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REGIO OPERA FESTIVAL 2022: il teatro dà appuntamento su Tinder

Mercoledì 1° giugno preso l’Aula Magna di Palazzo dell’Arsenale si è tenuta la conferenza stampa per la presentazione del Regio Opera Festival 2022. In questa seconda edizione, che prevede opere, concerti e balletti dal 7 giugno al 17 settembre, si riconferma come location l’imponente cortile di Palazzo dell’Arsenale, sede del Comando per la formazione e Scuola di Applicazione dell’Esercito di Torino.

I partecipanti alla conferenza [credit: pagina Facebook Teatro Regio Torino]

«Un modo diverso di andare a spettacolo e fare di questo festival un evento popolare», questo il leitmotiv di coloro che sono intervenuti durante la conferenza stampa per dare voce a questa edizione del Regio
Opera Festival. Un’edizione ricca di novità e particolarmente orientata verso i giovani.

La grande innovazione di questa stagione consiste nella campagna digitale in collaborazione con IED – Istituto Europeo di Design, al fine di riuscire a coinvolgere anche i Millennialse la Generazione Z. Il Regio Opera Festival sarà presente, oltre che sui social media tradizionali come Facebook e Instagram, anche su Tinder. Ebbene sì, sono stati aperti dei veri e propri profili per i principali protagonisti delle opere sulla nota app di dating – Carmen, Turiddu, Tosca etc. – con cui gli utenti della piattaforma potranno interagire e chattare avvicinandosi al mondo dell’opera lirica e del balletto in un modo nuovo. L’intento è quello di uscire dagli schemi per incontrare il linguaggio contemporaneo dei giovani, invogliandoli a scoprire una realtà che spesso percepiscono come inaccessibile (link al video presentazione campagna digitale https://youtu.be/sRjM-06jSV0).

Profilo Tinder di Turiddu [credits: pagina Facebook Teatro Regio Torino]

L’intuizione di portare la musica nel cortile di Palazzo dell’Arsenale nasce, come sottolinea il Sindaco di Torino Stefano Lo Russo, dalla volontà di rendere la musica un veicolo per la promozione del territorio. Dopo i ringraziamenti al Generale di Divisione Marco D’Ubaldi per la collaborazione, il primo cittadino afferma che la vocazione del Regio Opera Festival è portare i torinesi a vivere al meglio gli spazi della città, sull’onda di esperienze pregresse come Regio metropolitano ed Eurovision Village.

Il cortile di Palazzo dell’Arsenale [credit: foto ufficiali Regio Opera Festival]

Una grande platea all’aperto pronta a ritrovare una relazione con il pubblico, spiega il Sovrintendente del Teatro Regio Mathieu Jouvin, insistendo sull’idea di un festival popolare che avvicini giovani e tutti
coloro che non hanno mai vissuto l’esperienza del Regio. Popolare nei prezzi – dalla vendita delle card a prezzi ridotti, agli ingressi per under 30 particolarmente convenienti – e popolare anche nelle scelte del repertorio.

A tal proposito a prendere la parola è il Direttore Artistico Sebastian F. Schwarz, il quale ha presentato il programma composto da ventuno appuntamenti di vario tipo ed un repertorio di opera lirica che si muove
nell’arco di cinquant’anni: in ordine di esecuzione Cavalleria Rusticana di Mascagni (7-9-11 giugno), Carmen di Bizet (21-23-26 giugno), Tosca di Puccini (5-7-10 luglio) e Don Checco di De Gioiosa (26-28- 30 luglio).

Non ci resta che fare match e goderci la stagione estiva.

A cura di Alessandra Mariani

Al Regio in scena la Turandot fra tradizione e modernità

Al Teatro Regio di Torino, dal 22 aprile al 5 maggio, va in scena la Turandot, ripresa dal regista Stefano Poda, con Jordi Bernacer alla direzione dell’orchestra. Come già spiegato durante la conferenza di presentazione dell’opera dalla giornalista Susanna Franchi, si tratta del celebre ultimo lavoro di Giacomo Puccini, rimasto incompiuto per il sopraggiungere della sua morte – venne poi ultimato a posteriori da Franco Alfano -. Questo stesso snodo filologico è stato terreno fertile per il regista che, nel suo riallestimento – messo in scena per la prima volta nel 2018 – ha optato per il finale irrisolto originale.

All’aprirsi del sipario le scelte direttive della regia appaiono già evidenti: il colore bianco regna sulla scena, la scenografia è minimale e contemporanea; i costumi, moderni e dai tratti epici, portano a una
dimensione quasi al di fuori del tempo. Il carattere “esotico” della prima messa in scena – risalente al 1926 – assume qui uno stile futuristico e moderno.

In una Pechino al tempo delle favole vige il proclama imposto dalla gelida principessa Turandot (Ingela Brimberg): si concederà in sposa solo a colui che saprà risolvere i suoi tre enigmi, mentre condannerà a morte chi fallirà nell’impresa. La folla, partecipe della condanna del principe di Persia, padroneggia la scena; le coreografie conferiscono grande forza a questa coralità, coinvolgendo i personaggi principali in un contesto pieno di collettività. Non basteranno le suppliche del padre e re tartaro Timur (Michele Pertusi), né gli inviti a desistere da parte dei tre ministri imperiali Ping, Pong, Pang (Simone Del Savio, Alessandro Lanzi e Manuel Pierattelli): il principe Calaf (Mikheil Sheshaberidze), persegue caparbio il suo intento di ottenere la mano di Turandot.

Dalla pagina Facebook del Teatro Regio di Torino, foto di Andrea Macchia

Nel secondo atto, particolarmente statico e riflessivo, Turandot spiega il motivo del suo inesorabile cinismo: vendicare una sua antenata, violentata e uccisa da un re straniero. L’atmosfera e l’allestimento
della scena raccontano una collettività femminile che sembra rendersi conto di essere imprigionata nel sistema. Finalmente la vera svolta della vicenda si consuma: Calaf non trema al cospetto di Turandot e scioglie uno ad uno gli enigmi proposti. Turandot si confessa col padre, l’imperatore Altoum (Nicola Pamio), sconvolta dall’idea di concedersi allo sconosciuto; Calaf propone di rinunciare al matrimonio qualora la principessa riuscisse a scoprire il suo nome, fino ad allora tenuto nascosto.

Si arriva così a un terzo ed ultimo atto più dinamico, con momenti carichi di poesia e di tensione drammatica. È a questo punto che si assiste alla celebre “Nessun dorma” di Calaf, uno dei momenti più attesi e riconosciuti dell’intero melodramma e del repertorio operistico in generale. Turandot, tramite le sue guardie, cattura in ostaggio Timur e la dolce schiava Liù (Giuliana Gianfaldoni) che, pur di non tradire l’amato principe confessandone l’identità, si uccide. La forza dell’amore di Liù si manifesta intensamente fino a culminare con il gesto della morte e diventare così simbolo di sacrificio e integrità. Proprio qui, all’apice del dramma, cala il sipario e si interrompe la rappresentazione, lasciando il pubblico attonito e affascinato al tempo stesso.

Al momento dei ringraziamenti finali, non sono mancati applausi per tutto il cast, in particolar modo per l’interpretazione di Liù, la protagonista inattesa ma decisiva per la resa dello spettacolo. Il suo personaggio, infatti, incarna il senso profondo della storia e mostra a Turandot e Calaf il potere di un sentimento autentico. Apprezzamenti anche all’orchestra per l’esecuzione di una musica, quella scritta da Puccini, che risulta sempre coerente e mai eccessiva.

Foto dalla pagina Facebook del Teatro Regio di Torino

Stefano Poda è riuscito a creare un mondo visivo e sonoro che racconta con una nuova prospettiva una favola intrisa di valori patriarcali ormai desueti; riprendendo le sue stesse parole: «Vorrei che non fosse solo un’opera teatrale, ma piuttosto un’esperienza, in cui il pubblico possa trovare delle nuove domande da porsi». Quasi come se il regista volesse richiamare i tre enigmi posti da Turandot.

A cura di Stefania Morra e Ivan Galli

La Traviata di Gatti-Martone all’Opera di Roma

Quando Daniele Gatti e Mario Martone avevano messo in scena a dicembre Il barbiere di Siviglia per l’inaugurazione della stagione 2020-2021 dell’Opera di Roma, molti erano rimasti senza fiato davanti a uno spettacolo che non solo era magnifico di per sé, ma aveva anche più di altri una forza e una necessità tali da costringerci a ripensare il modo di fare teatro e di esserne spettatori. Perciò, a seguito anche della sorprendente unanimità di elogi piovuti dalla critica (da ultimo il Premio speciale «Franco Abbiati»), dal bis della golden couple Gatti-Martone – una novissima Traviata – era lecito aspettarsi gran belle cose.

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#PLAYITSAM : “Les Cousins” di Claude Chabrol

Inauguriamo la nuova rubrica Play it Sam con un film di un regista che nel rapporto tra musica e immagine ha raggiunto alcune delle più alte espressioni nella storia del cinema: il regista è Claude Chabrol, il film Les Cousins, datato 1959, nel pieno sbocciare della Nouvelle Vague.

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Porgy and Bess al Teatro Regio

A concludere una stagione operistica caratterizzata da un attento sguardo al classico e al popolare (ne è prova la celebre trilogia verdiana, rappresentata in apertura) è un’opera americana, Porgy and Bess, firmata dai fratelli Ira e George Gershwin. La scelta di portare sul palco del Regio un’opera del repertorio moderno (per sonorità, ambientazione e tematiche) completa così un arco panoramico, destando la curiosità anche del melomane più legato ai classici.

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Pinocchio al Teatro Regio

L’amore salva il mondo… Sembra una frase che riporta a un film romantico, invece questa volta stiamo parlando di Pinocchio, una delle storie più diffuse nel mondo dei bambini. Scritto nel 1883 da Carlo Collodi il romanzo racconta le esperienze accidentali e dannose ma altrettanto attraenti e ricche di colpi di scena, di una marionetta animata. Pinocchio è il burattino di legno prediletto da suo padre, mastro Geppetto, un povero falegname che fa di tutto pur d’insegnare le buone maniere a suo figlio. Molto più di un burattino che vuole diventare bambino, Pinocchio è un’icona universale, metafora della condizione umana.

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Pinocchio al Teatro Regio: intervista al regista Luca Valentino

Abbiamo incontrato Luca Valentino, regista e insegnante di Arte Scenica presso il Conservatorio di Alessandria, che ci ha parlato della sua messinscena, al Teatro Regio, di Pinocchio di Pierangelo Valtinoni su libretto di Paolo Madron.

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Agnese – Ferdinando Paër

Risale al 1809 l’opera Agnese, rappresentata questo marzo al Teatro Regio “in prima assoluta in epoca moderna”. Composto da Ferdinando Paër su libretto di Luigi Buonavoglia il melodramma semiserio riscosse da subito un successo non indifferente, incontrando l’approvazione di Berlioz e Chopin. Grazie a equilibrio drammaturgico e forte espressività musicale, quest’opera esercitò una profonda influenza sulla generazione successiva.

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