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Sanremo 2026: le pagelle della finale

Finalmente è arrivata l’ultima serata del Festival, e il livello generale di quest’anno è stato davvero basso. Ci chiediamo come sia possibile che Carlo Conti abbia ascoltato centinaia di canzoni per poi selezionare queste 30… e chissà cosa ci siamo persi tra le altre scartate. Il calo di share era quasi inevitabile, con una conduzione così austera e rigidamente impostata. 

Per l’estrema lentezza della serata abbiamo deciso di dividerla in 3 blocchi, anche per privilegiare opinioni differenti.

Ma su una cosa siamo tutte e tutti d’accordo: Sal Da Vinci vincitore è una scelta discutibile, quasi inspiegabile, e la sua partecipazione all’Eurovision rischia di diventare imbarazzante.
Il Festival di Sanremo resta il luogo dove anche la mediocrità può ottenere standing ovation. Si chiude con sconcerto la 76ª edizione, non resta che domandarsi come sarà l’anno prossimo anno con la new entry Stefano De Martino. Avremmo voluto finalmente una donna al timone, ma speriamo comunque in qualche svolta positiva.

Francesco Renga – “Il meglio di me”
Seriamente, siamo preoccupati. Dov’è Nek?

VOTO: per citare Renga seieiei

Chiello – “Ti penso sempre” 
Con molti rimandi al suo primo album, la canzone, in apparenza semplice e monotona, cela un ritmo che pian piano avvolge con tenerezza l’ascoltatore. 

VOTO: 23

Raf – “Ora e per sempre”
Presentato da Nino Frassica, Raf ha cantato con grande emozione il brano.  Ammettiamo, siamo gelosi di lui, ma non tanto per la sua carriera musicale ma per come porta bene gli anni. Per il resto la canzone ne ricalca altre cento, non riuscendo ahimè a diventare memorabile. Per citare Raf stesso: (In)evitabile follia. 

VOTO: 16 e “si vede che non ha frequentato le lezioni”

Bambole di Pezza – “Resta con me”
Il ritornello di certo entra in testa. Pur sentendo ripuliture qua e là rispetto al loro vero stile non possiamo negare la loro bravura. 

VOTO: 22

Leo Gassman – “NATURALE”
Grande potenziale rimasto potenziale.

VOTO: 6 politico e “suo figlio è intelligente ma non si applica”

Malika Ayane – “animali notturni”
La cantante trasforma il palco in una discoteca funk anni ottanta facendo danzare il pubblico. Ottima giocata.

VOTO: 26

Tommaso Paradiso – “I romantici” 
Anche dopo qualche ascolto la canzone non restituisce nulla di interessante. Un vero peccato.

VOTO: bocciato

J-Ax – “Italian starter pack”
«Where did you come from, where did you go? Where did you come from Cotton Eye Joe?»

VOTO: Targa Destino Manifesto 

LDA e  Aka7even – “Poesia clandestine”
FORZA NAPOLI

VOTO: brat 

Serena Brancale – “Qui con me”
Cambio drastico rispetto all’anno scorso ma in senso positivo. La tecnica vocale resta eccellente, la Brancale infatti è tra le più competenti tra tutti i partecipanti in gara. Riguardo alla canzone, ricorda un tipico brano dei film Disney, quando a metà film il protagonista affronta i suoi fantasmi del passato. Da Disney kids quali siamo, apprezziamo.

VOTO: Premio “Test: che principessa Disney sei?”

Maria Scaletta

Patty Pravo – “Opera”
Quando si scruta anche solo per sbaglio la figura di Patty Pravo, risulta difficile non pensare a colei che girava “come fosse una bambola”. Eppure il tramonto di un’epoca è tristemente delineato attraverso un brano stanco e affaticato.

VOTO: 16

Sal Da Vinci – “Per sempre sì”
Poteva essere un semplice brano disco, già vecchio nel periodo di esplosione del genere musicale. Eppure “Pessempressì” è qualcos’altro, qualcosa di indefinibile per la sua tamarraggine. D’altronde, non si può fare altro che biasimare un tipo come Sal Da Vinci, che ha avuto la fortuna di sbancare con uno dei brani più indecenti degli ultimi anni, “Rossetto e caffè”. Inutile dirlo, ma è abbastanza certo che il brano sarà il tipico successo dell’estate. E c’è solo da preoccuparsi…

VOTO: 12

Entrata scenica dell’ospite Andrea Bocelli a cavallo. 
Esecuzione dei brani “Il mare calmo della sera” e “Con te partirò”. 
Assegnazione del premio “Città di Sanremo” per aver portato la canzone italiana nel mondo.

Elettra Lamborghini – “Voilà”
“Voilà” lo esclama l’ascoltatore alla fine di questo brano funkettino al di sotto della mediocrità.

VOTO: 14

Attenzione: riesumazione delle salme!
I Pooh suonano il brano che vinse il Sanremo 1990, “Uomini Soli”. 
Paolo Bitta approva (Dio delle cittààààà). 
Ancora una volta – come di consueto – non abbassano la tonalità del brano e Roby Facchinetti si sforza terribilmente durante il ritornello. Successivamente ritirano il “Premio alla Carriera”.

Ermal Meta – “Stella Stellina”
«La musica balcanica ci ha rotto i coglioni / È bella e tutto quanto, ma alla lunga rompe i coglioni / Certo ne avrei senz’altro tutta un’altra opinione / Se fossi un balcanico, se fossi un balcone» – Elio & Le Storie Tese, “Complesso del Primo Maggio” (2013)

VOTO: 17

Ditonellapiaga – “Che fastidio!”
Un mix dell’estetica di Madonna, la performance di Lady Gaga, la scrittura de La Rappresentante di Lista e il cantato ASMR alla Myss Keta: quasi decente la coreografia e a dir poco fulminante l’acuto in pre-finale, tra i pochi momenti relativamente interessanti; il resto è un elettro-dance pop dimenticabile. Ci si stupisce di poco oramai.

VOTO: 19

Nayt – “Prima che”
Boh? Questo pop rap tutto fumo e niente arrosto andava di moda quindici anni fa. La confusione è in agguato.

VOTO: non classificabile

Arisa – “Magica Favola”
Questo brano mi ricorda tanto la lettera che Chiara Ferragni scrisse a sé stessa qualche Sanremo fa. Un elogio al passato, all’infanzia e la sua innocenza. Sì, percepiamo il messaggio ma:
– il refrain disneyano annoia
– quegli archi pure
– la baroccaggine della composizione non aiuta per nulla durante l’ascolto
– il testo, per quanto spensierato, risulta di una banalità sconcertante

VOTO: 17

Ospite Max Pezzali.
Esecuzione dei brani “Come mai” e “Nessun rimpianto” in versione orchestrale / pseudo-rockeggiante.

Sayf – “Tu mi piaci tanto”
«E come ha detto l’imprenditore / l’Italia è il paese che amo». Penso non ci sia bisogno di aggiungere altro.

VOTO: non classificabile

Levante – “Sei tu”
Ballad di passaggio senza arte né parte.

VOTO: 18

Fedez e Masini – “MALE NECESSARIO”
Letteralmente un incubo lovecraftiano.

VOTO: 10

Andrea Arcidiacono 

Samurai Jay – “OSSESSIONE”
La scorsa volta sul palco c’era Belen Rodriguez, per la finale c’è la mamma: evidente upgrade, e anche un momento di sincera emozione. All’inizio sembra poter funzionare, è una delle poche canzoni movimentate in mezzo al grande mare delle “ballate esistenziali”. Poi arriva il terzo ascolto e ha già stufato. Ho la sensazione che non ce ne libereremo almeno fino al prossimo inverno, come una pubblicità su YouTube che non puoi “skippare”. Non è una profezia, è una minaccia. Ma potrebbe andare peggio.

VOTO: 18

Michele Bravi – “Prima o poi”
Un po’ Gabbani, un po’ Noemi: un mashup che nessuno aveva ordinato, ma che è arrivato comunque al tavolo. Il problema non è l’ispirazione, è che sembra un collage. Difficile emozionarsi, facile dimenticare, e menomale. 

VOTO: 13

Fulminacci – “Stupida sfortuna”
Sempre bello vedere Golden Years a dirigere l’orchestra. Fulminacci stavolta appare un po’ meno impostato e più spontaneo. Il ritornello è irresistibile e canticchiabile: «stupida stupida stupida sfortuna, gelida gelida gelida pauraaa». Piacevole ma non straordinario.

VOTO: 20

Luchè – “Labirinto”
Sale sul palco il fratm e forse stavolta (per fortuna) hanno messo più autotune. La canzone, nel complesso, risulta noiosa, con il ritornello «non ti scordare di me, di noi» impossibile da scordare: l’ha ripetuto all’infinito. L’unica nota che davvero funziona è il rap ma non basta a salvare l’intero brano.

VOTO: 17

Tredici Pietro – “uomo che cade”
Tredici Pietro conquista subito con flow, voce graffiata, swag e presenza scenica. Catchy e senza fronzoli, il brano funziona, tranne il bridge, l’unico momento in cui si perde un po’. Immediatezza radiofonica e personalità, una canzone che funziona tanto dal vivo quanto in streaming.

VOTO: 22

Mara Sattei – “Le cose che non sai di me”
Lagna sanremese con la classica coreografia delle braccia… zero emozione, giusto un po’ di scena. La canzone parte bassa e sale per ostentare estensione vocale (e nasale)… Banale, noioso, già dimenticato e forse mai ricordato, e l’autore è Thasup?! Davvero?!

VOTO: 12

Dargen D’Amico – “AI AI”
Dargen scalzo sul palco dell’Ariston, sempre irriverente e con quella punta di punk attitude che apprezzo. Il brano è orecchiabile, con un testo profondo che non si prende troppo sul serio. L’arrangiamento disco/funky funziona anche se non porta nulla di veramente nuovo. Nel complesso, ascoltabile e divertente, ma non lascia alcun segno indelebile.

VOTO: 18

Enrico Nigiotti – “Ogni volta che non so volare”
Anche lui sfoggia quel mood Disney, in questo caso Peter Pan 2.0. Senza un vero ritornello, la canzone scivola via, e il testo, pur pieno di immagini evocative, non lascia traccia. Ascoltabile sì, memorabile no.

VOTO: 16

Maria Antonietta e Colombre – “La felicità e basta”
Difficile non confrontare il brano in gara con le loro discografie individuali e con l’ultimo album condiviso. Sbagliato, invece, tentare paragoni con altri duo: Maria Antonietta e Colombre non sono artisti da “profilo di coppia”, ma due identità in dialogo. Pur convincendo meno, “La felicità e basta” mantiene la loro firma: autentica e ricca di rimandi al passato, come un filo che collega e attraversa tutta la loro musica. Sanremo è stata più una vetrina che una gara e i loro album da solisti restano l’unica chiave per conoscerli e capirli davvero. Sul palco, l’intesa funziona, mettono di buon umore e sono magnetici.

VOTO: 23

Eddie Brock – “Avvoltoi”
Sempre emo, sempre cringe e sempre stonato. A fondo classifica, ma non è Vasco con “Vita Spericolata”. TikTok lo aspetta già a braccia aperte, pronto a trasformare ogni stonatura in trend.

VOTO: RINUNCIA AGLI STUDI!

Linda Signoretto

Sanremo 2026: le pagelle della serata cover

La serata cover si conferma ogni anno uno dei momenti più attesi del Festival: un’occasione in cui i brani del passato tornano a vivere attraverso nuove sensibilità artistiche e riletture personali. È il palco in cui tradizione e contemporaneità si intrecciano, dando spazio alla libera creatività e interpretazione agli artisti. 

A conquistare la vittoria sono stati Ditonellapiaga con TonyPitony portando il brano “The Lady is a Tramp” di Frank Sinatra, riuscendo a distinguersi perfettamente per presenza scenica e capacità di reinterpretazione, convincendo un target di pubblico sorprendentemente ampio con una performance solida e davvero coinvolgente.

Elettra Lamborghini con Las Ketchup – “Aserejé”
L’apertura nostalgica colpisce, ma nell’interpretazione di Elettra non emerge una vera cura esecutiva, perde il ritmo. I momenti in cui potrebbe mettere in mostra le capacità della sua voce? Assenti.

VOTO: 18 

Eddie Brock con Fabrizio Moro – “Portami via”
Un duetto privo di reale slancio, un urlo abrasivo. I due non si completano, anzi, la distanza emerge maggiormente nei momenti condivisi.

VOTO: 20

Mara Sattei con Mecna – “L’ultimo bacio”
Un’esecuzione ordinaria con qualche modifica poco riuscita.

VOTO: 22

Patty Pravo con Timofej Andrijashenko – “Ti lascio una canzone”
Parte con qualche incertezza ed esitazione, ma performa con solennità e teatralità accanto a Timofej. Non convince.

VOTO: 23

Levante con Gaia – “I maschi”
Ottima la scelta del pezzo e della partner. Ci regala un’esecuzione energica e convincente.

VOTO: 25

Malika Ayane con Claudio Santamaria – “Mi sei scoppiato dentro il cuore”
L’esibizione del duo soddisfa semplicemente le aspettative del pubblico.

VOTO: 23

Bambole di Pezza con Cristina D’Avena – “Occhi di gatto”
L’idea di trasformare la musica di Cristina D’Avena in rock è interessante e divertente, ma il finale che riprende i Led Zeppelin… un’esagerazione.

VOTO: 25

Dargen D’Amico con Pupo e Fabrizio Bosso – “Su di noi”
Dargen sorprende: mescola ironia, citazioni. Imprevedibile e riuscito. Un manifesto pacifista.

VOTO: 27

Tommaso Paradiso con Stadio – “L’ultima luna”
“L’ultima Luna”: una poesia autonoma trasformata in una performance divertente con scat singing.

VOTO: 22

Michele Bravi con Fiorella Mannoia – “Domani è un altro giorno”
Esecuzione mediocre, ma comunque gradevole: sincero omaggio a Ornella Vanoni.

VOTO: 21

Melika Nemati

Tredici Pietro con Galeffi e Fudasca (e Gianni Morandi) – “Vita”
Esibizione discreta. Straziante Pietro che zompettando per il palco schiva tutte le ricerche di contatto delle grandi mani di suo padre. Incredibile energia di Gianni, soprattutto nell’ultimo albaneggiante acuto.

VOTO: 23

Maria Antonietta e Colombre con Brunori Sas – “Il Mondo”
Un golden trio talentuoso, tenero e delicato. Brunori Sas accompagna Maria Antonietta dal giorno uno fino al palco dell’Ariston.

VOTO: 27

Fulminacci e la Fagnani – “Parole”
Contro ogni previsione, duo ben assortito. Ribaltano un pezzone della queen in chiave ironica, con leggerezza e affiatamento. Più divertente di qualsiasi gag di Laura Pausini.

VOTO: 27

LDA e Aka7even con Tullio De Piscopo – “Andamento Lento”
L’energia della performance rade al suolo tutte le case di riposo d’Italia.

VOTO: 17

Raf con i the Kolors – “The Riddle”
Accoppiata armoniosa, ma esibizione confusionaria soprattutto per il palco inondato da ballerini.

VOTO: 24

J-Ax con Ligera County Fam – “E la vita, la vita”
Caciaroni e scombinati, così come deve essere eseguito questo brano. Nota infelice: la fase country di J-Ax non si ferma davanti a niente.

VOTO: 21

Ditonellapiaga con TonyPitony – “The Lady is a Tramp”
Trasformano l’Ariston nel set di un movimentato musical swing. Performance vocale impeccabile e accoppiata frizzantissima. 

VOTO: 30 (bonus kaki)

Enrico Nigiotti con Alfa – “En e Xanax”
Buona interpretazione, ma senza nessun tocco personale o particolare al brano originale, se non con il banalizzante rap di Alfa.

VOTO: 18

Serena Brancale con Gregory Porter e Delia – “Besame Mucho”
Un brano potente e delicato eseguito da vocalità abilissime ma contenute… tutte tranne la Brancale, che nella sua ‘febbre dello sviso’ banalizza l’esecuzione. 

VOTO: 25

Sayf con Alex Britti e Mario Biondi – “Hit the Road Jack”
Sayf dà al brano un’interpretazione fresca ed energica, intaccata dalle stecche della sua tromba e dall’infelice rapporto tra Britti e la lingua inglese. Ma i numerosi elementi, tra luci, coriste e strumenti, generano 3 minuti di confusione dilagante.

VOTO: 21

Stella Platania

Francesco Renga con Giusy Ferreri – “Ragazzo solo, ragazza sola”
Due artisti che di voce (quella bella) ne hanno da tirar fuori. Il palco lo gestiscono molto bene, ottima interpretazione del brano. Bowie sarebbe contento.

VOTO: 23

Arisa con Coro del Teatro Regio di Parma – “Quello che le donne non dicono”
Performance straordinaria, detto con “sincerità”. La scelta del coro si differenzia, positivamente, dagli altri artisti, dando un tocco magico ad una canzone bella già di partenza.

VOTO: 25

Samurai Jay con Belen Rodriguez e Roy Paci – “Baila Morena”
Scelta vocale non proprio azzeccata quella di Belen Rodriguez, ma rende il tutto più simpatico.

VOTO: 19

Sal Da Vinci con Michele Zarrillo – “Cinque giorni”
Ci sono voluti meno di cinque secondi per far diventare questo brano quasi inascoltabile, forse per adattare lo stile di Sal Da Vinci? Comunque sia, un dispiacere per questo capolavoro. 

VOTO: 12

Fedez & Marco Masini con Stjepan Hauser – “Meravigliosa creatura”
Esecuzione nettamente migliore del brano portato in gara. Non spicca nulla di davvero emozionante. Ci sarebbe da fare solo un apprezzamento ad Hauser.

VOTO: 15

Ermal Meta con Dardust – “Golden Hour”
Ermal ha una voce talmente pulita che se facesse una lezione cantata di storia dell’età antica, lo ascolteresti per tutto il giorno, ma questo brano non è proprio adatto a lui.

VOTO: 20

Nayt con Joan Thiele – “La canzone dell’amore perduto”
La dolce voce di Joan unita a quella di Nayt si fonde perfettamente creando un’ottima complicità tra i due e un’esibizione fatta per bene.

VOTO: 23

Luchè con Gianluca Grignani – “Falco a metà”
Luchè assieme ad un artista come Grignani non si può proprio sentire. Inspo regalo per Natale: un corso di canto.

VOTO: 10

Chiello con Saverio Cigarini – “Mi sono innamorato di te”
Molto nel suo stile e cantata benissimo. Esibizione semplice e nulla di stravagante, a volte sono proprio quelle più convincenti e belle da sentire.

VOTO: 24

Leo Gassmann con Aiello – “Era già tutto previsto”
La canzone giusta per chiudere questa serata cover, sia per bravura che per scelta del brano. Hanno formato un ottimo duo.

VOTO: 22

Silvia Appendino

Sanremo 2026: le pagelle della terza serata

La stanchezza inizia già a farsi sentire, e durante questa terza serata del Festival in forma dimezzata (e per fortuna), ci è parso utile dividerci in tre blocchi per non arrivare a sabato sull’orlo di una crisi di nervi e per valorizzare gusti e opinioni differenti. Il bello del Festival è anche questo! Ecco a voi cosa abbiamo pensato delle esibizioni di ieri sera.

VINCITORE SANREMO GIOVANI

Nicolò Filippucci – “Laguna”
Ha portato sul palco una canzone di quelle che ti ascolti la prima settimana e poi rischia di scivolare via, orecchiabile ma non da vittoria. Gli si augura un futuro di crescita artistica, capace di sorprenderci con brani più incisivi. Bravo Nicolò!

BIG

Maria Antonietta & Colombre – “La felicità e basta”
I nuovi sostituti dei Coma_Cose all’apparenza, ma usciti meglio e con meno “cuoricini” nell’aria. Il palco lo sanno gestire molto bene con sorrisi raggianti in volto. Un duo che funziona perfettamente, interpretando una canzone dalle note dolci.

VOTO: 27

Leo Gassmann – “Naturale”
Si conferma nuovamente un artista talentuoso, ma altrettanto sottovalutato. Questo brano sarà in grado di ribaltare la situazione una volta per tutte?

VOTO: 23

Malika Ayane – “Animali notturni”
Voce inconfondibile di un’artista con la A maiuscola, anche su un brano che non valorizza pienamente le sue grandi capacità. Insomma, poteva fare di meglio.

VOTO: 21

Sal Da Vinci – “Per sempre sì”
Appare a tutti gli effetti una canzone cantata quando si è un po’ su di giri al karaoke con gli amici, in un venerdì sera qualunque.

VOTO: S.V.

Tredici Pietro – “Uomo che cade”
Una voce “aggressiva” su base pacata, sul ritornello inizi a sentirti un po’ male. Pietro sarà un Morandi, ma non era obbligatorio seguire le passioni del padre.

VOTO: S.V.

Silvia Appendino

Raf – “Ora e per sempre”
Esibizione leggermente migliore della precedente. “Ora e per sempre” resta comunque una prova di resistenza: possiamo accettarla ora, ma ascoltarla per sempre sarebbe davvero una tortura.

VOTO: 12

Francesco Renga – “Il meglio di me”
Virtuosismi, acuti orbitanti e pathos esagerato. È talmente “alla Renga” che sembra nato da un prompt: «Hey Chat, scrivi una canzone alla Francesco Renga». Più estenuante che emozionante. A questo appello, bocciato.

VOTO: 16

Eddie Brock – “Avvoltoi”
No, non sono problemi tecnici, è proprio stonato. Ballata da amico fedele che asciuga il mascara mentre lei cade tra gli “avvoltoi”. Emo al massimo, cringe anche di più.

VOTO: sollecitiamo la rinuncia agli studi

Serena Brancale – “QUI CON ME”
Voce impeccabile, però il brano non le calza: troppo musical, troppo “Sanremo”, troppo costruito. Bravissima, ma a disagio. Un voto in più per testo ed emozione.

VOTO: 21

Samurai Jay – “OSSESSIONE”
Il palco dell’Ariston oscilla tra stabilimento balneare e giostre di paese. Passi di danza, acrobazie e… APPARIZIONE DI BELEN RODRIGUEZ. Inaspettato e un po’ trash, forse la prima esibizione era meglio. Tre voti in meno.

VOTO: 20

Linda Signoretto

Arisa – “Magica favola”
Principessa Arisa sale sul piedistallo e osserva dall’alto il suo regno di ghiaccio e benevolenza, ergendosi stilisticamente e tecnicamente. Performance impeccabile ma il brano con ritornellone aperto Disney un po’ stanca e il testo fin troppo leggero non dà una mano.

VOTO: 20

Michele Bravi – “Prima o poi”
La raucedine incrina il già particolare timbro di Bravi che non aiuta la resa del live e lo porta vicino all’asfissia, distruggendo l’atmosfera già anonima e pesantella del testo.
Michele Bravi viene sotto casa tua, che fai?

VOTO: 16

Luchè – “Labirinto”
Si scioglie un pochetto e canta meglio della prima serata, il ritornello inizia a entrare in testa ma viene ripetuto talmente tante volte che gli ultimi trenta secondi ho messo il muto.

VOTO: 19

Mara Sattei – “Le cose che non sai di me”
Non saprei proprio da dove cominciare, o dove finire. L’unico particolare che si inizia a cogliere dopo qualche ascolto dei brani è il testo, che in questo caso cade in un palese e avvilente egoriferimento. Le cose che non so di te sono più che abbastanza.

VOTO: 15

Sayf – “Tu mi piaci tanto”
Il testo semplice ma diretto e socialmente interessato (dire impegnato pare troppo) alza il livello molto basso dell’edizione. Se inoltre aggiungiamo un hook simpatico, orecchiabile e da scossarella di spalle, il risultato finale è più che buono e, anche se non entrerà in Top 5, rimane personalmente il vincitore morale.

VOTO: 24

Marco Usmigli

Sanremo 2026: le pagelle della seconda serata

Siamo arrivati alla seconda serata del Festival. Tra nuove proposte e big, il piattume resta più o meno lo stesso: tra chi è più sicuro di sé, chi inciampa e chi ce la fa.

SANREMO GIOVANI 

Nicolò Filippucci“Laguna”
Molto mediocre, né bene né male in nulla. Fa il suo, che è anche un po’ quello di molti.

VOTO: 16

Blind, El Ma & Soniko“Nei miei DM”
È un estratto di un futuro secondo musical di Mare fuori? 

VOTO: Nun te preoccupa uagliò

Mazzariello – “Manifestazione d’amore
Indie-pop con un ritmo coinvolgente. Abbastanza statico lui sul palco con la sua chitarra a forma di cuore. 

VOTO: 21

Angelica Bove – “Mattone”
Quasi perfetta, la sua voce esplode nel bridge, l’orchestra la sostiene alla grande! Attenzione alla possibile vincitrice.

VOTO: 25

BIG 

Patty Pravo – “Opera
Stranamente per gli standard di Sanremo, solo un autore per questo pezzo, che le cuce un abito su misura, domina il palco da vera diva. 

VOTO: 27

LDA & Aka7even – “Poesie clandestine” 
Reggaeton napoletano divertente e da ballare; buona tenuta dell’intonazione (specie Aka7even sulle note alte). 

VOTO: 22

Enrico Nigiotti – “Ogni volta che non so volare
Grande interpretazione da veterano, ma il ritornello pecca di riconoscibilità… 

VOTO: 24

Tommaso Paradiso – “I romantici
Non al top questa sera Tommi, che con questa ballad indie-pop fa il suo esordio all’Ariston, un po’ anonima ma regge la scena. 

VOTO: 21

Elettra Lamborghini – “Voilà
Vocalmente migliorata rispetto all’ultima apparizione sanremese, la canzone è banale ma prova a trascinare, peccato che lei sembra piantata a terra. 

VOTO: 20

Ermal meta – “Stella stellina”
Outfit alla Sirius Black.
Ci crede un po’ di più sull’interpretazione rispetto a ieri sera, quindi il messaggio, seppur edulcoratissimo, arriva un po’ di più.

VOTO: 18

Levante – “SEI TU”
A suo agio, presente. Rischia e non sbaglia neanche stasera: emoziona e si emoziona.
MENOMALE CHE CI SEI TU LEVANTE!

VOTO: 30

Bambole di Pezza – “Resta con me”
Anche stasera la cazzimma la lasciano a casa. Il pezzo funziona ma si abbina poco alla loro immagine di rock band.

VOTO: 19

Chiello – “Ti penso sempre”
Musicalmente è fresco, c’è qualcosa di diverso in quell’intro di chitarra elettrica. Il ritornello si smorza un po’ ma resta comunque fedele all’insieme.

VOTO: 20

J-Ax – “ITALIA STARTER PACK”
Ha lo stesso stilista di Max Pezzali. La canzone è un accrocchio di roba che purtroppo funziona e funzionerà. 

VOTO: 18

Nayt – “Prima che”
Roboticamente più sciolto di ieri, ma sempre il solito Nayt. Nulla di negativo, rimane coerente e credibile.

VOTO: 20

Fulminacci – “Stupida sfortuna”
Fulminacci ha probabilmente lasciato la sua verve live nell’ultimo palazzetto in cui ha cantato. Ottima mossa quella di presentarsi come il tipico figlio di papà per prendere più voti, un pò meno quella di scegliere uno stylist daltonico.

VOTO: 18

Fedez e Masini – “MALE NECESSARIO”
Figli della stessa rabbia e dello stesso vittimismo. Un piagnisteo inutile che speriamo non faccia breccia nei cuori di chi vota. 

VOTO: ci vediamo al prossimo appello

Dargen D’Amico – “AI AI”
Dargen arriva direttamente dalla sua pennica, dimenticandosi di lasciare la coperta sul divano.
Quest’anno vuole forse rifarsi a Diego Abatantuono? Eccezionale veramente.

VOTO: 17

Ditonellapiaga – “Che fastidio”
In mezzo tra Lana del Rey e Myss keta troviamo Ditonellapiaga.
Giustissima sia per i/le bambini/e che per i millenials di Porta Venezia al sabato sera.

VOTO: 25

Michele Bisio, Mattia Spilla e Claudia Meli

Sanremo 2026: le pagelle della prima serata

Prima sera. Prime sentenze. Nessuna pietà. 

Ci sarebbero tante cose da dire, forse troppe. Abbiamo cercato di condensare il tutto in poche righe consapevoli che nei prossimi giorni, non si sa bene per quale allucinazione collettiva, inizieremo a cantarle.

Ditonellapiaga – “Che fastidio”
Ditonellapiaga accende la cassa e riesce a trasformare l’Ariston in un club con le poltrone numerate. Beat elettronico super catchy, magnetismo e ironia. Funziona senza bisogno di piagnistei.

VOTO: 23

Michele Bravi – “Prima o poi”
Il frullato delle banalità. Un mix di rimandi a ballad classicone dagli anni Sessanta fino a toccare Tiziano Ferro nazionale e l’ultimo Gabbani, senza troppa originalità e alquanto dimenticabile.

VOTO: 15

Sayf – “Tu mi piaci tanto”
Il ragazzo è bravo ma non si applica. Le strofe, in teoria critiche e incisive, arrivano poco nella performance. Il ritornello è volutamente la sagra delle banalità. Dove hai lasciato gli assoli di tromba del tuo ultimo tour?

VOTO: 20

Mara Sattei – “Le cose che non sai di me”
Tipica cantilena sanremese: tutto ordinato, banale e prevedibile. Ricorda Rose Villain, ma senza quel ritornello che fa esplodere (in tutti i sensi) le orecchie. Niente click, niente boom, solo meh.

VOTO: 14

Dargen D’Amico – “AI AI”
La solita sanremata di Dargen, stavolta senza cassa dritta. Risulta debole e non crediamo riuscirà a ripetere i risultati delle precedenti edizioni, fa un po’ il compitino e pare gli basti.

VOTO: 18 (ai, ai)

Arisa – “Magica favola”
Voce da usignolo e Sincerità (purtroppo non quella di qualche anno fa) ma il testo pare scritto durante la ricreazione. “Sole, cuore, amore” e un voto che parla da solo. La favola? Probabilmente la bella addormentata nel bosco. Soporifero.

VOTO: 18

Luché – “Labirinto”
Il Power Ranger non ha assunto un vocal coach. 

VOTO: 18

Tommaso Paradiso – “I romantici”
Paradiso ha scambiato l’Ariston per il karaoke di quartiere. Non emoziona e non sorprende ma lo sentiremo ovunque senza alcuna ragione, solo l’abitudine. Canzone tutto fuorché originale, uscita da un archivio di hit già ascoltate. Ctrl+C – Ctrl+V ed è subito radio.

VOTO: 12

Elettra Lamborghini – “Voilà”
Cambio di registro per Elettra Lamborghini che prende appunti da Rosa Chemical e cita Raffaella Carrà.  Forse era meglio il reggaeton.

VOTO: 15

Patty Pravo – “Opera”
Testo che vuole essere una raccolta di sagge massime, un po’ alla Battiato, scritte ad hoc per lei ma poco incisive e coese. C’è di positivo che Patty Pravo, nonostante tutto, porta a casa la performance: sa tenere il palco con semplici gesti che danno enfasi. Statuaria, solenne è sempre lì, e ci tiene compagnia. Terrà botta?

VOTO: ∞

Samurai Jay – “Ossessione”
Si torna subito sul divano dei nonni nel 2005, tra un succhino alla pera e Paso Adelante alla tv. L’unico brano veramente estivo dell’edizione è già pronto a catturarci nella prossima stagione calda, tra un caipirinha e un passo di samba (e per fortuna non reggaeton).
Tutto sommato non è poi tutto sbagliato.

VOTO: 23

RAF – “Ora e per sempre”
“Ragazzi ci manca un trentesimo concorrente, avete idee?” Ah sì certo, RAF. 

VOTO: ???

J-Ax – “ITALIA STARTER PACK”
Un mix tra la versione italiana di “Cotton eye Joe” dei Rednex e l’ultimo album di Beyoncé. J-Ax è un po’ confuso per questo Sanremo e tra banjo e cheerleaders ha deciso di buttarla in caciara, che va sempre bene. No comment perché se comment brutto comment.

VOTO: tu vuò fà l’americano (bocciato)

Fulminacci – “Stupida sfortuna”
Un Fulminacci in salsa rosa, lindo e pinto pronto ad accaparrarsi i voti del grande pubblico. Una ballad molto da lui, ma senza quell’elemento che ti fa dire «Oh interessante», cosa che invece, evidentemente, è stata pensata dalla sala stampa.

VOTO: 20

Levante – “SEI TU”
Unico azzardo tra tutti i brani lenti e banali di questo Festival. Il ritornello ti spiazza e funziona, entra in testa e speriamo ci rimanga. EBBRAVA LEVANTE 

VOTO: 25

Fedez e Masini – “MALE NECESSARIO”
Il solito Fedez che fa la vittima in Eurovisione cercando di (?) cantare (?) – si impegna anche aiutandosi con i gesti. 
Il solito Masini che urla cercando di (?) cantare (?) – lui si impegna solo a non farsi scoppiare la giugulare. 
Un momento di quiete per le nostre orecchie: l’autotune sulle urla di Masini. 
Un male assolutamente non necessario.

VOTO: Auto2ne

Ermal meta – “Stella stellina”
Smarmella frasi retoriche, talmente tanto retoriche che è difficile comprendere effettivamente dove voglia parare. Unica salvezza il ricamo “Amal” sulla giacca, e forse a sto punto faceva prima ad andare alla Fashion Week milanese. Tentativo di ghalizzazione ma non raggiunge la “meta”.

VOTO: 14 (non arriva alla Meta)

Serena Brancale – “QUI CON ME”
Partenza buona, sembra tornare la Brancale di “Galleggiare” (Sanremo 2015). Poi qualcosa va storto. Sarà la vicinanza di Arisa che contagia con i virtuosismi alla Disney, ma c’è troppo pop e musical in quel finale “con meeeeee”.

VOTO: 20

Nayt – “Prima che”
Ha fatto il Nayt. Strofe con bel flow che però non cambia mai e alla fine stanca, e un ritornello carino ma non così catchy, alla fine l’esibizione è minimale e funziona. Coerente.

VOTO: 18

Malika Ayane – “animali notturni”
Il brano strumentalmente più interessante, colori mediterranei funky e un po’ di groove, che si perde purtroppo un pochino nell’arrangiamento orchestrale scarno, ma per noi pezzo da testa della classifica.

VOTO: 25

Eddie Brock – “Avvoltoi”
Il nostro consiglio è di tornare su TikTok e rimanere lì.

VOTO: rinuncia agli studi

Sal Da Vinci – “Per sempre sì”
Ed è subito neomelodico. La sagra delle banalità sentimentali: anelli al dito e balli di gruppo pacchiani. Ed ecco infatti che sul finale arrivano balletto con il pubblico e fede nuziale.

VOTO: 80100 (NA)

Enrico Nigiotti – “Ogni volta che non so volare”
Il testo è bello, la melodia piacevole e va riconosciuto il coraggio di strutturare il brano senza un vero e proprio ritornello. Nigiotti ci prova, non è un disastro ma, tra zero memorabilità e qualche cliché, non ci riesce.

VOTO: 16

Tredici Pietro – “uomo che cade”
È toccato a lui il classico microfono non funzionante. Alla seconda prova era talmente spaventato che ha iniziato l’esibizione emettendo versi a caso per assicurarsi che non ci fossero problemi tecnici – o forse era parte del testo? 
Il classico rapper a Sanremo, però almeno lui sa cantare, dai.

VOTO: 13+10

Chiello – “Ti penso sempre”
Arrangiamento orecchiabile alla The Strokes, vocalmente debole ma con un’identità forte. Chiello non si piega alla kermesse o al pubblico “incravattato” e resta fedele a sé stesso.
Fresco ma forse un po’ piatto.

VOTO: 18

Bambole di Pezza – “Resta con me”
Purtroppo anche loro non sono riuscite a scampare all’effetto Ariston. Si sono presentate come rockettare sovversive, ma sul palco si sono forse dimenticate di esserlo. Per fortuna Laura Pausini alla consegna dei fiori gliel’ha ricordato. Ci si aspettava sicuramente di meglio.

VOTO: ci vediamo al prossimo appello

Maria Antonietta e Colombre – “La felicità e basta”
Leggeri, fin troppo. Ci aspettavamo di più, Welcome back Ricchi e Poveri!

VOTO: 20

Leo Gassman – “NATURALE”
Peccato perché ha un bel timbro, presenza attoriale innata, ma al «La felpa con il nero dell’eyeliner» ogni autore di testi ha necessitato di una rianimazione cardiopolmonare. NATURALE che poi ti troverai a fondo classifica.

VOTO: 10

Francesco Renga – “Il meglio di me”
Il solito Renga, dov’è Nek?

VOTO: 18

LDA e Aka7even – “Poesie Clandestine”
Canticchiabile e catchy. Hit estiva pronta all’uso ma non è un complimento. Grande sorpresa: Aka7even sa cantare. 

VOTO: 22

La redazione

“Volevo essere un duro” – e invece mi sono addormentata durante la finale di Sanremo 2025

Questa autrice fa parte della generazione che ha iniziato a vedere Sanremo poco prima che scoppiasse la pandemia da covid-19 e che ha continuato un po’ per abitudine, un po’ perché fra zone rosse/gialle/arancioni non si poteva fare granché, un po’ perché Amadeus e Fiorello alimentavano il trash di edizione in edizione ed era divertente aspettare di vedere fin dove si sarebbero spinti. 

La selezione musicale era diventata quasi un’appendice, una piccola postilla in fondo alla pagina di cui ogni tanto qualcuno si ricordava, senza mai prestarci troppa attenzione perché tanto c’era altro da guardare. D’altronde si sa, Sanremo è anche – e soprattutto – intrattenimento, e va bene se qualcuno cerca di renderlo più “attuale”, l’importante è che per gli over 50 ci sia sempre una Giorgia o una Bertè o un Ranieri da poter appoggiare incondizionatamente contro tutti gli altri. 

E poi? Che succede quando spogli l’intrattenimento dall’intrattenimento? Quando rimangono solo le canzoni, i volti, le parole? Che succede se ci sono 29 brani in gara ma te ne ricordi giusto tre perché gli altri sembrano uno il prolungamento dell’altro? Su cosa sposti allora la tua attenzione? …Siamo tutti d’accordo che la conduzione di Carlo Conti non sia la risposta giusta. 

In un calderone musicale governato dai soliti, cari, vecchi autori – Federica Abbate, Davide Petrella, Davide Simonetta, Jacopo Ettorre –, l’originalità sembra essere stata sostituita dal diktat basta che sia orecchiabile. Niente da dire a riguardo, la maggior parte di questi brani li sentiremo per tutta l’estate e li canteremo in macchina, in spiaggia, sotto la doccia. Manca però una cosa a mio parere fondamentale: l’eredità

Le canzoni devono essere libere di viaggiare. Devono essere associate a ricordi brutti e ricordi belli. Devono farti venire la pelle d’oca e riflettere e farti piangere. Soprattutto, devono poter passare di generazione in generazione. È questo che rende la musica – e più in generale l’arte – eterna. Senza eternità rimane una progressione di accordi poco pensati, la bozza di un autore annoiato.

Il festival di Sanremo è tante cose. Lo è sempre stato, d’altronde. Sanremo è politica, moda, commedia, pubblicità. Peccato che abbia perso il suo aspetto più importante, il suo sottotitolo: la canzone italiana

Peppe Vessicchio in un’intervista diceva che Sanremo è diventato ormai il festival dei cantanti, e forse sarebbe il caso di cambiare dicitura. 

A cura di Ramona Bustiuc

Sanremo 2025 – Le pagelle della quinta e ultima serata

La serata finale del 75° Festival di Sanremo è iniziata con l’esibizione di Gabry Ponte, che ha presentato “Tutta l’Italia”, diventato il jingle ufficiale del Festival 2025. Il conduttore Carlo Conti ha invitato come co-conduttori Alessandro Cattelan, che ha condotto fino ad ora il dopo-festival, e Alessia Marcuzzi.
Tra gli ospiti esterni al mondo musicale abbiamo Alberto Angela, il calciatore Edoardo Bove, e l’attrice Vanessa Scalera, insieme a Bianca Guaccero, Gabriele Corsi, Maria Sole Pollio e Bianca Balti. Tra gli ospiti fuori concorso hanno cantato Antonello Venditti e Mahmood all’Ariston, mentre i Planet Funk sono stati in collegamento dalla Costa Toscana e Tedua dal Suzuki Stage.
Non sono mancati momenti di dissenso da parte del pubblico, soprattutto durante la rivelazione della classifica, con particolare riferimento alla mancata presenza nella Top 5 di Giorgia e Achille Lauro. La finale si è conclusa rapidamente rispetto agli standard di Amadeus, il precedente conduttore, ma questo non è stato necessariamente un aspetto negativo per questa nuova edizione.

Classifica Finale
La classifica della Top 5 di quest’anno ha valorizzato la figura del cantautore:
1° posto: Olly
2° posto: Lucio Corsi
3° posto: Brunori Sas
4° posto: Fedez
5° posto: Simone Cristicchi
Olly ha vinto la 75ª edizione del Festival di Sanremo con la canzone “Balorda nostalgia“. Il voto finale è stato determinato dal televoto (34%), dalla Giuria delle Radio (33%) e dalla Giuria della Stampa, TV e Web (33%). Lucio Corsi ha chiuso al secondo posto, mentre Brunori Sas si è classificato al terzo.

PAGELLE

Francesca Michielin – “Fango in Paradiso”
Prima cantante ad esibirsi, indiscutibile è la sua interpretazione tecnica. Canzone orecchiabile ma che non resta, con un testo di poca rilevanza. Probabilmene la si dimenticherà entro poche settimane.

Voto: 24

Willie Peyote – “Grazie ma no grazie”
Canzone che non smentisce lo stile di Willie ma non è neanche una delle sue canzoni migliori. Il testo vuole essere impegnato ma non convince. Hook efficace il che la rende molto probabilmente una delle canzoni più gettonate per la radio.

Voto: 27

Marcella Bella – “Pelle di diamante”
Marcella Bella in chiave femminista. La melodia rimane abbastanza in mente con un ritornello efficace. Di certo non da ultimo posto.

Voto: 23

Bresh – “La tana del granchio”
Appena la canzone comincia sembra di ascoltare un brano di De Andrè per la scelta strumentale. Bresh sembra voler omaggiare le sue origini genovesi, peccato che poi nel ritornello veniamo catapultati in provincia d’Imperia a Sanremo.

Voto: 24

Modà – “Non ti dimenticherò”
Che dire, non si smentiscono. Il testo che vuole essere commovente è invece a dir poco patetico, con tanto d’interpretazione discutibile.

Voto: 17

Rose Villan – “Fuorilegge”
Vuole accontentare chi ama lo stile sanremese e le nuove generazioni, ma diciamo che non riesce troppo nel suo intento. Strofa e ritornello che sembrano appartenere a due canzoni diverse, con tanto di aggiunta di un coro stile gospel a metà canzone.
Voto: 21

Tony Effe – “Damme na’ mano”
Se esistesse lo stile “neomelodico romano” sarebbe perfetto per lui. Vuole interpretare un personaggio che non lo rispecchia. Diciamo che non è neanche preciso nel cantare.

Voto: 17

Clara – “Febbre”
Per la finale sembra più sicura di se. Stupisce in positivo nonostante l’introduzione molto classica.

Voto: 25

Serena Brancale – “Anema e core”
Superficialmente molto ritmata e piacevole ma appena la si ascolta un po’, va a perdere. Una forzatura di ritmi esotici/sudamericani e jazz (citato anche nel testo) snaturato e sicuramente non “elegante”.

Voto: 22

Brunori Sas – “L’albero delle noci”
Come già detto, ricorda forse un po’ troppo “Rimmel” di De Gregori ma dalle rime troppo forzate. L’ascolto comunque non è per niente sgradevole, diciamo “senza infamia e senza lode”.

Voto: 24

Francesco Gabbani – “Viva la vita”
Come abbia fatto a entrare nella “Top 10” rimarrà un mistero. Un’osanna alla “bellezza della vita” ma niente di più.

Voto: 19

Noemi – “Se t’innamori muori”
Un’altra canzone fatta con lo stampino sanremese. Obbiettivamente ben eseguita ma non resta nella mente. La tematica amorosa viene portata quasi fino alla nausea.

Voto: 22

Rocco Hunt – “Mille volte ancora”
Sempre i soliti temi del ragazzo di strada napoletano. Con ritornello con un hook efficace in un italiano “napoletanizzato”.

Voto: 21

The Kolors – “Tu con chi fai l’amore”
Se non viene citato l’amore è difficile che una canzone venga presentata a Sanremo. “Premio simpatia” per aver accettato Gianluca Fru sul palco.

Voto: 22

Olly – “Balorda nostalgia”
Canta bene ma, oltre a ciò, sembra di ascoltare una cover di un brano già esistente. Un primo posto anonimo.

Voto: 23

Achille Lauro – ” Incoscienti Giovani”
Testo con metafore non troppo comprensibili « l’amore è come una pioggia sopra villa Borghese »… Però tolta qualche incomprensione si rivela uno stile diverso dal suo solito ma molto sanremese.

Voto: 24

Coma Cose – “Cuoricini”
Tempo ritmato un po’ come una “disco music sanremese”. Il ritornello è quella melodia fastidiosa che purtroppo ti entra in testa e mette le radici. C’è da dire che “cuoricini” ha un hook efficace. « Stramaledetti cuoricini » …

Voto: 22

Giorgia – “La cura per me”
Non si smentisce mai, sempre le solite canzoni poco personali . C’è da dire però che è un’ottima interprete. Rimasta fuori dalla Top 5 con un dissenso del pubblico.

Voto: 26

Simone Cristicchi – “Quando sarai piccola”
Da molti la canzone è considerata commovente, ma è stata resa pare involontariamente, un po’ troppo strappalacrime.

Voto: 26

Elodie – “Dimenticarsi alle 7”
Stesso discorso per la maggior parte dei cantanti in gara, bella esecuzione ma niente di memorabile. Efficace radiofonicamente. Eccelente la sua presenza scenica.

Voto: 24

Lucio Corsi – “Volevo essere un duro”
Felice parentesi del Festival. Un cantautore poliedrico, fuori dagli schemi sanremesi, una piacevole esecuzione di cantautorato indipendente.

Voto: 29

Irama – “Lentamente”
Entra come la Lady Oscar di questo Sanremo. Solita canzone d’amore niente di spettacolare né dal punto di vista musicale che del testo.

Voto: 22

Fedez – “Battito”
Nella Top 5 generale un quarto posto meritato, magari si poteva osare anche un po’ più in alto. Orecchiabile, ma non troppo coesa come canzone e con testo comprensibile, non scontato visto l’andamento di questo Festival.

Voto: 26

Shablo feat Guè, Joshua e Tormento – “La mia parola”
Sound piacevole, rivolto principalmente alle nuove generazioni. Presenti citazioni di un rap un po’ “vintage”.

Voto: 27

Joan Thiele – “Eco”
Interessante la scelta musicale delle strofe, nel ritornello ritorna sempre l’impronta del Festival… peccato.

Voto: 26

Massimo Ranieri – “Tra le mani un cuore”
Sanremo “old style” ma trovo giusto accontentare tutte le generazioni. Niente da dire contro l’interpretazione.

Voto: 22

Gaia – “Chiamo io chiami tu”
Ritmi sudamericani per mettere enfasi sulle sue origini brasiliane. Neanche troppo ballabile: anonima.

Voto: 20

Rkomi – “Il ritmo delle cose”
Come sempre per Rkomi la dizione si fa desiderare. Obbiettivamente la canzone è orecchiabile ed efficace radiofonicamente, ma le vocali sono fastidiose tanto sono aperte, soprattutto nelle prime frasi.

Voto: 24

Sarah Toscano – “Amarcord”
Alle prime armi, si può migliorare. Poco originale e personale.

Voto: 18

A cura di Marta Miron

«Ci scusiamo per il ritardo» e il ripasso del regolamento sui marchi: il racconto della quarta conferenza stampa

Anche la serata cover di questa edizione è giunta al termine e ciò significa che siamo alla fine di questa settimana che si preannunciava con alte aspettative, ma che si è rivelata più noiosa del previsto. Nonostante ciò, il Festival di Sanremo 2025 sta continuando a registrare un buon successo, come emerso dalla conferenza stampa di oggi, 15 febbraio, alla quale erano presenti Alessandro Mager (sindaco di Sanremo), Marcello Ciannamea e Claudio Fasulo (dirigenza Rai), Simona Sala (Rai Radio 2), Carlo ContiAlessia Marcuzzi e Alessandro Cattelan (co conduttori di questa serata). Infatti, i numeri lasciano ben sperare con un 70,8% di share e 13,6 milioni di spettatori, con un picco di ascolti all’annuncio delle vincitrici e una media delle prime quattro serate del 65% di share

Carlo Conti ha preso la parola per fare un bilancio della serata, scusandosi per il ritardo di (ben) sei minuti nella scaletta dovuto alla ripetizione dell’esibizione di Bresh a causa dei problemi tecnici. Nonostante questo, ha sottolineato la sua preferenza per un approccio diretto, senza «fronzoli» o «fuffa». Sul palco dell’Ariston, il suo ruolo di direttore artistico è sempre stato chiaro: un Festival di qualità, senza scandali e polemiche in linea con l’obiettivo Rai. Rispondendo alla domanda su cosa fosse più presente a Sanremo tra cicale e formiche, pur non cogliendo la reference della domanda posta di recente al presidente del consiglio, ha detto che il Festival ha bisogno di un equilibrio tra essere “cicale e formiche”: un po’ di leggerezza, ma anche tanto lavoro nonostante i successi. 

Alessia Marcuzzi ha raccontato come, pur non avendo mai sognato di calcare il palco dell’Ariston, oggi stia vivendo l’esperienza come una vera e propria festa che la riempie di felicità e che può considerare la ciliegina sulla torta della sua carriera.

Anche per Alessandro Cattelan, Sanremo non rappresenta l’ambizione per cui si alza ogni mattina e fa il mestiere del conduttore. Ma, nonostante ciò, si dice molto contento di essere al fianco di Conti e della Marcuzzi. Ha sottolineato che l’improvvisazione è ciò che rende l’intrattenimento più efficace, ed è questo l’approccio che ha deciso di seguire nel corso di questa serata, vivendo la sua partecipazione come una “discussione di tesi”, con l’obiettivo di divertirsi e di portare leggerezza. Ha dichiarato, inoltre, di non aver mai pensato a un suo futuro come successore di Carlo Conti nella conduzione. 

Un paio di questioni sono state toccate in maniera veloce, una di queste il regolamento sui marchi, visti i recenti scandali con la collana di Tony Effe. Per questo, Ciannamea ha parlato della visibilità dei marchi sul palco chiarendo che, secondo il regolamento, nessun logo può essere visibile in modo evidente. Se i marchi non sono riconoscibili, possono essere utilizzati, ma senza inquadrature troppo ravvicinate, ma sarà visibile il nome del marchio nei titoli di coda, poiché la presenza è legata all’artista.

Infine, i co-conduttori hanno condiviso la loro visione dell’esperienza. Alessia Marcuzzi ha sottolineato l’importanza della musica come centro dell’evento e ha dichiarato di voler essere ricordata per gli abbracci e l’energia positiva che porta sul palco. Cattelan, invece, ha parlato della difficoltà di portare leggerezza in un contesto così frenetico, ma ha evidenziato che lo spirito di ironia è ciò che rende il Festival speciale, soprattutto quando la macchina si mette in moto a tutta velocità.

A cura di Alessia Sabetta

Sanremo 2025 – Le pagelle della serata cover

Avevamo riposto tutte le nostre aspettative in una serata cover che risollevasse le sorti di questo Festival, invece anche questa serata ci fa sperare che tutto finisca presto.

Rose Villain con Chiello – “Fiori rosa, fiori di pesco” di Lucio Battisti 
Per Chiello l’esibizione non comincia al meglio ma lasciandosi trasportare dal carisma di Rose Villan si scioglie e con il suo stile ci affascina. Che dire di Rose, calorosa e coinvolgente, ci ha dimostrato di essere impeccabile.  

Voto: 27

Modà con Francesco Renga – “Angelo” di Francesco Renga 
A parte qualche errore di attacco di Kekko tutto nella norma, forse troppo. 

Voto: 24 e targa RENGANEK 

Clara con Il Volo – “The sound of silence” di Simon and Garfunkel
Chiaramente Clara ha provato a dare alla canzone un’interpretazione personale, invece, come potevamo aspettarci, Il Volo ha fatto Il Volo. 

Voto: 24 

Noemi e Tony Effe – “Tutto il resto è noia” di Franco Califano
Prima di tutto, dov’era la collana di Tony Effe? 
Parlando di cose serie: si vede l’impegno da parte di entrambi ma per Tony Effe non è abbastanza. Noemi, con la sua tecnica magistrale meriterebbe 27. Tony invece è sufficiente, ma di poco.

Voto: 23, Noemi, si sa che nei progetti di gruppo c’è sempre qualcuno che lavora di più. 

Francesca Michielin e Rkomi – “La nuova stella di Broadway” di Cesare Cremonini
Esibizione che segue due modalità interpretative diverse: quella di Francesca, meravigliosa e coinvolgente, e quella di Rkomi, stanca e spenta. Peccato.

Voto: 24 

Serena Brancale con Alessandra Amoroso – “If I Ain’t Got You” di Alicia Keys
Serena Brancale ha mostrato, con questo brano, un’altra parte di sé. Si è rivelata essere una cantante poliedrica dal talento e dalla tecnica esemplare. Complimenti. 

Voto: 29

Irama con Arisa – “Say Something” di Christina Aguilera 
L’intesa tra i due cantanti è particolare. Il brano struggente però risulta svuotato di tutti i turbamenti della versione originale, non riuscendo a restituire le forti emozioni che sono narrate dal testo. Performance tutto sommato discreta. 

Voto: 24

Gaia con Toquinho – “La voglia, la pazzia”di Ornella Vanoni
Esibizione dai toni allegri e scherzosi. Gaia ha reso la canzone sua donandole una potente interpretazione personale. 

Voto: 27

The Kolors con Sal Da Vinci – “Rossetto e caffè” di Sal Da Vinci 
Forse la canzone più apprezzata dal pubblico dell’Ariston. Stash preso benissimo. Che dire, i The Kolors hanno thekolorsato.

Voto: 25 e targa mainstream.

Marcella Bella con I Twin Violins – “L’emozione non ha voce” di Adriano Celentano 
Interpretazione molto personale che però perde la tenerezza della versione originale. Una versione forse troppo «forte, tosta, indipendente».  

Voto: 18

Rocco Hunt con Clementino – “Yes I know my way” Di Pino Daniele 
Hunt e Clementino super coinvolgenti. Grande omaggio al maestro Pino Daniele, che termina con un finale emozionale in cui la sua stessa voce chiude l’esibizione. 

Voto: 27 e targa commozione 

Francesco Gabbani con Tricarico – “Io sono Francesco” di Tricarico 
Canzone profonda che Gabbani fa sua rendendola più energica e giocosa. La sua interpretazione funziona ed è coerente.

Voto: 26

Sarah Toscano con Ofenbach – “Overdrive” di Ofenbach 
La canzone passa da “Overdrive” a “Be Mine” diventando un medley. Sarah, perfetta e sicura, dona il suo tocco chic all’esibizione, che risulta assolutamente pazzesca.

Voto: 28

A cura di Maria Scaletta

Lucio Corsi con Topo Gigio – “Nel Blu dipinto di Blu” di Domenico Modugno
L’annuncio del duetto con Topo Gigio aveva suscitato una grande curiosità tra il pubblico. Tuttavia, dopo l’esibizione, viene spontaneo chiedersi se si sia trattato di un colpo di genio o di qualcos’altro. Tutto molto dolce e candido, ma è una di quelle cose su cui bisogna riflettere un po’ per afferrarne davvero l’essenza.

Voto: Lucio sei un patato

Giorgia e Annalisa – “Skyfall” di Adele
Quelle brave della classe, ma studiano a memoria. Una buona interrogazione, ma ci siamo già dimenticati le cose che abbiamo studiato. Però si guadagnano la vittoria. 

Voto: 25

Simone Cristicchi con Amara – “La cura” di Franco Battiato
Potrebbe essere stata una scelta astuta e ben pensata (anche perfettamente legata alla canzone in gara), ma alla fine è una comfort zone.

Voto: 23

Coma_Cose con Johnson Righera – “L’estate sta finendo” di Righeira
Fausto e California iniziano con un duetto piano-voce e l’aspettativa di svegliarsi da questo coma sembra svanire. Poi, grazie all’apparizione mistica di Righera con un paio di occhiali veloci (che lo trasformano in un ciclope), l’operazione “alzarsi dalla sedia e ballare” è completata. Grazie Coma_Cose, sapevamo di poterci fidare di voi!

Voto: 26

Joan Thiele con Frah Quintale – “Che cosa” c’è di Gino Paoli
Questa versione downtempo di “Che cosa c’è” non dispiace affatto, anzi, è un ottimo esempio di cover rivisitata che funziona. I due hanno una bella sinergia, le loro voci si intrecciano alla perfezione e si conferma una delle cose più interessanti fino a questo momento.

Voto: 29

Olly con Goran Bregovic – “Un Pescatore” di Fabrizio De André
Bregović e la Wedding & Funeral Band riarrangiano il brano in versione balcanica e Olly è tutto un presabene. Il risultato è buono, ma disturba la lincenza poetica di Olly − ad un certo punto fin troppo preso bene – che urla che se canti lailallala tutto si risolverà (non lo so Olly). 

Voto: 28

Elodie e Achille Lauro – “A mano a mano” di Riccardo Cocciante e “Folle città” di Loredana Bertè
Un duo ben assortito: nessuno dei due ruba la scena all’altra persona anzi, sembrano a loro agio in quella che potrebbe essere l’esibizione di uno dei loro concerti.

Voto: 25

Massimo Ranieri con Neri per caso – “Quando” di Pino Daniele 
Forse bisognerebbe un attimo rivedere alcune scelte. L’idea non è male, ma la realizzazione lascia a desiderare: i due poli non dialogano poi così bene.

Voto: ritenta (ma anche no), sarai più fortunato 

Willie Peyote con Tiromancino e Ditonellapiaga – “Un tempo piccolo” di Franco Califano
A questo punto della serata sembra siano trascorsi secoli dall’inizio della puntata e l’esibizione, pur non essendo poi così male, passa quasi inosservata nel mezzo di tutto ciò che è successo nelle ore precedenti.

Voto: vorrei votare ma non posso

Brunori Sas con Riccardo Senigallia e Dimartino – “L’anno che verrà” di Lucio Dalla
Brunori si porta sul palco Dimartino e Riccardo Senigallia ed è subito “Festa dell’Unità” con un’esibizione che, pur essendo un po’ rischiosa per la scelta del brano, alla fine trasmette quella sensazione di accoglienza familiare e una bella tavolata di pastasciutta.

Voto: 27 e targa Festa dell’unità

Fedez con Marco Masini – “Bella stronza” di Marco Masini
Ne Avevamo davvero bisogno? Rimaniamo (non è vero) in attesa del prossimo scoop.

Voto: /

Bresh con Cristiano De André – “Crueza De Mä” di Frabrizio De André
Una maledizione sembra essersi abbattuta su questa esibizione: prima il microfono di Bresh non funziona, poi Cristiano De André perde il microfono del mandolino e Bresh non riesce a nascondere la risata disperata di chi pensa “che difficoltà questa vita”. Nonostante tutto si portano a casa una bella esibizione!

Voto: 28 e targa Malocchio

Shablo ft. Guè, Joshua, Tormento con Neffa – “Amor de mi vida” dei Sottotono “Aspettando il sole” di Neffa
Dalla regia (la chat di Musidams) dicono che si tratta di un duetto importante per la scena hip hop italiana. 

Voto: 28 sulla fiducia 🙂

A cura di Alessia Sabetta

Sanremo 2025: la tanto attesa serata delle cover

La conferenza stampa tenutasi questa mattina inizia con le parole del direttore artistico, nonché conduttore, Carlo Conti, il quale annuncia che stasera al suo fianco, per l’apertura, ci sarà Roberto Benigni.

Dopo questa notizia Marcello Ciannamea, il Direttore Intrattenimento Prime Time Rai, condivide gli ottimi risultati della sera precedente con 10,7 Mln di ascolti medi e il 59,8% di share, un successo visto l’incremento di 1 Mln di ascoltatori rispetto lo scorso anno.

Successivamente, il sindaco Alessandro Mager ringrazia le forze dell’ordine per il lavoro che stanno svolgendo per permettere la totale sicurezza dei cittadini e, Marco Bocci, Presidente della Regione, conferma la sua presenza sul palco dell’Ariston per la consegna del Premio Liguria per la migliore cover. 

Claudio Fasulo, responsabile Rai, espone il programma della serata, il quale prevede la presenza di ben 144 artisti sul palco, tra cui la performance di Paolo Kessisoglu con la figlia e l’esibizione di Benji e Fede sul palco Suzuki: insomma, si prospetta un grande spettacolo. 

È presente anche Settembre, il vincitore di Sanremo Giovani, a cui viene consegnato il Premio alla Critica e il Premio Critica Sala Stampa Lucio Dalla. Il cantante coglie l’occasione per ribadire la forte stima che nutre per Alex Wyse, finalista con lui, ed esprime una forte gratitudine per la vittoria conseguita.

Viene poi lasciata la parola alla coppia dei due co-conduttori Geppi Cucciari e Mahmood accomunati non solo dalla provenienza geografica ma anche dalle affinità elettive. Entrambi si augurano il meglio per questa serata: Geppi lo fa con il suo solito sarcasmo mentre Mahmood con il suo ottimismo.

Tra le domande viene chiesta una delucidazione riguardo al perchè la collana sia stata negata a Tony Effe: i responsabili precisano che è stato necessario non far salire sul palco il cantante con il gioiello, in quanto una norma contenuta nel regolamento del festival prevede il totale divieto da parte degli artisti di esibire dei marchi.

Risoltasi tale questione, le domande successive ruotano tutte attorno al ruolo che Geppi Cucciari ha intenzione di ricoprire sul palco dell’Ariston, dove la tv viene intesa come spazio di evasione dalla realtà.
L’attrice risponde sempre con la massima eleganza affermando che «ogni giorno ci sono piccole/grandi battaglie da combattere » ma ci tiene ad evidenziare che mostrerà rispetto nei confronti delle decisioni prese dal direttore artistico.

Una cosa è certa: sono state create alte aspettative per questa serata e noi ci auguriamo che non vengano deluse.

A cura di Sofia De March