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John Frusciante is back: il live dei Red Hot Chili Peppers al Firenze Rocks

I biglietti per il live dei Red Hot Chili Peppers al Firenze Rocks erano stati messi in vendita a novembre 2019. All’epoca il chitarrista della band californiana era Josh Klinghoffer; tuttavia, un annuncio del 15 dicembre dello stesso anno ha rivoluzionato tutto: John Frusciante è tornato nel gruppo che aveva lasciato, per la seconda volta, nel 2009. È bastato questo per far breccia nel cuore dei fan e per rendere ancora più speciale l’attesa di un concerto sold out e più volte rimandato per via della pandemia.

Il 18 giugno è servito del coraggio ai fan per riversarsi nella rovente Visarno Arena fin dalle prime ore del pomeriggio. Il pubblico che affolla la venue è eterogeneo, dall’adulto che segue il gruppo dagli albori degli anni Ottanta al ragazzino che ha scoperto il loro funk rock tramite Spotify. Ciò che li accomuna, però, è la passione e l’emozione per il ritorno dal vivo della formazione classica, quella che è stata la mente di due pietre miliari del rock come Blood Sugar Sex Magic e Californication.

Nell’attesa del concerto, ad intrattenere il pubblico ci hanno pensato quattro artisti: su tutti NAS, la leggenda dell’hip hop mondiale. Prima di lui si sono esibiti anche il rapper italiano Tedua – che ha fatto storcere il naso ad un pubblico troppo rockettaro per il genere proposto dall’artista -, la popstar californiana Remi Wolf e la band bolognese Savana Funk, il cui chitarrista di stampo hendrixiano ha invece entusiasmato i presenti.

Alle 21:30 le luci si spengono: il momento tanto atteso è giunto. A dare il via c’è la jam strumentale di Frusciante e Flea, che dimostrano di non aver perso la complicità di un tempo. La loro improvvisazione dà inizio a “Can’t Stop”, che apre le danze facendo scatenare la folla. Il tuffo nel passato continua con “Dani California” e “Charlie” per poi passare ad alcuni brani di Unlimited Love, il nuovo album della band uscito lo scorso aprile. Tuttavia, la loro intenzione è chiara: celebrare il repertorio della loro carriera, più che promuovere il loro ultimo lavoro (in scaletta vi erano infatti solamente cinque brani tratti da esso).

I Red Hot sul palco del Firenze Rocks (credit foto: Gabriele Ferrara)

Il tempo scorre a ritmo di slapping, funk e jam session improvvisate. L’emozione del pubblico è palpabile: il coro dei 65mila presenti è così forte da sembrare una sola voce. I Red Hot sorprendono e si divertono sul palco: Flea appare instancabile correndo da una parte all’altra; Kiedis sembra rivitalizzato dalla presenza di Frusciante, il quale si lascia andare a riff ed assoli intramontabili e dulcis in fundo Chad Smith, che nonostante possa apparire nascosto tra la batteria e il gong, è un instancabile fonte di groove e ritmo.

Il caldo patito durante la giornata lascia spazio all’adrenalina e al pogo. I presenti si scatenano infatti durante “Nobody Weird Like Me” e “Give It Away”, perdendo ogni inibizione e lasciandosi totalmente sopraffare dalla musica. La Visarno Arena riprende fiato solamente durante l’intro-medley di “Californication”, un momento intimo tra chitarrista e bassista, che ricorda ai fan quello dello Slane Castle del 2003, che hanno visto e rivisto su Youtube.

L’encore è composto da “By the Way, il brano con cui si conclude il concerto. Flea torna sul palco camminando sulle mani in verticale e Frusciante appoggia la testa sulla spalla di Kiedis una volta suonata l’ultima nota. L’alchimia tra la band è tornata, così come l’entusiasmo del pubblico nel rivedere la band dopo anni di attesa.

Gli applausi del pubblico a fine concerto (credit foto: Martina Caratozzolo)

Uniche pecche: la scaletta decisamente corta (solamente 16 brani) e l’assenza del brano simbolo Under the Bridge“. Tuttavia, siamo sicuri che una volta sul cammino di casa i fan siano tornati sognanti dall’ora e mezza di live vissuta, perché questa volta John Frusciante è tornato davvero.

A cura di Martina Caratozzolo

(credit immagine in evidenza: © Andrea Ripamonti)

Torino si accende con Cremonini all’Olimpico

Mercoledì 15 giugno 2022 lo Stadio Olimpico di Torino ha accolto Cesare Cremonini per la terza tappa del suo tour che da qui ad un mese lo porterà in giro per gli stadi di tutta Italia. Dopo due anni di attesa a causa della pandemia, il cantautore bolognese può finalmente festeggiare sul palco i venti anni di carriera e nel frattempo promuovere il suo ultimo lavoro in studio, La ragazza del futuro. D’altro canto, la sua folta schiera di seguaci aspettava impaziente il ritorno sulla scena di uno degli artisti più amati nel panorama nazionale da qualche decennio a questa parte.

credits: pagina Facebook ufficiale di Cesare Cremonini

Dopo i successi di Lignano e San Siro, anche l’Olimpico ha risposto entusiasta all’evento, con un esodo di fan di ogni età in fila già dalle prime luci dell’alba, fino a registrare un sold out da 35.000 presenze. Il cantautore felsineo, da parte sua, non ha tradito le aspettative, confermando di essere un vero showman più che un semplice cantante: due ore passate a muoversi su tutto il palco, cantare e ballare senza tregua, sfoggiare con stile look accattivanti, interagire con i suoi fedeli musicisti, accompagnarsi da solo al pianoforte ed alla chitarra, coinvolgere come un sol uomo tutti gli spettatori. Con le sue grandi doti performative, Cremonini è riuscito ad entrare a stretto contatto col pubblico (una rampa lo immerge fisicamente tra la folla) e a trasmettere così energia per tutto il live. Anche le scenografie (fatte di luci, fuochi, insegne ed immagini in movimento) contribuiscono all’impatto visivo ed emotivo. 

credits: pagina Facebook ufficiale di Cesare Cremonini

La scaletta scorre in un giusto equilibrio tra i più grandi successi del cantautore ed alcuni estratti del suo ultimo album, il già citato La ragazza del futuro. È proprio la title track, introdotta da un breve preludio strumentale, ad aprire la serata che, da quel momento in poi, alterna momenti di grande carica adrenalinica ad altri più intimi e sentimentali. Si passa dal rock sostenuto di “PadreMadre” e “Mondo” al groove di “GreyGoose”, il recente singolo “Chimica”, fino a classici strappalacrime come “La nuova stella di Broadway”, “Marmellata #25”, “Poetica” e una struggente “Nessuno vuole essere Robin” a cappella. Quando, poi, parte il riff inconfondibile di “50 special”, lo stadio si lascia andare ad un’esplosione di gioia incontenibile. Menzione a parte merita la toccante esecuzione di “Stella di mare”, con cui Cremonini ci regala un sentito omaggio ad un suo conterraneo ed ispiratore, Lucio Dalla.

credits: pagina Facebook ufficiale di Cesare Cremonini

A fine serata, Cremonini confessa l’emozione per l’esordio su un palco così prestigioso come quello dell’Olimpico di Torino, e ricambia l’affetto offerto da un pubblico altrettanto caloroso e fedele.  Il successo, d’altronde, era garantito: dopo un rinvio forzato ed una lunga attesa, l’artista ed i suoi fan hanno finalmente potuto condividere momenti di gioia e spensieratezza, cantando a squarciagola sulle note di veri e propri inni della musica italiana degli ultimi vent’anni. 

A cura di Ivan Galli

svegliaginevra in concerto all’Hiroshima Sound Garden

Pensieri sparsi sulla tangenziale è il secondo album di svegliaginevra, uscito l’aprile scorso e presentato martedì 7 giugno durante la serata di inaugurazione dell’Hiroshima Sound Garden, la rassegna estiva dell’Hiroshima Mon Amour.

Ginevra Scognamiglio, nome di battesimo dell’artista di origine campana, ha esordito nel 2020 con il singolo “senza di me.”, che le ha permesso di essere selezionata per Sanremo Giovani 2021. Dopo l’album di debutto Letasche bucate di felicità (2021), del quale ha cantato diversi pezzi durante la serata, il secondo album è stato arricchito da diverse collaborazioni tra cui M.E.R.L.O.T., cmqmartina e Zero Assoluto. Di questi ultimi, Ginevra ci tiene a sottolineare come siano stati tra i suoi gruppi preferiti fin dall’infanzia, quando passava le domeniche mattina ad aspettare i loro video su MTV, e di come cantare insieme a loro sia stato un sogno che si realizza.

Credits: https://www.instagram.com/svegliaginevra/

Tra i palazzi del quartiere Lingotto, l’atmosfera nel giardino dell’Hiroshima è tranquilla e famigliare. svegliaginevra comincia il concerto con “Un pezzo mio”, che mette subito in chiaro l’amore dell’artista per ciò che fa, canta: «Musica, musica, musica, musica, serve per stare bene, serve per stare bene». Nel pubblico c’è qualcuno che canticchia sottovoce, qualcun altro che batte le mani a tempo, qualche curioso. Per tutta la serata, Ginevra è accompagnata dalla chitarra di Alessandro Martini: insieme creano un bel duo, dando ai brani un tono più folk, forse il più adatto per una serata estiva.

Durante il concerto la musicista racconta qualche aneddoto per ogni canzone, rendendole tutte un po’ speciali a modo loro. Canta “qualcosa!” e raccomanda di dire sempre le cose come stanno e “CALMA” perché «Con calma si fa tutto, La Spezia è ancora in Serie A». Chiude il live con “Come fanno le onde”, uno dei suoi brani più ascoltati su Spotify, tra i più ballabili e che subito si insinua nella testa degli spettatori.

Decisamente un buon inizio per Hiroshima Sound Garden che prevede altri appuntamenti nel corso dell’estate, tra cui diverse artiste come ceneri (1 Luglio), Prim (8 Luglio), Sleap-e (7 Settembre).

Remix Tour: Roy Paci in concerto al Cap10100

Domenica 29 maggio 2022, il Cap10100 ha ospitato la prima data del Remix Tour di Roy Paci e la sua formazione, rinnovata appositamente, che si propone di girare l’Italia con una selezione del repertorio Roy Paci & Aretuska

Nella sala si sono riunite persone di ogni età, contesto e gruppo sociale: dai giovani alternativi vestiti con abiti oversize, ai cinquantenni in camicia bianca, passando per coloro che hanno scambiato il concerto per una serata come un’altra in discoteca, fino ad arrivare ai reduci dei party anni ’70 muniti di jeans e chiodo.  Il palco, colorato  di verde dalle luci, subito si riempie con il suono distorto della chitarra di Marco Di Martino, che ha introdotto il brano “Grande la Media Noche” con cui si è aperto il concerto. 

Foto: Alessia Sabetta

Il gruppo è dirompente, gli artisti si divertono sul palco e saltano e ballano al suono dei ritmi proposti brano dopo brano, che spaziano dal reggae al mambo e accompagnando un Roy Paci che, destreggiandosi tra il canto e la sua tromba – appesa all’asta del microfono – si dichiara grato di trovarsi di fronte ad un pubblico che si diverte insieme a lui, dopo anni di silenzio.

Diversi sono stati i momenti di riflessione personale, che hanno coinvolto anche Raphael (seconda voce), in cui sono stati toccati temi differenti sotto forma di introduzione ai vari brani. 

Uno in particolare ha colpito più di tutti il pubblico che è esploso in un applauso collettivo, tra le urla di consenso dei più anziani presenti in sala. Prima del brano, Paci ha affermato «Conta capire dove nasci e sapere che prima o poi le battaglie che hai fatto trovano un senso. Non solo al sud. Se un giorno dovessi smettere di fare musica tornerei a fare volentieri quello che facevo con mio padre, il contadino». E poi ha subito afferrato la tromba, stringendola a sé, come a sottolineare il suo legame con lo strumento.

Foto: Alessia Sabetta

Una brevissima pausa per poi tornare sul palco e concludere con gli ultimi brani, tra cui “Toda Joia toda beleza”, brano del 2007 conosciuto anche dai fan meno assidui del gruppo, che aveva visto la collaborazione degli Aretuska con Manu Chao.

Musica esplosiva, un pubblico entusiasta, una band divertita (e divertente) sono stati gli ingredienti del primo live di un tour che si preannuncia capace di unire varie generazioni, sotto il segno di stili che mescolano diversi mondi e sonorità.

Immagine in evidenza: Alessia Sabetta

a cura di Alessia Sabetta

MUSIDAMS CONSIGLIA: I 10 MIGLIORI SINGOLI DI MAGGIO

Dieci proposte di ascolto tra i migliori singoli usciti nel mese di maggio, secondo Musidams.

Hold My Hand – Lady Gaga

Lady Gaga aveva già dimostrato di saperci fare con le colonne sonore ai tempi di A Star Is Born e questo pezzo scritto per il film Top Gun: Maverick è un’ulteriore conferma del suo talento: “Hold my Hand” è un brano potente ed arricchito con un ritornello esplosivo, perfetto da cantare in macchina a squarciagola.
27/30

N95 – Kendrick Lamar

Dopo un’attesa che sembrava infinita è tornato sulla scena uno dei nomi più importanti del rap odierno: il primo singolo estratto da Mr. Morale and the Big Steppers è una critica feroce alla società di oggi, rivolta in particolare a coloro che possono godere del lusso sfrenato mentre il mondo intorno a loro cade a pezzi a causa della pandemia e delle ingiustizie sociali.
29/30

SUPERMODEL – Maneskin

A un anno dalla loro vittoria all’Eurovision, i Maneskin tornano con un pezzo pop realizzato con la collaborazione di uno dei più grandi hitmakers del millennio, lo svedese Max Martin. Un brano immediato e orecchiabile che racconta di un amore tossico e di una ragazza che vive la sua vita secondo l’intramontabile filosofia “sesso, droga e rock and roll”.
28/30

This Hell – Rina Sawayama

Una delle artiste più interessanti della nuova scena musicale britannica ci travolge con un singolo ricco di riferimenti alla cultura pop (si passa da Britney Spears a Il diavolo veste Prada) e che suona come un mash up di “Hot Stuff” di Donna Summer e “Beat It” di Michael Jackson. Un pezzo perfetto per le radio e che aumenta l’attesa e le aspettative per il nuovo album Hold the Girl, in uscita a settembre.
28/30

Late Night Talking – Harry Styles

Dopo il grande successo di “As It Was” Harry Styles si presta al bis con il secondo singolo estratto da Harry’s House: il brano ha un sound che sembra riportarci agli anni ’70 ed è un inno all’amore e ai suoi momenti più intimi, come le chiacchierate notturne del titolo. Pronto a conquistare le radio e a diventare uno dei tormentoni di questa estate.
27/30

A cura di Giulia Barge

Tempo– Matteo Bocelli

Chiama l’estate Matteo Bocelli con questo singolo. Si apre con una musica che avremmo potuto sentire in un saloon del far west, ma poi si mischia all’elettronica e a un testo semplice, un misto di inglese e italiano, spesso ripetitivo, ma molto orecchiabile. “Tempo è uno dei cinque singoli pubblicati sino ad ora, una scalata che porterà nel 2023 all’uscita del tanto atteso album.
Questa estate scuramente sentiremo canticchiare per le strade una frase semplice e orecchiabile, “Give me your tempo”.
28/30

Yo Yo – Mika

Su una musica disco, scivola un testo che parla d’amore. Il nuovo singolo di Mika si apre alla possibilità di accettare una situazione amorosa disastrosa con un “What will be, Will be”, non è di certo un richiamo alla compostezza del “Che sarà sarà” della romantica Doris Day, piuttosto la voglia di estraniarsi da una situazione per non pensare al dolore. Questo singolo, che Mika ha già cantato sul palco dell’Eurovision Song Contest, sarà sicuramente la punta di diamante nel prossimo tour.
29/30

You and I – SYML feat Charlotte Lawrence

Una ballad che esprime sentimenti semplici, parlando del coraggio di starsi accanto nonostante le avversità della vita quotidiana e della capacità di accettarsi per ciò che si è. SYML ( “semplice” in gallese) è il nome d’arte di Brian Fennel, che nelle sue canzoni parla di sentimenti forti, attingendo direttamente dalla sua vita personale. La voce leggera di Charlotte Lawrence completa il quadro e da un’idea di universalità al testo e che rende maggiormente piacevole l’ascolto.
29/30

No stress– Marco Mengoni

“Fai come se stanotte fosse l’ultima” è il consiglio che ci dà Marco Mengoni con il suo nuovo singolo. Un brano che invita l’ascoltatore a distaccarsi dalla frenesia quotidiana creandosi un proprio rituale per allontanarsi dallo stress.
Una musica di quelle che si ha voglia di sentire davanti al semaforo, di cui non ci si stanca e che si fa canticchiare con distrazione.
27/30

La recette– Slimane

A seguito del grande successo dell’ultimo album Versus in collaborazione con Vitaa, il cantante francese Slimane decide di cimentarsi in un nuovo singolo, un piccolo regalo prima dell’uscita del nuovo album prevista per il prossimo anno. Il testo riporta le parole di un amante che non riesce a rassegnarsi ad un amore giunto al termine. La musica risulta semplice e molto ripetitiva, ma funzionale nel sostenere la grande quantità di parole che essendo in francese godono già di una loro personale musicalità.
27/30

A cura di Milena Sanfilippo

Immagine in evidenza: https://www.instagram.com/maneskinofficial/

Sonic Park Stupinigi: presentata la nuova edizione del festival

Mercoledì 25 maggio nella cornice del Salone d’Onore della Palazzina di Caccia di Stupinigi si è tenuta la conferenza stampa di presentazione della nuova edizione del Sonic Park Stupinigi. Il festival torna per la sua quarta edizione nel Parco della Palazzina di Caccia di Stupinigi a Nichelino, alle porte di Torino. Il sito, Patrimonio dell’Unesco, ospiterà 10 serate e 11 concerti di artisti italiani e internazionali, dal 26 giugno al 20 luglio.

Il pubblico al Sonic Park Stupinigi [credit: foto ufficiali Sonic Park Stupinigi]

Il festival nasce grazie all’intuizione della Reverse Agency, capitanata dai fratelli Fabio e Alessio Boasi, che in collaborazione con la Città di Nichelino e la Regione Piemonte hanno puntato alla valorizzazione territoriale unita alla musica dal vivo. Il loro obiettivo? Unire la suggestione di un’incantevole location ad una line-up di artisti e band in grado di attirare un pubblico transgenerazionale. Questo modello prenderà vita anche nella Cavea del Sole del Sonic Park Matera, che esordirà quest’estate come festival gemello di quello piemontese.

A dare il via alla conferenza stampa, alla quale ha portato il saluto in video conferenza anche il Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, il sindaco di Nichelino Giampiero Tolardo, che si è detto orgoglioso dello spettacolo che andrà in scena e per il quale ha fatto i suoi più sentiti auguri.

Diego Sarno, consigliere regionale, ha associato il festival ad un sogno, divenuto realtà grazie alla professionalità e alla strategia degli addetti ai lavoratori che di anno in anno alzano l’asticella. Un festival che giova al territorio anche in termini turistici, essendo previsto l’arrivo di spettatori da diverse parti d’Italia.

Hanno poi preso parola Alessio e Fabio Boasi, i quali hanno presentato la line-up di un festival che si svolgerà finalmente in libertà e senza limitazioni, a differenza della passata edizione. Le prime tre serate prevedono lo svolgimento dei concerti con posti a sedere, mentre il resto dei live si vivranno in piedi. Il palco di 300 metri quadrati si affaccerà sulla Palazzina di Caccia per permettere agli artisti di godersi il sito storico vis-à-vis. Come nelle passate edizioni, è stato rinnovato l’impegno nel rendere le serate sostenibili ed attente all’ambiente, grazie all’eliminazione delle plastiche monouso e all’utilizzo di materiali compostabili.

La vista della Palazzina di Caccia dal palco [credit: foto ufficiali Sonic Park Stupinigi]

Durante la presentazione ci si è inoltre soffermati sull’attuale protagonismo della città di Torino, che nelle ultime settimane è stata al centro della scena musicale e culturale grazie all’Eurovision, all’Eurovillage e al Salone del Libro. Dopo due anni di pandemia, l’estate torinese si preannuncia memorabile, grazie ad una programmazione ricca di festival e concerti.

Ecco la line-up del Sonic Park Stupinigi:

  • Nick Mason – 26 giugno;
  • Elisa – 30 giugno;
  • Zucchero – 2 luglio;
  • Achille Lauro – 3 luglio;
  • Litfiba – 9 luglio;
  • Marracash – 12 luglio;
  • Irama – 16 luglio;
  • Lp – 17 luglio;
  • Ben Harper – 19 luglio;
  • Carl Brave + Mara Sattei – 20 luglio.

Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito ufficiale del festival: https://sonicparkfestival.it/stupinigi/.

A cura di Martina Caratozzolo

Francesca Michielin presenta Il cuore è un organo al #SalTo2022

«Fare pop vuol dire essere se stessi». Le parole di Francesca Michielin durante la presentazione del suo primo romanzo Il cuore è un organo, edito da Mondadori, al Salone del libro di Torino colpiscono per la loro convinzione. La cantautrice, scardinando il luogo comune dell’artista “commerciale”, vede il suo genere di riferimento come una celebrazione della diversità, lontano dalle forzature canoniche di altri generi musicali. É dalla radicalità di questa affermazione che si sviluppa il suo racconto.

L’incontro, moderato dalla giornalista Simonetta Sciandivasci, si è aperto con la performance piano e voce di tre brani: “Io non abito al mare”, “L’amore esiste” e “Nessun grado di separazione”. I fan si sono riversati davanti al palco live del Salone del Libro nonostante il sole battente di mezza giornata, accompagnando Michielin sottovoce e tuttavia con passione. Sciandivasci ha poi esordito rimarcando la somiglianza tra il titolo del romanzo, lo slogan del Salone “Cuori Selvaggi” e l’illustrazione in copertina: una ragazza che tiene in mano il suo stesso cuore.

Francesca Michielin e Simonetta Sciandivasci durante l’incontro (Foto: Ramona Bustiuc)

Il cuore è un organo narra dello scontro tra il razionale e il caso (o “caos”, come vuole sottolineare l’autrice), impersonato dalle due protagoniste: Verde, cantautrice e control freak, e Anna, ragazza scapestrata. Grazie alla natura metatestuale del romanzo e alla sua forte accezione emotiva, durante l’incontro Michielin è riuscita ad approfondire diverse tematiche: una relazione romantica ci fa scoprire chi siamo o ci frammenta? E se ci distrugge, è giusto o sbagliato? Fare musica è qualcosa che si fa per se stessi o per la piacevole attenzione che ne deriva?

«Coraggio deriva da cor, cordis» puntualizza Michielin, rivendicando i suoi anni liceali. L’intera chiave di lettura del suo lavoro (a detta sua più “libero” rispetto alla stesura di un testo per un brano) è quindi la ricerca di un coraggio necessario a vivere in modo più autentico, a seguire il cuore, ad abbandonarsi, ogni tanto, all’irrazionalità: «É nella contraddizione che cresciamo e troviamo un senso alle cose. Cambiare idea è fondamentale per la costruzione della nostra persona, non è da incoerenti».

Durante gli ultimi minuti dell’incontro, lasciati alle domande del pubblico, è intervenuto anche Eugenio Cesaro, voce degli Eugenio in Via Di Gioia, scambiando sguardi e sorrisi d’intesa con Michielin. La band e la cantante hanno infatti sorpreso il pubblico con l’esibizione di “In cima”, brano tratto dal nuovo album Amore e rivoluzione del gruppo torinese. Si è concluso così, tra applausi e sorrisi, l’incontro (con tanto di scherzoso stop alle domande per riuscire a vedere in tempo la Formula 1, di cui Michielin è appassionata).

Michielin e gli Eugenio in Via Di Gioia cantano “In cima” (Foto: Ramona Bustiuc)

Mentre Francesca Michielin si preparava per il firma copie, le sensazioni tra il pubblico erano di grande stima e soddisfazione. Il suo intervento al Salone del Libro 2022 ha confermato la cantautrice bassanese come una voce stimolante, capace di comunicare ansie, ossessioni e passioni dei giovani con grande umiltà e naturalezza.

Immagine in evidenza: Martina Caratozzolo

a cura di Mattia Caporrella

Pacifico: incontro al Salone Del Libro 2022

Domenica 22 maggio il Palco Live del Salone del Libro di Torino ha visto performance e conferenze di importanti figure della musica italiana, una fra tutti Pacifico, nome d’arte di Gino de Crescenzo. Autore e cantante di spicco, penna per Celentano, Nannini, Venditti (fra gli altri), nel 2022 Pacifico ha fatto il suo esordio nella narrativa autobiografica con il romanzo Io e la mia famiglia di Barbari, edito da La Nave di Teseo e presentato durante un incontro che ha visto intrecciarsi musica e riflessioni incentrate soprattutto sulla migrazione interna in Italia del secondo dopoguerra.

Dopo un breve set per chitarra e voce accompagnato alla viola da Antonio Leofreddi, il moderatore e scrittore napoletano Alessio Forgione chiede a Pacifico di leggere un breve estratto dal romanzo, che vuole «disinnescare la povertà con la fantasia». Come molte famiglie agli inizi degli anni ’60, anche quella dell’autore decide di emigrare da Napoli a Milano in cerca di altre opportunità. Non c’è pietismo nel racconto di De Crescenzo, non c’è autoassoluzione e spesso è la stessa fantasia a prendere il sopravvento. Il nucleo fondamentale è costituito da persone-personaggi, quasi tutte provviste di un soprannome evocativo del loro carattere: “Il sultano”, “La Sciamana”, “La carabiniera”. Questa scelta è dovuta all’estrema pudicizia della famiglia di Pacifico, cresciuto da una madre con un’infanzia vissuta in orfanotrofio.

Foto: Martina Caratozzolo

Dopo una riflessione su come nei romanzi degli scrittori meridionali spesso le donne si trovino al centro della narrazione – mentre al contrario gli uomini sono «soffusi, distanti» –, Forgione chiede al cantautore di approfondire la relazione fra i genitori – due dei pochi personaggi che invece vengono chiamati con il loro nome, Pia e Guido –. Pacifico sorride nel definire l’amore fra i due un «amore sovietico»: non mostravano mai alcun segno di cedimento, insieme erano unitissimi, una fortezza; il sentimento continua a durare nonostante la vedovanza della madre, che ogni tanto vede ancora il marito girare per casa: «”Quando vieni ci parli tu”, mi dice. E allora le chiedo “Ma perché non lo fai tu?” “Perché io ho paura”. Sa che è un fantasma, ma è troppo abituata alla sua presenza.»

Sempre a proposito della madre, De Crescenzo racconta che è stata lei ad avvicinarlo alla musica, ma con suo estremo disappunto ha abbandonato il pianoforte per la chitarra, compratagli dal padre nonostante il costo esorbitante; è un gesto da cui Pacifico sembra ancora essere commosso, essendo sempre stato cresciuto con la filosofia del «Prima il dovere e poi il piacere».

Fra risate complici e scambi di battute con il pubblico numeroso l’incontro finisce, non prima che Pacifico si esibisca con un altro brano – questa volta al pianoforte, forse per accontentare in qualche modo anche Mammà –.

Immagine in evidenza: Martina Caratozzolo

A cura di Ramona Bustiuc

Marina Rei al Salone del Libro

Un giorno nuovo è il titolo del libro di Marina Rei, uscito lo scorso 28 aprile per la casa editrice La Corte. Il 22 maggio l’autrice ha presentato il suo romanzo al Salone del Libro di Torino, dialogando con Gianni La Corte, autore e fondatore della casa editrice.

Marina Rei, cantautrice e percussionista, ha deciso di raccontare una storia che intreccia luoghi, valori e cose a lei molto care. Scrivere un libro non era in realtà il fine, ha spiegato durante l’incontro: dopo un periodo difficile, ha scelto di utilizzare la scrittura in prosa come mezzo per far defluire i pensieri e le sensazioni in un appuntamento con carta e penna, diventato fisso. C’erano un tempo e un luogo per la scrittura, come fosse un rituale.

Un giorno nuovo racconta la fine di una storia d’amore complicata e di una donna che si dimostra sensibile ma anche estremamente coraggiosa, capace di fare qualcosa di importante grazie alla sua passione: dare vita ad una onlus in cui insegna a suonare uno strumento musicale a bambini che diversamente non ne avrebbero l’opportunità. La musica è importante per la protagonista del libro, quanto per la stessa autrice, che ne ha fatto una professione e ne conosce il potere salvifico.

Foto: Alessia Sabetta

Scrivere un libro o scrivere una canzone ha secondo Rei un punto di partenza in comune: l’intuizione. Esiste un momento creativo in cui si è ispirati, si prende il ritmo e si scrive senza riuscire a fermarsi. La differenza sta nel fatto che in una canzone si è costretti alla ritmica e alle strutture, a differenza del libro in cui (anche se ci sono dei passaggi importanti da fare) si è più liberi.

Anche il punto d’arrivo è comune. Se una canzone ha un riscontro immediato da parte del pubblico che la ascolta dal vivo, per il libro il riscontro è invece più lento. Questa “attesa” però non turba l’autrice, perché sa che ogni cosa deve fare il suo decorso. Motivo per cui sia nel caso delle canzoni, che nel caso del libro, ha deciso di “lasciar andare”, aspettando la chiusura del ciclo.

Un ciclo che con il libro si è concluso nel momento in cui tante persone le hanno detto che leggendolo hanno avuto l’impressione di star ascoltando una sua canzone: «Sapere questo è una cosa bella per me. Mi fa pensare all’esistenza di una continuità».

a cura di Alessia Sabetta

ESC TRA MUSICA, POLITICA E UNA TORINO PRONTA A RINASCERE

Il 14 maggio si è tenuta la finale dell’Eurovision Song Contest 2022, che ha visto l’Ucraina trionfare con 631 punti, seguita da Regno Unito e Spagna − rispettivamente con 466 e 459 punti −. L’Italia si è posizionata comunque molto bene nella classifica generale, conquistando la sesta posizione con 268 punti. La serata conclusiva è stata spettacolare e non ha affatto deluso le aspettative che si erano create anche grazie alle due serate precedenti.

Tanti sono stati i momenti clou: dall’apertura di Laura Pausini che ha incantato il palazzetto con un medley della sua carriera musicale completo di cambi d’abito per ogni brano; alla formidabile esibizione di Mika che ha coinvolto l’intero pubblico: anche lui ha portato un medley di alcuni dei suoi inediti più importanti, in uno spettacolo ricco di effetti speciali. Passando poi per i Maneskin che hanno presentato il loro nuovo inedito “Supermodel”; fino ad arrivare a Gigliola Cinquetti e alla sua eleganza senza tempo. Momenti che hanno tenuto il pubblico incollato allo schermo fino alla fine, quando è stato decretato il vincitore.

È stata una vittoria politica?  Sì. Nonostante il nobile sentimento di solidarietà tra popoli − che ha riflesso la situazione geopolitica internazionale −, si sta pur sempre parlando di un contest canoro, in cui la musica dovrebbe appunto essere al primo posto. La canzone ucraina, “Stefania” dei Kalush Orchestra, è ricca di significato e la commistione tra sonorità folk e rap risulta sicuramente originale, ma forse questo non basta dal momento che in gara erano presenti diversi altri brani interessanti sia a livello di linguaggi musicali che di testi. Questa tesi è stata sostenuta dal punteggio che la giuria − composta dai rappresentanti delle diverse nazioni in gara – ha assegnato a “Stefania” è basso: la canzone non raggiunge il podio, nonostante abbia ricevuto il massimo dei punti da parte dei paesi dell’Est Europa. Sarà il giudizio del pubblico a ribaltare poi la classifica generale. 

Già da prima dell’inizio del contest l’Ucraina era la favorita per la vittoria: il trionfo dei Kalush Orchestra è stato piuttosto scontato e per niente inatteso. Come per ogni edizione l’unanimità dei pareri non viene mai raggiunta, e se è vero che l’Ucraina ha vinto anche per quello che sta affrontando, è vero anche che diversi sono stati i paesi rivelazione dell’intero contest e il tempo potrà dare loro giustizia.

Si può dire che anche quest’anno Eurovision sia stata una celebrazione che ha unito tanti paesi sotto il segno della musica: è stato bello vedere gli artisti divertirsi, cantare e supportarsi fra loro nel backstage e tra il pubblico, rappresentando appieno lo spirito della manifestazione. 

Foto: Alessia Sabetta

È proprio su questa dimensione gioiosa che si è concentrata la conferenza stampa di chiusura dell’Eurovision Song Contest, tenutasi il 15 maggio 2022 nel Gran Salone dei Ricevimenti di Palazzo Madama.

Ad aprire la conferenza è stato il sindaco Stefano Lo Russo, che in primis ha voluto ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile l’organizzazione e la realizzazione dell’evento, considerato un punto di partenza per la produzione artistica di Torino. Questo uno degli elementi principali di tutto l’evento, insieme alla volontà di scommettere su una musica portatrice di un divertimento sano e la scelta del Parco del Valentino come luogo dell’Eurovillage, rivelatosi la location ideale per ospitare grandi eventi. Le prossime sfide che il sindaco ha intenzione di portare avanti riguardano la volontà di non disperdere la visibilità che Torino ha acquisito grazie a ESC, si è detto estremamente felice di sentir pronunciare, durante i collegamenti delle varie giurie, il nome della città. Ci tiene, inoltre a dare strutturalità e progressività al turismo nel corso di tutto l’anno, sfruttando un percorso sistematico di altri eventi inseriti all’interno di un quadro più complesso, di cui Eurovision era solo la punta dell’iceberg. 

Successivamente è intervenuto Alberto Cirio (Presidente della Regione Piemonte), che ha posto l’attenzione sulla capacità di fare squadra e lavorare in sinergia portando a casa uno spettacolo che fin dall’inizio era stato una sfida per la ricerca di luoghi, modalità e risorse, soprattutto nell’incertezza di una pandemia che dopo due anni rappresenta ancora un enorme problema. Eurovision si è rivelata una consapevolezza collettiva e anche per Cirio una delle sfide più importanti sarà quella di non disperdere il patrimonio che Torino ha in mano in questo momento. «Si festeggia un giorno per la sfida vinta, ma da domani si riprende a lavorare» ha annunciato.

Hanno poi preso parola i due produttori esecutivi di Rai. Per prima ha parlato Simona Mattorelli, che si è detta soddisfatta di quanto ottenuto: lo standard raggiunto è stato molto elevato e sono state impiegate le migliori tecnologie e le eccellenze della Rai per raggiungere il miglior risultato possibile. Poi Claudio Fasulo − che ha esordito dicendo «mi sento come la Cristoforetti», perché costretto ad un collegamento via cellulare a causa del contagio da Covid − ha voluto dare qualche informazione di carattere quantitativo, affermando che la media di share tra le ore 21 e l’1 nella serata finale ha aggiunto il 41.9%, coinvolgendo 6 milioni di telespettatori

Infine, Stefano Coletta, direttore di Rai 1, ha parlato in rappresentanza dei vertici Rai. Ha raccontato del lavoro complesso che c’è dietro all’apparato organizzativo, ringraziando tutta la forza lavoro che, instancabilmente, si è data da fare “sotto la linea”. Eurovision è stato il punto di partenza di un percorso di bellezza accolto da Torino, che in collaborazione con la Rai ha deciso di veicolare diversi valori. Ha poi parlato dei tre presentatori fortemente voluti – Mika, Laura Pausini e Alessandro Cattelan −, grazie ai quali si è respirato rispetto, libertà e capacità di dare spessore ad ogni diversità, permettendo in questo modo di far apprezzare al pubblico più generalista ogni sfumatura di eterogeneità. 

Nello spazio riservato alle domande dei giornalisti, Coletta ha poi voluto sottolineare con una punta di orgoglio che «dopo tanto tempo, nel vocabolario mass mediale dei giovani, Rai 1 non è più un canale spettrale». In questo stesso spazio, dopo una domanda relativa all’impatto economico, il sindaco ha voluto affermare che non si sente di parlare di Eurovision solo in termini di entrate e uscite: si è trattato di un investimento, un servizio donato alla città (che doveva ritornare ad avere degli spazi di socialità) e ai giovani, veri protagonisti dell’evento.

Si è affermato infine che è stato costruito un rapporto positivo tra Rai e Torino, dove Eurovision è servito a rinnovare il rapporto con l’ente. Il prossimo passo è quello di dimostrare a Rai che è utile investire nella città di Torino (e di conseguenza anche in tutto il Piemonte), non perché sia nata qui, ma per le dimostrazioni – anche in termini numerici − che sottendono una nuova mentalità, di cui Eurovision si è fatto portatore.

Immagine in evidenza: Nderim Kaceli

a cura di Alessia Sabetta