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“La meglio gioventù”: presentata la nuova stagione del Regio

La stagione d’Opera e Balletto del Teatro Regio 2024/25 è all’insegna de La meglio gioventù, dal titolo della raccolta di poesie di Pasolini e dall’omonimo film di Marco Tullio Giordana. Dodici allestimenti, di cui sette inediti, dove le complesse sfaccettature di una gioventù frivola e nostalgica, ma anche conflittuale e provocatoria, faranno da filo conduttore. Un invito a vivere profondamente il presente anche nella sua fugacità che il Sindaco della Città di Torino e Presidente della Fondazione Teatro Regio Stefano Lo Russo con il Sovraintendente Mathieu Jouvin e il Direttore artistico Cristiano Sandri rivolgono in particolar modo alle nuove generazioni per appassionarle alla magia del teatro d’opera.

Si inaugurerà il 1° ottobre con Manon Manon Manon: un’inedita trilogia di Manon Lescaut. Auber, Massenet e Puccini proposti in nuovi allestimenti firmati Arnaud Bernard rifacendosi a tre epoche iconiche del cinema francese. Sempre ad ottobre il Regio ospiterà la Conferenza d’Autunno dell’Opera Europa coi suoi 233 membri provenienti da 44 Paesi. Seguirà Le nozze di Figaro: artisti carismatici diretti dallo spagnolo Emilio Sagi porteranno in scena la piacevolezza di una gioventù ingenua e impetuosa nella sua sfida sociale e forza ribelle. Dicembre, come da tradizione, è dedicato al Balletto. Quest’anno il Balletto dell’Opera di Tblisi, coreografato da Nina Ananiashvili e Aleksej Fadeečev, proporrà Giselle e Lo schiaccianoci in allestimenti ispirati alle fiabe ottocentesche, nella loro visione magica del mondo attraverso gli occhi della giovinezza. Tre spettacoli straordinari di Bolle and Friends inaugureranno il 2025.

Il 2025 operistico inizierà il 28 gennaio con L’elisir d’amore di Donizzetti che commuoverà come ai suoi esordi nel 1832, oggi proposto in cooperazione col Teatro Regio di Parma e diretto da Daniele Menghini. Seguirà il Rigoletto di Verdi in cui la giovane passione dei protagonisti dovrà affrontare crudeltà e cinismo nel nuovo allestimento di Leo Muscato. Ad aprile La dama di picche di Cajkovskij dove passioni, ambizioni, conflitti, vizi e follia verranno messi in scena nell’allestimento di Richard Jones. A maggio l’opèra romantique Hamlet, nuova produzione di Ambroise Thomas ispirato alla tragedia shakespeariana, rifletterà sul conflitto generazionale e la lotta per l’autonomia e l’indipendenza.Infine l’Andrea Chènier di Giordano: tumulti e cambiamenti ambientati durante la Rivoluzione francese in un nuovo spettacolare allestimento di Giancarlo del Monaco. Conferenze-concerto a ingresso libero, condotte dalle giornaliste Susanna Franchi e Elisa Guzzo Vaccarino e dalla musicologa Liana Puschel, permetteranno di incontrare gli interpreti affiancati da giovani cantanti del Regio Ensemble.

Una programmazione attenta in particolare ad un pubblico di giovani che potranno inoltre usufruire delle Anteprime Giovani riservate agli under-30. Una riorganizzazione dei settori di sala e una nuova e vantaggiosa politica dei prezzi renderanno più accessibile ai giovani, e non solo, coltivare la passione o incuriositi aprirsi a nuove esperienze artistiche. Con queste interessanti premesse, e in attesa di conoscere il cartellone della Stagione sinfonica, possiamo solo dire: andiamo al Regio!

A cura di Joy Santandrea

“Un Bel Dì vedremo…Puccini in Jazz” -Torino Jazz Festival

Nell’ampia offerta concertistica raccolta da Torino Jazz Festival, Andrea Tofanelli e Riccardo Arrighini hanno proposto un concerto accattivante: giovedì 25 Aprile, presso l’Educatorio della Provvidenza, il duo ha offerto una performance coinvolgente, unendo le suggestive melodie di Puccini con la vivacità e il colore del jazz.

L’ispirazione per questo progetto è nata da Riccardo Arrighini che, con una profonda passione per il grande compositore, ha saputo rielaborare le armonie e le melodie pucciniane in chiave jazzistica.È stato chiesto ad Arrighini come è stato accolto dal pubblico questo connubio musicale per la prima volta: l’esperimento è stato presentato nel 2005 in Australia, durante il bis di un concerto jazz per solo piano. Il medley pucciniano ha ricevuto un estremo apprezzamento, «Venne giù il teatro» ha detto Arrighini. La reazione lo ha spinto a mettere a punto quella che all’epoca era una semplice idea.

Nel 2008, durante il centocinquantenario della nascita di Giacomo Puccini, Arrighini ha presentato gli arrangiamenti jazz in piano solo, ma sentiva il bisogno di qualcosa in più. «Volevo mettere qualcosa che più vicino potesse esserci a una voce, ma non volevo una voce lirica, non volevo una voce jazz. Volevo qualcosa che fosse un po’ il tutto», ha detto. Per poi continuare dicendo di aver trovato in Andrea Tofanelli (alla tromba) l’insieme di cui aveva bisogno: un musicista con una ferrea preparazione classica unita alla capacità di improvvisazione jazzistica, il tutto coronato da un notevole gusto melodico.

Il concerto è stato caratterizzato dalla straordinaria agilità con cui il duo ha eseguito le composizioni di Puccini, arricchendole con brillanti improvvisazioni. La capacità dei due di muoversi agilmente attraverso le complesse armonie e sfumature emotive delle melodie pucciniane ha dimostrato una profonda passione per il compositore. Notevole inoltre l’abilità del duo nel mantenere un equilibrio tra spontaneità e precisione rendendo l’ascolto piacevole e fluido.

Con piccoli interventi, aneddoti e pensieri, il concerto è durato circa due ore senza pause e ben poche presentazioni delle musiche, lasciando così fluire il susseguirsi dei brani: “Addio fiorito asil”, dalla Madama Butterfly, e il “Valzer di Musetta” dalla Bohème, hanno dato subito al pubblico un assaggio del coinvolgente concerto che ci attendeva. Arrangiamenti, a volte quasi riscritture, hanno arricchito i brani di Puccini. Tofanelli spiega: «La musica di Puccini, sembrava già pronta e paresse dire: aspetto solo qualcuno che mi tramuti in Jazz». Il “genio del male”, definizione amichevole con cui Tofanelli si riferisce ad Arrighini, ha preso l’aria “Vecchia Zimarra”, dalla Bohème, rivestendola di nuova importanza ed emozione. Il canto della tromba sul ritmo incalzante del pianoforte, ha reso questa musica simile ad una passeggiata adatta alla riflessione. Per dare una pausa alla tromba è arrivato un brano piano solo: l’arrangiamento dell’intermezzo di Manon Lescaut, che vive ancora con influenze wagneriane, di crescita e stasi. Superfluo dire che il talento rielaborativo del pianista ha incantato il pubblico, trasportandolo dalla giocosità di “Ma che gelida manina”, a una nuova atmosfera di un impetuoso pianoforte.

In chiusura è stato eseguito uno dei brani più belli di Puccini: il finale della Bohème, alla morte di Mimi. Tofanelli con la sua tromba unisce la melodiosità del canto con virtuosismi sulle scale e fraseggi di puro colore, creando un momento di raccoglimento attorno al canto di Mimi. Presentando un momento ludico di imitazione e “verso” l’uno l’altro, il duo si è spostato su un altro masterpiece di Puccini, l’intramontabile “Nessun dorma”, dalla Turandot, ovviamente senza far mancare i propri interventi di divertissement. La tromba trionfante ha intonato il culmine dell’aria “il nome suo nessun saprà…” sostenuto da un tremolo del pianoforte spingendo un forte crescendo, per poi andarsi ad addolcire sulla coda finale. wNell’ultimo brano proposto si è giocato molto anche con i timbri della tromba, dove Andrea Tofanelli ha dimostrato grande versatilità, usando sordine particolari per donare colori diversi al suo ottone.

Nel saluto è toccato anche al pubblico partecipare: battendo le mani a ritmo del pianoforte si è entrati nel groove e nel pieno spirito che ha accompagnato tutto il concerto. Un concerto senza dubbio apprezzato, applaudito e gioiosamente goduto, sia dagli intenditori che dai “profani” di entrambi i generi.

Puccini in jazz: la sua musica è in ottime mani.

a cura di Joy Santandrea

Le Invisibili Signore della Musica: un tributo alla creatività femminile

L’8 marzo 2024 presso la nuova sede della Steinway & Sons a Milano, in occasione della Festa della Donna, è stato portato in scena un concerto tutto al femminile richiamando tanti appassionati e i pochi posti resi disponibili dalla Steinway sono andati subito ad esaurirsi.

Grazie alla determinazione di un affiatato gruppo di pianiste e pianisti, formatosi su Facebook durante la pandemia, e con la cura della pianista e musicologa (e narratrice del concerto) Ilaria Borraccetti, nasce il programma “Le Invisibili Signore della Musica”: un viaggio musicale che ci ha portati nel genio di compositrici rimaste ingiustamente nell’ombra della storia della musica.

Attraverso le biografie e le musiche di Mel Bonis, Amy Beach, Cécile Chaminade, musiciste e compositrici a cavallo tra XIX e XX secolo, veniamo guidati in un programma che vuole raccontare la loro vita, la loro musica e la lotta per ottenere un meritato riconoscimento.

L’incipit è venuto da Mel Bonis (1858-1937): compositrice francese. Talento straordinario fin dall’infanzia studiò al Conservatorio di Parigi, dove ebbe come insegnante César Franck. La sua musica, varia e complessa, spazia dal pianoforte alle composizioni orchestrali, dalle opere corali alla musica da camera. Nonostante le difficoltà dell’epoca riservate alle donne-artiste, Bonis è riuscita ad emergere come compositrice di grande talento. Il pianista Cristian Mari al suo debutto, nonostante la visibile emozione, ha eseguito la Berceuse immergendoci in questa ninna nanna cullata.

A seguire qualche brano di Amy Beach (1867-1944): compositrice e pianista americana. Anche lei infant-prodige: già a cinque anni componeva semplici valzer, tant’è che la sua carriera decollò molto presto. Beach divenne una delle prime compositrici americane ad ottenere riconoscimento internazionale per il suo lavoro nella musica colta senza aver studiato in Europa. I suoi lavori spaziano da opere orchestrali e da camera a pezzi per pianoforte e coro. La maestria di Cecilia Ferrari nell’eseguire Desdèmona ha saputo trasmette la drammaticità ispirata dal personaggio shakespeariano e catturata da Amy Beach col suo innovativo gusto musicale e le sue sonorità.

In chiusura di concerto, Cécile Chaminade (1857-1944): compositrice e pianista francese. Iniziò a studiare pianoforte con la madre. Perfezionatasi al Conservatorio di Parigi con Benjamin Godard e Martin Pierre Marsick, presto attirò l’attenzione, e divenne nota sia come pianista virtuosa che come compositrice. Chaminade viaggiò ampiamente in Europa e negli Stati Uniti, e fu la prima donna a ricevere la Légion d’honneur, per il suo contributo alla musica. Nonostante la fama e il successo in vita, il lavoro di Chaminade è stato in parte oscurato nel corso del tempo. Tuttavia, il suo corposo contributo alla musica francese, in particolare per pianoforte, è stato riscoperto e apprezzato da nuove generazioni di musicisti e appassionati. Tutte esecuzioni all’altezza della bellezza dei brani proposti. In particolare Angela Gallaccio e Raffaella Nardi con Sérénade d’automne (op. 55), una perla nascosta della musica pianistica romantica a 4 mani, hanno saputo portare l’ascoltatore in una passeggiata d’autunno di foglie cadenti e melodie giocose.

A cura di Joy Santandrea

Vercelli celebra Viotti con un indimenticabile pomeriggio musicale in Duomo

Il 4 marzo 2024, Vercelli ha reso omaggio a uno dei suoi figli più illustri, in occasione del bicentenario della morte: il celebre musicista Giovan Battista Viotti, con una sontuosa celebrazione nel Duomo che ha segnato un momento memorabile nella storia della città. La giornata è stata caratterizzata da una grande affluenza di persone, nonostante la pioggia battente.

(G.B. Viotti, monumento Fontanetto Po)

Il Festival Viotti, nato agli inizi degli anni ’90, rappresenta un omaggio vivo al genio musicale del virtuoso violinista e compositore vissuto nel XVIII secolo. Fondato inizialmente come un modesto evento locale a Vercelli, città natale di Viotti, il Festival ha gradualmente guadagnato fama e prestigio nel panorama musicale italiano. Sin dalle sue prime edizioni, ha proposto una selezione eclettica di concerti che spaziano dalla musica da camera ad eventi sinfonici, dalle esibizioni solistiche ai recital di violino.

Il violinista e direttore d’orchestra Guido Rimonda, dopo gli studi al Conservatorio di Torino e la specializzazione con Corrado Romano a Ginevra, ha affinato le sue abilità musicali sotto la guida di eminenti maestri come Giuliano Carmignola e Franco Gulli presso la Scuola di Alto Perfezionamento di Saluzzo. Successivamente ha dedicato la sua carriera alla valorizzazione dell’eredità musicale di Giovanni Battista Viotti, con riconoscimenti nazionali e internazionali. Nel 1992 costituisce la Camerata Ducale e due anni dopo fonda il Viotti Festival dove copre il ruolo di direttore musicale. Col suo strumento, lo Stradivari del 1721 Jean Marie Leclair, Rimonda continua a portare avanti la missione di far risuonare la “voce di un angelo” attraverso la musica di Viotti.

Rimonda assieme a don Luciano Condina, ex-flautista e direttore d’orchestra della Camerata Ducale, coinvolgendo monsignor Denis Silano, direttore della Cantoria Eusebiana e musicologo, ha organizzato quest’evento richiamando un folto pubblico costituito anche da famiglie e appassionati. Le celebrazioni sono iniziate a metà pomeriggio sotto il portico della facciata del Duomo, causa mal tempo, con un omaggio a Viotti della banda musicale di Fontanetto Po. L’evento è proseguito all’interno del Duomo dove è stata eseguita la Messa di Mozart “Dell’Incoronazione”; eseguita impeccabilmente dalla Camerata Ducale, assieme alla Cappella Musicale Eusebiana e al Coro da Camera di Torino diretto da Dario Tabia.

Riproporre la KV 317 nei sontuosi interni del Duomo ha contribuito a esaltare il carattere solenne dell’opera, anche dal punto di vista meramente visivo: gli elaborati interni del Duomo, i colori e soprattutto il tamburo della cupola, sono stati suggestivi. Inoltre, sotto il profilo acustico, i naturali riverberi dell’edificio hanno reso la musica più spazializzata e coinvolgente. Doveroso per la splendida esecuzione citare i quattro solisti: Arianna Stornello (soprano), Giulia Taccagni (contralto), Bekir Serbest (tenore) e Davide Sacco (basso).

Al termine del “Dona Nobis” è seguita la funzione liturgica celebrata dall’arcivescovo Arnolfo. Interessanti gli interventi musicali di composizioni da vari autori, tra cui: Orlando di Lasso (Oculi mei semper ad Dominum, 6 voci), Pierluigi da Palestrina (Justitiae Domini) e Francesco Antonio Vallotti (Ave Regina caelorum). Nonostante la densità del programma, questi interventi musicali hanno reso più scorrevole la funzione.

In serata, al termine della liturgia, ci viene dato il commiato dal Concerto per violino e orchestra n. 29 in mi minore di Viotti, dove Guido Rimonda (in veste di violino solista) ha fatto cantare il suo Stradivari sulle note del compositore vercellese, accolte da un grande applauso.

A cura di Joy Santandrea

Puccini: La Fanciulla del West al Teatro Regio

“Non siamo disposti a perdonare! Si perdona ciò che si vuole! Allora perdonerete!”

Sono frasi significative che inaugurano la messa in scena dell’Anteprima Giovani under 18-30 del 21 marzo 2024 al Teatro Regio con “La Fanciulla del West”, l’opera lirica in tre atti composta da Giacomo Puccini, su libretto di Guelfo Civinini e Carlo Zangarini. La sua prima rappresentazione è avvenuta al Metropolitan Opera House di New York nel 1910. L’Opera è stata presentata prima dell’Anteprima Giovani, mercoledì 20 marzo al Piccolo Regio alle ore 18, nella conferenza-concerto condotta da Susanna Franchi.

Dal punto di vista del genere, La Fanciulla del West mescola elementi di dramma e lirismo. È un’opera che si colloca nel contesto del verismo, un movimento artistico che rappresentava la vita reale e le emozioni umane in modo crudo e sincero. Tuttavia, quest’opera si distingue per la sua ambientazione americana e per l’inclusione di temi legati al Far West, raggiungendo una certa originalità tra i titoli di Puccini. Sotto il punto di vista musicale, utilizza melodie popolari americane, come le “ballate del West”, insieme a motivi più operistici. La partitura è caratterizzata da una scrittura vocale impegnativa e da un’orchestrazione incalzante che riflette i sentimenti e le atmosfere dell’ambientazione.

La direzione orchestrale viene affidata a Francesco Ivan Ciampa, il quale con grande maestria crea una forte sinergia tra la componente orchestrale e quella canora. La regia viene condotta da Valentina Carrasco, la quale si ispira nell’allestimento al genere cinematografico degli “spaghetti Western”: manca solo la figura di John Wayne in Ombre Rosse per chiudere in bellezza! Il palco del tempio lirico del Regio diventa “un set cinematografico” in cui tutte le scene vengono girate e riprese dal vivo dai macchinisti, coordinate dal regista e infine proiettate sullo schermo visibile in sala dagli spettatori per cogliere i momenti più significativi e precostituiti dall’Industria degli effetti speciali cinematografici. I momenti solistici ribaltano la situazione di ripresa di realtà in cui viene meno la dimensione cinematografica ritornando alla dimensione operistica.

Le scene sono realizzate da Carles Barga e Peter Van Praet grazie all’utilizzo di tecnologie quali pannelli digitali retrostanti removibili in cui si ha la proiezione della neve (rappresenta la stagione invernale) e delle immagini collinari (il tipico finale Western dei due innamorati che si dirigono verso terre sconosciute e inesplorate). Si ha un’intuizione geniale nell’utilizzo dei cantanti secondari (i nativi americani, i cosiddetti “pellerossa”), con un cartello di protesta per effettuare un attacco satirico ed ironico contro la discriminazione razziale e l’integrazione forzata di comunità minoritarie all’interno della cultura bianca dominate.

La fanciulla del west
Foto di Daniele Ratti

Grande lavoro è stato svolto da Ulisse Trabacchin nella direzione corale della sezione maschile (baritoni e tenori), i quali hanno saputo mescolarsi con le voci solistiche creando una comunanza di cuori verso la storia d’amore tra la cameriera del Saloon Minnie (il soprano Oksana Dyka) e il bandito Ramerezz (il tenore Amadi Lagha) osteggiata dallo sceriffo Jack Rance (il baritono Massimo Cavalletti).

La Fanciulla del West, rispetto alle altre opere pucciniane, si conclude con un finale inaspettatamente lieto in cui è la donna a dominare sulla scena rispetto alla presenza maschile, ed essa non diviene vittima dell’uomo, anzi diviene figura che redime, mitiga ed espia le colpe di tutto il genere maschile.

A cura di Angelica Paparella

MUSIDAMS CONSIGLIA: I 10 MIGLIORI SINGOLI DI LUGLIO

Le vacanze sono ormai iniziate da un po’ e noi, con un po’ di ritardo, vi consigliamo i 10 brani più interessanti di questo luglio appena passato.

Vivido il tramonto – Raphael Gualazzi

Il cantautorato italiano non potrebbe essere più estivo di così: Gualazzi ce lo dimostra con le pennellate jazz e le tonalità cangianti del suo brano, pieno di immagini poetiche.

Voto: 29/30

Barbaric – Blur

I Blur tornano con un pezzo dalle melodie orecchiabili, colonna sonora di una relazione senza più certezze. Il contrasto tra testo e musica suona quasi ironico.

Voto: 28/30

Blue – Bloc Party

La dolcezza in musica, con i muri di suono – meglio, di chitarra – tipici della band londinese a suggellare un brano d’amore. Il testo è solo per i più romantici.

Voto: 28/30

Novacandy – Post Malone

Atmosfere avvolgenti ed echi lisergici, il pop di Post Malone fa pendant con le tinte del sole che cala sulla spiaggia: chill pieno. Si torna sempre dove si è stati bene.

Voto: 27/30

Doubt – Slow Pulp

Se vi piace quel dream pop un po’ nostalgico, che strizza l’occhio all’elettronica e si insinua facilmente in testa, siete nel posto giusto. Provare per credere: vi ritroverete a fischiettarla.

Voto: 27/30

A cura di Carlo Cerrato

What Was I Made For? – Billie Eilish

Il nuovo singolo di Billie Eilish è stato appositamente composto per il film Barbie di Greta Gerwig, insieme al fratello Finneas. Il brano intimista e delicato racconta il viaggio spirituale di Barbie alla scoperta di se stessa nel mondo reale, ma anche le lotte personali della cantante. Viene cantato il senso di estraniamento e la conseguente voglia di uscire da un mondo fatto di sole apparenze.

Voto: 29/30

Guapanese – Mick Jenkins

Il brano è il nuovo estratto dell’album The Patience, in uscita il 18 agosto. Con una strumentale basata sul pianoforte, Jenkins esplora il tema del materialismo e dell’ossessione per il denaro nella società contemporanea. Il testo suggerisce che molte persone danno priorità al denaro, concentrandosi esclusivamente sul successo finanziario. Tutto questo, secondo Mick Jenkins, porterebbe a un’esistenza superficiale, lontana dalla genuinità e dall’autenticità.

Voto: 29/30

TELEKINESIS – Travis Scott feat. Future & SZA

Dopo 5 anni, il re della trap ritorna con un nuovo album Utopia con una lunga tracklist carica di featuring particolarmente interessanti. Tra questi, “TELEKINESIS” che vede la collaborazione di Future e SZA. Il singolo trattata temi come la crescita personale, la fiducia in sé stessi e la capacità di superare gli ostacoli, toccando le esperienze personali dei tre artisti. La canzone incoraggia gli ascoltatori a rimanere fedeli a se stessi, a fidarsi dei propri istinti e a cogliere tutte le possibilità che potrebbero presentarsi.

Voto: 28/30

Cheat – Mahalia feat. JoJo

Ve la ricordate JoJo e la sua “Leave (Get Out)”? La cantante statunitense è stata scelta da Mahalia per il suo nuovo singolo che anticipa l’uscita del suo nuovo album. Il brano, influenzato dall’R&B britannico, parla di dare una seconda possibilità ad un partner che ha tradito e che continuerà a farlo. Nel video musicale, Mahalia e JoJo scoprono di frequentare entrambe lo stesso ragazzo, ma invece di litigare tra loro, si uniscono per affrontarlo.

Voto: 26/30

The Weekend – Stormzy, RAYE

Seconda collaborazione per i due artisti londinesi. “The Weekend” è un brano R&B/rap che richiama lo stile dei primi anni 2000. Stormzy e Raye hanno un simpatico botta e risposta, in un testo ironico che racconta l’interessamento verso una nuova cotta. La cantante, con la sua voce jazz, rende il singolo particolarmente dolce, mentre il rapper dona un tocco di “spavalderia” con le sue rime.

Voto: 26/30

A cura di Erika Musarò

MUSIDAMS CONSIGLIA: I 10 MIGLIORI SINGOLI DI GIUGNO

Con giugno arrivano i brani che ci accompagneranno per tutta l’estate. Ecco la top 10 dei migliori singoli di giugno 2023 secondo MusiDams!

Home To Another One – Madison Beer

Sonorità alla “Video Games” di Lana del Rey e video musicale tra il rétro e il futurismo: “Home To Another One” è l’ultimo di una lunga serie di singoli pubblicati da Madison Beer in attesa del suo secondo album, Silence Between Songs, in uscita a settembre.

Voto: 26/30

Don’t Say Love – Leigh-Anne

Dopo più di un anno dall’inizio della pausa indefinita delle Little MixLeigh-Anne presenta al pubblico quello che è a tutti gli effetti il primo singolo da solista di uno dei membri in carica della girl band inglese: brano dance pop e influenze garage, con la giusta promozione potrebbe fare faville nelle radio europee.

Voto: 27/30

Attention – Doja Cat

Doja Cat abbandona il pop e i colori accesi per atmosfere decisamente più dark e crude: singolo all’insegna del rap, l’artista si prende quattro minuti (durata più unica che rara nell’era streaming) per rispondere per le rime a chi critica il suo aspetto fisico e a quei gruppi di fans che si ostinano a creare zizzania nel mondo del rap femminile. Un ritorno in grande stile per la rapper statunitense, che nonostante il drastico cambiamento non rinuncia ad uno dei suoi classici ritornelli orecchiabili.

Voto: 28/30

Barbie World – Nicki Minaj & Ice Spice (with Aqua)

La mania dei campionamenti è ormai fuori controllo, ma ci aspettavamo tutti che nella colonna sonora del film Barbie la storica “Barbie Girl” si sarebbe manifestata in un modo o in un altro: la hit eurodance viene trasformata in un brano hip hop da Nicki Minaj e Ice Spice, che avevano recentemente unito le forze per il remix di “Princess Diana”, ma il risultato non convince a pieno.

Voto: 23/30

Un Altro Mondo – Merk & Kremont, Tananai, Marracash

La corsa al tormentone estivo è ufficialmente una gara all’ultima collaborazione: Merk & Kremont si buttano in pista con il loro primo singolo in lingua italiana, e per l’occasione reclutano Tananai e Marracash, reduci dai grandi successi di “Tango” e “Importante”.

Voto: 24/30

A cura di Giulia Barge

SUMMERSAD 4 – La Sad feat. Naska

La summer è sempre sad per i bambini del 2000 cresciuti a plum cake e pop punk in maggiore.

Voto: 27/30

Diluvio a luglio – Tedua feat. Marracash

Il figlio della giungla di Cogoleto è tornato con un album puntellato di pezza, come questo.

Voto: 28/30

Sai che c’è? – Venerus

Antiestivo, vacanziero, notturno, caciarone: Venerus, questa estate, la prende così.

Voto: 26/30

One like you – LP

Un brano incredibilmente anacronistico, eppure funziona. Sarà il karisma di LP, a cui tutto sommato si crede sempre.

Voto: 25/30

Poveri mai – Il Pagante

Sarebbe un’estate italiana senza la fotografia vanziniana e pozzettiana delle vacanze sull’Adriatico?

Voto: 24/30

A cura di Clarissa Missarelli

immagine in evidenza dal videoclip di Doja Cat https://www.youtube.com/watch?v=agXQQDasq0U

MUSIDAMS CONSIGLIA: i 10 migliori singoli di maggio

Ecco la top 10 dei migliori singoli di maggio 2023 secondo MusiDams!

Dance the Night – Dua Lipa 

Il primo brano della colonna sonora di Barbie, l’attesissimo film di Greta Gerwig in uscita a luglio, è firmato da niente meno che da Dua Lipa con la produzione di Mark Ronson. “Dance the Night” viaggia sulla scia delle vibes anni ’70 di Future Nostalgia, proiettandoci direttamente sulla pista da ballo con Margot Robbie e Ryan Gosling

Voto: 28/30

America has a problem – Beyoncè feat Kendrick Lamar 

Il featuring a sorpresa fra Beyonce e Kendrick Lamar, uscito il 19 maggio, trasforma un brano sulla dipendenza affettiva in una critica alla dipendenza del mercato discografico statunitense nei confronti dello stesso Lamar, tanto che persino l’intelligenza artificiale cerca di clonare i suoi testi – senza grandi risultati – . Il singolo campiona il brano del 1990 “Cocaine (America has a problem)” del rapper americano Kilo Ali

Voto: 27/30 

Bellu uaglione – Rosa Chemical 

Rosa Chemical e il fantasma di Renato Carosone si uniscono per un revival di “O’ Sarracino”, che viene trasformato in un inno alla fluidità in chiave EDM. Il pride month è ufficialmente iniziato ed è firmato Rosa Chemical.

Voto: 26/30

Mare Caos – Paola e Chiara

È finalmente maggio, il mese dei tormentoni estivi: non poteva ovviamente mancare il singolo delle maestre assolute di quest’arte, Paola e Chiara. “Mare Caos” è il secondo brano estratto dall’album Per sempre, uscito il 12 maggio, e non abbiamo dubbi che con le sue sonorità latin pop diventerà IL tormentone di questa estate 2023. 

Voto: 26/30

Pazza Musica – Marco Mengoni, Elodie

Dobbiamo ammetterlo: aspettavamo questo duetto da anni. E forse le nostre aspettative erano troppo alte, perché il risultato non riesce a soddisfarci pienamente: sa di già sentito. Il brano rimane comunque piacevole e rientrerà sicuramente nelle nostre playlist vacanziere.

Voto: 25/30

A cura di Ramona Bustiuc

Lawnmower – Bent Knee

Il primo singolo della band avant-garde statunitense dopo l’abbandono del sopracitato Ben Levin (ex-chitarrista) e Jessica Kion (ex-bassista) è una ballad che lascia spazio alla voce radiosa della vocalist Courtney Swain, con sonorità che sfiorano il country. Il contrasto con il disco precedente Frosting (composto per lo più da musica cacofonica e ostica) è sorprendente: il brano regala brividi dal quieto incipit, fino al finale distorto, mentre Swain ci racconta di come non taglia più il prato della sua casa in campagna.

Voto: 29/30

Nothing Is As Good As They Say It Is – Sparks

Dopo la prima avventura cinematografica con Annette, gli Sparks tornano in pompa magna con l’ennesimo album (siamo a venticinque!): “Nothing Is As Good As They Say It Is” è il grido punk rock di un bambino appena nato che chiede disperatamente a sua madre di tornargli in grembo. Il titolo dell’album, The Girl Is Crying In Her Latte, ci fa pensare che non ci siano pezzi particolarmente più allegri nel nuovo repertorio, e va bene così.

Voto: 28/30

Prince of Fire – Voyager

Forti del buon risultato al recentissimo Eurovision Song Contest con “Promise”, i Voyager continuano la promozione dell’atteso disco Fearless in Love. “Prince of Fire” va in contromano rispetto a quanto presentato a Liverpool: quasi 5 minuti per un brano dalla struttura irregolare, con synth e melodie sempre presenti, ma stavolta sovrastate dalla potenza delle ritmiche. Il disco esce a luglio e fa già caldissimo.

Voto: 28/30

Home – Einar Solberg ft. Ben Levin

Sebbene sia da sempre il compositore principale e frontman dei Leprous, Einar Solberg si prepara all’uscita del suo debutto da solista 16. Il disco è una buona scusa per esplorare sound che nella band striderebbero eccessivamente, e “Home” non fa eccezione. Una ritmica hip-hop fa da base a un brano pieno dei caratteristici vocalizzi del cantante, stavolta dallo spirito più commerciale che mai. A confermare questi sentori c’è Ben Levin che regala al brano una strofa rappata. Einar, ti vogliamo bene a prescindere, anche con la mazurka.

Voto: 27/30

Under You – Foo Fighters

L’inaspettato ritorno dei Foo Fighters sembra destinato a produrre un disco molto interessante. La band è quanto più vicina al loro esordio, quando Dave Grohl scrisse e registrò in solitaria il self-titled del 1995 – anche questo a seguito di una grave perdita, ovvero quella di Kurt Cobain: Grohl è stato batterista dei Nirvana per 4 anni – . “Under You” è un modo di celebrare quanto è stato Taylor Hawkins – batterista dei Foo Fighters dal 1997 e deceduto a marzo 2022 –  senza scadere nell’eccessivo melenso: il brano è fresco e movimentato, dall’ascolto semplice e d’impatto, che ci riporta a grandi successi come “Learn to Fly” o “Big Me”.

Voto: 26/30 

A cura di Mattia Caporrella

Immagine in evidenza: screenshot dal video https://www.youtube.com/watch?v=OiC1rgCPmUQ

Musidams consiglia: i migliori 10 singoli di aprile

Con un po’ di ritardo, ma finalmente è arrivata la top 10 dei singoli del mese di aprile.

Wish You The Best – Lewis Capaldi

Con il suo nuovo singolo Lewis Capaldi racconta una situazione in cui ognuno di noi almeno una volta si è trovato: parlare con una persona che ormai non fa più parte della nostra vita. Un non-detto che lascia la bocca amara e il cuore aperto, e – perché no – fa anche cadere una lacrima.Il singolo fa parte dell’albumBroken by Desire to Be Heavenly Sent, in uscita il 19 maggio.

Voto: 30/30

TI DIREI – Nitro

Nitro ritorna dopo 3 anni con un nuovo progetto: Outsider. Tra i brani spicca ‘‘TI DIREI’’, che arriva come una mazzata sul cuore: è un’intima e introspettiva dedica alla sua fidanzata, in cui esprime chiaramente tutto quello che prova. La produzione, affidata a Mike Defunto, è minimal, con pochi suoni, ma giusti per evidenziare l’effetto dedica/lettera che Nitro vuole dare al testo. Una canzone che cattura l’attenzione fin dalle prime barre.

Voto: 29/30

Boat – Ed Sheeran

Ad un anno e mezzo dall’uscita dell’ultimo album, ecco che Ed Sheeran torna, finalmente, con un nuovo progetto. Substract uscirà il 5 maggio e dopo il singolo “Eyes Closed” ha diffuso un altro spoiler: “Boat’’. Il brano utilizza la metafora di una barca in mezzo all’oceano per raccontare un periodo di depressione. Nulla da dire: il solito Ed Sheeran che racconta i problemi che la realtà ci pone davanti nel modo più sincero e comprensibile possibile, per non farci mai sentire soli.

Voto: 26/30

Mille Voci – Mecna feat. Drast

Mecna annuncia l’uscita del suo ottavo album, Stupido Amore, con questo singolo, in collaborazione con Drast, membro del duo degli Psicologi. Il brano è una lunga richiesta di perdono del passato: chi ha sbagliato ammette le proprie colpe e chiede all’altro di non avere più paura, perché le cose andranno meglio. Chissà se sarà davvero così. Intanto aspettiamo il 5 maggio per vedere quali altri amori ed esperienze ci racconterà il nostro caro Corrado.

Voto: 26/30

Altamente Mia – Bresh, SHUNE

Finalmente dopo poco più di due mesi scopriamo cosa voleva spoilerarci Bresh con gli ultimi secondi del videoclip del singoloGuasto d’amore”, uscito a gennaio. Come suo solito Bresh fa quello che gli riesce meglio: raccontare storie, utilizzando immagini semplici e quotidiane, ma ben congegnate. Insomma: Andrea non avrà fatto nulla di nuovo, ma non è un problema.

Voto: 24/30

A cura di Roberta Durazzi

Let Me Go – Daniel Caesar

Il talento di uno dei grandi nomi del panorama R&B emerge nel suo nuovo album Never Enough, dopo quattro anni di assenza dalla scena musicale. In particolare, convince il singolo “Let Me Go”, nel quale la voce dell’artista si mescola ad un coro di voci oniriche in sottofondo.

Voto: 28/30

Il Colore Si Perde – Sick Tamburo

I Sick Tamburo anticipano l’uscita del loro nuovo album Non credere a nessuno con il singolo “Il colore si perde”. Un brano dalla melodia piacevole, che ci ricorda con malinconia che il tempo passa troppo in fretta.

Voto: 28/30

Un Briciolo Di Allegria – Blanco, Mina

Dopo il capitolo Blu Celeste, date su date sold out e la polemica di Sanremo Blanco torna alla ribalta con il nuovo album Innamorato. La ciliegina sulla torta è il singolo con Mina, un brano che funziona e che non oscura il giovane artista al cospetto di uno dei mostri sacri della musica italiana. L’incontro tra due generazioni che nessuno poteva aspettarsi.

Voto: 27/30

Something To Hide – grandson

In uno scenario musicale bulimico di nuove uscite grandson resta fedele al suo stile e pubblica un EP intitolato come il singolo, “Something To Hide”. Un basso dirompente fa da accompagnamento del brano e nel ritornello scoppia in un groove elettronico che fa venir voglia di ballare: ormai un marchio di fabbrica dell’artista canadese.

Voto: 26/30

DNA – Iside

La band bergamasca, dopo il convincente album d’esordio ANATOMIA CRISTALLO, torna con un nuovo singolo dal testo cupo, ma convincente. Da non ascoltare in loop se ci sente già particolarmente giù. Poi non dite che non vi avevamo avvisati.

Voto: 25/30

A cura di Martina Caratozzolo

Un mondo nuovo: intervista a Nicola Campogrande

La sinfonia è una forma musicale che ancora oggi può fornire spunti di ricerca e questo ce lo ha dimostrato Nicola Campogrande con la sua seconda sinfonia “Un mondo nuovo”. Opera dedicata all’Europa in tempi di guerra e composta nel 2022 per «dare una risposta musicale all’angoscia che attraversa in questi mesi il nostro continente».

Considerato uno dei compositori italiani più interessanti e importanti di oggi, Campogrande, vanta un corpus di opere alquanto vasto e diversificato pubblicato presso l’editore Breitkopf & Härtel; direttore artistico dell’Orchestra Filarmonica di Torino fra il 2005 ed il 2016, anno in cui ha assunto il ruolo di direttore artistico del festival MiTo Settembremusica, il compositore è ospite nella sua città natale, Torino, al Conservatorio «G. Verdi» il 14 marzo 2023 per il concerto “Argento” della stagione 2022-23 della OFT.

Ripercorrendo la storia della musica, la sua sinfonia è stata affiancata da musiche di Rossini e da Poulenc in un grande concerto che ha dimostrato ancora una volta le capacità dell’Orchestra Filarmonica di Torino diretta dal giovane direttore d’orchestra Alessandro Cadario: ex alunno del conservatorio G. Verdi di Torino, ha proseguito i suoi studi presso l’Accademia Musicale Chigiana di Siena. Direttore anche di moltissimi organici estremamente importanti fra cui l’Orchestra del Teatro Regio di Torino e l’Orchestra Filarmonica della Fenice, oggi ha potuto confrontarsi con i grandi del passato e con un compositore come Campogrande, voce rilevante dello scenario contemporaneo. Stefanie Irànyi, mezzosoprano diplomatasi a Monaco e ospite in importanti sale internazionali, ha affiancato l’orchestra nell’esecuzione della Sinfonia di Campogrande. Con grande maestria, ha incantato il pubblico trasportandolo in una dimensione immaginifica di un possibile futuro.

Stefanie Irànyi & Alessandro Cadario
Stefanie Irànyi & Alessandro Cadario

Il compositore Campogrande presente in sala per ascoltare la sua opera, dopo essere stato intercettato da noi giovani inesperti, si è reso disponibile a rilasciare un’intervista:

Oltre ad essere un grande compositore di musica cameristica e sinfonica, ha composto musica anche per cinema e per il teatro. Quali sono le principali differenze nell’approccio a questi tipi di composizione? La grande differenza, per me, è che se scrivi musica applicata, ad esempio colonne sonore, invece che confrontarti con la storia della musica, hai qualcuno che dice ‘‘mi piace’’, il regista che dice cosa vuole.

Come si relaziona alla storia della musica e come integra gli spunti del passato? Io faccio un mestiere che per sua natura mi spinge ad aggiungere l’ultima tessera di un domino che è cominciato nel Medioevo, quando il canto gregoriano ha cominciato ad essere scritto. Lì è cominciata la Storia della Musica classica, prima noi non sappiamo niente, non la chiamiamo Musica classica perché non era scritta, quindi non abbiamo delle fonti. Nella Seconda Sinfonia non c’è nessuna matrice che io saprei riconoscere, non c’è nessun riferimento reale, però è ovvio che tutte le musiche per questo organico che ho amato o che conosco sono lì dietro le porte. Non lavoro mai dicendo ‘‘voglio farmi influenzare da…’’ o ‘‘traggo un passaggio da…’’. Io sono sempre l’ultimo ad accorgersi che dietro la mia musica ci sono delle tracce di musiche del passato.

Secondo lei perché può ancora avere senso scrivere sinfonie al giorno d’oggi nonostante il genere sia stato ampiamente esplorato nei secoli scorsi? La sinfonia è una struttura che permette una perfetta alternanza tra i diversi movimenti, tra il veloce e il lento, tra una costruzione più articolata – del primo movimento – un momento più riflessivo del secondo, lo scherzo del terzo e poi un finale. Io trovo interessantissimo studiare e acquisire quello che ‘‘è stato’’ per andare avanti, non per rifiutarlo e basta. La sinfonia nel XX secolo ha vissuto due esperienze: il rifiuto di chi la considerava un genere del passato come Webern, Schoenberg, Stockhausen, Xenakis; la fiducia di chi pensava a una rigenerazione, come Prokof’ev, Šostakovič e Mahler.

E cosa l’ha spinta a comporre una seconda sinfonia dopo la prima? Adottando la forma della sinfonia naturalmente rischio di più proprio perché viene accostata alle grandi sinfonie del passato – infatti, mi tremavano i polsi e ancora mi tremano ad ogni esecuzione – tuttavia mi piace l’idea di utilizzare una scatola che conosco, a cui siamo anche affezionati e che ha anche un certo valore, persino un certo prestigio. Penso che il presente abbia il diritto – e si meriti – di essere accostato al passato. Quando io ho studiato al Conservatorio, sono stato addestrato a scrivere musica per interpreti specialisti, che l’avrebbero suonata nei Festival specializzati. Io dicevo ‘‘ma che cosa triste. Perché, poi io vado in sala da concerto e ascolto Chopin e Stravinskij e io vorrei lavorare per quel pubblico, per quella sala, per quegli interpreti’’, quindi personalmente ho masticato amarissimo per molti anni vedendo i miei compagni di Conservatorio nei corsi di composizione che scrivevano musica ortodossa per le vecchie Avanguardie e io scrivevo musica del tutto diversa, ma non la si suonava, perché non era congrua rispetto al sistema. Poi piano piano musicisti sempre più importanti si sono interessati alla mia musica, hanno cominciato a suonarla, e poco a poco adesso sono tra gli italiani più eseguiti, e questo mi fa molto piacere. 

La sua carriera non si limita a quella di compositore, ma anche a quella di saggista. I giovani ritengono che la musica classica sia qualcosa di “antico”, non al passo con i tempi e, proprio nel suo libro “Occhio alle orecchie. Come ascoltare musica classica e vivere felici”, riflette sull’utilità dell’ascolto della musica classica. Secondo lei come si può insegnare ai giovani l’importanza di questa nelle loro vite? Non bisogna preoccuparsi e fare l’ipotesi che la musica classica morirà. Quando avevo ventidue anni e ho cominciato a scrivere su «La Repubblica», la cosa che mi si diceva era ‘‘vai agli ultimi concerti, che poi finiranno. Hanno tutti i capelli bianchi, poi moriranno e sarà finita”. Adesso di anni ne ho cinquantatré e ho capito che in realtà il grosso del pubblico scopre la musica classica in età matura, perché in una certa fase della vita è come se si formasse una mancanza a forma di musica classica nell’anima. In particolare, quando cominci ad essere un po’ alla fine della tua vita professionale, c’è quel senso di insoddisfazione che ti porta a dire ‘‘ho fatto tutto, e adesso? i figli sono cresciuti, il lavoro va bene, c’è la salute’’ e lì la musica diventa sorprendente, perché ti apre degli orizzonti che tu non avevi sospettato.

Quindi possiamo stare tranquilli? Sì, perché le sale da concerto che si costruiscono nel mondo oggi hanno la stessa dimensione di quelle del passato, se non più grandi, e sono piene. Quindi, la musica classica sta benissimo. Io credo che sia importante esporsi alle emozioni. Una persona, avendo la sensibilità per reagire alla musica, una volta tornata da un concerto pensa di aver assistito a qualcosa di unico e insostituibile. Esporsi è fondamentale ma questo non deve avvenire in modo didattico o con forme semplificate nemmeno se si parla a dei bambini. Ad esempio, io ho scritto un manuale per la scuola media, ho fatto suonare dei musicisti perché nelle classi ci fossero delle registrazioni, e ho scelto i più bravi. Allora lì porti emozione, porti intensità, porti passione. Quella passa. Praticare. Bisogna fare esperienza nella musica, perché è un linguaggio, ma un linguaggio non referenziale. È come nell’arte figurativa: un quadro posso raccontarlo, ma è meglio guardarlo. Per la musica ci vuole solo un po’ più di tempo: devi andare in sala da concerto e devi ascoltarla dal vivo.

A cura di Enrico Goio, Roberta Durazzi, Ottavia Salvadori