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C2C Festival: le lunghe notti al Lingotto pt.2

Dove eravamo rimasti… forse sdraiati nella Sala Rossa a rilassare l’udito o fuori a fare la coda al freddo per un bicchiere d’acqua. In ogni caso eccoci tornati al C2C Festival per la seconda serata a Lingotto Fiere, ricca di artisti di richiamo per il grande pubblico e di alcuni nomi interessanti, ma in sordina.
Una di queste è Malibu, artista francese che si esibisce a metà pomeriggio sul palco Stone Island. La sua performance è connessa all’idea di meditazione, messa in scena attraverso l’uso di fari luminosi molto alti che girano intorno al pubblico, rischiarando la presenza di ognuno. Dal punto di vista musicale, Malibu crea un oceano di suono in cui si intrecciano pianoforti, fiati, archi, ma anche dense parti elettroniche drone ambient che inducono stati introspettivi. Infine c’è anche la sua voce, un sussurro che passa da parti intime di spoken word a lunghi respiri vocalizzati e sussulti che sembrano strumenti a sé stanti. Il pubblico, per la maggior parte seduto a terra, ascolta con incanto ed euforia questa musica che dura quasi in eterno, ma che come un’onda arriva addosso e poi scompare.

Sul palco principale a inizio serata si esibisce Ecco2k (Zak Arogundade), artista svedese a metà tra moda, videomaking e musica, qui per la sua esclusiva in Italia. La sua performance cerca un punto d’incontro tra il mondo rap e l’hyperpop più delirante. Si muove in silhouette illuminato solo da uno schermo bianco, e si arrampica su un ponteggio in modo acrobatico. La sua musica invece è fatta di beat lenti e gelidi a cui Zak conferisce un’energia istintiva attraverso la sua voce distorta e quasi robotica. Il pubblico poga e si esalta per i brani, ormai diventati culto, del suo album d’esordio E, uscito nel 2019. 

Torna A.G. Cook, artista e produttore britannico, fondatore della rivoluzionaria etichetta PC Music, che negli ultimi dieci anni ha contribuito a definire e codificare l’estetica hyperpop, sul piano sonoro e visivo. Di recente ha collaborato all’album Renaissance di Beyoncè e Brat di Charli xcx, avanguardista, non a caso eletto Miglior Producer ai BRIT Awards.

Cook porta sul main stage una ventata d’aria fresca con una palette luminosa che si tinge di rosa e verde per il remix di “Von dutch” di Charli xcx,fonde sonorità pop e dance anni 2000 inserendole in un altro contesto digitale con layering rapido, glitch e bpm che impennano freneticamente e fanno ballare la folla. Rimane perlopiù dietro la console tranne pochi minuti in cui, con il tipico autotune, canta “Superstar”. 

Foto di Ilum collettivo da cartella stampa C2C Festival
Foto di Ilum collettivo da cartella stampa C2C Festival

È il turno di Floating Points, ormai di casa a C2C Festival. Produttore britannico di elettronica sperimentale, ambient, dance e jazz elettronico, propone un set ibrido, ricco di dettagli e sfumature elaborati live con precisione matematica. Il ritmo è insistente e liquido: scorre come un fiume in piena che cresce per accumulo, trasportando e rimodellando ogni suono lungo il suo corso. Lo spettacolo non è solo per le orecchie: alle sue spalle scorrono visual psichedelici e geometrie luminose, che insieme alle luci, si muovono in parallelo alla musica, raccontandola visivamente. 

Torna poi, dopo oltre dieci anni, in esclusiva italiana, Four Tet, chiamato a chiudere l’ultima notte al Lingotto Fiere. Fin dai primi minuti riesce a trascinare e a far ballare il pubblico, già incandescente. Tra strutture house e derive trance, crea un flusso ritmico in continua crescita, essenziale e calibrato con cura. Il musicista porta alcune delle sue tracce più celebri adattando il flusso alle energie della folla in un ascolto reciproco. L’intensità aumenta progressivamente, accompagnati da luci e visual, e nonostante la stanchezza tutti si muovono a ritmo.

Un finale celebrativo, in cui musica, libertà e lo stare insieme sono trionfanti.
Quando le ultime vibrazioni si dissolvono nell’aria del Lingotto Fiere, non resta solo la memoria di una notte intensa, ma la sensazione di aver partecipato a qualcosa che continua a pulsare anche dopo il silenzio. Il pubblico si riversa fuori, trasformando i paninari in un after improvvisato, nessuno vuole mollare l’energia accumulata. E fortunatamente non serve neanche farlo: domani si riparte alle OGR Torino, per la serata conclusiva, noi siamo pronti.

Alessandro Camiolo e Linda Signoretto

C2C Festival: le lunghe notti a Lingotto pt.1

Due giorni, due notti e due palchi in una sola e grande warehouse per un fine settimana all’insegna di C2C Festival a Lingotto Fiere.
I biglietti sono esauriti da più di un mese per le serate di venerdì 31 ottobre e sabato 1 novembre, la coda all’ingresso è già molto lunga prima dell’apertura dei cancelli, segnale che il pubblico vuole esserci fin dall’inizio. 

Il venerdì pomeriggio si apre con Titanic, il progetto della violoncellista guatemalteca Mabe Fratti, già presente come solista nella scorsa edizione, e del chitarrista venezuelano I. La Católica. I due, sul palco insieme a Nat Philipps (sassofono) e Friso van Wijck (batteria), suonano i brani del loro ultimo album HAGEN. Le sonorità cambiano in continuazione, si passa da brani ambient e meditativi ad altri quasi prog rock. La voce leggera di Fratti dà la linea melodica, attraverso tecniche estese, linee di basso e suoni classici del violoncello elaborato dalla pedaliera mentre I. La Católica suona la chitarra passando dallo shredding classico a inquietanti suoni di vocoder. Il ritmo impresso dal batterista spazia da semplici accenti beatless a improvvisazioni con tempi concitati. La combinazione di tutti questi elementi crea un paesaggio musicale insolito e multicolore, come il rosso e il blu che illuminano il palco durante la loro esibizione.

Evento tra i più attesi di questa giornata, soprattutto dal pubblico italiano, è il debutto di Iosonouncane & Daniela Pes. I due presentano un nuovo progetto in esclusiva, alla cui base c’è il tentativo di fusione tra elettronica e musica popolare, anche se in questo caso cantano solo in italiano. Durante l’esibizione scorrono sugli schermi immagini filmiche tratte da Salomè di Carmelo Bene e Medea di Pasolini, mentre nel buio, uno di fronte all’altro, elaborano la loro musica su un piccolo tavolo. Un duetto frenetico fatto di scontri vocali, strumenti della tradizione sarda, ritmi sincopati, bassi che fanno tremare e luci che accecano, quasi a indurre una iperstimolazione sensoriale.

Sale sul main stage Saya Gray, polistrumentista canadese con origini giapponesi e scozzesi. Stilosissima ed estremamente talentuosa, porta al centro della scaletta l’ultimo album: Saya, segnando una vera e propria metamorfosi artistica ed evoluzione rispetto ai precedenti lavori. La sua esibizione è calda e fresca allo stesso tempo: da una parte per la voce e le incalzanti melodie soul-folka tratti countrye l’atmosfera sognante, dall’altra per l’approccio moderno sperimentale e la vitalità dei suoni. Saya, oltre a cantare, si sposta tra tastiera e chitarra/basso a doppio manico creando così un mix potente di drumming energico, chitarre elettroacustiche e fluttuanti strati di synth che rende il live magnetico.

Grande attesa per Dev Hynes, in arte Blood Orange, camaleonte della musica, capace di restare coerente in ogni sua trasformazione: dagli esordi londinesi con gli irriverenti Test Icles, al trasferimento negli Stati Uniti con il pop-folk orchestrale di Lightspeed Champion e la raffinatezza di Blood Orange. Dopo quasi sette anni, torna in esclusiva italiana, con Essex Honey, un album intimo e introspettivo che racconta il ritorno in Essex per assistere la madre malata e il lutto successivo: un viaggio spirituale tra perdita, memoria e radici. 

Di fronte al main stage c’è fermento: Blood Orange canta e suona chitarra, tastiera/synth e violoncello accompagnato da batterista, bassista/tastierista e due coristi che talvolta emergono come solisti.  L’atmosfera è magica e ipnotica: sensibilità soul e un sound anni ‘80 aggiornato al presente avvolgono il pubblico e creano profonde connessioni in un’esibizione a tratti struggente. Un breve interludio, quasi un ritorno alle origini, lo vede suonare il violoncello elettrico, che studia dall’età di 11 anni, e cantare una delicata cover di  “How Soon Is Now?” degli Smiths: un frammento incantato, sospeso tra nostalgia, malinconia e introspezione. Sul palco, la conferma di un grande artista poliedrico in grado di comunicare il proprio mondo interiore attraverso la musica.

Foto di Ilum collettivo da cartella stampa C2C Festival

A chiudere sul main stage, Dj Python, produttore dal Queens, New York. Con un mix di deep-house e ritmi latini fa ballare tutti, mentre un fenomenale gioco di luci trasforma il set in un’esperienza totale. Sul palco Stone Island, invece, il primo artista segreto di questa edizione: il fedelissimo Bill Kouligas, sempre presente negli ultimi quattro anni, trascina il pubblico in una danza a ritmo serrato di oltre due ore, per poi sorprendere alla fine con un remix di “Enjoy the Silence” dei Depeche Mode.

Termina così, all’altezza delle aspettative, la prima notte del C2C Festival a Lingotto Fiere. Poche ore di sonno, e si riparte.

Linda Signoretto e Alessandro Camiolo

CLUB TO CLUB @ LINGOTTO FIERE

È davvero una “luce al buio” questo quarto episodio della stagione 2019 del Club to Club, consumatosi
lo scorso 2 novembre e che ha visto svilupparsi, sui due grandi palchi del Lingotto Fiere, un’interessante
lineup degna di quell’idea di avant-pop e sperimentazione che cerca di portare avanti, da anni, il festival.

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