Top 10 Ottobre 2026

Il freddo è arrivato anche a Torino, ma a noi l’autunno piace un sacco. Una top 10 variegata, quella di ottobre: per chi si gode una tisanina sul divano, ma anche per chi ha sempre voglia di scatenarsi in cucina a suon di rock, rap e techno.

“Ninna nanna” – Mille Alice

Prima di premere play prendete i fazzoletti, preparatevi a fare i conti con tutti i vostri traumi infantili, ma soprattutto a coccolarvi e ricentrarvi un po’. È questo l’effetto che fa la voce calda di Mille Alice che si muove tra un arpeggio di pianoforte e bellissime armonizzazioni. Artista emergente fiorentina, di base a Bologna, nel 2025 ha partecipato ad X Factor. L’ ho conosciuta e scoperta al Reset Festival qui a Torino. Se, ascoltato il brano, avrete anche solo un pochino rallentato il ritmo della vostra giornata, allora fatevi un bel regalo: tuffatevi nell’ascolto integrale del suo ultimo album, fresco d’uscita, Nascere Inciampare Crescere.

“La persona che più mi odia” – Margherita Vicario

Secondo singolo che anticipa il nuovo progetto della cantautrice romana Un Tripudio di Pelle e di Baci in uscita il 20 novembre. Un grande ritorno a suon di trombe e sax, che aprono “La persona che più mi odia”. Ci accompagnano in un mondo che richiama l’R&B e il soul: nei ritornelli Margherita è sostenuta da un coro gospel che ci trascina come prendessimo parte a una coreografia di Sister Act. Accanto a questa spinta ritmica, c’è un testo di spessore: tristezza, sensi di colpa e rabbia portano alla presa di consapevolezza che siamo noi stessi le persone che odiamo di più. Siamo in grado di perdonare tutto a tutti, ma a noi stessi mai nulla. Tutto ciò è frustrante e faticoso e allora ecco questo ritornello che ritorna per esorcizzare quest’odio in un grido di rabbia e di gioia. Per ora questo nuovo lavoro sembra decisamente in continuità con quello registico-musicale di Gloria! (2024). Staremo a vedere!

“Siamo gli alberi” – Claudio Covato e Marco Castello

Un groove travolgentemente perfetto. Un gran mix un po’ funky, un po’ neo soul con un pizzico di rock progressivo. Claudio Covato è un cantautore e  chitarrista, con una voce che spazia dal  lirico al pop, ha vinto il premio Fabrizio De André 2025 e Musicultura 2026.

Il suo talento qui trova sicuramente un ottimo compagno d’avventura in Marco Castello: il risultato è un brano musicalmente impeccabile, con un testo che ha una freschezza ironica e pungente: in un mondo che va a rotoli forse l’unica soluzione è davvero diventare alberi. Mettere finalmente radici e tornare ad ammirare la natura che abbiamo attorno.

(P.S. per questo piccolo grande atto rivoluzionario consiglio l’ascolto durante una bella passeggiata al Valentino, alzando la testa per guardare tutte quelle belle foglie sopra di voi).

“Napoleone Buonanotte” – Lucio Corsi

Un nuovo singolo che conferma la poetica del quotidiano e delle piccole cose che caratterizza la scrittura di Lucio Corsi. Al primo ascolto alcune immagini fanno proprio sorridere: il lavandino con il raffreddore, la mattina che riusciremo a capire solo  più in là con gli anni esattamente come il minestrone. È un mondo ricco di immagini e citazioni, dalla Gioconda a Napoleone. È un universo sonoro che, questa volta più di altre, ricorda tanto Ivan Graziani con la leggerezza surreale di “Monna Lisa” o “Lugano Addio”: Lucio unisce una storia d’amore con la Storia e funziona.

“Me x You” – Red Red Flamingo e genn butch

Anche Daniele Petrosa – in arte Red Red Flamingo – è passato dal Reset Festival di quest’anno. Lì ho avuto l’occasione di ascoltare in anteprima, e soprattutto in full band, il suo nuovo EP TESTAROSSA, da cui questo brano è estratto. Red Red Flamingo ha sonorità alternative rock, brit pop, folk e non vogliono essere le solite etichette vaghe: appena ho sentito la band suonare ho pensato di avere davanti un progetto che ha davvero tutte le carte in regola per essere internazionale. Nel caso specifico di questo brano, vi troverete davanti una ballad che mi riporta subito ai Paper Kites, ai Lumineers e anche un po’ a Damien Rice. Sarà il potere della lingua straniera che rende tutto più magico ma rinnovo la mia scommessa: Red Red Flamingo ti vedremo in giro per l’Europa prima o poi!

Michele Bisio

“Soldi” – nopi
Il brano, contenuto nell’album d’esordio A casa tutti bene, uscito il 9 ottobre, è all’apparenza una canzone trap di quelle che affollano le playlist editoriali di Spotify ogni fine settimana; eppure, ha qualcosa di anomalo. Generalmente i rapper sono propensi all’iperbole, allo straordinario, a «spararla grossa»; nopi ribalta questo paradigma e si presenta come un rapper della mediocrità: racconta piccoli drammi familiari, piccoli problemi di salute (tra cui una patologia emorroidaria citata più volte) e altre difficoltà quotidiane piccolo-borghesi. Il tono pacato e privo di prosodia con cui pronuncia le sue rime, insieme alla produzione trap dal gusto contemporaneo, corrobora il senso di straniamento che si prova nell’ascoltare la canzone, ponendoci di fronte al dubbio che l’artista, nel raccontare le verità più noiose, stia facendo dell’ironia, che sia una farsa. Tutto ciò contribuisce a rendere l’album di nopi, se non una scottante novità in termini di suono e contenuto, quantomeno qualcosa di tiepidamente nuovo.

“STRESS” – Ramzes e Plug Wave
Il nuovo brano del rapper, membro del collettivo trentino NULLNEUN, è tutto ciò che nopi prova a non essere. Ramzes porta all’estremo l’immaginario violento del gangsta rap italiano, premurandosi di circostanziare anche gli aspetti più trascurati della vita criminale che descrive. Non mancano, infatti, riferimenti allusivi e privi di affettazione al traffico di stupefacenti, con particolare attenzione ai rapporti di causa-effetto che regolano questo mercato: «Deforestazione mette a rischio nascondigli geniali». Lo stile del testo è minimale: i verbi declinati all’infinito, le onomatopee e gli elenchi brevi sono tutti elementi che conferiscono un ritmo frenetico a questa dissertazione sulla vita criminale che, come suggerisce il titolo, provoca irrimediabilmente problemi a chi la conduce.

“Houston” – Ciarán
Il brano dell’ex Brockhampton è l’ultimo singolo confluito nell’EP RED 99, uscito a metà ottobre. Come per molti altri ex membri di quel progetto, le sonorità della carriera solistica si discostano da quelle del gruppo e, nel caso di Ciarán, la scelta è ricaduta su un sound che fonde R&B, chitarre acustiche ed elettronica. In “Houston” è lampante l’influenza di D’Angelo, a partire dal rimshot del rullante, leggermente ritardato, alla maniera di Questlove o l’overdubbing delle voci, onnipresente nella produzione dell’autore di Brown Sugar. Ciarán, tuttavia, riesce a svecchiare la formula attraverso l’oculata introduzione di elementi elettronici, soluzione affine a quella del contemporaneo Mk.gee.

“Ci piovono” – Antropofagoh
Presente solamente nel video della loro esibizione dal vivo al Barocchio, “Ci piovono” è un brano nascosto nei meandri di YouTube, lontano da orecchie indiscrete. Il duo Antropofagoh,  composto da chitarra con voce e basso, contamina il cantautorato nostrano attingendo all’immaginario e al mondo sonoro sudamericano, come d’altronde suggerisce anche il nome, chiaro riferimento al Manifesto antropófago di Oswald de Andrade. “Ci piovono” assomiglia infatti a una nenia dall’andamento incerto, un racconto surreale che sembra celare altri significati, con alcune reminiscenze della celebre “Construção” di Chico Buarque. Questa ambiguità semantica si intreccia con il tira e molla della chitarra, decisa e spezzata, e con le articolazioni ipnotiche del basso, cui fa da contrappeso melodico la voce vellutata della cantante Anna Coccoli.

“Game One” – Infiniti (Juan Atkins )
La rimasterizzazione dell’album Infiniti Collection del 1996, pubblicata lo scorso 30 ottobre, un giorno prima della prematura scomparsa di Juan Atkins, si riconferma una pietra miliare del genere techno. Se oggi infatti la musica techno è appannaggio di determinate sottoculture europee, il lavoro di Atkins si pone come una solida testimonianza delle sue radici afroamericane, segnando le coordinate di Detroit come luogo di partenza e, forse, di un eventuale ritorno di questo genere. “Game One” è il brano che meglio si presta a una sintesi esemplificativa di questa traiettoria storica.

Tommaso Fanteguzzi

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