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Madame: il Disincanto si fa canto

«Madame non è solo intrattenimento»

Madame non è solo intrattenimento e non è una fabbrica di hit. Disincanto lo dimostra e lo conferma fin dal primo ascolto. L’album è uno spazio di esposizione in cui l’artista mette in gioco ogni parte di sé, senza filtri, senza istruzioni e senza la preoccupazione di risultare sempre gradevole. «Madame fa riflettere quando senti»: i brani non si limitano all’ascolto, chiedono di essere attraversati e offrono qualcosa di raro, soprattutto nel panorama musicale contemporaneo: profondità e riconoscimento.

Dopo un periodo di silenzio, Madame torna e si spoglia con un album che porta addosso tutte le cicatrici degli ultimi anni con l’indistinguibile capacità di dare forma a sofferenza, impulsi, emozioni confuse, contraddittorie e difficili da spiegare. Una scrittura che riesce a trasformare inquietudini private in esperienze condivise, creando un rifugio in cui chi ascolta può sentirsi compreso, restituendo senso e dignità a sentimenti spesso patologizzati che restano nascosti e senza linguaggio.

È in questa dimensione che si inserisce la cruda vulnerabilità di “Come stai?” e il significato profondo della frase «Madame ha salvato una ragazzina»: non si tratta di idolatria pop, ma del potere concreto, quasi pedagogico, della musica, in grado di offrire identificazione, parole e persino una forma di sopravvivenza e di ancoraggio capace di abbattere le barriere della solitudine. 

Il disincanto di Madame non è nichilismo o cinismo ma una consapevolezza estrema; una lucidità e una profondità emotiva e sociale così intense da diventare dolorose, quasi ingestibili. Questa iper lucidità si trasforma in introspezione, ma anche in critica verso la società contemporanea e verso l’industria musicale, descritta come una «fabbrica dell’orrore» che monetizza l’identità e pretende autenticità soltanto quando è facilmente vendibile, impacchettabile, consumabile e mai scomoda.

Non è un caso che la costruzione del progetto e il marketing non si limitano a promuovere il disco, ma ne amplificano i temi. La copertina è già di per sé rappresentativa: un minimalista titolo e codice a barre. Chiede implicitamente quanto vale la musica, e quanto costa tutto ciò che le ruota attorno. Anche le immagini diffuse sui social e nei manifesti — foto vulnerabili e personali, raffiguranti anche un letto d’ospedale — non sono semplice provocazione promozionale ma un’estensione coerente dell’album che raccontano la necessità di mostrarsi senza filtri ma si chiedono a quale prezzo.

La critica all’industria musicale non resta astratta. In “Mai più”, uno dei brani più taglienti del disco, Madame trasforma il disincanto in attacco diretto, arrivando a lanciare stoccate contro figure e realtà dell’ambiente musicale come Shablo ed Esse Magazine. Più che un semplice dissing del rap-game, il brano manifesta una frattura ormai insanabile con un sistema percepito come ipocrita e opportunista, capace di trasformare l’arte in merce e l’identità in prodotto. In questo senso, il “sassolino dalla scarpa” che Madame decide di togliersi rappresenta una rottura radicale dalla macchina dello stream, del clickbait e dalla giovanissima esperienza sanremese. Un cortocircuito evidente in “OK”, dove l’accondiscendenza e l’incapacità di dire di no diventano una gabbia dalla quale evadere.

Disincanto rappresenta una profonda maturazione artistica e personale. Madame apre gli occhi gonfi di disincanto e si confronta direttamente con la propria precedente ingenuità e con le illusioni legate al successo, sostituendole con uno sguardo più severo e consapevole. Questo superamento delle facili illusioni emerge nel dialogo in “Volevo capire con Marracash”, in cui il bisogno di dare ordine alle emozioni si scontra con la fama, con i soldi e con il contrasto tra vita privata e personaggio pubblico; dialogo che prosegue e diventa soliloquio in “Rosso come il fango”. In questo brano, Madame critica il mito meritocratico tipico del capitalismo, mostrando come il successo non dipenda solo da talento e impegno, ma anche da fortuna e privilegi. La canzone mette così in discussione la narrazione del “self-made”, evidenziando le disuguaglianze strutturali che restano spesso nascoste dietro le eccezioni di successo. Successo che non viene più celebrato, ma vissuto con senso di colpa e con la consapevolezza del divario tra chi emerge e chi resta ai margini. Il “fango”, in contrapposizione al “sangue blu”, diventa allora il simbolo delle proprie origini e di una precarietà da cui non ci si può davvero separare e che non si può ignorare.

Madame è raffinata e poetica, ma al tempo stesso brutalmente trasparente, capace di passare dalla confessione più intima alla denuncia sociale senza perdere mai coerenza. Il magnetismo del disco risiede proprio nei contrasti. Madame, con la sua penna, riesce ad alternare immagini di grande delicatezza a un linguaggio improvvisamente aggressivo e osceno, «più volgare della Divina Commedia». È una tensione che unisce il conflitto interiore, quasi ancestrale di brani come “Bestia” e “Allucinazioni”, alle provocazioni carnali e spiazzanti di “Puttana Svizzera” (feat. Nerissima Serpe, Papa V e 6occia). Madame non ricerca misura o compromesso, ma autenticità viscerale.

La cantautrice smette di fare musica per audience e mercato ma per necessità e sopravvivenza. La salute mentale è infatti una delle tematiche centrali. Già dall’incipit — «voglio anche soffrire, ma non per quello che ho in testa, ma perché vivo» — Madame distingue il dolore legato all’ocd da quello dell’esistenza, impostando da subito un percorso che non cerca soluzione ma convivenza. La chiusura arriva con “Grazie”, un monologo da seduta di psicoterapia, e si affida alla barra «paragonata al mondo la mia vita è straordinaria, grazie» che spezza l’autocommiserazione e diventa quasi guarigione senza però ricomporre nulla, solo un cambio di prospettiva.

In Disincanto, la poesia convive con il corpo, la vulnerabilità con la rabbia, l’eleganza con l’eccesso e in questo caos splendidamente sviscerato Madame si conferma un’artista necessaria. Disincanto non è solo intrattenimento. L’introspezione che lo attraversa non nasce per essere consumata, ma per essere abitata: non si lascia osservare a distanza neanche quando è scomoda, incoerente, difficile da decifrare. Madame non è (più) usa e getta e non è solo divertimento: è un’esperienza che lascia traccia. Nel disincanto sopravvive il canto. 

Linda Signoretto

Top 10 aprile 2026

Aprile è sempre un mese che porta cose belle: prime giornate primaverili, annunci di tournée e artisti che pubblicano nuova musica. Ecco cosa vi proponiamo questo mese diviso in uscite italiane ed estere.

“Venite a vedere”Cosmo
Dieci anni dopo L’ultima festa siamo arrivati a La fonte. Il nuovo album del cantante di Ivrea è intimo, rilassato e sognante: niente elettronica da club, ma più da spiaggia, forse un modo per sopravvivere in questo periodo storico(?). “Venite a vedere” fa riferimento a un gesto di sacrificio, quello del monaco che si dà fuoco a Saigon, oggi probabilmente impensabile, che viene innalzato a riferimento collettivo. I suoni elettronici morbidi e balzanti danno il senso del cammino verso la fonte rigenerante a cui Cosmo ci accompagna con la sua voce un po’ distorta e coccolante. 

“Meravigliosa incoscienza”Dimartino
Di chi?… Il prossimo conduttore di Sanremo?… Nono, quello che canta dopo Colapesce…, scherzi a parte, il cantautore palermitano lascia Milano e torna in Sicilia a registrare il nuovo album L’improbabile piena dell’Oreto. Questo secondo singolo racconta l’adolescenza come momento di scoperta e fioritura, ma anche di dolori e ferite, che si sedimentano e restano parte di noi: «Per poi ritrovarci un’alba col freddo nel cuore/ Sull’erba bagnata e i piedi bruciati, senza dolore».

“Hollywood”Ditonellapiaga
Dopo il grande successo al Festival di Sanremo, Ditonellapiaga presenta un altro estratto del suo nuovo album Miss Italia: “Hollywood”. Il brano parte su note retrò, proseguendo con i ritmi elettronici che contraddistinguono l’artista. Il tema centrale è la disillusione. All’inizio il brano sembra parlare di una relazione amorosa, in realtà è una metafora del rapporto tossico che possiamo avere con le nostre ambizioni, con l’idea di successo e con l’immagine che creiamo per essere accettati. Il titolo infatti non è casuale: rappresenta proprio il mondo fatto di finzione, aspettative e identità costruite.

“Segreto” – Lorenzo BITW feat. Rosita Brucoli
Il romano Lorenzo Calpini, dj e producer di musica elettronica, torna dopo cinque anni dall’ultimo album con Club della Fortuna, tentativo ambizioso di elettronica in italiano a cavallo tra jungle, house e trance. Si sente bene nella traccia che abbiamo scelto: si parte con un vorticoso amen break, su cui la voce di Brucoli canta in modo sinuoso un amore spezzato dai non detti, per poi passare a una dimensione house distesa con piano e batteria, che alleggerisce il peso del racconto.

“Rosso come il fango”Madame
Cosa c’entra il rosso con il fango? Il titolo del nuovo brano di Madame, vuole unire due elementi che sembrano opposti: il rosso, che dà l’idea di vitalità, forza e impulsività, mentre il fango rimanda a qualcosa di più concreto, legato alla fatica e alle proprie origini. Il brano ruota attorno al privilegio, non è qualcosa che viene negato, anzi, c’è una certa consapevolezza di aver raggiunto una realtà diversa. Allo stesso tempo però si sente una specie di distanza, come se non fosse così scontato sentirsi davvero parte di quel mondo. 

Copertina di Club della Fortuna di Lorenzo BITW, artwork di Simone Brillarelli, fotografia di Agnese Zingaretti.

“Nightswimming”Arlo Parks
La cantante britannica al suo terzo album vira verso la club music con canzoni notturne e argomenti più trasversali rispetto al passato. Arlo Parks nuota nella notte col desiderio di lasciarsi tutto alle spalle almeno per un istante. Il ritornello è un ipnotico crescendo spezzato da un beat house oscillante e ossessivo che restituisce una sensazione di profonda immersione notturna. 

“Who Will You Follow”Evanescence
Dopo cinque anni il gruppo gothic metal torna con il primo singolo “Who Will You Follow” del loro nuovo album Sanctuary in uscita a giugno. Tra i ronzii delle chitarre elettriche, il brano parla proprio del cercare di orientarsi in mezzo a bugie e confusione, provando a capire cosa sia vero in un contesto pieno di versioni diverse della realtà. Più che dare risposte, mette in luce quella sensazione di incertezza: il bisogno di capire, ma anche il fatto che a un certo punto devi affidarti a qualcosa di tuo, non riuscendo più a fidarti fino in fondo di quello che ti circonda.

“Cryogen” Muse
I Muse presentano un altro estratto in anteprima del loro ultimo album The Wow! Signal in uscita a giugno. La canzone parte con un riff di chitarra, spiegando il dolore legato a una relazione che viene trasformato in qualcosa di più grande, quasi in uno scenario freddo e apocalittico. Le immagini sono molto glaciali, danno un senso di isolamento e desolazione. Da una parte c’è l’idea di voler scappare dalla realtà e proteggersi in un mondo che sembra instabile; dall’altra però apre anche a qualcosa di più profondo: il dubbio su cosa significhi davvero essere sé stessi, soprattutto quando tutto sembra sospeso.

“Need Your Love”OneRepublic
Gli OneRepublic presentano un nuovo singolo da un racconto molto sincero di chi si rende conto che il successo materiale, da solo, non basta. Puoi avere tutto quello che vuoi (una casa di lusso, il tuo nome su ogni articolo) ma senza qualcuno con cui condividerlo rimane solo un insieme di cose vuote. L’idea centrale è che niente di tutto questo può sostituire un legame vero. L’amore viene visto come l’unica cosa che riesce realmente a dare un senso al tempo che passa, riflettendo su ciò che conta davvero.

“What Is Left To Say” – Thundercat feat. Lemon Twigs
A sei anni dall’ultimo LP, il bassista di Los Angeles ritorna con un nuovo progetto insieme al produttore Greg Kurstin (Adele, Gorillaz) e varie collaborazioni come Tame Impala, Flying Lotus e A$AP Rocky. Quella coi Lemon Twigs ci sembra tra le più riuscite: un brano yacht rock quasi esistenzialista addolcito dalle voci dei fratelli D’Addario che ci fanno viaggiare verso una dimensione anestetizzata della realtà in cui non resta più niente da dire. 

Silvia Appendino e Alessandro Camiolo

Le confessioni di Madame allo Stupinigi Sonic Park

Prosegue l’edizione 2023 dello Stupinigi Sonic Park: dopo l’anteprima alle OGR con gli Interpol e i concerti dei Simply Red e di Biagio Antonacci, è toccato a Madame calcare il palco di fronte alla Palazzina di Caccia. Lo spettacolo dell’8 luglio è stato tra le prime tappe del tour estivo della cantautrice vicentina, tournée in cui ha presentato per la prima volta dal vivo il suo ultimo album L’Amore.

L’arduo compito di aprire il concerto è affidato alla torinese Ginevra, che canta per circa mezz’oretta: la cantante ha dovuto affrontare una platea non ancora al completo e per buona parte del tempo dispersa tra aree cibo e bevande, nonché già proiettata verso l’idea di vedere dal vivo Madame; riesce nell’obiettivo di ottenere una maggiore attenzione da parte del pubblico durante le ultime due canzoni, quando ognuno ha ormai preso il proprio posto. Nonostante ciò si porta a casa una buona esibizione, facendo sicuramente una buona impressione su chi ha deciso di ascoltare.

madame
Dal profilo instagram di Madame

Un po’ di minuti di ritardo prima che inizino giochi di luce e movimenti di musicisti che mettono in allerta il pubblico: sono quasi le 22.00 quando Madame sale sul palco sulle note di “Avatar – L’amore non esiste”, facendo alzare rapidamente il pubblico dalle sedie. Gruppi di amici, coppie, famiglie, fan accaniti o semplici curiosi che approfittano della brezza estiva per assistere ad un live in una splendida location. Madame sembra attirare chiunque: se ne accorge lei stessa, scherzando sulla presenza in platea di alcuni bambini prima di esibirsi con le sue canzoni più esplicite.

A colpire maggiormente il pubblico sono esibizioni come quella di “Sciccherie”: uno sgabello e un riflettore sono tutto ciò di cui Madame ha bisogno per avere il pubblico ai suoi piedi, un’immagine che potrebbe stonare con la percezione che il pubblico generalista ha del suo personaggio. La cantante introduce spesso i suoi pezzi con commenti e battute, lasciando trasparire alcuni lati della sua personalità che probabilmente sono ciò che la avvicina di più ai fan più giovani, mentre la sicurezza con cui affronta le esibizioni le garantisce l’ammirazione dei più adulti.

Madame
Dal profilo Instagram di Madame

La musica di Madame è una musica autobiografica, ricca di confessioni, come ribadisce più volte lei stessa: è da questa idea che nasce un gioco che si svolge a metà concerto, chiamato “Il confessionale”, in cui gli spettatori più temerari si prestano a svelare i loro segreti più imbarazzanti. Ovviamente ciò che succede allo Stupinigi Sonic Park rimane nello Stupinigi Sonic Park, e dopo un quarto d’ora di confessioni e risate si prosegue con il resto del concerto. Il confessionale non è l’unico momento di interazione con il pubblico: durante un piccolo problema tecnico Madame occupa il tempo leggendo i cartelli alzati dai fan, e verso la fine del concerto fa anche salire tre bambine sul palco.

Le canzoni più note trovano tutte posto nell’ultima parte della scaletta: “Il bene nel male”, “Voce” e “Marea” sono i brani che ottengono le maggiori reazioni della platea; grande accoglienza anche per l’ultimo singolo della cantante, “Aranciata”. Una volta terminato il concerto si assiste alla gioia incontenibile di chi ha partecipato come fan accanito, ma anche alle aspettative ampiamente superate di chi era lì quasi per caso o in qualità di accompagnatore: sembrerebbe quindi che Madame sia, davvero, per chiunque.

A cura di Giulia Barge

SANREMO 2023 – Le pagelle della seconda serata

La seconda serata della 73° edizione del Festival di Sanremo ha riservato diverse sorprese ai telespettatori. Non sono mancate, però, altrettante delusioni. Tra uno sbadiglio e un balletto, ecco i quattordici brani che vanno a completare quelli presentati nella prima serata. 

Will – Stupido

Ad aprire le danze ci pensa un emozionato Will. Non si può non provare tenerezza per lui, che sul palco dell’Ariston esordisce con la voce tremante e l’adrenalina delle grandi occasioni. Empatia a parte, il suo è un brano sicuramente non indimenticabile.

Voto: 23/30

Modà – Lasciami

Il ritorno del gruppo di “Un tappeto di fragole” non lascia il segno rispetto ai successi del passato. Un attacco in sordina del frontman Kekko Silvestre sfocia in un ritornello orecchiabile e da… Modà. Data la grande aspettativa del pubblico si poteva fare di meglio.

Voto: 20/30

Sethu – Cause perse

Presenza nervosa quella di Sethu. De gustibus, certo, ma il brano appare fin dalle prime note un’accozzaglia trita e ritrita di cliché. L’ultima posizione in classifica a fine serata conferma quanto di poco interessante mostrato sul palco. Gli ultimi saranno i primi? Non di certo in questo caso.

Voto: 19/30

Articolo 31 – Un bel viaggio

Alla loro prima partecipazione al festival J-Ax e DJ Jad portano sul palco un brano che celebra la loro carriera prima della separazione artistica. Domina il loro stile di sempre e non passa inosservata una parte in scratch, ma nulla di entusiasmante.

Voto: 24/30

Lazza – Cenere

Stupisce e non poco Lazza. La produzione firmata Dardust dà carattere ad un brano che già dal primo ascolto lascia il segno. L’outfit nero di paillettes scintilla come la sua performance.

25/30

Giorgia – Parole dette male

In teoria una delle favorite, in pratica una performance decisamente al di sotto delle aspettative. Un brano sottotono, così come la sua voce che a tratti è risultata imprecisa. Il palco dell’Ariston non perdona, nemmeno se sei Giorgia e hai una carriera ricca di successi intramontabili. 

Voto: 23/30

Colapesce, Di Martino – Splash

Non è facile tornare convincere dopo un successo come “Musica Leggerissima”. Lo scetticismo viene però spazzato via rapidamente dai due cantautori siciliani, che portano freschezza sul palco. Un brano dalle nuances vintage che convince al primo ascolto e probabilmente una hit radiofonica che sentiremo a lungo. Nota dolente: le metro affollate al posto del mare.

Voto: 27/30

Shari – Egoista

La firma di Salmo c’è, ma non si direbbe. Un brano che risulta anonimo e una performance altrettanto piatta. Ma abbiamo ascoltato di peggio.

Voto: 22/30

Madame – Il bene nel male

Avere una propria personalità artistica riconoscibile è fondamentale. Madame rientra senza dubbio in questa categoria e lo dimostra in un brano che assomiglia a ciò che ha già prodotto in precedenza senza però risultare ripetitiva. A volte rimanere nella propria zona di comfort premia e questa ne è la prova.

Voto: 25/30

Levante – Vivo

Un brano senza infamia e senza lode che probabilmente ha bisogno di essere ascoltato più volte per risultare incisivo, soprattutto a livello testuale. La presenza scenica di Levante, però, è un dato di fatto e la sua grinta è contagiosa. 

Voto: 24/30

Tananai – Tango

L’ultimo posto della scorsa edizione con “Sesso Occasionale” ha paradossalmente fatto cavalcare l’onda del successo a Tananai, alzando l’asticella delle aspettative. I telespettatori pronti a ballare sono rimasti incollati sul divano, con in sottofondo una ballad piatta e piena di frasi fatte. Nota positiva: meno stonature rispetto alla passata edizione.

Voto: 23/30

Rosa Chemical – Made In Italy

Un brano divertente e orecchiabile, che movimenta una seconda serata a tratti noiosa. Rosa Chemical risponde alle critiche dei giorni scorsi rimanendo credibile e non facendosi inghiottire dal personaggio. Molto probabilmente l’outsider di questa edizione.

Voto: 24/30

LDA – Se poi domani

Un brano adolescenziale di cui avremmo fatto volentieri a meno. Data l’ora tarda e la performance banale, un Deus Ex Machina che calasse sull’Ariston a ristabilire l’ordine e chiudere le danze sarebbe stato gradito.

Voto: 18/30

Paola&Chiara – Furore

Grande attesa per l’iconico duo pop di inizio anni duemila. Paola&Chiara sfoggiano un outfit scintillante e un brano disco dance arricchito da una coreografia facilmente replicabile. A tratti dà l’impressione di essere costruito ad hoc per l’Eurovision.

Voto: 21/30

A cura di Martina Caratozzolo

FROM BREBBIA WITH LOVE

Luci e ombre del nuovo album di Massimo Pericolo

Mentre il 50% dei fan della scena è impegnato con i meme su Dababy e i furti di volante a Tony Effe, l’altro 50% rievoca i bei tempi andati delle medie quando ci si inviavano le foto porno con il bluetooth nel retro del pullman in gita al Bioparco, sghignazzando in lungo e in largo da quando Massimo Pericolo ha postato la tracklist del suo secondo attesissimo album. Sì, perché per giorni e giorni prima dell’effettiva uscita del disco, tutto il focus si è concentrato sulla traccia feat. Salmo “Cazzo culo” che ha fatto così tanto ridere che tutto il resto è passato in secondo piano. Tipo il fatto che Massimo Pericolo ha sfornato un disco, con pochissimi featuring, dopo anni di inquietanti post Instagram in cui pareva volesse lasciare la musica da un momento all’altro e in cui confessava l’estrema difficoltà nello scrivere qualcosa che potesse anche avvicinarsi al capolavoro che è stato Scialla semper, che mette sempre d’accordo tutti.

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Sanremo 2021 – PAGELLE FINALI

È uno strano Sanremo questo. E no, non solo per l’auto parodia di Ibrahimovic che imita sé stesso e riesce comunque ad intrattenere più di Fiorello, e nemmeno perché è dovuta arrivare Francesca Michielin a ricordarci che siamo nel 2021, così de botto. È uno strano Sanremo perché manca qualcosa. Mancano gli abbracci, manca il red carpet, manca il pubblico. Anche se di quest’ultima assenza non si è accorto nessuno, dato l’innato brio da pomeriggio in bocciofila che caratterizza da sempre la platea dell’Ariston. E ora che la settimana santa sta per volgere al termine, si tirano le somme di questo quantomeno anomalo 71° Festival della canzone italiana. Sempre nel nome delle tre A: Amore, Amadeus, Achille Lauro.

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LE PAGELLE DI SANREMO 2021 – Prima Serata

Fra una regia con spasmi e stacchetti discutibili – ad eccezione ovviamente di Achille Lauro – ecco le pagelle della prima serata della 71esima edizione del Festival di Sanremo secondo Clarissa e Ramona!

In ordine di esibizione:

Arisa – “Potevi fare di più”
Canzone tipica sanremese, praticamente un remake di “La notte”. C’è tanto potenziale sprecato.
Voto: 24/30

Colapesce Dimartino – “Musica Leggerissima”
TheGiornalisti con vibes di un agosto degli anni ’70. Molto radiofonica, sicuramente la sentiremo spesso.
Voto: 25/30

Aiello – “Ora”
Un vago inizio alla Call Me Maybe con un crescendo che culmina in un ictus. Mi aspettavo di meglio, ma sicuramente andrà migliorando con l’ascolto.
Voto: ?/30

Francesca Michielin e Fedez – “Chiamami per nome”
Un Fedez emozionatissimo e una Francesca Michielin splendida. Una combo già provata e approvata in passato, ma che in questo caso non esplode.
Voto: 23/30

Max Gazzè e la Trifluoperazina Monstery Band – “Il Farmacista”
Max Gazzè plagia sé stesso con un look fra Noè e Nostradamus. Un po’ deludente.
Voto: 20/30

Noemi – “Glicine”
Dimenticabile non solo all’interno del panorama sanremese, ma anche in quello della musica italiana nella sua totalità. Non c’è evoluzione.
Voto: 18/30

Madame – “Voce”
È da apprezzare il fatto che non si sia snaturata più di tanto. Si è tenuta su un territorio sicuro, che è riuscita a valorizzarla abbastanza bene. Anche qui un buon potenziale piuttosto sprecato.
Voto: 24/30

Maneskin – “Zitti e buoni”
In assenza di Piero Pelù, ci hanno pensato i Maneskin a fare brutto con i distorsori e qualche parolaccia perché sì siamo sul palco dell’Ariston, ma siamo anche giovani e ribelli.
Voto: 25/30

Ghemon – “Momento perfetto”
Cugino anni ’70 di Colapesce e Dimartino, per fortuna più per il look che per la canzone. Il sound r’n’b veste bene la vocalità di Ghemon, che naviga in acque tranquille.
Voto: 26/30

Coma_Cose – “Fiamme negli occhi”
Aleggia il fantasma di Thom Yorke nelle melodie di un brano in cui i Coma_Cose non perdono il loro stile, pur confezionando una hit sanremese e radiofonica a tutti gli effetti.
Voto: 28/30

Annalisa – “Dieci”
Difficile immaginare qualcosa di più anonimo e scialbo. Più che dimenticabile.
Voto: 18/30

Francesco Renga – “Quando trovo te”
Anche quando Le Vibrazioni non sono in gara a Sanremo, in qualche modo ci sono lo stesso. Per l’occasione, coi capelli ricci.
Voto: ma basta/30

Fasma – “Parlami”
Non basta usare l’autotune a manetta per essere giovane e fare la trap. Ma Fasma ci crede e sforna una discreta canzoncina da teenager innamorato.
Voto: Tik Tok/30

https://youtu.be/MJhkALvLs0s

A cura di Clarissa Missarelli e Ramona Bustiuc