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C2C Festival: le lunghe notti a Lingotto pt.1

Due giorni, due notti e due palchi in una sola e grande warehouse per un fine settimana all’insegna di C2C Festival a Lingotto Fiere.
I biglietti sono esauriti da più di un mese per le serate di venerdì 31 ottobre e sabato 1 novembre, la coda all’ingresso è già molto lunga prima dell’apertura dei cancelli, segnale che il pubblico vuole esserci fin dall’inizio. 

Il venerdì pomeriggio si apre con Titanic, il progetto della violoncellista guatemalteca Mabe Fratti, già presente come solista nella scorsa edizione, e del chitarrista venezuelano I. La Católica. I due, sul palco insieme a Nat Philipps (sassofono) e Friso van Wijck (batteria), suonano i brani del loro ultimo album HAGEN. Le sonorità cambiano in continuazione, si passa da brani ambient e meditativi ad altri quasi prog rock. La voce leggera di Fratti dà la linea melodica, attraverso tecniche estese, linee di basso e suoni classici del violoncello elaborato dalla pedaliera mentre I. La Católica suona la chitarra passando dallo shredding classico a inquietanti suoni di vocoder. Il ritmo impresso dal batterista spazia da semplici accenti beatless a improvvisazioni con tempi concitati. La combinazione di tutti questi elementi crea un paesaggio musicale insolito e multicolore, come il rosso e il blu che illuminano il palco durante la loro esibizione.

Evento tra i più attesi di questa giornata, soprattutto dal pubblico italiano, è il debutto di Iosonouncane & Daniela Pes. I due presentano un nuovo progetto in esclusiva, alla cui base c’è il tentativo di fusione tra elettronica e musica popolare, anche se in questo caso cantano solo in italiano. Durante l’esibizione scorrono sugli schermi immagini filmiche tratte da Salomè di Carmelo Bene e Medea di Pasolini, mentre nel buio, uno di fronte all’altro, elaborano la loro musica su un piccolo tavolo. Un duetto frenetico fatto di scontri vocali, strumenti della tradizione sarda, ritmi sincopati, bassi che fanno tremare e luci che accecano, quasi a indurre una iperstimolazione sensoriale.

Sale sul main stage Saya Gray, polistrumentista canadese con origini giapponesi e scozzesi. Stilosissima ed estremamente talentuosa, porta al centro della scaletta l’ultimo album: Saya, segnando una vera e propria metamorfosi artistica ed evoluzione rispetto ai precedenti lavori. La sua esibizione è calda e fresca allo stesso tempo: da una parte per la voce e le incalzanti melodie soul-folka tratti countrye l’atmosfera sognante, dall’altra per l’approccio moderno sperimentale e la vitalità dei suoni. Saya, oltre a cantare, si sposta tra tastiera e chitarra/basso a doppio manico creando così un mix potente di drumming energico, chitarre elettroacustiche e fluttuanti strati di synth che rende il live magnetico.

Grande attesa per Dev Hynes, in arte Blood Orange, camaleonte della musica, capace di restare coerente in ogni sua trasformazione: dagli esordi londinesi con gli irriverenti Test Icles, al trasferimento negli Stati Uniti con il pop-folk orchestrale di Lightspeed Champion e la raffinatezza di Blood Orange. Dopo quasi sette anni, torna in esclusiva italiana, con Essex Honey, un album intimo e introspettivo che racconta il ritorno in Essex per assistere la madre malata e il lutto successivo: un viaggio spirituale tra perdita, memoria e radici. 

Di fronte al main stage c’è fermento: Blood Orange canta e suona chitarra, tastiera/synth e violoncello accompagnato da batterista, bassista/tastierista e due coristi che talvolta emergono come solisti.  L’atmosfera è magica e ipnotica: sensibilità soul e un sound anni ‘80 aggiornato al presente avvolgono il pubblico e creano profonde connessioni in un’esibizione a tratti struggente. Un breve interludio, quasi un ritorno alle origini, lo vede suonare il violoncello elettrico, che studia dall’età di 11 anni, e cantare una delicata cover di  “How Soon Is Now?” degli Smiths: un frammento incantato, sospeso tra nostalgia, malinconia e introspezione. Sul palco, la conferma di un grande artista poliedrico in grado di comunicare il proprio mondo interiore attraverso la musica.

Foto di Ilum collettivo da cartella stampa C2C Festival

A chiudere sul main stage, Dj Python, produttore dal Queens, New York. Con un mix di deep-house e ritmi latini fa ballare tutti, mentre un fenomenale gioco di luci trasforma il set in un’esperienza totale. Sul palco Stone Island, invece, il primo artista segreto di questa edizione: il fedelissimo Bill Kouligas, sempre presente negli ultimi quattro anni, trascina il pubblico in una danza a ritmo serrato di oltre due ore, per poi sorprendere alla fine con un remix di “Enjoy the Silence” dei Depeche Mode.

Termina così, all’altezza delle aspettative, la prima notte del C2C Festival a Lingotto Fiere. Poche ore di sonno, e si riparte.

Linda Signoretto e Alessandro Camiolo