Archivi categoria: Jazz

Un quartetto jazz in mille luoghi: il Buster Williams Quartet per il Torino Jazz Festival

Il 16 giugno 2022 si è tenuto, presso le Officine Grandi Riparazioni, il concerto dal titolo “Something more”, per il Torino Jazz Festival; a suonare era il Buster Williams Quartet, con Buster Williams (contrabbasso) alla guida del gruppo composto da Steve Wilson (sassofono alto e tenore), George Colligan (pianoforte) e Lenny White (batteria). Due figure centrali, quelle di Williams e White, che per tutto il concerto hanno intrattenuto il pubblico modulando il ritmo musicale a seconda delle emozioni che volevano suscitare in quel momento, o che forse loro stessi stavano provando.   

Foto: Chiara Vecchiato

Dopo le presentazioni, i musicisti iniziano a suonare, portando sin da subito una ventata di freschezza e leggera allegria. Una tranquillità che durerà per poco: in un attimo, infatti, si viene trasportati all’interno della complicità del quartetto e tra uno scambio di sorrisi e l’altro, ci si sente pervasi dalla voglia di alzarsi e ballare su quelle note vivaci. Qualcuno si limita a dondolare il piede o scuotere leggermente la testa, qualcun altro non si osa ma vorrebbe. Già al termine del primo brano il pubblico si sbilancia in un grande applauso. 

Una brevissima pausa, il tempo di un respiro, e si ricomincia. Un’atmosfera nuova, sembra di stare tra le nuvole: tutto diventa effimero, sfuggente. Gli effetti scenografici, con un’illuminazione dietro ai musicisti e il fumo sul palco, dà allo spettatore l’impressione di essere avvolto in uno spazio indefinito, ma presto tutto viene rovesciato e il brano si carica di vivacità; batterista e pianista si danno uno sguardo d’intesa  facendosi trasportare dalla linea melodica del contrabbasso: Colligan si anima e sembra ballare con le dita sul pianoforte, mentre White accenna sorrisi, agita testa e busto. Wilson – quando non suona – riprende fiato chiudendo gli occhi, rapito lui stesso dall’emozione. Williams rimane al centro, immobile, accarezzando le corde del contrabbasso con le dita segnate dalla sua lunga storia, una carriera che lo ha visto comparire in dischi storici di Herbie Hancock, Art Blakey, Herbie Mann, McCoy Tyner, Dexter Gordon, Roy Ayers, o come sensibile accompagnatore di voci quali Bobby McFerrin, Sarah Vaughan, Nancy Wilson e Betty Carter.

Il tempo corre e poco dopo non siamo più sulle nuvole o in un raffinato locale di New York a bere un Dirty Martini, l’impressione è quella di assistere all’inizio di un concerto rock o di essere su una spiaggia a osservare le onde del mare agitarsi e poi trovare pace. Ciò che si ascolterà ad un concerto jazz non è mai scontato, così come le emozioni che quella serata lascerà, perché come recita la scritta sugli schermi all’interno della Sala Fucine: «Il jazz è ordinato? Un brano ha un inizio e una fine. Nel mezzo è imprevedibile». 

    A cura di Chiara Vecchiato

Remix Tour: Roy Paci in concerto al Cap10100

Domenica 29 maggio 2022, il Cap10100 ha ospitato la prima data del Remix Tour di Roy Paci e la sua formazione, rinnovata appositamente, che si propone di girare l’Italia con una selezione del repertorio Roy Paci & Aretuska

Nella sala si sono riunite persone di ogni età, contesto e gruppo sociale: dai giovani alternativi vestiti con abiti oversize, ai cinquantenni in camicia bianca, passando per coloro che hanno scambiato il concerto per una serata come un’altra in discoteca, fino ad arrivare ai reduci dei party anni ’70 muniti di jeans e chiodo.  Il palco, colorato  di verde dalle luci, subito si riempie con il suono distorto della chitarra di Marco Di Martino, che ha introdotto il brano “Grande la Media Noche” con cui si è aperto il concerto. 

Foto: Alessia Sabetta

Il gruppo è dirompente, gli artisti si divertono sul palco e saltano e ballano al suono dei ritmi proposti brano dopo brano, che spaziano dal reggae al mambo e accompagnando un Roy Paci che, destreggiandosi tra il canto e la sua tromba – appesa all’asta del microfono – si dichiara grato di trovarsi di fronte ad un pubblico che si diverte insieme a lui, dopo anni di silenzio.

Diversi sono stati i momenti di riflessione personale, che hanno coinvolto anche Raphael (seconda voce), in cui sono stati toccati temi differenti sotto forma di introduzione ai vari brani. 

Uno in particolare ha colpito più di tutti il pubblico che è esploso in un applauso collettivo, tra le urla di consenso dei più anziani presenti in sala. Prima del brano, Paci ha affermato «Conta capire dove nasci e sapere che prima o poi le battaglie che hai fatto trovano un senso. Non solo al sud. Se un giorno dovessi smettere di fare musica tornerei a fare volentieri quello che facevo con mio padre, il contadino». E poi ha subito afferrato la tromba, stringendola a sé, come a sottolineare il suo legame con lo strumento.

Foto: Alessia Sabetta

Una brevissima pausa per poi tornare sul palco e concludere con gli ultimi brani, tra cui “Toda Joia toda beleza”, brano del 2007 conosciuto anche dai fan meno assidui del gruppo, che aveva visto la collaborazione degli Aretuska con Manu Chao.

Musica esplosiva, un pubblico entusiasta, una band divertita (e divertente) sono stati gli ingredienti del primo live di un tour che si preannuncia capace di unire varie generazioni, sotto il segno di stili che mescolano diversi mondi e sonorità.

Immagine in evidenza: Alessia Sabetta

a cura di Alessia Sabetta

Moor Mother in concerto al Bunker di Torino

Un viaggio attraverso scenari alternativi realizzati con lo scopo di fare luce su una nuova identità nera, lontana da un passato di schiavitù e di discriminazioni razziali, un’epopea che a partire dalla musica di Sun Ra e di George Clinton prosegue fino ai giorni nostri unendo l’iconografia africana, la fantascienza e l’avanguardia: un’odissea in un’Africa 2.0 che comprende l’esposizione di copertine di album tratti dalla storia della musica afroamericana.

Ecco cosa è stato proposto durante la mostra con aperitivo Visioni Soniche. Cover Afrofuturiste a cura di Juanita Apráez Murillo, tenutasi sabato 7 maggio dalle 18:00 presso i locali nell’area Jigeenyi del Bunker come preludio al concerto di Moor Mother per la seconda anteprima di Jazz is Dead festival.

Le danze iniziano alle 22:00 con il gruppo di apertura SabaSaba; il pubblico affluisce timidamente e, dopo qualche minuto, la sala si riempie. Il sound che vede come protagonisti il mellotron, campioni di suoni rielaborati attraverso filtri e la batteria, si basa sulla riproduzione di rumori, atmosfere distorte e repentini sbalzi di volume che simulano bene l’ira della natura in grado di generare maremoti, esplosioni vulcaniche, scontri tra placche.

Foto: Eleonora Iamonte

E se il viaggio dei SabaSaba termina con un terremoto, è con il cinguettio degli uccellini, simulati dai fischietti del percussionista Dudù Kouate, che comincia quello di Moor Mother. La voce calda della poetessa sembra sostituirsi a quella della coscienza dei presenti, mentre gli slogan da lei pronunciati riecheggiano nella mente anche nei giorni a seguire. Oltre all’elemento etnico proposto da Dudù con i suoi strumenti a percussione tipici della tradizione afroamericana si affianca quello sperimentale e futuristico di Camae Ayewa – vero nome di Moor Mother –, che grazie all’ausilio di un tablet e di un computer seleziona campioni di rumori e di suoni elettronici. È una musica che si potrebbe ascoltare anche senza il senso dell’udito: il giro di basso attivato riesce ad entrare dritto nel petto dell’ascoltatore fino a sostituirsi al battito cardiaco e in un attimo sembra che tutti i cuori presenti nella sala battano allo stesso tempo. Un evento ipnotico, onirico, avvolto dal mistero; una sorta di rituale, forse una lode alla vita – come suggerisce il simbolo egiziano Ankh stampato sulla sua camicia –.

Foto: Eleonora Iamonte

Dopo circa un’ora e mezza, il silenzio di fine concerto viene interrotto dagli applausi di un pubblico rapito che richiamano sul palco l’artista. Moor Mother ora si dirige verso gli spettatori, li guarda negli occhi, tocca le persone nelle prime file mentre interpreta l’ultimo brano, l’unico fra quelli proposti ad avvicinarsi alla forma canzone, forse al genere hip hop, ma che rimane ancora una volta impossibile da etichettare.

La serata si conclude con i dj set di Stefania Vos, DOPS e Sense Fracture aka Birsa.

A cura di Eleonora Iamonte

Torino Jazz Festival 2022: Musica in ordine sparso

Il 27 aprile 2022 si è tenuta, al Circolo dei lettori, la conferenza stampa per la presentazione del Torino Jazz Festival, che avrà luogo in vari club, teatri ed altre sedi della città tra il l’11 e il 19 giugno.

Il festival torinese festeggia dieci anni da quando, proprio il 27 aprile 2012, l’intuizione – allora non poco dibattuta – dell’assessore alla cultura Braccialarghe, vedeva la sua prima realizzazione. Quest’anno il festival si articolerà nei cosiddetti “palinsesti”, ovvero: Concert, Jazz Talks, Jazz club, Special, Jazz Blitz, vari momenti grazie ai quali creare connessioni con gli enti e dare ai giovani l’opportunità di potersi esprimere, dal momento che tra i protagonisti ci saranno varie realtà impegnate nella formazione jazz. 

Ultimo obiettivo, ma non meno importante, è quello di creare dialogo, fusione, contaminazione e per raggiungerlo, Diego Borotti e Giorgio Li Calzi, i direttori artistici, sottolineano una questione importantissima: la rassegna viene considerata un festival pubblico, l’unico, di proprietà della città. Quasi come fosse un’infrastruttura appartenente ad ogni cittadino: ognuno ha il diritto di poterne fruire e godere a pieno. Motivo per cui il prezzo dei biglietti è popolare, infatti il costo di un singolo concerto può variare tra i 5 e i 15 €. È necessario, secondo i direttori, che le professioni artistiche godano dello stesso riconoscimento sociale delle altre, «motivo per cui la musica deve avere un prezzo, anche se è come quello del pane» afferma Li Calzi.

Credits: Alessia Sabetta

Il timore di fare un festival in questo periodo storico complesso è tanto, ma altrettanta è la voglia di dimostrare come l’arte possa avere un potere curativo. Un altro anniversario che verrà celebrato è il centenario dalla nascita di Charles Mingus, contrabbassista ed artista eclettico. A lui sarà dedicata la giornata di apertura, l’11 giugno, tra narrazioni del suo genio e concerti, che si protrarranno in parte nella giornata successiva. Il programma (consultabile al seguente link) prevede diversi artisti, più o meno vicini alle sonorità jazz. Tra i vari nomi Ståle Storløkken il 14 giugno; Chanda Rue il 15 giugno; Kae Tempest, nell’unica data italiana, il 18 giugno. 

Il festival è stato organizzato permettendo allo spettatore di trascorrere una giornata all’insegna della musica, tra un brunch o un aperitivo musicale, una conferenza. Sarà possibile spostarsi agevolmente tra i luoghi designati per ospitare i vari eventi che faranno da cornice ad un festival che, come da sottotitolo, prevedrà “musica in ordine sparso”.

a cura di Alessia Sabetta

Moncalieri Jazz Festival 2020 Vive!

La XXIII edizione in live streaming

Con una proiezione del logo in Piazza Caduti per la Libertà, al grido di «Moncalieri Jazz 2020 Vive!!» si annuncia che quest’anno, nonostante tutto, la XXIII edizione del Festival si farà. In questo momento difficile in cui tante rassegne artistiche e tanti festival sono stati cancellati, il Festival, sotto la guida del direttore artistico Ugo Viola, avrà luogo, con tutti i rischi e le problematiche che ne derivano.

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To be or not to bop

Una jam session di All-Star tutta torinese

Il concerto conclusivo del TJF di domenica 11 Ottobre si svolge al Combo, locale alla moda a pochi metri da Porta Palazzo: di giorno marasma di persone e bancarelle, di notte luogo di concerti ed eventi di una certa risonanza. Il concerto comincia alle 22.00, ma alle 21.30 i posti sono già quasi tutti esauriti: un Jazz Festival che sembrerebbe esclusivo, ma è solo l’effetto delle limitazioni di posto dovute all’emergenza sanitaria. Non è un caso che il titolo della serata sia To be or not to bop, come l’autobiografia di Dizzy Gillespie, tra i trombettisti più famosi del bebop; sicuramente lo stile più conosciuto, il jazz per antonomasia.

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Consigli Letterari: Giugno

Continua la nostra rubrica #ConsigliLetterari, dove ogni mercoledì vi consigliamo i migliori libri di argomenti musicali! Qui potete trovare quelli del mese di Giugno:

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I consigli letterari di Maggio

Maggio è stato un mese ricco di novità per il nostro blog: tra le tante (tra cui le recensioni di album, #playitsam e le top 10), sulle nostre pagine social abbiamo anche inaugurato una nuova rubrica letteraria. Tra le nostre storie ogni mercoledì troverete saggi, romanzi, poesie e opere teatrali, ben distribuiti tra autori classici ed emergenti; insomma, libri di ogni genere e lunghezza, con l’unica costante dell’argomento, ovviamente musicale. Ecco i nostri consigli mensili:

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Torino Jazz Festival Piemonte 2020

Il Festival che esporta il jazz in tutta la regione

Il Piemonte, ancora una volta, diventa il palcoscenico di grandi eventi del mondo del jazz: 17 serate, due in più rispetto al programma dell’anno scorso per il Torino Jazz Festival Piemonte, alla sua seconda edizione.

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Joseph Circelli’s tunes

Il chitarrista bolognese al B-locale per il Solitunes Fest #02

Una chitarra e una pedaliera attendono sul palco. Arriva il musicista, accompagnato dall’applauso del pubblico. Prende la chitarra, la imbraccia e smanetta un po’ con la pedaliera; poi pizzica una corda e parte la prima nota, seguita dall’eco a intervalli a tempo. Schiaccia un pedale e il suono si ripete scandito nel tempo, creando una sorta di base sonora. Delay, loop station ed effetti. Così Joseph Circelli, chitarrista, compositore e didatta bolognese, comincia il suo concerto.

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