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War Requiem: Harmonia in tempore belli

MITO SettembreMusica, il festival che unisce Milano e Torino, apre la programmazione nel capoluogo piemontese il 7 settembre, all’Auditorium Rai Arturo Toscanini. La stagione di quest’anno, intitolata Harmonia, viene inaugurata dal War Requiem di Benjamin Britten: la scelta è un omaggio al compositore nel cinquantesimo anniversario della morte e, al tempo stesso, un monito contro gli orrori e la futilità della guerra. Spesso la sala da concerto offre rifugio dalla volgarità del mondo, da tutto ciò che ci sia di gretto e spiacevole e dove possiamo, per la durata dello spettacolo, lavarci l’anima e consolarci delle imperfezioni della vita; Britten invece porta dentro l’hortus conclusus della musica quell’inquietudine da cui si cerca di scappare.

Da cartella stampa di MITO SettembreMusica – foto di Gianluca Platania

L’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai – in forma mastodontica, visto l’organico richiesto –  il Coro del Teatro Regio, i solisti Elena Guseva (soprano), Nicky Spence (tenore) e Bo Skovhus (baritono), sotto la direzione di Simone Young, hanno magistralmente reso questo monumento della musica del XX secolo, cosa difficilissima non solo dal punto di vista tecnico ma anche interpretativo. La struttura a pannelli richiede una grande capacità, di non solo saper colorare ogni momento musicale appropriatamente, ma di riuscire a tenere la tensione tra una parte e l’altra, sfide che la direttrice ha saputo fare alla perfezione. Notevoli i due solisti maschili per la loro drammaticità. Commovente sentirli cantare nel finale le parole «Let us sleep now»: l’immagine delle ombre di due soldati che dopo essersi biecamente trucidati a vicenda possono trovare riposo nel grembo della terra. Ragguardevole anche il coro, in particolare nei passaggi a cappella.

L’interpretazione è fondamentale. Il War Requiem è un capolavoro, non solo di tecnica compositiva, ma soprattutto un capolavoro ermeneutico: Britten va nel cuore del testo della Messa dei Morti e della poesia di Wilfred Owen, ricordando che la formula «Requiem aeternam dona eis, Domine» è un appello: parte da un’umanità che spera fiduciosamente in questo riposo, annientandosi nella pace.; nel Dies Irae il richiamo della tromba del Giudizio è quello dei clarini di battaglia, citati tanto musicalmente come nel testo di Owen: «Bugles sang, saddening the evening air», argomentando che forse è già passato il giorno d’ira, sciogliendo, con le nostre stesse mani, il mondo. Solo alla fine, nel «Libera Me», la lugubre e angosciante atmosfera si scioglie in una consolazione di mahleriana memoria. Un finale che non porta alla risurrezione ma è un invito al riposo, riposo che, nonostante gli 80 anni che separano la grande ecatombe del secolo scorso ai giorni d’oggi, non è ancora venuto. Viviamo in un’era di ansietà dove incombono le ombre del passato e del futuro e che solo la consapevolezza e il ricordo, come ha voluto fare MiTO SettembreMusica in questa inaugurazione, può preparare e puntare una via verso la pace.

Riccardo Morabito