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Top 10 maggio 2026

Il caldo regna sovrano, eppure, in questa selezione difficilmente troverete un fresco ristoro, ma generi e atmosfere quasi “fuori stagione”: dal folk cantautoriale al disco-pop, dal rock a tinte anni ‘60 a quello alternative impregnato di chitarre distorte. Insomma, un variegato mix di sonorità che ci farà compagnia nelle lunghe giornate di studio per la sessione estiva. 

Per Domani – carbeau 
Carbeau è un artista italo-francese trapiantato in Brasile, profondamente influenzato dalle culture che ha vissuto. L’ultima traccia del suo nuovo album, Odore dell’Asfalto, svetta per complessità sonora. Le stratificazioni melodiche di chitarra e synth puntellano un’aria sognante, in cui l’artista canta l’abbandono e il dolore subito. Poche parole qua e là, che trasmettono una chiara rassegnazione sull’amore ormai perso.

Gather Round – The Lemon Twigs
Nei classicheggianti arrangiamenti anni ‘60 dei fratelli D’Addario, Gather Round arriva diretto alla testa con un moto melodico giocoso e catchy, mentre i fiati sussurrati sullo sfondo aggiungono brio e leggerezza. La batteria porta avanti un pattern chiaro e lineare che spesso si ferma per lasciar spazio agli altri strumenti che, nella coda del brano, si mutano a loro volta per giungere a un trascinante sing-along collettivo.

Contemplare il cielo attraverso le dita – Dimartino 
Il cantautore siciliano canta la disillusione verso il mondo e la necessità di imparare a godersi la vita lasciandosela scivolare addosso, perdendosi in ciò che rasserena e porta a sentirsi di nuovo bambini. Una ballad folk che, come tutto il disco L’improbabile piena dell’Oreto, si allontana dagli ultimi progetti in duo con Colapesce; un lavoro nato dall’esigenza di uscire dal loop vertiginoso della ricerca della hit. Ne risulta un brano intimo e libero, anche da spinte commerciali, come dimostrano i quasi cinque minuti di durata. 

Una spiegazione assurda – Marco Fracasia
L’intro quasi vaporwave, con le sue scale ascendenti e discendenti, introduce un arrangiamento disco-pop ormai decadente. Il cantautore lo sviluppa però con maestria, non obbligandosi a mantenere il pattern ritmico delle percussioni su tutto il brano; crea così un susseguirsi di momenti di up&down che arricchiscono la traccia, evitando la noia. Il singolo prepara l’uscita, prevista per il 12 giugno, del nuovo album: un progetto che consigliamo di tenere d’occhio. 

Shway Shway – Nu Genea feat. Celinatique
Percussioni brillanti e un synth dall’anima latina che ricama la melodia principale, mentre una seconda tastiera viaggia su un tempo bossa nova regolato, un samba lento. La voce eterea di Celinatique si incastra perfettamente, muovendosi con un classico piglio jazz e riempiendo i momenti in cui gli strumenti rifiatano. Un pezzo eclettico che stupisce, soprattutto per la struttura in due parti: la pausa a metà è così lunga che viene da pensare sia partita la traccia successiva… e invece il brano ricomincia e traghetta il giro melodico dritto verso la coda finale. 

Il contadino magro – Max Gazzè
Avvolgente, poetico e struggente. Il brano d’apertura dell’ultimo progetto di Gazzè, L’ornamento delle cose secondarie, strappa via l’ascoltatore dalla sua quotidianità e lo introduce all’universo costruito meticolosamente dal cantautore, tramite i suoni esclusivamente analogici degli strumenti più vari e la scelta anticonvenzionale dell’accordatura a 432Hz. L’orecchio si adatta subito alla frequenza, mentre il testo racconta senza patetismi la simbiosi tra la vita che nasce e quella che si consuma.

Heart of Chrome – The Claypool Lennon Delirium
“Heart of Chrome” è l’unico momento di distensione nel delirio, di nome e di fatto, che è il concept album The Great Parrot-Ox and the Golden Egg of Empathy. Elaborato frutto delle atmosfere sognanti di Lennon e delle originali linee di basso di Les Claypool, il brano racconta  – in una narrazione fantasy dalla spiccata cifra prog – il timore dell’assenza di umanità intrinseca alle I.A. che prendono piede rapidamente nella nostra contemporaneità.

do i clench my fists? – ridgeclub
“do i clench my fists” è un singolo neo jazz del sassofonista e musicista canadese ridgeclub. Lo permeano sonorità neo jazz che fondono lo strumentale all’elettronica in un ammaliante risultato ambient. Ha il sapore di un ritorno a casa in macchina, di notte, mentre i pensieri vagano pigramente velati di nostalgia.

Serpenti dell’82 – Ministri
Manifesto di una generazione delusa ma mai rassegnata: meno di un anno dall’ultimo album, il gruppo alternative rock pubblica l’ep Canzoni ombra, del quale tre brani erano già usciti sulla newsletter nel 2022, ma, come richiesto dalla band, mai diffusi. Gli spigoli rabbiosi dei primi album si sono smussati, ma gli ideali e la speranza della generazione degli anni ‘80, sebbene logorati da una politica che non sono stati in grado di volgere a proprio favore, rimangono vivi, e Divi grida forte che, nonostante tutto, riusciremo a farci valere senza diventare cattivi.

The Crop – Liminal
Il nome della band australiana si riflette appieno nelle ambientazioni in cgi a bassa risoluzione che riempiono il videoclip stile anni ‘90 realizzato per “The Crop”. In piena wave neo-psyck rock, il brano si sviluppa su una cellula melodica ripetuta e alternata al sussurro del vocalist, ornata da riff distorti di chitarra che evitano la monotonia pur mantenendo l’atmosfera alienante.

Marco Usmigli e Stella Platania

Calibro35 plays Morricone: APOLIDE DAY 4

Prosegue il racconto del festival Apolide nella sua quarta giornata di domenica 24 luglio all’interno dell’area naturalistica Pianezze di Vialfré. Dopo un traumatico risveglio in tenda e reduce dai postumi della sera prima, il pubblico è pronto a godersi l’ultima giornata tra attività, musica e spettacoli. In chiusura di questa edizione di Apolide, un’esibizione magistrale dei Calibro 35 sulle note del maestro Ennio Morricone.

Sono le nove del mattino quando il primo caldo comincia a farsi sentire nelle tende del Joongla Camp, dove «si dorme poco ma si sogna tanto». I più mattinieri inaugurano la processione verso le docce, gli sguardi assonnati si incrociano e la sensazione è quella di far parte di una grande famiglia, seppure per un paio di giorni. Tra un caffè ed un morso ad una brioche si fanno due chiacchiere e ci si scambia qualche opinione sulle serate precedenti.

Fra le prime esibizioni della giornata c’è quella di Lorusso sul Boobs Stage. Spogliato dei suoi strumenti, Lorusso – progetto solista del torinese Claudio Lo Russo, voce e chitarrista degli Atlante – si cimenta nella produzione musicale accompagnandosi con la sua inconfondibile voce mentre il pubblico, seduto a terra, si gode l’esibizione.

Dalla pagina Facebook Apolide Festival, foto di Gabriele Tuninetti

È sufficiente percorrere qualche metro per rendersi conto che il festival è abitato da diverse anime. Contemporaneamente alle esibizioni sono infatti numerose le attività proposte: non è affatto strano imbattersi in sessioni di yoga mattutine, tornei di pallavolo amatoriali e spettacoli irriverenti come quello del burattinaio Rasid Nikolic, in arte The Gipsy Marionettist. Per i più atletici non mancano proposte più estreme come la parete da arrampicata o i tessuti aerei per la danza acrobatica.

Dalla pagina Facebook Apolide Festival, foto di Antonio Roseti

Il pomeriggio scorre veloce e intorno alle 18.30 il main stage comincia ad animarsi, vedendo sfilare in ordine Marco Fracasia, Meskerem Mees, Bluem. Direttamente da Torino, Marco Fracasia porta sul palco di Apolide il suo primo sognante EP, Adesso torni a casa (per 42 Records) in una versione live rockeggiante. Segue la cantautrice belga Meskerem Mees, che colpisce per la voce pura e malinconica, in un accompagnamento minimal composto da chitarra e violoncello.

Dalla pagina Facebook Apolide Festival, foto di Antonio Roseti

Il sole comincia a tramontare e la tappa all’Area Food è d’obbligo per ristorarsi dopo una giornata di sole e musica non stop. I più attendono il gruppo a cui spetta il compito di chiudere in bellezza l’edizione 2022 del festival, ovvero i Calibro 35.

Dalla pagina Facebook Apolide Festival, foto di Antonio Roseti

Il loro ultimo disco, Scacco matto al Maestro – Volume 1, tutto dedicato alla musica di Morricone, viene eseguito sul palco di Apolide in un’atmosfera solenne come solo la musica del compositore sa creare. La band non si limita a ricreare le melodie del “Maestro”: si tratta di vere e proprie reinterpretazioni dei brani alternati con stralci di dialoghi, estratti talvolta dai film, talvolta dal recente documentario Ennio di Giuseppe Tornatore. La folta formazione – che oltre a Massimo Merlotta, Enrico Gabrielli, Fabio Rondanini, Luca Cavini e Tommaso Colliva conta della collaborazione di Paolo Ranieri alla tromba, Sebastiano De Gennaro alle percussioni e Valeria Sturba al theremin, violino e voce – dà vita ad uno spettacolo mai banale e dinamico, con tanto di theremin alternato alla voce per le linee vocali.

Dalla pagina Instagram Apolide Festival, foto di Antonio Roseti

La varietà del pubblico conferma la transgenerazionalità della musica di Morricone, chiusura perfetta per i quattro giorni di Apolide.

A cura di Alessandra Mariani