Il caldo regna sovrano, eppure, in questa selezione difficilmente troverete un fresco ristoro, ma generi e atmosfere quasi “fuori stagione”: dal folk cantautoriale al disco-pop, dal rock a tinte anni ‘60 a quello alternative impregnato di chitarre distorte. Insomma, un variegato mix di sonorità che ci farà compagnia nelle lunghe giornate di studio per la sessione estiva.
Per Domani – carbeau
Carbeau è un artista italo-francese trapiantato in Brasile, profondamente influenzato dalle culture che ha vissuto. L’ultima traccia del suo nuovo album, Odore dell’Asfalto, svetta per complessità sonora. Le stratificazioni melodiche di chitarra e synth puntellano un’aria sognante, in cui l’artista canta l’abbandono e il dolore subito. Poche parole qua e là, che trasmettono una chiara rassegnazione sull’amore ormai perso.
Gather Round – The Lemon Twigs
Nei classicheggianti arrangiamenti anni ‘60 dei fratelli D’Addario, Gather Round arriva diretto alla testa con un moto melodico giocoso e catchy, mentre i fiati sussurrati sullo sfondo aggiungono brio e leggerezza. La batteria porta avanti un pattern chiaro e lineare che spesso si ferma per lasciar spazio agli altri strumenti che, nella coda del brano, si mutano a loro volta per giungere a un trascinante sing-along collettivo.
Contemplare il cielo attraverso le dita – Dimartino
Il cantautore siciliano canta la disillusione verso il mondo e la necessità di imparare a godersi la vita lasciandosela scivolare addosso, perdendosi in ciò che rasserena e porta a sentirsi di nuovo bambini. Una ballad folk che, come tutto il disco L’improbabile piena dell’Oreto, si allontana dagli ultimi progetti in duo con Colapesce; un lavoro nato dall’esigenza di uscire dal loop vertiginoso della ricerca della hit. Ne risulta un brano intimo e libero, anche da spinte commerciali, come dimostrano i quasi cinque minuti di durata.
Una spiegazione assurda – Marco Fracasia
L’intro quasi vaporwave, con le sue scale ascendenti e discendenti, introduce un arrangiamento disco-pop ormai decadente. Il cantautore lo sviluppa però con maestria, non obbligandosi a mantenere il pattern ritmico delle percussioni su tutto il brano; crea così un susseguirsi di momenti di up&down che arricchiscono la traccia, evitando la noia. Il singolo prepara l’uscita, prevista per il 12 giugno, del nuovo album: un progetto che consigliamo di tenere d’occhio.
Shway Shway – Nu Genea feat. Celinatique
Percussioni brillanti e un synth dall’anima latina che ricama la melodia principale, mentre una seconda tastiera viaggia su un tempo bossa nova regolato, un samba lento. La voce eterea di Celinatique si incastra perfettamente, muovendosi con un classico piglio jazz e riempiendo i momenti in cui gli strumenti rifiatano. Un pezzo eclettico che stupisce, soprattutto per la struttura in due parti: la pausa a metà è così lunga che viene da pensare sia partita la traccia successiva… e invece il brano ricomincia e traghetta il giro melodico dritto verso la coda finale.
Il contadino magro – Max Gazzè
Avvolgente, poetico e struggente. Il brano d’apertura dell’ultimo progetto di Gazzè, L’ornamento delle cose secondarie, strappa via l’ascoltatore dalla sua quotidianità e lo introduce all’universo costruito meticolosamente dal cantautore, tramite i suoni esclusivamente analogici degli strumenti più vari e la scelta anticonvenzionale dell’accordatura a 432Hz. L’orecchio si adatta subito alla frequenza, mentre il testo racconta senza patetismi la simbiosi tra la vita che nasce e quella che si consuma.
Heart of Chrome – The Claypool Lennon Delirium
“Heart of Chrome” è l’unico momento di distensione nel delirio, di nome e di fatto, che è il concept album The Great Parrot-Ox and the Golden Egg of Empathy. Elaborato frutto delle atmosfere sognanti di Lennon e delle originali linee di basso di Les Claypool, il brano racconta – in una narrazione fantasy dalla spiccata cifra prog – il timore dell’assenza di umanità intrinseca alle I.A. che prendono piede rapidamente nella nostra contemporaneità.
do i clench my fists? – ridgeclub
“do i clench my fists” è un singolo neo jazz del sassofonista e musicista canadese ridgeclub. Lo permeano sonorità neo jazz che fondono lo strumentale all’elettronica in un ammaliante risultato ambient. Ha il sapore di un ritorno a casa in macchina, di notte, mentre i pensieri vagano pigramente velati di nostalgia.
Serpenti dell’82 – Ministri
Manifesto di una generazione delusa ma mai rassegnata: meno di un anno dall’ultimo album, il gruppo alternative rock pubblica l’ep Canzoni ombra, del quale tre brani erano già usciti sulla newsletter nel 2022, ma, come richiesto dalla band, mai diffusi. Gli spigoli rabbiosi dei primi album si sono smussati, ma gli ideali e la speranza della generazione degli anni ‘80, sebbene logorati da una politica che non sono stati in grado di volgere a proprio favore, rimangono vivi, e Divi grida forte che, nonostante tutto, riusciremo a farci valere senza diventare cattivi.
The Crop – Liminal
Il nome della band australiana si riflette appieno nelle ambientazioni in cgi a bassa risoluzione che riempiono il videoclip stile anni ‘90 realizzato per “The Crop”. In piena wave neo-psyck rock, il brano si sviluppa su una cellula melodica ripetuta e alternata al sussurro del vocalist, ornata da riff distorti di chitarra che evitano la monotonia pur mantenendo l’atmosfera alienante.
Marco Usmigli e Stella Platania





