Archivi tag: Thundercat

Top 10 aprile 2026

Aprile è sempre un mese che porta cose belle: prime giornate primaverili, annunci di tournée e artisti che pubblicano nuova musica. Ecco cosa vi proponiamo questo mese diviso in uscite italiane ed estere.

“Venite a vedere”Cosmo
Dieci anni dopo L’ultima festa siamo arrivati a La fonte. Il nuovo album del cantante di Ivrea è intimo, rilassato e sognante: niente elettronica da club, ma più da spiaggia, forse un modo per sopravvivere in questo periodo storico(?). “Venite a vedere” fa riferimento a un gesto di sacrificio, quello del monaco che si dà fuoco a Saigon, oggi probabilmente impensabile, che viene innalzato a riferimento collettivo. I suoni elettronici morbidi e balzanti danno il senso del cammino verso la fonte rigenerante a cui Cosmo ci accompagna con la sua voce un po’ distorta e coccolante. 

“Meravigliosa incoscienza”Dimartino
Di chi?… Il prossimo conduttore di Sanremo?… Nono, quello che canta dopo Colapesce…, scherzi a parte, il cantautore palermitano lascia Milano e torna in Sicilia a registrare il nuovo album L’improbabile piena dell’Oreto. Questo secondo singolo racconta l’adolescenza come momento di scoperta e fioritura, ma anche di dolori e ferite, che si sedimentano e restano parte di noi: «Per poi ritrovarci un’alba col freddo nel cuore/ Sull’erba bagnata e i piedi bruciati, senza dolore».

“Hollywood”Ditonellapiaga
Dopo il grande successo al Festival di Sanremo, Ditonellapiaga presenta un altro estratto del suo nuovo album Miss Italia: “Hollywood”. Il brano parte su note retrò, proseguendo con i ritmi elettronici che contraddistinguono l’artista. Il tema centrale è la disillusione. All’inizio il brano sembra parlare di una relazione amorosa, in realtà è una metafora del rapporto tossico che possiamo avere con le nostre ambizioni, con l’idea di successo e con l’immagine che creiamo per essere accettati. Il titolo infatti non è casuale: rappresenta proprio il mondo fatto di finzione, aspettative e identità costruite.

“Segreto” – Lorenzo BITW feat. Rosita Brucoli
Il romano Lorenzo Calpini, dj e producer di musica elettronica, torna dopo cinque anni dall’ultimo album con Club della Fortuna, tentativo ambizioso di elettronica in italiano a cavallo tra jungle, house e trance. Si sente bene nella traccia che abbiamo scelto: si parte con un vorticoso amen break, su cui la voce di Brucoli canta in modo sinuoso un amore spezzato dai non detti, per poi passare a una dimensione house distesa con piano e batteria, che alleggerisce il peso del racconto.

“Rosso come il fango”Madame
Cosa c’entra il rosso con il fango? Il titolo del nuovo brano di Madame, vuole unire due elementi che sembrano opposti: il rosso, che dà l’idea di vitalità, forza e impulsività, mentre il fango rimanda a qualcosa di più concreto, legato alla fatica e alle proprie origini. Il brano ruota attorno al privilegio, non è qualcosa che viene negato, anzi, c’è una certa consapevolezza di aver raggiunto una realtà diversa. Allo stesso tempo però si sente una specie di distanza, come se non fosse così scontato sentirsi davvero parte di quel mondo. 

Copertina di Club della Fortuna di Lorenzo BITW, artwork di Simone Brillarelli, fotografia di Agnese Zingaretti.

“Nightswimming”Arlo Parks
La cantante britannica al suo terzo album vira verso la club music con canzoni notturne e argomenti più trasversali rispetto al passato. Arlo Parks nuota nella notte col desiderio di lasciarsi tutto alle spalle almeno per un istante. Il ritornello è un ipnotico crescendo spezzato da un beat house oscillante e ossessivo che restituisce una sensazione di profonda immersione notturna. 

“Who Will You Follow”Evanescence
Dopo cinque anni il gruppo gothic metal torna con il primo singolo “Who Will You Follow” del loro nuovo album Sanctuary in uscita a giugno. Tra i ronzii delle chitarre elettriche, il brano parla proprio del cercare di orientarsi in mezzo a bugie e confusione, provando a capire cosa sia vero in un contesto pieno di versioni diverse della realtà. Più che dare risposte, mette in luce quella sensazione di incertezza: il bisogno di capire, ma anche il fatto che a un certo punto devi affidarti a qualcosa di tuo, non riuscendo più a fidarti fino in fondo di quello che ti circonda.

“Cryogen” Muse
I Muse presentano un altro estratto in anteprima del loro ultimo album The Wow! Signal in uscita a giugno. La canzone parte con un riff di chitarra, spiegando il dolore legato a una relazione che viene trasformato in qualcosa di più grande, quasi in uno scenario freddo e apocalittico. Le immagini sono molto glaciali, danno un senso di isolamento e desolazione. Da una parte c’è l’idea di voler scappare dalla realtà e proteggersi in un mondo che sembra instabile; dall’altra però apre anche a qualcosa di più profondo: il dubbio su cosa significhi davvero essere sé stessi, soprattutto quando tutto sembra sospeso.

“Need Your Love”OneRepublic
Gli OneRepublic presentano un nuovo singolo da un racconto molto sincero di chi si rende conto che il successo materiale, da solo, non basta. Puoi avere tutto quello che vuoi (una casa di lusso, il tuo nome su ogni articolo) ma senza qualcuno con cui condividerlo rimane solo un insieme di cose vuote. L’idea centrale è che niente di tutto questo può sostituire un legame vero. L’amore viene visto come l’unica cosa che riesce realmente a dare un senso al tempo che passa, riflettendo su ciò che conta davvero.

“What Is Left To Say” – Thundercat feat. Lemon Twigs
A sei anni dall’ultimo LP, il bassista di Los Angeles ritorna con un nuovo progetto insieme al produttore Greg Kurstin (Adele, Gorillaz) e varie collaborazioni come Tame Impala, Flying Lotus e A$AP Rocky. Quella coi Lemon Twigs ci sembra tra le più riuscite: un brano yacht rock quasi esistenzialista addolcito dalle voci dei fratelli D’Addario che ci fanno viaggiare verso una dimensione anestetizzata della realtà in cui non resta più niente da dire. 

Silvia Appendino e Alessandro Camiolo

Top 10 di febbraio 2026

Ammettiamo senza giri di parole che gli inediti di questo febbraio non ci hanno propriamente dato l’imbarazzo della scelta. Abbiamo dovuto scavare a fondo tra le uscite del mese per individuare brani davvero interessanti. L’attenzione del pubblico nazionale è stata fin troppo catalizzata dall’amato/odiato Festival, e speriamo che la selezione possa dare rilievo alle novità rimaste in secondo piano. Buona lettura!

“ear to the cocoon” – WILLOW
Fraseggi lanciati qua e là circolano cadenzati come cicli di espirazioni e inspirazioni, e rimbalzano tra una moltitudine di armonie vocali spesso sospese. Una strumentale semplicissima, fatta di triadi al piano e una batteria scarna e leggera, diventa il luogo perfetto in cui WILLOW può lanciarsi a capofitto con complicazioni di forma e tecnica, che rendono il brano stranamente accattivante e facilmente ascoltabile in loop.

“Calma” – Arya
Il brano, estratto dell’album Pronto che narra del viaggio in ascensore tra i piani dell’emotività e delle esperienze dell’artista milanese, è musicalmente maturo, vivo e sincero. Estremamente in debito con il genere Neo Soul anni ‘90, si propone come un brano leggero e da ascoltare sfracellati sul letto con lo sguardo verso il soffitto, mentre le parole di Arya echeggiano in testa come un mantra pregno di richieste a sé stessi per riuscire a comprendersi e, in qualche modo, accettarsi.

“Al suo riposo” – Gaia Banfi
Appoggiata velatamente su una base elettronica minimale, condita da puntini e pennellate di sonorità non identificabili, la voce di Gaia Banfi si fa portatrice di emotività e delicatezza necessarie a elevare il brano, che trasporta il corpo verso il galleggiamento cosmico e verso lo stato alterato di coscienza. 

“She Knows Too Much” – Thundercat & Mac Miller
Quando uno dei migliori musicisti e artisti del contemporaneo incontra nuovamente e riporta in vita la figura di Mac Miller, ti sovviene un certo senso di nostalgia e di gratitudine. Su una fresca strumentale jazz capitanata dal basso di Thundercat, Mac incastra, con la solita e riconoscibile capacità melodica, barre in continuo gioco con controcanti che ampliano il panorama sonoro. Per concludere, il tutto viene condito con del sano e mai eccessivo free jazz.

“I’ll Change for You” – Mitski
Nel nuovo album dell’artista Mitski, Nothing’s About To Happen To Me, tra ballad folk, sonorità rockeggianti e orchestrazioni che arricchiscono la produzione, spicca per intimità “I’ll Change for You”.
Il pezzo vagamente in stile bossa nova, stilisticamente e vocalmente vicino al periodo più jazzistico di Joni Mitchell, esprime la promessa a cambiare per salvare un amore sul lastrico attraverso una naturalissima e delicatissima capacità di accogliere l’ascoltare nella propria vita privata.

“Nuova Luce” – Patrizia Laquidara
Brano dolce e suggestivo che chiude l’ultimo album della cantautrice catanese, intitolato Flòrula. La base minimale di tastiera, basso e violino accompagna l’ascoltatore in un viaggio introspettivo, in cui la tessitura si infittisce gradualmente, mentre il timbro cristallino di Patrizia Laquidara dipinge un quadro di leggerezza con le tinte di un estivo ricordo d’infanzia. Il testo semplice ma carico d’emozione invita a sciogliersi e abbandonarsi spontaneamente al flusso delle note e della vita che scorre.

“Glimmerine” – Apparat
Il brano appartiene all’album A Hum Of Maybe. 6 minuti che sembrano passare in un battito di ciglia. L’inizio è spoglio, la voce poco più che sussurrata distesa sulla tastiera e accompagnata dalle percussioni di fondo. Lentamente il canto si trasforma in un lamento intenso, fino a toccare l’apice, quando lascia che a esprimersi sia solo la strumentale elettronica, distorta e resa solenne dagli ottoni. Voce e suoni emergono per poi sfumare, tra ‘rumore’ e silenzio, fondendosi gli uni agli altri. Il finale dissolve gradualmente, mentre un mormorio ricorda il loop del dolore che permane.

“Il tempo è un bastardo” – Alberto Bianco 
Il produttore, autore e musicista Bianco pubblica l’album Camaleonte nelle vesti di cantautore. Il brano “Il tempo è un bastardo” si costruisce in modo semplice e lineare, su una base scarna di chitarra. Su essa si poggia il distintivo timbro di gola del cantautore che racconta, con nostalgia agrodolce, una delusione d’amore: un topos cantautoriale e indie che, per quanto trito e ritrito, non invecchia mai. 

“Aurora” – PUAH
Il brano è compreso nell’album Sabato, Domenica e una studentessa del musicista Alessandro Pagani. Formatosi nella scena underground fiorentina degli anni ‘80, dopo varie esperienze musicali approda al progetto solista PUAH (‘Piccola Unità Anti Hi-Fi’), firmando finora due album. “Aurora” non è ascrivibile a un genere unico: mentre nella prima metà rimanda allo stile ‘sveglia Samsung predefinita’, nella seconda parte esplode imprevedibilmente in una melodia elettronica incalzante e vagamente dissonante, ottimo accompagnamento per i trip mentali più assurdi.

“The Happy Dictator” – Gorillaz feat. Sparks
Dopo tre anni di attesa, i Gorillaz ritornano con l’album The Mountain, frutto di una parabola dai rimandi beatlesiani che ha condotto i membri storici della band, Damon Albarn e Jamie Hewitt, in India. Questa esperienza si rivela nell’uso di strumenti, sonorità, linguaggi e scale di tradizione indiana. Uno dei pezzi di maggior spicco è “The Happy Dictator”, che, mantenendo in vocalità e basi la cifra stilistica distintiva del gruppo, racconta la propaganda (sottolineata dal «what a happy land» ripetuto a oltranza) volutamente ambigua operata da un leader apparentemente etico ma che a un ascolto più attento si rivela autoritario, riportando la complessità del sentimento di malessere del popolo a una superficiale promessa di felicità. Molto attuale. 

Stella Platania e Marco Usmigli