Archivi tag: lailaalhabash

È il Tempo di Laila Al Habash

12 marzo 2026, serata carica di aspettative per il debutto di Laila Al Habash sul palco dell’Hiroshima Mon Amour. Il sorriso radioso e l’emozione palpabile, attraversati da una lieve tensione, rendono l’artista immediatamente autentica.

«Qui tutti mi chiedono solo: “Che lavoro fai?” / Io cerco qualcosa di buono, che tesoro hai? / Qui tutti mi chiedono solo: “Che progetti hai?” / Parlano tutti al futuro e nessuno è mai qui».

Laila apre le danze con “Che lavoro fai?” mettendo subito a fuoco una delle ossessioni più radicate della contemporaneità: ridurre l’individuo a ciò che fa, a ciò che diventerà, alla sua funzione produttiva. Eppure, mentre il brano racconta un futuro che corre svuotato, sotto al palco succede l’opposto: per una volta siamo lì, presenti, a condividere qualcosa che esiste solo in quel momento. 

Nel repertorio della serata convivono il nuovo album Tempo e il precedente Mystic Motel ma trova spazio anche un ritorno al passato, “Bluetooth (2019), che Laila introduce quasi con imbarazzo, dicendo che non è più il suo linguaggio ma è frutto di un’età più giovane che non rinnega. Proprio per questo funziona: permette di cogliere il percorso artistico e i cambiamenti che il tempo inevitabilmente porta con sé.

Ad accompagnare la cantautrice, una band essenziale — batteria, tastiera, basso elettrico, synth e drum pad — che la sostiene e lavora in perfetta sintonia. In alcuni brani Laila, oltre a cantare impeccabilmente, imbraccia e suona anche la sua chitarra elettrica.
Il mondo sonoro spazia in numerose dimensioni, tra indie-pop, R&B, urban rap, electro-pop con forte groove e frammenti di modalità maqāmiche che richiamano le sue origini palestinesi e aggiungono ulteriore profondità alle linee melodiche.

Foto di Elisabetta Canavero

La performance propone momenti introspettivi condivisi e altri più leggeri e trascinanti, capaci di coinvolgere il pubblico e farlo ballare. Ogni brano ha una specifica atmosfera, mistica e onirica. Laila canta intimamente immersa tra nebbia e gioco di luci o balla e si accende sul palco. La cintura da danza del ventre diventa un dettaglio visivo che rafforza un’estetica stratificata, sensoriale, identitaria e colorata.
In alcuni momenti qualche mossa può risultare leggermente costruita o troppo studiata, ma non intacca il fascino. Quello che conta davvero è ciò Laila comunica: scrive e canta di sé stessa, con testi delicati ma mai evanescenti. Sul palco, l’emozione diventa autenticità, rendendo ogni parola credibile e coerente.

Tempo, non a caso, è il nome dell’album e del tour. Se in “Brodo” (2021) Laila si chiedeva «sono in ritardo forse o non sono mai arrivata», con Tempo e “C’è tempo” sembra aver cambiato prospettiva: le domande trovano una consapevolezza più calma e centrata. Il tempo non è più qualcosa da inseguire, ma qualcosa da abitare. 

Ed è proprio questa la sensazione che restituisce il live all’Hiroshima Mon Amour: non un punto d’arrivo, ma un momento pieno, vissuto fino in fondo. Un tempo presente e prezioso.

Linda Signoretto

Musidams consiglia: i 10 migliori singoli di agosto

Dopo un mese di meritato relax tra spiagge assolate e sentieri di montagna, siamo tornati carichi per accompagnarvi in questo agosto ricco di novità. Ecco le ultime uscite che non potete perdervi prima di riprendere la routine universitaria!

“Giorno d’estate” – Scar

All’inizio di agosto, il cantautore pugliese Scar ci regala una perla indie che profuma di caldo, malinconia e rimpianto. È il racconto delicato di un amore ormai finito, ma che non si riesce ancora a lasciar andare. Il brano si muove su sonorità oniriche, sospese, con una voce fragile e sincera che sembra sussurrare il dolore di chi non ha ancora accettato la fine. 

È una canzone che non urla, ma che colpisce proprio per la sua dolcezza vulnerabile. Perfetta da ascoltare al tramonto, quando il cielo si tinge di arancio e i pensieri diventano più pesanti.

Voto: 27/30

“Misery” – Winter feat. Horse Jumper of Love

Ballata sospesa tra dream pop e malinconia acustica, “Misery” prende ispirazione dalla storia d’amore e dalla tragica scomparsa di Elliott Smith. È una canzone che racconta con intensità emotiva assenze, desideri e quei dolori sottili che accompagnano ogni cambiamento.

Un piccolo gioiello da ascoltare in silenzio, come si ascolta un segreto che non vuole essere svelato.

Voto: 27/30

“Dark aura” – Joey Bada$$ 

Apre Lonely At The Top con un impatto deciso: “Dark Aura” è puro Joey Bada$$, senza compromessi. Il flow è tagliente, il beat cupo e magnetico, e le barre sono intrise di consapevolezza e orgoglio. Con questa traccia, Joey ribadisce la sua posizione: il vero hip hop non è morto, è solo tornato a parlare chiaro. E lui, come sempre, non sbaglia un colpo.

Voto: 28/30

“Nice Shoes” – Steve Lacy

Dopo il successo virale del suo ultimo album, Gemini Rights, Steve Lacy torna con un brano che spiazza e incuriosisce. Abbandonando momentaneamente le sonorità soul e R&B che lo hanno reso celebre, l’artista sperimenta con un sound elettronico, più freddo e sintetico, ma non meno affascinante. È un cambio di rotta che dimostra la sua voglia di evolversi, di non restare intrappolato nelle aspettative del pubblico.

Il pezzo lascia aperta una domanda: questo è solo un assaggio o l’inizio di una nuova era musicale per Lacy? L’ipotesi di un album in arrivo è più che concreta, e non vediamo l’ora di scoprire se saprà confermarsi fedele a sé stesso.

Voto: 26/30

“Tuareg” – Laila Al Habash 

Prodotto da Niccolò Contessa, è un brano che conferma ancora una volta il talento cristallino di Laila Al Habash. Con la sua scrittura brillante e mai banale, la cantautrice italo-palestinese ci accompagna nel viaggio emotivo di ritorno da una storia d’amore estiva ormai conclusa. «Mi tratti male / te ne sei andato» canta con disarmante semplicità, eppure ogni parola arriva dritta al cuore. 

Laila riesce a trasformare il dolore in poesia, e lo fa con una grazia che ormai è il suo marchio di fabbrica.

Voto: 29/30

“9am” – Myd feat. Calcutta 

Nel suo nuovo album il producer francese Myd sorprende con un featuring inaspettato: Calcutta, che presta la sua sensibilità a una traccia che incanta per la sua semplicità disarmante. Il brano si muove su melodie morbide e avvolgenti, quasi fosse una ninnananna elettronica, con parole cantate a bassa voce che sembrano arrivare da un sogno appena svanito. 

Voto: 27/30

“Addio” – Neffa feat. Salmo

È finalmente arrivata la seconda parte del disco più atteso del rap italiano: Canerandagio. Neffa firma un ritorno potente e raffinato, confermandosi come uno dei pilastri indiscussi della scena. Il suo rap è maturo, incisivo e costruito con una cura che lo rende difficile da spodestare dal trono.

A chiudere l’album una traccia che vede il featuring di Salmo, tornato a rappare con grinta e autenticità dopo alcuni lavori meno convincenti. Il brano è una lettera postuma, un addio che sa di verità e di redenzione.

Voto: 28/30

“Echoes” – Sorry 

I Sorry tornano a esplorare i confini tra indie rock e post-punk, dando vita a un brano d’amore intenso e stratificato. Le atmosfere cupe e le melodie sospese accompagnano una riflessione sull’identità e la perdita, dove l’“eco” diventa quasi un terzo protagonista nella relazione.

Il brano anticipa COSPLAY, il nuovo album della band londinese in uscita il 7 novembre, e rappresenta una svolta matura e poetica nel loro percorso. Un assaggio potente di ciò che ci aspetta.

Voto: 29/30

“Just Two Girls” – Wolf Alice

Con questo brano i Wolf Alice celebrano la forza e la bellezza dell’amicizia femminile. Ellie Rowsell canta con dolcezza e ironia le conversazioni intime tra amiche, tra epifanie da bar e confessioni sussurrate. Il brano è una carezza pop-rock che trasforma i piccoli momenti quotidiani in poesia, con un sound anni 70 rivisitato in chiave moderna. Un inno delicato e potente alla complicità che salva.

Voto: 27/30

“Empty Words” – Radio Free Alice

I Radio Free Alice sono riusciti a trasformare una jam nata durante il loro tour in Inghilterra in un brano che parla a chiunque abbia mai sentito il peso del silenzio sociale, delle parole vuote che ci circondano.

La voce è nervosa, quasi stonata a tratti, ma è proprio lì che sta la forza, un po’ come nei pezzi più crudi dei The Fall o dei Protomartyr. 

Voto: 30/30

Traccia bonus: La mia stella aggressiva – irossa. 

Impossibile non menzionare la band torinese che questo mese ha pubblicato il suo secondo album, confermando una crescita artistica solida e personale. “La mia stella aggressiva” è il brano che meglio incarna l’essenza e l’evoluzione del gruppo: un mix di intensità emotiva e ricerca sonora, perfetta per chi ama la musica che non ha paura di esporsi.

Sofia De March