Freak Film Festival: le serate musicali


Giunto alla sua seconda edizione, dopo il buon riscontro ottenuto nel 2024, il Freak Film Festival si conferma una realtà vivace e sensibile ai bisogni di una generazione alla ricerca compulsiva di identità, spazi e conferme.
L’edizione di quest’anno, ospitata dal 13 al 17 novembre presso il Cinema Baretti e il Polo Culturale Lombroso 16, ruota attorno all’estetica Hyperpop: un genere che esaspera gli elementi del pop attraverso una radicalizzazione digitale, glitchata e computerizzata, spesso intrecciandosi col mondo nerd.

Proprio in questa dimensione si coglie l’intento degli organizzatori: partire da un mondo nato come nicchia per poi raccontare la sua trasformazione in rifugio di personalità disorientate o incapaci di riconoscersi nei contenitori troppo rigidi dell’era contemporanea.
Riprendendo il messaggio dell’Hyperpop musicale, il festival propone una selezione di film che affrontano l’inadeguatezza adolescenziale e la difficoltà dei giovani adulti di trovare una collocazione in un mondo che spesso li esclude o li fraintende.

Foto di Davide Tacconelli

A incarnare questo spirito è la serata del venerdì, incendiata da Kenobit, artista smanettone del Game Boy e paladino della resistenza digitale. Il suo live di Chiptune è un’ora di pura energia, tra salti, grida e improvvisazioni rapidissime, ottenute spremendo all’estremo la limitata capacità della console Nintendo. Il set mescola remix di sigle animate anni ’80 a brani della tradizione partigiana, il tutto sorretto da una cassa dritta che oscilla tra techno e hardcore.

Il sabato è invece dedicato all’Hyperpop nella sua forma più canonica, rappresentato da Sillyelly: cantante dall’estetica waifu che però sovverte i tratti subordinati del personaggio, sostituendoli con audacia, consapevolezza e ribellione verso i canoni. Sul palco porta la sua estetica fucsia e otaku, insieme a performance e testi che celebrano l’empowerment di chi vive nella diversità.

Foto di Davide Tacconelli

Tra riferimenti pop, autodeterminazione e momenti di vulnerabilità, Sillyelly costruisce una narrazione di rivalsa emotiva che incarna perfettamente l’anima del festival: uno spazio per chi non ha paura di dis-integrarsi al fine di reinventarsi.

Marco Usmigli

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