di concerti che avesse il minor impatto ambientale possibile: tra queste la scelta di svolgere una delle tappe di giorno, la valorizzazione di spazi già esistenti e la realizzazione di attività di sensibilizzazione sul tema per il pubblico.

Foto: Marzia Benigna

Una volta terminata la conferenza è stato organizzato una sorta di laboratorio, coinvolgendo i presenti in una sessione di brainstorming al fine di trovare soluzioni integrabili all’organizzazione di un evento musicale per renderlo più sostenibile ed idee per incoraggiare chi frequenta i concerti ad assumere comportamenti più rispettosi dell’ambiente: tra gli espedienti pensati quello di realizzare stand con tutoriali per realizzare prodotti fai da te attraverso il riciclo, l’idea di donare una parte dei soldi del biglietto ad un’associazione per la tutela dell’ambiente e l’inserimento di maggiori accorgimenti per la raccolta differenziata nella venue. Decisamente, quello del _reset, un festival costruito e popolato da persone coscienti del mondo in cui vivono.

A cura di Giulia Barge

MITO 2022: il pianoforte di Beethoven

Nuovo appuntamento a Torino per il festival musicale MiTo 2022. La sera del 23 settembre, presso l’Auditorium grattacielo Intesa San Paolo, Andrea Lucchesini al pianoforte omaggia Ludwig van Beethoven. Quattro le sonate del compositore tedesco eseguite per l’occasione: la n.1 in fa minore op. 2 n. 1, la n. 14 in do diesis minore op. 27 n. 2, la n. 30 in mi maggiore op. 109 e la n. 31 in la bemolle maggiore op. 110.

Il programma, fedele alla linea del tempo, ripercorre l’evoluzione dello stile compositivo beethoveniano. Un filo conduttore lega l’intero percorso: una cura meticolosa, spesso logorante ed esasperata, per la stesura della partitura in ogni minimo dettaglio. Le sue opere, specchio dei suoi turbamenti interiori, trasudano ingegno, fatica e pàthos.

credits: MITO Settembre Musica

La Sonata n. 1, dedicata al maestro Haydn, rispetta ancora molti canoni della tradizione classica viennese, anche se il Prestissimo finale sembra già preannunciare la vera cifra stilistica del compositore di Bonn, più violenta e sfrenata. Il tocco al pianoforte di Lucchesini è ben ponderato, talvolta leggero, talvolta più energico come richiesto dai passaggi eseguiti.

L’ipnotico Adagio introduttivo della Sonata n. 14 (meglio conosciuta come “Al chiaro di luna”) raccoglie l’intera platea in un silenzio quasi contemplativo. Dopo un breve Allegretto intermedio, l’incanto viene bruscamente spezzato dal travolgente Presto agitato finale, uno dei vertici del pianismo beethoveniano per tecnica e carica emotiva.

credits: MITO Settembre Musica

La restante coppia di sonate proposte (nell’ordine, la n. 30 e la n. 31), risalenti al tardo stile, sembrano suggerire un sofferto equilibrio interiore finalmente raggiunto dal compositore. Anche qui, Andrea Lucchesini offre saggio della sua perizia espressiva, confermandosi specialista in questo tipo di repertorio.

Si congeda, infine, con altri brevi frammenti tratti dal ricco corpus beethoveniano, strappando ulteriori applausi a un pubblico compiaciuto. In fin dei conti, risulta difficile, specie dopo una performance convincente dell’esecutore, rimanere indifferenti all’ascolto di un qualsiasi capolavoro escogitato dal genio di Ludwig van Beethoven.

credits: MITO Settembre Musica

A cura di Ivan Galli

MITO 2022: Il pianoforte di Rachmaninov

Il festival musicale MiTo 2022 trova sede anche presso il Teatro Cardinal Massaia di Torino, dove, nella serata del 20 settembre, si è tenuto un concerto per pianoforte solo dedicato a Sergej Rachmaninov ed interpretato da Alessandro Taverna. Il programma era composto dai nove Ètudes tableaux op.39 e la Sonata n.2 in si bemolle minore op.36

Un breve discorso d’apertura del presentatore ha ricordato il valore unico dell’autore russo, anello di congiunzione tra una tradizione romantica in declino ed una moderna, d’avanguardia, che si faceva spazio nella musica, nelle arti e nelle menti del Novecento. Il passaggio di consegne è eclatante: Rachmaninov nasce nel 1873 quando Manzoni, uno dei padri della cultura ottocentesca, emette il suo ultimo respiro, e muore nel 1943, mentre il secondo conflitto mondiale macchia il XIX secolo

credits: MITO Settembre Musica – Simone Tonnicodi

Tutto ciò trova conferma nella scelta del repertorio proposto in sala, a partire dall’Allegro agitato in do minore con cui si è aperta la serata . L’autore russo, meglio noto per Sonate, Sinfonie e Concerti, era poco votato alle forme brevi come gli Studi. Questi dell’op. 39, scritti negli ultimi anni di permanenza in patria, portano con sé evidenti strascichi romantici (si pensi a Chopin e Čajkovskij, di cui Rachmaninov era fervido seguace) pur affacciandosi già alle sonorità della stagione novecentesca.

La Sonata, proposta nella seconda parte dello spettacolo, infatti esprime chiaramente questa nuova direzione avanguardista. Il brano, eseguito nella versione del 1931 (rimaneggiata dallo stesso autore rispetto all’originale del 1913), si sviluppa su armonie complesse, ritmi altalenanti, suoni prolungati che vibrano nelle orecchie e nell’anima di chi ascolta.

credits: MITO Settembre Musica – Simone Tonnicodi

L’esecuzione di Alessandro Taverna rende giustizia alle note del compositore russo, grazie ad una sensibilità ben calibrata che segue il flusso sonoro, ora dirompente e deciso, ora delicato e maestoso. Incitato dagli apprezzamenti degli spettatori, il pianista ha infine concesso un bis degno di nota: la dolce cantata di Bach “Schafe können sicher weiden” ridotta per pianoforte, ed una “Play piano play” da saloon western, di Friedrich Gulda.

Il nutrito pubblico (teatro sold out per l’occasione) non risparmia gli omaggi alla performance pianistica ed apprezzamenti per l’evento nel suo complesso, a testimonianza di un interesse superstite per un repertorio, quello novecentesco, tanto denso e sofisticato quanto affascinante.

credits: MITO Settembre Musica – Simone Tonnicodi

A cura di Ivan Galli

TOdays Festival – Day Three, atto finale: l’indie rock anglosassone saluta Torino

Torino, domenica 28 agosto: la terza e ultima giornata del TOdays Festival si accende tra il fermento generale, per una serata che si preannuncia densa di musica interessante. La line-up accosta sapientemente le diverse sfumature di un indie rock tutto diviso tra il Regno Unito e gli USA: esordio e chiusura arrivano dalla Scozia, con gli Arab Strap ad aprire e il gran finale con i Primal Scream; i newyorkesi DIIV e gli inglesi Yard Act, nell’ordine, si spartiscono il ripieno dello show.

La golden hour è alle porte: quello che era un piccolo capannello in transenna, nel giro di poco si è trasformato in una folla nutrita ed effervescente. Che l’evento abbia inizio.

Arab Strap: il frontman Aidan Moffat. Credits: Martina Caratozzolo

La band di Aidan Moffat si presenta sui colpi serrati di un ritmo elettronico: è “The Turning of Our Bones”, che prende forma dal suo minimale riff di chitarra. Il frontman, look a dir poco coraggioso – camicia nera e jeans bermuda – attacca con un testo dalla metrica concitata, perfetto per una voce a tinte fosche come la sua. I suoni di chitarra, generalmente puliti, si mantengono su queste coordinate per tutto lo show, mentre il gruppo sfoggia una presenza poderosa nel suo stile caratteristico. I ritmi si infiammano con gli influssi dance in tempo dispari di “Compersion Pt. 1”, per poi distendersi drammaticamente con “New Birds” e riaccendere tutto nel finale, nell’elettronica forsennata di “The First Big Weekend”. Moffat si destreggia anche su un sintetizzatore e su un pad elettronico. Grande performance, contrassegnata in larga misura da mood musicali e testuali vagamente – nettamente, in alcuni casi – sinistri.

DIIV: da sinistra, Colin Caulfield e Andrew Bailey. Credits: Martina Caratozzolo

È poi il turno dei DIIV, che si presentano ostentando un distacco solo di facciata. Zachary Cole Smith prende posto sul palco e presenta con poche parole la band: comincia così “Loose Ends”. La qualità live è ottima e incorpora le peculiarità della produzione musicale del gruppo: protagonisti assoluti gli intrecci melodici tra chitarre effettate, con echi onirici tra lo shoegaze e il dream pop. A prendersi la scena è il chitarrista Andrew Bailey, immerso con lo strumento in un mondo tutto suo, a partire dai capelli annodati in due trecce sulle spalle e dalle smorfie istrioniche che ne fanno un personaggio. Picchi di adrenalina durante “Under the Sun”, scandita a gran voce dai presenti, gli stessi che pogano sfrenati a partire dalla potentissima “Doused”, tratta dall’album d’esordio Oshin (di cui si festeggia il decennale), e fino alla fine della scaletta. Chiusura degna con “Blankenship”; merita una menzione anche la componente ritmica, con la devastante batteria di Ben Newman ed il basso di Colin Caulfield.

Yard Act: il frontman James Smith. Credits: pagina Facebook TOdays festival

Gli Yard Act, band più giovane della serata (formatasi 3 anni fa, con album d’esordio lo scorso gennaio), salgono sul palco con personalità: il cantante James Smith si contraddistingue prontamente per il suo fare loquace, prima di immergersi a capofitto nel groove deciso e scanzonato di “Dark Days”. Il batterista Jay Russell e il bassista Ryan Needham compongono un duo tagliente, ed è proprio lungo le coordinate del ritmo che la band inglese si muove, ritmo cui i pungenti riff chitarristici di Sam Shjipstone – apprezzabili e apprezzati – cedono in generale il passo. Molto orecchiabile “Land of the blind”, molto incisiva la title track “The Overload”, molto accattivante “Rich”: il complesso mostra grande grinta, unita ad un atteggiamento spregiudicato di ispirazione quasi punk (o meglio, post-punk). Smith ama raccontarsi e raccontare le storie dietro ai brani, e la folla gli dà tutta la soddisfazione che merita la sua presenza scenica.

Primal Scream: il frontman Bobby Gillespie. Credits: pagina Facebook TOdays festival

Dulcis in fundo, i Primal Scream: le premesse sono ottime, specie se aggiungiamo l’hype generato intorno all’annunciata esecuzione di Screamadelica. La partenza sicuramente ha molta elettronica, con “Swastika Eyes”: Bobby Gillespie ha addosso i colori e il disegno del loro disco più famoso, suona le maracas, e naturalmente accentua il suo ruolo di leader. Anche con “Pills” e “Deep Hit of Morning Sun” – dedicata al compianto Mark Lanegan –la linea continua; a metà dell’esibizione, però, la rotta cambia improvvisamente, abbandonando le sonorità da rave per atmosfere più intime, come in “English Town”, oppure più classicamente rock, come nella celebre “Movin’ on Up” (primo pezzo tratto da Screamadelica) o in “Country Girl”. Morale della favola, i brani dello storico album sono soltanto due, tra cui “Loaded”, suonata in chiusura dopo aver fatto credere a tutti che il concerto fosse finito. Purtroppo, per quanto riguarda i Primal Scream sembra mancare qualcosa: lo si è percepito anche da una certa stanchezza (forse mista a delusione) aleggiante tra il pubblico. Evidente il gap tra le aspettative e l’offerta della band, che ha comunque regalato momenti divertenti e altri di vigore ed esaltazione.

Una timida pioggia ha iniziato a scendere proprio verso il termine dell’evento; nel complesso, una grande serata e una conclusione in bello stile per questa edizione del TOdays, che ha regalato spunti di rara bellezza dall’immenso patrimonio della musica indipendente. I quali, si spera, saranno fonte di ispirazione per migliaia di musicisti, e non solo a Torino.

A cura di Carlo Cerrato

TOdays Festival – Day Two

Continua il racconto del TOdays Festival, con la seconda giornata che si è svolta sabato 27 agosto. Il pubblico accorso a sPAZIO211 è piuttosto internazionale ed è pronto a godersi una line-up di generi diversi, ma all’insegna della musica suonata. Gli spettatori si godono l’aria da festival che si respira nella periferia torinese, bevendo una birra in compagnia e discutendo di musica.

L’atmosfera si scalda quando a salire sul palco è la band inglese Squid, che con il suono distorto e sporco è in grado di catturare il pubblico dal primo istante. Il revival post-punk sta attualmente vivendo la sua golden age, grazie a band che si fanno portavoce di un sound anni Settanta e Ottanta, come – tra le tante – i Fontaines D.C., gli Idles e gli Shame. Gli Squid, originari di Brighton, non sono da meno: l’album d’esordio Bright Green Field, uscito dopo una serie di ep validi, ha convinto gli spettatori del festival, che hanno accolto il quintetto a colpi di headbanging e pogo sfrenato.

Ollie Judge, batterista e al tempo stesso tempo vocalist della band, è l’anima punk del gruppo, che a furia di colpi su piatti e rullante dà il groove per la schizofrenia mostrata sul palco. Il loro set è un susseguirsi frenetico di brani feroci, che si alternano a jam strumentali, beat elettronici, momenti ambient per soli fiati e cenni jazz. Tra i brani proposti c’è “Narrator”, otto minuti in pieno stile Talking Heads e Wire che sfocia in una frenesia di voci sconnesse, e le immancabili “Houseplants” e “G.S.K”. Lo sperimentalismo degli Squid è la ricetta giusta per scaldare i motori per il resto della serata.

Ollie Judge (credit foto: pagina Facebook TOdays Festival)

Congedati gli Squid è tempo di cambiare decisamente atmosfera. Sul palco salgono le Los Bitchos, quartetto tutto al femminile proveniente da Londra. La band propone un vero e proprio party strumentale, fatto di rimandi caraibici e di ritmi della cumbia colombiana. L’assenza dei testi nei loro brani non si fa sentire: la loro performance convince gli spettatori, che improvvisano anche qualche passo di danza in maniera spensierata. La fine dell’estate alle porte non intacca lo spirito del pubblico, che si gode l’atmosfera gioiosa a mo’ di festa sulla spiaggia.

La loro musica dance rock dall’energia contagiosa ha attirato l’attenzione di molti, tra i quali Alex Kapranos dei Franz Ferdinand. Il loro album d’esordio Let the Festivities Begin! – eseguito per intero sul palco di Torino – è stato infatti prodotto dal frontman della band inglese.

Josefine Jonsson, bassista de Los Bitchos (credit foto: pagina Facebook TOdays Festival)

La serata prende una svolta quando sul palco salgono i Molchat Doma. “Il cielo su Torino sembra muoversi al tuo fianco” cantavano i Subsonica ed è proprio così che è andata durante l’esibizione della band bielorussa. I fulmini hanno contribuito alla scenografia, fino a quando la minaccia non si è trasformata in un temporale torrenziale. Paradossalmente lo scenario perfetto per la musica dei Molchat, che con il loro sound dark hanno trasportato il pubblico in una dimensione crepuscolare.

Una miscela vincente di post-punk, new-wave e synth-pop, con influenze dei Joy Division e dei Cure (da segnalare a proposito l’apertura di un brano con il riff iniziale di “A Forest”). La voce cupa di Egor Shkutko e l’uso massivo del synth da parte di Roman Komogortsev convincono gli spettatori, che cercano un riparo dalla pioggia senza perdere di vista ciò che accade sul palco.

I Molchat Doma (credit foto: pagina Facebook TOdays Festival)

La pioggia cessa e uno scosso pubblico torna in un parterre ormai inondato dal fango. Ma per FKJ aka French Kiwi Juice – il producer e polistrumentista francese nu jazz di musica elettronica – si può sopportare il disagio provocato dal maltempo. L’eleganza della sua musica è testimoniata dall’allestimento del palco: un salotto con tanto di divani e lampade dalla luce calda, che rendono il clima familiare. FKJ ringrazia il pubblico per essere rimasto nonostante la pioggia, dopodiché attacca a suonare, destreggiandosi con talento tra tastiere, chitarre, loop station e strumenti a fiato. Il temporale, però, torna in maniera ancora più intensa e i fan si dividono tra chi torna a casa in anticipo e chi balla sotto il diluvio. “The show must go on”, dunque il polistrumentista e i musicisti proseguono proponendo un’esibizione sensoriale, ricca di melodie jazz. “Tadow”, il suo brano più famoso, chiude il concerto ed è il premio finale per i più temerari.

FKJ (credit foto: pagina Facebook TOdays Festival)

Sul cammino di casa c’è la sensazione di aver vissuto due realtà opposte: da una parte l’energia dei Squid e il party delle Los Bitchos, dall’altra la cupaggine dei Molchat e le vibes ipnotiche di FKJ. Comunque sia, anche nel day two il pubblico esce soddisfatto dalle quattro ore di live.  

A cura di Martina Caratozzolo

TOdays Festival – Day One

Venerdì 26 agosto nel cortile di sPAZIO211 si è tenuta la prima giornata del TOdays, il festival torinese dedicato alla musica alternativa. Il pubblico è transgenerazionale, data la ricca proposta della rassegna, che vede esibirsi quattro artisti differenti per tre serate dal 26 al 28 agosto.

Il primo artista ad esibirsi è Eli Smart, cantautore delle Isole delle Hawaii trapiantato a Liverpool che ha preso il posto dei Geese nella line up del festival, dopo l’annullamento del tour europeo del gruppo. Il cantautore, accompagnato dalla sua band, stupisce parlando un italiano quasi perfetto e confessa di sentirsi a casa, rivelando le sue origini venete. Imbraccia la chitarra e presenta il suo ep Bonnie Town, ricco di melodie orecchiabili e dallo stile vintage, in pendant con la sua camicia a righe rosa e i Levis sbiaditi. Smart si diverte e fa passare una mezz’ora di leggerezza al pubblico, che lo accompagna tenendo il ritmo con le mani, in particolare duranti i brani “Come on, Come on, Come on” e “Hold on the Feeling”.

Eli Smart (credit foto: pagina Facebook TOdays Festival)

Successivamente è il turno dei Hurray For The Riff Raff, capitanati dalla frontwoman Alynda Lee Segarra, che sfoggia un’acconciatura mullet alla David Bowie. L’energia è evidente sia sul palco che tra il pubblico, che inizia ad assieparsi sempre di più sottopalco mentre il buio inizia a fare capolino su Torino. La band statunitense presenta l’ultimo album Life on Earth, uscito lo scorso febbraio. I testi dei brani trattano il rapporto dell’uomo con la natura, mentre il sound risulta elettronico e ritmico, con una presenza centrale affidata ai synth, che sprigionano un collage di suoni dissonanti.

Alynda Lee Segarra (credit foto: pagina Facebook TOdays Festival)

Grande attesa per la terza band: i Black Country, New Road. I giovanissimi inglesi partono timidamente a suonare, mostrando un bagaglio tecnico interessante. Tuttavia, la loro performance non convince. Il motivo? Il frontman Isaac Wood ha abbandonato il gruppo dopo l’uscita del secondo album, sull’onda di un successo che etichettava la band come una delle più interessanti del panorama post-punk attuale. La mancanza del cantante non è stata tempestivamente colmata, ma al contrario il gruppo risulta ancora privo di una voce leader. Sul palco i membri della band si alternano infatti tra di loro, cantando varie parti di ogni brano, inedito o proposto in una versione del tutto rivisitata. Chi si aspettava di ascoltare i successi di For the first time e Ants From Up There è rimasto deluso dall’ora scarsa di live.

Un live che è stato teatrale, con suoni a tratti avanguardistici, come quello del basso suonato con l’archetto del violoncello. Nonostante il loro evidente talento i BCNR non sono però animali da palcoscenico e la loro staticità non coinvolge il pubblico. Non si può, però, non provare empatia e comprensione per un giovane gruppo che sta cercando una nuova dimensione per ripartire.

Lo sperimentalismo dei BCNR (credit foto: pagina Facebook TOdays Festival)

Il nome più atteso è quello di Tash Sultana, che sale sul palco alle 23:00. L’artista australiana si presenta inizialmente in solitaria, accompagnata dalla miriade di strumenti che affollano il palco: una Stratocaster, una Telecaster, una chitarra acustica, un basso, un synth, un sassofono, una tromba, un flauto traverso e un ricco strato di pedaliere ai suoi piedi. Ciò che più sorprende è che ogni strumento viene suonato dall’artista con una tecnica impeccabile, che lascia a bocca aperta i presenti. Il suo talento è evidente come polistrumentista, vocalmente ma anche come intrattenitrice: Tash Sultana ha personalità e sa coinvolgere, correndo instancabilmente da una zona all’altra del palco. In scaletta si susseguono principalmente i brani del suo ultimo lavoro Terra Firma – proposti in una versione strumentale arricchita e piena di loop -, ma anche alcuni del suo repertorio precedente, tra i quali “Notion” e “Jungle”.

Tash Sultana (credit: pagina Facebook TOdays Festival)

Il groove elettrizzante e i riff ipnotici di Tash Sultana chiudono la prima giornata del TOdays, che nella prima serata si conferma all’altezza delle aspettative, soprattutto grazie alla sua memorabile performance.

A cura di Martina Caratozzolo

Calibro35 plays Morricone: APOLIDE DAY 4

Prosegue il racconto del festival Apolide nella sua quarta giornata di domenica 24 luglio all’interno dell’area naturalistica Pianezze di Vialfré. Dopo un traumatico risveglio in tenda e reduce dai postumi della sera prima, il pubblico è pronto a godersi l’ultima giornata tra attività, musica e spettacoli. In chiusura di questa edizione di Apolide, un’esibizione magistrale dei Calibro 35 sulle note del maestro Ennio Morricone.

Sono le nove del mattino quando il primo caldo comincia a farsi sentire nelle tende del Joongla Camp, dove «si dorme poco ma si sogna tanto». I più mattinieri inaugurano la processione verso le docce, gli sguardi assonnati si incrociano e la sensazione è quella di far parte di una grande famiglia, seppure per un paio di giorni. Tra un caffè ed un morso ad una brioche si fanno due chiacchiere e ci si scambia qualche opinione sulle serate precedenti.

Fra le prime esibizioni della giornata c’è quella di Lorusso sul Boobs Stage. Spogliato dei suoi strumenti, Lorusso – progetto solista del torinese Claudio Lo Russo, voce e chitarrista degli Atlante – si cimenta nella produzione musicale accompagnandosi con la sua inconfondibile voce mentre il pubblico, seduto a terra, si gode l’esibizione.

Dalla pagina Facebook Apolide Festival, foto di Gabriele Tuninetti

È sufficiente percorrere qualche metro per rendersi conto che il festival è abitato da diverse anime. Contemporaneamente alle esibizioni sono infatti numerose le attività proposte: non è affatto strano imbattersi in sessioni di yoga mattutine, tornei di pallavolo amatoriali e spettacoli irriverenti come quello del burattinaio Rasid Nikolic, in arte The Gipsy Marionettist. Per i più atletici non mancano proposte più estreme come la parete da arrampicata o i tessuti aerei per la danza acrobatica.

Dalla pagina Facebook Apolide Festival, foto di Antonio Roseti

Il pomeriggio scorre veloce e intorno alle 18.30 il main stage comincia ad animarsi, vedendo sfilare in ordine Marco Fracasia, Meskerem Mees, Bluem. Direttamente da Torino, Marco Fracasia porta sul palco di Apolide il suo primo sognante EP, Adesso torni a casa (per 42 Records) in una versione live rockeggiante. Segue la cantautrice belga Meskerem Mees, che colpisce per la voce pura e malinconica, in un accompagnamento minimal composto da chitarra e violoncello.

Dalla pagina Facebook Apolide Festival, foto di Antonio Roseti

Il sole comincia a tramontare e la tappa all’Area Food è d’obbligo per ristorarsi dopo una giornata di sole e musica non stop. I più attendono il gruppo a cui spetta il compito di chiudere in bellezza l’edizione 2022 del festival, ovvero i Calibro 35.

Dalla pagina Facebook Apolide Festival, foto di Antonio Roseti

Il loro ultimo disco, Scacco matto al Maestro – Volume 1, tutto dedicato alla musica di Morricone, viene eseguito sul palco di Apolide in un’atmosfera solenne come solo la musica del compositore sa creare. La band non si limita a ricreare le melodie del “Maestro”: si tratta di vere e proprie reinterpretazioni dei brani alternati con stralci di dialoghi, estratti talvolta dai film, talvolta dal recente documentario Ennio di Giuseppe Tornatore. La folta formazione – che oltre a Massimo Merlotta, Enrico Gabrielli, Fabio Rondanini, Luca Cavini e Tommaso Colliva conta della collaborazione di Paolo Ranieri alla tromba, Sebastiano De Gennaro alle percussioni e Valeria Sturba al theremin, violino e voce – dà vita ad uno spettacolo mai banale e dinamico, con tanto di theremin alternato alla voce per le linee vocali.

Dalla pagina Instagram Apolide Festival, foto di Antonio Roseti

La varietà del pubblico conferma la transgenerazionalità della musica di Morricone, chiusura perfetta per i quattro giorni di Apolide.

A cura di Alessandra Mariani

Emma Nolde – LNDFK – Venerus @APOLIDE DAY 3

Nell’area naturalistica Pianezze, nel piccolo borgo di Vialfrè, giovedì 23 luglio si è tenuta la terza giornata di Apolide, il festival che unisce musica, natura ed arte nel cuore dei boschi delle Valli del Canavese.

Apolide non è solo musica live, ma molto altro; l’area del festival è vasta: vi sono diversi spazi per lo sport, il campeggio, i workshop creativi e il market di prodotti artigianali. Il pubblico che si riversa nella cornice fiabesca di Vialfrè è lì per godersi l’esperienza a 360° e dall’abbigliamento ricorda lo spirito hippie di Woodstock: vestiti colorati, fiori tra i capelli, bigiotteria vistosa, birra a volontà e tanta voglia di evadere dal caldo torrido della città.

Il festival si svolge in tre spazi principali: la Boobs area, dedicata ai live in acustico, alle interviste e alle presentazioni; il Soundwood, per dare spazio a dj e producer del panorama della musica elettronica underground e il Main Stage, sul quale sabato 23 si sono esibiti tre artisti: Emma Nolde, LNDFK e Venerus.

Sono le 20:00 in punto quando Emma Nolde sale sul palco. La cantautrice toscana attira una timida folla sottopalco, che con il passare delle canzoni via via aumenta. Il suo talento è evidente: si destreggia tra uno strumento e l’altro, accompagnando i suoi brani con la chitarra (sia elettrica che acustica), il basso e il pianoforte. I brani proposti sono quelli del suo album d’esordio Toccaterra, ma c’è spazio anche per due inediti e per il nuovo singolo “Respiro”, prodotto in collaborazione con Motta. Le ballate introspettive e malinconiche si alternano a momenti elettronici in cui scatenarsi. La cantautrice classe 2000 si conferma un nome da tenere sott’occhio per il futuro.

Emma Nolde (credit foto: Martina Caratozzolo)

Dopo una breve pausa sul palco sale LNDFK. La songwriter e producer presenta dal vivo Kuni, concept album che tocca temi di amore e morte. Gli ingredienti della sua musica? Il neo soul, il nu-jazz e il beatmaking tra l’astratto e il lo-fi. Il sound crea un’atmosfera sospesa, fatta di introspezione e psichedelia, come confermano i titoli di due dei brani proposti: “How Do We Know We’re Alive” e “Don’t Know I’m Dead Or Not”. Il pubblico sembra dimenticarsi momentaneamente l’ambiente circostante e fa un viaggio in una galassia lontana.

LNDFK (credit foto: Martina Caratozzolo)

Il terzo artista ad esibirsi – nonché quello più atteso – è Venerus. Il live può essere riassunto con una frase del suo brano “Ogni pensiero vola”, che fa da dichiarazione d’intenti: «Forse è che appartengo a un mondo un po’ magico / vorrei volare via lontano da qui / e a volte sento tutto attorno un po’ strano / chissà se qualcun altro è fatto così». Il tour “Estasi degli angeli” ha un fil-rouge: la musica e l’amore, in tutte le sue forme. La musica è al centro della scena tramite lunghe parti strumentali e assoli; l’amore tramite il clima di libertà che si percepisce sul palco e tra i fan. Il concerto sembra un lungo flusso di coscienza (per dirla alla James Joyce), tant’è che spesso si fa fatica a percepire i passaggi da un brano all’altro.

Venerus (credit foto: Martina Caratozzolo)

Freak e ribelle, Venerus fuma e beve sul palco, si sdraia per terra per suonare la sua Telecaster e invita il pubblico a baciarsi. I brani che si susseguono in scaletta sono tratti dal suo album Magica Musica, ma c’è spazio anche per i brani più vecchi e apprezzati dai fan, come “Love Anthem, No. 1” e “IoXTe”.

Prima di salutare, l’artista annuncia che assieme alla sua squadra gestirà una nuova etichetta musicale dal nome ancora inedito. Il logo, però, è disegnato su una bandiera che lo stesso Venerus sventola tra gli scroscianti applausi dei presenti.

Venerus mostra il logo della nuova etichetta musicale (credit foto: Martina Caratozzolo)

La giornata del festival si chiude con il dj-set di Napoli Segreta, il collettivo che propone brani disco funk degli anni ’70 e ’80. Il pubblico si scatena con le ultime energie rimaste, a conclusione di una giornata perfetta, vissuta senza freni inibitori in nome della musica e del divertimento.

A cura di Martina Caratozzolo

(credit immagine in evidenza: pagina ufficiale Facebook Apolide)