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Gran finale di C2C Festival 2025

Torniamo alle OGR Torino per la serata conclusiva di questa edizione, che propone in scaletta tre show in esclusiva italiana. La prima a esibirsi è Maria Somerville, che presenta il suo album di debutto, Luster. Sul palco la cantante irlandese è accompagnata da un trio chitarra, basso e batteria. Il concerto ruota intorno alla sua voce in un gioco tra sonorità leggere dream pop e ripetute virate di stampo shoegaze. L’uso dei riverberi e delle distorsioni si fa sempre più frequente fino a esplodere nel finale in cui gli artisti abbandonano il palco lasciando che siano gli strumenti a creare un muro di suono di feedback

Ritorna al festival billy woods, già presente lo scorso anno al Lingotto, forte dell’uscita del suo ultimo album, Golliwog. Il rapper newyorkese dà l’ennesima prova del suo stile unico da MC totale e fuori norma, che non si mostra quasi mai rimanendo immerso nel buio della sala. Tra rullante e cassa in stile boom bap, spazzole e piatti da notturno jazz e ambient-noise, woods sembra un fantasma che si aggira nell’hip-hop come a voler sovvertire dal basso ogni regola.

Infine sale sul palco Smerz, duo norvegese composto da Henriette Motzfeldt e Catharina Stoltenberg, che a otto anni dalla loro prima apparizione a C2C Festival tornano per presentare il loro recente lavoro, Big City Life, raffinato esempio di minimalismo art-pop.

L’ultima serata ha segnato l’apice di un’edizione costruita con qualità, sperimentazione e una sorprendente partecipazione. Un successo che conferma l’eccellenza del Festival nell’ambito avant-pop sperimentale e non solo. Sono state quattro giornate cariche di energia positiva, passione e quel desiderio di aggregazione che solo certi eventi riescono a creare. Grandi nomi, artisti più di nicchia e una gran cura che anche quest’anno hanno reso il festival un successo.

Foto di Ilum collettivo da cartella stampa C2C Festival

Il filo rosso che ha cucito insieme quattro giorni di suoni, incontri e comunità è stato Per Aspera ad Astra. Un ritorno alle radici dell’identità di C2C Festival che non si è mai limitata alla programmazione musicale, ma si è costruita attraverso una visione culturale ampia, coraggiosa, quasi ostinata, capace di intercettare e spesso anticipare interi mondi sonori. Sono passati artisti che hanno segnato la storia della musica contemporanea: Aphex Twin, Thom Yorke, Franco Battiato, Flying Lotus, Arca, King Krule, Yves Tumor, solo per citarne alcuni. Nomi che testimoniano la postura del Festival: mai inseguitore, piuttosto generatore di visioni, con la musica sempre al centro e mai il trend. Più che mai, questa impronta è stata evidente, raccogliendo un pubblico trasversale, coinvolto e curioso, che ha risposto con entusiasmo alla ricchezza di proposte e alla forza delle performance. 

La Mole Antonelliana illuminata in ricordo di Sergio Ricciardone non è solo una commemorazione ma il simbolo di un’edizione che porta con sé una grande eredità artistica, trasformando l’assenza in direzione e la nostalgia in forza propulsiva.
Cercare le stelle e, per un momento, sentirle davvero vicine.
C2C Festival è arrivato “ad Astra” anche quest’anno.

Alessandro Camiolo e Linda Signoretto

C2C Festival: le lunghe notti al Lingotto pt.2

Dove eravamo rimasti… forse sdraiati nella Sala Rossa a rilassare l’udito o fuori a fare la coda al freddo per un bicchiere d’acqua. In ogni caso eccoci tornati al C2C Festival per la seconda serata a Lingotto Fiere, ricca di artisti di richiamo per il grande pubblico e di alcuni nomi interessanti, ma in sordina.
Una di queste è Malibu, artista francese che si esibisce a metà pomeriggio sul palco Stone Island. La sua performance è connessa all’idea di meditazione, messa in scena attraverso l’uso di fari luminosi molto alti che girano intorno al pubblico, rischiarando la presenza di ognuno. Dal punto di vista musicale, Malibu crea un oceano di suono in cui si intrecciano pianoforti, fiati, archi, ma anche dense parti elettroniche drone ambient che inducono stati introspettivi. Infine c’è anche la sua voce, un sussurro che passa da parti intime di spoken word a lunghi respiri vocalizzati e sussulti che sembrano strumenti a sé stanti. Il pubblico, per la maggior parte seduto a terra, ascolta con incanto ed euforia questa musica che dura quasi in eterno, ma che come un’onda arriva addosso e poi scompare.

Sul palco principale a inizio serata si esibisce Ecco2k (Zak Arogundade), artista svedese a metà tra moda, videomaking e musica, qui per la sua esclusiva in Italia. La sua performance cerca un punto d’incontro tra il mondo rap e l’hyperpop più delirante. Si muove in silhouette illuminato solo da uno schermo bianco, e si arrampica su un ponteggio in modo acrobatico. La sua musica invece è fatta di beat lenti e gelidi a cui Zak conferisce un’energia istintiva attraverso la sua voce distorta e quasi robotica. Il pubblico poga e si esalta per i brani, ormai diventati culto, del suo album d’esordio E, uscito nel 2019. 

Torna A.G. Cook, artista e produttore britannico, fondatore della rivoluzionaria etichetta PC Music, che negli ultimi dieci anni ha contribuito a definire e codificare l’estetica hyperpop, sul piano sonoro e visivo. Di recente ha collaborato all’album Renaissance di Beyoncè e Brat di Charli xcx, avanguardista, non a caso eletto Miglior Producer ai BRIT Awards.

Cook porta sul main stage una ventata d’aria fresca con una palette luminosa che si tinge di rosa e verde per il remix di “Von dutch” di Charli xcx,fonde sonorità pop e dance anni 2000 inserendole in un altro contesto digitale con layering rapido, glitch e bpm che impennano freneticamente e fanno ballare la folla. Rimane perlopiù dietro la console tranne pochi minuti in cui, con il tipico autotune, canta “Superstar”. 

Foto di Ilum collettivo da cartella stampa C2C Festival
Foto di Ilum collettivo da cartella stampa C2C Festival

È il turno di Floating Points, ormai di casa a C2C Festival. Produttore britannico di elettronica sperimentale, ambient, dance e jazz elettronico, propone un set ibrido, ricco di dettagli e sfumature elaborati live con precisione matematica. Il ritmo è insistente e liquido: scorre come un fiume in piena che cresce per accumulo, trasportando e rimodellando ogni suono lungo il suo corso. Lo spettacolo non è solo per le orecchie: alle sue spalle scorrono visual psichedelici e geometrie luminose, che insieme alle luci, si muovono in parallelo alla musica, raccontandola visivamente. 

Torna poi, dopo oltre dieci anni, in esclusiva italiana, Four Tet, chiamato a chiudere l’ultima notte al Lingotto Fiere. Fin dai primi minuti riesce a trascinare e a far ballare il pubblico, già incandescente. Tra strutture house e derive trance, crea un flusso ritmico in continua crescita, essenziale e calibrato con cura. Il musicista porta alcune delle sue tracce più celebri adattando il flusso alle energie della folla in un ascolto reciproco. L’intensità aumenta progressivamente, accompagnati da luci e visual, e nonostante la stanchezza tutti si muovono a ritmo.

Un finale celebrativo, in cui musica, libertà e lo stare insieme sono trionfanti.
Quando le ultime vibrazioni si dissolvono nell’aria del Lingotto Fiere, non resta solo la memoria di una notte intensa, ma la sensazione di aver partecipato a qualcosa che continua a pulsare anche dopo il silenzio. Il pubblico si riversa fuori, trasformando i paninari in un after improvvisato, nessuno vuole mollare l’energia accumulata. E fortunatamente non serve neanche farlo: domani si riparte alle OGR Torino, per la serata conclusiva, noi siamo pronti.

Alessandro Camiolo e Linda Signoretto