In principio ci fu Ghemon, a mescolare soul e rap in Italia; poi i Funk Shui Project, prima con Willie Peyote e dopo con Davide Shorty; oggi gli Studio Murena, band formatasi al Conservatorio di Milano, che porta avanti quell’idea unendo jazz, rap ed elettronica.
Li abbiamo ascoltati giovedì 13 novembre all’Hiroshima Mon Amour di Torino, in una serata piuttosto gelida che ben si coniuga con Notturno, il loro ultimo progetto.
L’inizio del loro concerto chiama a raccolta tutto il pubblico attraverso una voce registrata che invita a instaurare una connessione col campo di frequenze e le vibrazioni musicali che ci di lì a poco ci coinvolgeranno. Dopo di ciò, i sei membri salgono sul palco e danno il via all’esibizione con “Another Day with Another Sun”, brano ammaliante che ci introduce in questo viaggio al termine della notte. Arriviamo a “Vienna”, brano sentimentale in cui attraverso la lente Battiato (“Tutto l’universo obbedisce all’amore”) si rilegge una relazione di coppia. C’è una breve sosta prima di ripartire con un interludio in cui sentiamo una voce recitare il famoso monologo sulle apparenze tratto da Persona di Ingmar Bergman,mentre sullo schermo scorre un montaggio frenetico di immagini in bianco e nero.

Si ricomincia con i brani più lisergici e allucinatori del sestetto, quali “Baba Yaga”, suonata sventolando la bandiera dei pirati, “Long John Silver” e “Nostalgia” in cui il sample di Ornella Vanoni (“Domani è un altro giorno”) si trasforma in un coro cantato dal pubblico. Si passa poi a una serie di brani in anteprima più rilassati e intimi, a cover inaspettate come quella di “Toxic” di Britney Spears, in una versione screamo, e “Gangsta’s Paradise” di Coolio; e infine “Cannemozze”, brano realizzato per la collana CINEVOX ReFramed in cui il gruppo campiona una colonna sonora di Piero Piccioni.
Il finale del concerto guarda da un lato a Milano con “MON AMI”, in riferimento al rapporto d’amore e odio verso la città e i suoi abitanti, e dall’altra alla musica con “Jazzhighlanders”, in cui ritorna a sventolare la Jolly Roger, simbolo di resistenza, libertà e di speranza nel futuro. Gli Studio Murena hanno saputo coinvolgere il pubblico intensamente nel loro mondo fusion dall’attitudine punk, in cui “l’hip-hop funziona, è semplice e figo” e ben bilanciato al jazz e alle sperimentazioni elettroniche.

Alessandro Camiolo