Archivi tag: Mahler

La Nona di Mahler: quello che la HIP mi racconta

Nella cornice del Teatro alla Scala, il 9 settembre si è conclusa la 65ma edizione dello Stresa Festival, con un programma speciale: l’imponente Nona sinfonia di Mahler, eseguita dalla Mahler Academy Orchestra sotto la guida di Philipp von Steinaecker. Originalklang è il nome del progetto culturale che fa da cornice all’evento: ovvero recuperare strumenti originali, presumibilmente gli stessi utilizzati all’Opera di Vienna al tempo di Mahler, con il coordinamento della Fondazione «Euregio» di Dobbiaco. 

Dalla cartella stampa dello Stresa Festival – ph. Marco Caselli, Nirmal Ferrara Musica

La questione HIP (Historically Informed Performance) tendenzialmente privilegia la musica antica al repertorio moderno. Bach e Monteverdi appartengano a ere storiche completamente diverse. Esecuzioni con strumenti moderni richiedono discutibili interventi compositivi, ma soprattutto negano l’ammissibilità nel presente di consuetudini distanti. Mahler invece è moderno: la sua musica riflette le rotture con un mondo classico che non regge più le contraddizioni della realtà; l’organico per cui scrive è quello contemporaneo. Il suo revival negli anni Sessanta lo rende ancora più vicino: è difficile immaginarlo come parte di un mondo tramontato o che non suoni come nelle registrazioni di Bernstein.

Ma anche Mahler è alieno; ascoltare la sua musica eseguita dagli strumenti del suo tempo può disorientare un conoscitore. Ad esempio gli archi con corda di budello hanno un suono totalmente diverso, molto delicato: nei passaggi più incisivi, il loro intervento risulta alonato. Altri problemi riguardano i timbri dei fiati e delle percussioni, nonché  l’accordatura; durante l’impero austro-ungarico, gli spettatori non conoscevano l’aria condizionata, piaga per l’intonazione degli strumenti storici  (ma d’altronde è valido farci sudare per amore della prassi?)

Dalla cartella stampa dello Stresa Festival – ph. Marco Caselli, Nirmal Ferrara Musica

Ci sono meriti in questo tipo di concerto oltre a quelli filologici? Assolutamente sì. Superato lo spaesamento (il passato è una terra esotica) certi momenti brillano particolarmente: il modo in cui il timbro delle campane si mischia all’orchestra durante l’Andante; la predominanza dei fiati rende più interessanti i passaggi bandistici dei movimenti centrali; il colore intimo dell’Adagio, soprattutto nella coda, quando rimangono soltanto gli archi e il materiale precedente sembra dilatarsi e frammentarsi, finché tutti si placano in un sommesso accordo di re bemolle fino al silenzio. E poi squilla un telefono dal loggione.


Riccardo Morabito

Sinfonia n. 9 di Mahler : un viaggio emotivo all’Auditorium Rai

La superstizione secondo cui il nove sia il numero massimo di sinfonie componibili, si diffuse dopo Beethoven e fu alimentata dalla morte di compositori come Shubert e Dvořák. Questa credenza, nota nel periodo tardo-romantico come la “Maledizione della Nona”, instillò il timore che la composizione di una nona sinfonia potesse presagire la morte del compositore.

Gustav Mahler, che ne era consapevole, provò a superare il limite componendo la decima, ma morì prima di poterla completare.
La Sinfonia n° 9 in re maggiore, composta tra il 1909 e il 1910, rimane l’ultima sinfonia che Mahler riuscì a terminare, ma non ebbe mai l’opportunità di ascoltarla eseguita.
Il 14 febbraio 2025 , all’Auditorium RAI Arturo Toscanini di Torino, è stata eseguita dall’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, per l’appunto, la Nona sinfonia di Mahler, diretta dal maestro Robert Treviño.

Credits: Rai Cultura

La sinfonia, suddivisa in quattro movimenti, riflette su temi legati alla morte ed è uno specchio dell’interiorità del compositore durante un periodo tragico della sua vita.
Molti la interpretano come una premonizione della sua scomparsa e del declino socio-politico europeo, ma queste rimangono interpretazioni personali. Innegabile però è il suo stile che, per le tematiche affrontate, la avvicina al post-romanticismo e al decadentismo.

Composta per la maggior parte durante un periodo di pausa estiva dall’attività di direttore, il primo movimento in re maggiore (Andante comodo, Con Rabbia, Allegro risoluto, Appassionato, Tempo I Andante) si distingue per le sonorità malinconiche evocatrici di immagini campestri e di una felicità ormai perduta. Treviño esalta questi sentimenti con un’interpretazione emotiva capace di toccare l’animo degli spettatori.

Nel secondo movimento in do maggiore (in tempo di un tranquillo Ländler, un po’ goffo e molto rude), avviene un cambiamento: la musica diventa più danzante e allegra, riprendendo lo stile del Ländler, una danza popolare austriaca, ma in modo deformato e ironico. Questo movimento si anima grazie a veri e propri dialoghi tra strumenti. L’Orchestra RAI ne propone un’esecuzione precisa e raffinata, preservando l’idea mahleriana ma senza cadere in un’esecuzione grossolana. Il movimento dimostra un senso ironico e satirico che si prolunga anche durante il terzo movimento in la minore (Rondò-Burleska, Allegro assai, Molto ostinato-Adagio) più brusco del precedente, che evoca sensazioni di ansia e irrequietezza che riflettono il caos e la frenesia della vita urbana. L’orchestra dimostra tutta la sua potenza che ci riporta nella consapevolezza del periodo storico degli inizi del Novecento, con uno stile meno romantico ed un utilizzo audace della polifonia con un effetto di caos controllato, un’immagine un po’ alla Tempi Moderni di Charlie Chaplin.

Il quarto, nonché l’ultimo movimento, in re♭ maggiore (Adagio. Molto lento e ancora ritenuto) riprende un po’ l’immagine e le tematiche del primo ma con l’abbassamento della tonalità di un semitono, rendendo l’atmosfera ancora più malinconica. Il costante calare d’intensità porta la sinfonia verso un graduale spegnimento. Dopo un’ora di dinamiche variabili ma tendenti al forte o fortissimo, la sinfonia si chiude con un intero movimento dalle intensità moderate, che simboleggiano la resa dell’uomo di fronte alla morte.

Treviño porta l’orchestra, dopo un movimento delicato ed emozionante, a sfociare in un ppp che va ad assottigliarsi fondendosi con il silenzio della sala con un ultimo soffio vitale delle viole. Il direttore non abbassa le braccia e la sala rimane nel silenzio per 40 interminabili secondi. La tensione accumulata durante la precedente ora e venti rimane in sospeso, finché Treviño rilassa le braccia lungo i fianchi. A quel punto il silenzio si rompe con uno scroscio di applausi che riportano il pubblico alla realtà.

Credits: Rai Cultura

La Sinfonia n°9 di Mahler è dunque un’opera potente e profondamente introspettiva. Un vero e proprio viaggio emotivo. L’interpretazione di Robert Treviño con l’Orchestra RAI ha saputo catturare a pieno l’essenza, donandoci un’esecuzione memorabile.

Per chi avesse perso l’evento, la replica del 13 Febbraio è stata trasmessa in diretta su Rai Radio 3, ed è pertanto disponibile su Rai Play Sound a questo link.

A cura di Marta Miron

Concerto di mezza estate: “La Porta degli Uomini”

Cos’ha di tanto speciale la notte di mezza estate? Come mai in giro per il mondo si celebrano da secoli dei lunghi e affascinanti riti per festeggiare l’arrivo del Midsommar? Perché i giorni e le notti intorno al solstizio d’estate sono circondate da vecchie leggende, racconti magici e antiche credenze, anche al di là di Shakespeare?

Continua la lettura di Concerto di mezza estate: “La Porta degli Uomini” →