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Pop X, dov’è Liana, delicatoni: il sabato di flowers festival

L’ultimo weekend del Flowers Festival si chiude con un triplo concerto che fonde una band emergente, tre francesi innamorati e il ventennale del progetto più folle dell’it-pop.

In un sabato pieno di nuvole e pioggia ci ritroviamo sempre alla Certosa di Collegno, tra ombrelli, impermeabili e tante bandane (sul perchè ci arriviamo dopo). Il pubblico, rispetto ad altre volte, è un mix eterogeneo, giovane, ma forse solo interessato ad ascoltare l’unico gruppo per cui è venuto qui. Non a caso rimbalza continuamente una domanda tra la folla: «Chi sei venuto ad ascoltare?»

La minoranza che sta sotto la pioggia fin dall’inizio, è qui per i Delicatoni, quattro giovani musicisti vicentini dall’indole anarchica che hanno suonato i brani del loro primo album Delicatronic. Il loro sound unisce l’elettronica dance a rime giocose, quotidiane, spesso cantante in coro in un movimento ciclico delle parti a scandire il tempo. L’aggregazione sul palco e tra il pubblico è il fulcro della loro musica, che trasmette leggerezza e voglia di connettersi agli altri con lucidità e dialogo. 

Foto dal profilo FB di Flowers Festival

Pioggia finita, il pubblico si alza dalle panchine sotto ai gazebo e si fa più numeroso per sentire i Dov’è Liana, gruppo parigino che ha esordito lo scorso anno con l’album Love 679. I tre salgono sul palco col tipico foulard da babooshka e gli occhiali da sole, simbolo indossato anche dai fan. Uno dei cantanti si avvicina al microfono e recita la prima pagina de L’arte della gioia di Goliarda Sapienza, forse uno dei loro riferimenti in quanto a libertà sessuale, con l’invito a essere disinibiti e senza pregiudizi, un elemento presente anche nei loro testi. La loro esibizione è a metà tra un dj set di house french touch e disco dance anni ‘80 suonata con chitarra e pianoforte. Sul palco li vediamo spesso illuminati in silhouette, mentre ballano e cantano tra inglese e italiano, dalla pronuncia in parte stentata dall’altra caricaturale. Ci invitano a fare festa in modo sincero e spontaneo, come ribadito dal brano conclusivo “Perchè piangi Palermo?”: l’importante è ballare, ridere e fare l’amore.

Foto dal profilo FB di Flowers Festival

Infine il gruppo più atteso: i Pop X, progetto capitanato da Davide Panizza che qui si esibisce insieme a Walter Biondani (chitarra acustica), Luca Babic (batteria elettronica) e Niccolò Di Gregorio (chitarra elettrica). Un’esibizione collettiva che cavalca lo spirito demenziale e nonsense attraverso i video karaoke delle canzoni sullo sfondo e immagini intermittenti in rapida successione. Il pubblico può decidere anche di salire sul palco e scatenarsi insieme alla band o rimanere a pogare fino a sfiorare più di mille volte l’atmosfera, come recita “Io centro con i missili”. Da evidenziare i momenti solo strumentali, che spingono sull’elettronica di taglio hyper-pop, ma anche downtempo e garage, quasi una fusione tra A.G. Cook e Fred Again sotto effetto del popper. 

Foto dal profilo FB di Flowers Festival

Il fatto che Pop X da fenomeno di nicchia sul web, sia riuscito a emergere fino a ritagliarsi un proprio spazio, attraverso testi che si prendono gioco di tutto e spingendo tutto su un’elettronica che potremmo definire tamarra, è sintomo di come il pubblico ricerchi ancora qualcosa di inedito e irripetibile, rispetto ai piatti pronti offerti dalle playlist degli algoritmi. 

La lunga festa è finita dopo oltre tre ore di musica, quando si ritorna alla pace col cuore che batte ancora forte, ma conservando nella mente tanti momenti unici.

Alessandro Camiolo

Whitemary in concerto all’Hiroshima Mon Amour

Nuovo progetto, nuovo disco, nuovo tour: tre elementi di un percorso che rinnova le stagioni musicali e il rapporto tra pubblico e artisti. Ma le strade si possono percorrere in modi diversi, come nel caso di Biancamaria Scoccia in arte Whitemary, che ha scelto l’elettronica quasi per vocazione, lasciando da parte il canto jazz. Dopo aver presentato il suo ultimo album New bianchini in varie esibizioni in solitaria sotto il titolo di New bianchini sound system, si presenta ora con una band, con un live che partendo dall’ultimo album sintetizza il suo intero percorso.

Foto di Alessia Sabetta

Siamo andati ad ascoltarla venerdì 24 gennaio all’Hiroshima Mon Amour, nella sua prima esibizione a Torino, davanti a un pubblico curioso e partecipe sin dal primo minuto. Sul palco troviamo tre sintetizzatori analogici al centro e due batterie ai lati, sullo sfondo un grande schermo che riporta il nome dell’artista in rosso. 

Foto di Alessia Sabetta

Entrano prima i musicisti Sergio Tentella (del duo Ephantides) e Davide Savarese, entrambi con un kilt marrone. Poi arriva Bianca, con in testa un cappellino e corna rosse, si avvicina al microfono e dà il via al concerto con “OH! MA DAI”. Così, pian piano, ci tira e ci trascina in un flusso denso, senza interruzioni, in un continuo cambio di luci da vero club techno, in cui si salta e si balla senza mai fermarsi.
La scaletta alterna brani dell’ultimo disco e del precedente Radio Whitemary. Vediamo la cantante spesso chinata sui synth, agitarsi nel buio, una silhouette in contrasto con lo schermo su cui scorrono video in loop, con i testi delle canzoni o artefatti generati e manipolati a partire dall’impulso vocale.
Non mancano momenti di pausa e dialogo col pubblico, in cui Bianca parla del valore di alcuni brani come “DITEDIME” e “MI DISP”, che prelude al rush finale. Proprio la seconda pausa incide molto sull’intero senso della performance. Il trio esce dal palco, mentre rimangono solo le ‘macchine’ a suonare. Sullo schermo nero vediamo una farfallina blu che gira intorno a un cerchio, iniziano a salire i battiti dei bassi, il pubblico tiene il ritmo, è l’orecchio umano che percepisce la transizione, l’ingresso in nuovo vortice, in uno spazio diverso, alternativo e vertiginoso.
Il finale è emozionante ed esplosivo, con “Ti dirò” che chiude in maniera esemplare un concerto folle… ma senza troppa folla. Un peccato: chi non c’era non sa cosa si è perso. Whitemary abbraccia il pubblico, adesso siamo tutti un po’ amici, tutti un po’ “bianchini”. Lei che crea tutto da sola insieme ai suoi synth adesso si inchina di spalle e ribadisce il carattere ludico dello stare insieme agli altri, in modo libero e spontaneo.

It’s interesting and I think it’s also what

the human ear picks up

Quite a lot of electronic music which

is just made with presets like

a machine and it have like ninety-nine pieces

You’re not really doing anything

(estratto da “Presets / Doing anything”)

A cura di Alessandro Camiolo