Tutti gli articoli di Silvia Appendino

Un ritorno tanto desiderato del rap: Ernia al Flowers Festival

Dopo tre anni di attesa, l’8 luglio, Ernia torna con Solo per Amore Tour, sul palco del Flowers Festival 2026. Più carico che mai, l’artista ha celebrato non solo il tour, ma anche i suoi dieci anni di carriera musicale.

Ad aprire il concerto è “Figlio di”, un inizio d’impatto che fa esplodere l’entusiasmo del pubblico fin dalle prime note.

È impossibile non riconoscere il talento di Ernia, soprattutto durante “LEWANDOWSKI XI”: ciò che colpisce è un notevole controllo del respiro, la precisione con cui interpreta un testo ricchissimo di parole e la naturalezza con cui cresce il ritmo senza mai perdere intensità.

Apprezzabili sono anche i riferimenti, in chiave ironica, alle sue canzoni di esordio e di come sia aumentato il suo seguito: dalle zero persone presenti al suo primo live ai sold out degli ultimi anni. Durante la serata si percepisce chiaramente il percorso di crescita del cantante: il suo modo di scrivere e fare musica si è evoluto nel tempo, senza però perdere la propria identità.

Foto di Fabio Marchiaro / @fabionicotm

Il concerto prosegue con brani più profondi come “Buonanotte”, cantato con un’evidente emozione. Ciò che rende il concerto coinvolgente è il rapporto che Ernia riesce a creare con il pubblico: tra un brano e l’altro, alterna momenti più leggeri a riflessioni personali, facendo sentire le persone presenti parte dello spettacolo e non semplici spettatori. È proprio questo equilibrio tra energia e intimità a caratterizzare l’intera serata.

Al Flowers Festival si respira un’atmosfera di grande entusiasmo: il pubblico, numeroso e partecipe fin dall’inizio, accompagna Ernia in ogni brano, trasformando il concerto in una vera festa per celebrare il suo ritorno sul palco.

Tra i momenti più significativi della serata spicca quello in cui il pubblico intona il ritornello di “Perché”, originariamente interpretato da Madame, creando un’atmosfera che va oltre la semplice esibizione.

Foto di Fabio Marchiaro / @fabionicotm

Il concerto termina con “Grato”, una scelta che sembra quasi voler essere un ringraziamento ai fan, in cui Ernia restituisce  l’affetto ricevuto durante la serata.

È stato uno di quei concerti in cui ci si lascia trasportare dall’energia della musica, anche senza conoscere a memoria tutte le canzoni. Si esce con la sensazione di aver assistito all’esibizione di un artista capace di unire tecnica, presenza scenica ed emozione, qualità che rendono l’esperienza del suo live coinvolgente e unica dall’inizio alla fine.

Silvia Appendino

Dal Barocco al Cinema: il viaggio sonoro dell’Ensemble di corni dell’OSN RAI

Con il settimo appuntamento de “Le domeniche dell’Auditorium”, domenica 17 maggio, l’Auditorium Rai «Arturo Toscanini» di Torino accoglie il concerto dell’Ensemble di corni dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai.

La formazione, composta da otto cornisti dell’orchestra, propone un programma di dieci brani capace di attraversare epoche e stili diversi, dal repertorio barocco fino alle celebri colonne sonore del cinema. Questa scelta rende il concerto particolarmente interessante: non è frequente assistere a un’esibizione affidata esclusivamente ai corni, strumenti che
nell’immaginario comune vengono associati soprattutto al ruolo orchestrale.

Fin dalle prime note è sorprendente constatare quanto il suono del corno possa essere potente e allo stesso tempo morbido e avvolgente. Senza alcun bisogno di amplificazione, gli otto strumenti riempiono l’intera sala con un timbro caldo e intenso, capace di alternare momenti solenni ad altri più delicati e lirici.

I musicisti aprono con l’Egmont di Beethoven, che introduce subito un’atmosfera intensa. In seguito, tra i primi brani, uno dei musicisti invita il pubblico a cogliere una melodia che richiama il suono dell’organo: un’immagine particolarmente efficace, che aiuta ad apprezzare ancora di più la versatilità del corno.

Con il procedere del programma, il repertorio si sposta verso sonorità più brillanti, come ne La danza di Rossini. Non si tratta di una scelta casuale: come spiegato durante il concerto, Rossini è stato uno dei compositori che ha saputo maggiormente valorizzare il corno all’interno dell’orchestra, sfruttandone le capacità espressive e il carattere solenne ma allo stesso tempo lirico.

La parte finale del concerto è dedicata alla musica per il cinema. Le note di Robin Hood: principe dei ladri di Kamen evocano atmosfere avventurose, mentre Nuovo Cinema Paradiso di Morricone regala uno dei momenti più emozionanti dell’esibizione. La melodia, resa ancora più intensa dal timbro caldo dei corni, suscita un senso di meraviglia, lasciando nel pubblico un’impressione profonda.

Un concerto originale e coinvolgente, capace di mostrare tutte le potenzialità espressive del corno e di accompagnare gli ascoltatori in un viaggio musicale che, dal Barocco al Cinema, unisce epoche lontane attraverso il linguaggio universale della musica.

Silvia Appendino

Le scene del mondo raccontate dai King’s Singers

Elegantissimi e impeccabili come sempre, i King’s Singers tornano a Torino, chiudendo il loro anno italiano con un concerto per l’Unione Musicale il 16 novembre. L’ensemble vocale britannico, fondato nel 1968, è oggi uno dei gruppi a cappella più celebri al mondo: sei voci maschili capaci di passare dalla polifonia antica agli arrangiamenti pop e jazz con una precisione e una musicalità ormai diventata il loro marchio.

Il programma prevede una sequenza di scene musicali, che vogliono portare l’ascoltatore in diversi luoghi del mondo. Scenes in America Deserta, un’opera contemporanea commissionata dagli stessi artisti al compositore John McCabe, è il fulcro del programma, in quanto rappresenta musicalmente il paesaggio desertico californiano.

La serata, caratterizzata da un clima accogliente, prende forma poco alla volta. La sala del Conservatorio «G. Verdi» è quasi completamente piena. Le luci soffuse creano un’atmosfera intima che accompagna la voce dei sei cantanti, rendendo l’esperienza ancora più immersiva.

Foto da cartella stampa Unione Musicale

Aprono con “La Tricotea”, una canzone vivace della tradizione spagnola, costruita su un ritmo scorrevole e un testo che alterna lingua antica e parole inventate, per poi proseguire con brani in diverse lingue, dall’inglese, al francese, al tedesco. Gli interpreti/cantanti introducono alcuni momenti del programma parlando in italiano, e questa cura nel rivolgersi al pubblico rende tutto più personale.

L’ironia nella costruzione della scaletta contribuisce a creare un clima leggero: il programma comprende sia brani più brillanti come “I Bought Me a Cat”, con la ricreazione di versi animali, sia momenti più seri, come nel caso di “The Parting Glass”, brano di tradizione irlandese dall’armonia più profonda.

L’esperienza dal vivo è sorprendente: le sei voci, perfettamente bilanciate, si fondono in un unico timbro, tipico del loro canto a cappella. Rispetto alle registrazioni, dal vivo il loro suono acquista una tridimensionalità e una presenza che immerge completamente l’ascoltatore. L’acustica della sala esalta ogni dinamica, dai pianissimi più sottili alle armonie piene e avvolgenti, creando un suono “fisico” che circonda il pubblico. La canzone più emozionante? “The Way You Look
Tonight”.

Fino all’ultimo brano, chi era in sala non voleva che il concerto finisse: ad ogni loro «questa è l’ultima canzone», seguiva un mormorio dispiaciuto. Alla fine del programma, una lunga standing ovation ha convinto i King’s Singers a tornare sul palco regalando due bis: il primo è stato una versione particolare di “Quando, quando, quando”, delicata ed elegante rispetto alla versione più nota con accompagnamento strumentale; l’altro bis è rimasto una sorpresa per il pubblico.

Il concerto ci lascia l’emozione e la sensazione di viaggiare attraverso luoghi, lingue e atmosfere, sempre con l’eleganza tipica dei King’s Singers.

Silvia Appendino