Come si può trasformare il buio e il vuoto esistenziale della vita di tutti i giorni in una poesia, in un rituale? La risposta? Noi, siamo noi la risposta.
Il nuovo album della giovane artista londinese Feeo abbraccia con coraggio e senza compromessi bellezza e oscurità. Dopo una serie di singoli ed EP, l’artista torna con un approccio più sperimentale. L’album, Goodness, presenta tracce minimaliste ma elettroniche che, con orizzonti lirici e concettuali, mostrano le verità sul mondo da lei creato.
Già dai primi secondi di “Days pt.1” si capisce che il mondo sonoro che stiamo per esplorare sarà straniante. Un rumore elettrico, accompagnato da un beat irregolare, poi la voce del padre dell’artista (Trevor Laird) che trasmette il disincanto di Feeo, stanca di un mondo che infligge dolore senza motivo: «Awful things happen every day to people who don’t deserve it».
C’è un legame che unisce tutte le tracce dell’album: un invito ad ascoltare il suo racconto; una storia che accomuna tutti, che oscilla tra morte e vita, stati d’animo e intensità differenti, restituendo momenti di interiorità, intimità, isolamento ed esperienze collettive.
“The Mountain” è una specie di poesia sonora. I suoni elettronici ci catapultano in un treno che corre inesorabile, mentre la voce delicata di Feeo ci accompagna in un viaggio attraverso le tappe della vita. L’atmosfera è misteriosa e riflette la nostra impotenza di fronte alla natura: «Give life/Then take it away/I’m only a witness».
Nel brano “Requiem”, la voce luminosa di Feeo si sovrappone invece alla calma ondeggiante dei sintetizzatori e degli strumenti a fiato (Caius Williams al trombone). L’artista abbraccia la morte mentre pronuncia «From my ribs she’ll grow black roses. When I lie down in the garden».
“Win!” è l’esempio di come si possa trasformare il suono in emozione. La traccia è costruita su onde sonore frammentate e instabili. In questo contesto caotico, la voce di Feeo si staglia con delicatezza, sussurrando versi come «we can figure this out, people are the answer». Gli elementi elettronici sembrano imprigionati nella loro stessa energia, riflettendo la fragilità e la determinazione della voce. È come se la musica ricordasse che, nonostante tutto, la forza vera risiede nello stare insieme.
L’album può essere diviso in due parti: “Here” segna l’inizio della seconda. La chitarra e il basso elettrico acquistano maggiore rilievo, contribuendo a intensificare l’emotività del brano. Il desiderio di libertà affiora con forza nel testo, soprattutto quando la voce implora «leave the city», esprimendo la volontà di fuga. La realtà, però, le impone di restare. L’intreccio di strumenti, voce e parole crea un’atmosfera sospesa, in bilico tra la speranza di cambiamento e l’impossibilità di realizzarlo.
L’ultimo brano, “There is No I” esalta la voce cristallina di Feeo, non modificata da effetti elettronici. Questa traccia può essere vista come la risposta a tutte le paure e oscurità dell’album: «When we are together, we are better together».
Goodness è un’opera di rara bellezza e la fragilità del nostro tempo: un mondo di illusioni, paure e delusioni che, forse, solo la musica potrà curare, “quando saremo insieme”.
Melika Nemati






