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Il Mago del Gelato a Hiroshima Mon Amour: un live da asfissia

Il concerto de Il Mago del Gelato all’Hiroshima Mon Amour, avuto luogo venerdì 21 novembre, è stato travolgente. Ci sono voluti giorni per rielaborare le sensazioni e riuscire a scriverne. Un’ora e mezza senza fiato, in cui il quartetto ha dato vita a sonorità per il corpo e per la mente: muovendo il primo e alleggerendo la seconda. Il gruppo nato, nel cuore multietnico di Via Padova, a Milano, porta avanti un’idea di funk mediterraneo che mescola radici popolari, curiosità urbana e un gusto melodico che profuma d’estate, possibilmente lontano dalla calura meneghina.

Foto di @Rullino_Urbano

Dal vivo i quattro ampliano la formazione, aggiungendo fiati e percussioni per ricreare e potenziare i colori dei brani prodotti in studio. Il risultato è un flusso continuo di gioia euforica, tra groove danzanti, ritmi afro-latini e riff melodici memorabili. I confini si dissolvono. Non c’è più distinzione tra palco e platea e l’estasi musicale si propaga inondando il pubblico. Quella stessa estasi che si prova durante un tuffo al mare in piena notte, alla fine di una giornata calda e passata troppo in fretta, che sa di allegra malinconia. Di risate, leggerezza e nostalgia. Che scuote i pensieri mentre i suoni attraversano ogni centimetro del corpo.

Sul palco i musicisti non si fermano mai: si guardano, sorridono – sudano un sacco – e si lanciano l’uno contro l’altro sfide a base di cambi di ritmo, mostrando una spiccata sintonia forgiata in breve tempo: a due anni dal primo singolo “Zenzero” (2023) non sono ormai più una fresca promessa, ma una conferma nitida del nuovo panorama funk italiano.

Foto di @Rullino_Urbano

Il gruppo ha saputo costruire uno stile riconoscibile, composto da un mix di influenze del passato: dalle scintillanti tastiere anni ‘80 alle percussioni e ai ritmi afrobeat, fino ad arrivare all’uso del vocoder come elemento cardine nei brani cantati. Senza dimenticare il debito verso le sonorità più eclettiche di Piero Piccioni, di cui, tra l’altro, propongono una reinterpretazione del brano “Scacco alla torre”, pubblicato poche settimane fa all’interno del progetto discografico Cinevox ReFramed.

Il Mago del Gelato si afferma come una realtà capace di coinvolgere e trascinare chiunque gli si trovi davanti in un’esperienza collettiva, fisica ed emotiva. E una volta usciti, ripreso fiato, si sorride, stanchi, ma consapevoli di aver partecipato a un sinergico scambio di energia positiva, che ci ricorda quanto i live ci facciano bene. Perché quell’ora e mezza di musica, per quanto passeggera, sa restituirci una gioia che va ben oltre l’ultima nota.

Marco Usmigli