Elegantissimi e impeccabili come sempre, i King’s Singers tornano a Torino, chiudendo il loro anno italiano con un concerto per l’Unione Musicale il 16 novembre. L’ensemble vocale britannico, fondato nel 1968, è oggi uno dei gruppi a cappella più celebri al mondo: sei voci maschili capaci di passare dalla polifonia antica agli arrangiamenti pop e jazz con una precisione e una musicalità ormai diventata il loro marchio.
Il programma prevede una sequenza di scene musicali, che vogliono portare l’ascoltatore in diversi luoghi del mondo. Scenes in America Deserta, un’opera contemporanea commissionata dagli stessi artisti al compositore John McCabe, è il fulcro del programma, in quanto rappresenta musicalmente il paesaggio desertico californiano.
La serata, caratterizzata da un clima accogliente, prende forma poco alla volta. La sala del Conservatorio «G. Verdi» è quasi completamente piena. Le luci soffuse creano un’atmosfera intima che accompagna la voce dei sei cantanti, rendendo l’esperienza ancora più immersiva.

Aprono con “La Tricotea”, una canzone vivace della tradizione spagnola, costruita su un ritmo scorrevole e un testo che alterna lingua antica e parole inventate, per poi proseguire con brani in diverse lingue, dall’inglese, al francese, al tedesco. Gli interpreti/cantanti introducono alcuni momenti del programma parlando in italiano, e questa cura nel rivolgersi al pubblico rende tutto più personale.
L’ironia nella costruzione della scaletta contribuisce a creare un clima leggero: il programma comprende sia brani più brillanti come “I Bought Me a Cat”, con la ricreazione di versi animali, sia momenti più seri, come nel caso di “The Parting Glass”, brano di tradizione irlandese dall’armonia più profonda.
L’esperienza dal vivo è sorprendente: le sei voci, perfettamente bilanciate, si fondono in un unico timbro, tipico del loro canto a cappella. Rispetto alle registrazioni, dal vivo il loro suono acquista una tridimensionalità e una presenza che immerge completamente l’ascoltatore. L’acustica della sala esalta ogni dinamica, dai pianissimi più sottili alle armonie piene e avvolgenti, creando un suono “fisico” che circonda il pubblico. La canzone più emozionante? “The Way You Look
Tonight”.
Fino all’ultimo brano, chi era in sala non voleva che il concerto finisse: ad ogni loro «questa è l’ultima canzone», seguiva un mormorio dispiaciuto. Alla fine del programma, una lunga standing ovation ha convinto i King’s Singers a tornare sul palco regalando due bis: il primo è stato una versione particolare di “Quando, quando, quando”, delicata ed elegante rispetto alla versione più nota con accompagnamento strumentale; l’altro bis è rimasto una sorpresa per il pubblico.
Il concerto ci lascia l’emozione e la sensazione di viaggiare attraverso luoghi, lingue e atmosfere, sempre con l’eleganza tipica dei King’s Singers.
Silvia Appendino