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Ex-Otago al Cap10100: un tuffo nostalgico nel cuore di “Marassi”

Mercoledì 14 gennaio, il Cap10100 di Torino ha ospitato la seconda tappa del tour, rigorosamente sold out, degli Ex-Otago, band genovese che ha scelto di celebrare i dieci anni di Marassi tornando là dove tutto è iniziato: nei piccoli club, tra il sudore, i cori e l’energia del pubblico.

Il disco Marassi, uscito nel 2016, è un manifesto generazionale e territoriale: racconta Genova, il quartiere da cui la band proviene, e lo fa con una sincerità fatta di immagini quotidiane, malinconia e voglia di riscatto. Tornare a suonarlo dal vivo, in un contesto intimo e raccolto, è sembrata una scelta naturale. Una festa collettiva, più che un concerto, dove si è cantato, saltato e ballato. Un’occasione imperdibile per chi, dieci anni fa, era troppo giovane per vivere appieno l’epoca d’oro dell’indie italiano.

Sul palco, gli Ex-Otago hanno portato con sé una carica emotiva che ha reso l’atmosfera intensa. La nostalgia è stata il filo conduttore della serata: quella dolceamara di chi ha superato i quarant’anni e si guarda indietro con affetto e un pizzico di malinconia. 

Il concerto ha avuto un andamento particolare: per buona parte dello show, l’attenzione è sembrata catalizzata dal frontman Maurizio Carucci, la cui presenza scenica, ormai consolidata anche grazie alla sua carriera solista, ha dominato il palco. Solo nel finale si è percepita una maggiore coesione tra i membri, un ritorno a quell’identità collettiva che ha sempre contraddistinto la band.

Nonostante i percorsi individuali intrapresi dai musicisti, la loro intesa resta palpabile, segno di un’amicizia forte che resiste nel tempo. Il live, però, parlava soprattutto ai fan di lunga data: chi non conosceva il gruppo avrebbe probabilmente faticato a cogliere il senso profondo della serata. Per tutti gli altri, invece, è stata una liberazione: un’occasione per urlare a squarciagola testi che hanno segnato una stagione della loro vita.

L’energia, va detto, è arrivata più dalla platea che dal palco. Ma forse era proprio questo il senso: un passaggio di testimone, un abbraccio tra chi ha vissuto quegli anni e chi li scopre ora. E quando, in apertura, è risuonato il ritornello provocatorio di “I giovani d’oggi” , è stato chiaro che, dieci anni dopo, Marassi ha ancora qualcosa da dire.

Non sono mancate nella scaletta le canzoni più celebri degl Ex-Otago tratte da altri album, come “Questa notte” e “Con te”, che hanno fatto esplodere il pubblico in un coro unanime. Ma c’è stato spazio anche per le gemme più nascoste, “Costa Rica”, ad esempio, è stata, musicalmente, una vera chicca, perché unisce una produzione essenziale ma incisiva a un flow rilassato e sincero, che restituisce tutta l’autenticità degli esordi. Le sonorità calde e minimali, con beat ovattati e linee melodiche leggere, hanno creato un’atmosfera intima, quasi confidenziale, che si distingue nettamente dai brani più recenti e patinati. È stata accolta con entusiasmo da chi c’era dal giorno zero e ha potuto rivivere emozioni che sembravano ormai lontane.

In definitiva, il concerto al Cap10100 è stato molto più di un semplice tributo a Marassi: è stato un ritorno a casa, anche per chi una casa, a Genova, non l’ha mai avuta. Un viaggio tra le vie del quartiere, tra i ricordi di chi quegli anni li ha vissuti e le emozioni di chi li ha scoperti solo ora. Gli Ex-Otago ci hanno ricordato che, anche con qualche sbavatura e un’energia più trattenuta, certe canzoni restano.

E quando le luci si sono spente, nessuno aveva davvero voglia di tornare a casa. Perché, in fondo, « ci vuole molto coraggio a dirsi che è finita», anche solo per una sera. Una sera in cui il tempo si è fermato, e Genova è sembrata un po’ più vicina, anche a Torino.

Sofia De March 

“Le strade del suono”: concerto di apertura

Divulgare la musica contemporanea a un pubblico sempre più numeroso senza rinunciare all’alto profilo artistico dei musicisti coinvolti e delle musiche proposte non è un’utopia. Questa è la convinzione che ha messo in moto “Le strade del Suono” a Genova, uno dei pochissimi festival (se differenziato dalle varie stagioni concertistiche) in tutta Italia che si occupa esclusivamente di musica contemporanea. Dal 2012 quella che era una piccola realtà locale, ingranditasi di stagione in stagione con un trend inversamente proporzionale alla generosità con cui vengono stanziati fondi alla cultura, offre l’occasione ogni anno di scoprire quanto questi arcipelaghi sonori così distanti da ciò che si trova comunemente nel mainstream musicale siano un luogo bello (un’eu-topia) da “abitare”.

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